Buongiorno, oggi è il 16 marzo.
Secondo le previsioni degli astronomi, esiste una buona probabilità che il 16 marzo 2880 un asteroide colpisca il pianeta Terra.
L'asteroide cattivo si chiama 1950 DA e l’orbita che percorre intorno al Sole incrocia pericolosamente quella della Terra. Uno di questi incontri potrebbe addirittura trasformarsi in un rovinoso tamponamento cosmico.
Il lato buono della faccenda è che questo appuntamento è fissato per il 16 marzo 2880.
Decisamente presto preoccuparsene ora, è vero, ma per i nipoti dei nostri pronipoti si potrebbe trattare di emergenza planetaria. Vediamo dunque un po’ più da vicino l’intera faccenda.
Contrariamente a quanto si possa pensare, 1950 DA non è un oggetto appena individuato ma si tratta di una vecchia conoscenza degli astronomi. Scoperto nella notte del 23 febbraio 1950 da C.A. Wirtanen (Lick Observatory - California), l’asteroide venne osservato con cura per 17 giorni ma poi se ne perse ogni traccia.
Quando il 31 dicembre 2000 il Programma di ricerca LONEOS (Lowell Observatory Near Earth Object Search) individuò un nuovo oggetto (inizialmente battezzato 2000 YK66) e fu possibile ipotizzarne l’orbita, risultò chiaro che si trattava proprio di 1950 DA. Recuperata l'identità dell’asteroide, fu possibile individuare la sua presenza anche su lastre fotografiche risalenti agli anni ’80.
Davvero una situazione fantastica per gli astronomi che dovevano determinare l’orbita dell’asteroide: unendo le nuove osservazioni con quelle del 1950 e degli anni ’80 si poteva stimare l’orbita di 1950 DA con una precisione straordinaria.
La ciliegina sulla torta venne aggiunta nel 2001. Nei primi giorni del mese di marzo l’asteroide sarebbe transitato nei pressi della Terra e il team di Steve Ostro non si lasciò sfuggire l'occasione di puntare su 1950 DA le antenne radar di Goldstone e Arecibo. Il passaggio era sufficientemente ravvicinato (circa 7,8 milioni di km, poco più di 20 volte la distanza Terra-Luna) e ciò ha consentito non solo di effettuare accurati rilievi della posizione dell’asteroide, ma anche di determinarne le dimensioni e la forma.
Ad occuparsi di quanto potesse essere pericoloso l’appuntamento cosmico del 16 marzo 2880 ci ha pensato un team di scienziati di primo piano, coordinati da Jon Giorgini. Lo studio è stato pubblicato su Science il 5 aprile 2002.
Il risultato più appariscente della ricerca è senza dubbio la valutazione della probabilità di impatto con la Terra, compresa tra lo zero (assenza di impatto) e lo 0,33% (una probabilità su 300). Il fatto da sottolineare, però, è che questa volta l'incertezza non dipende da carenza di dati astrometrici, ma dalla inadeguatezza delle nostre conoscenze dei parametri fisici dell'asteroide. Questo rende il caso di 1950 DA completamente diverso dai precedenti.
Il punto cruciale che emerge dallo studio è che le nostre previsioni ed i calcoli relativi a futuri possibili rischi di impatto di asteroidi con il nostro pianeta sono profondamente collegati alle conoscenze delle caratteristiche fisiche del potenziale proiettile. Il ruolo giocato dai parametri fisici è fondamentale per studiare il comportamento dinamico dell'asteroide sul lungo periodo: l’impossibilità, cioè, di determinare con certezza cosa avverrà nel 2880 dipende strettamente dalla nostra limitata conoscenza di 1950 DA.
Alcune cose già le conosciamo, ma molte altre mancano all’appello.
Grazie alle eccezionali immagini radar sappiamo che ha una forma grossomodo sferica e che il suo diametro maggiore è di 1,1 km. Sappiamo inoltre che 1950 DA sta ruotando su se stesso piuttosto velocemente compiendo un giro in poco più di due ore, un valore che lo pone al secondo posto nella classifica dei rotatori della sua stazza. Ignoriamo però come sia orientato nello spazio il suo asse di rotazione, ci è sconosciuto il valore della sua massa, nulla sappiamo della composizione interna e neppure di come la sua superficie rifletta la luce. Tutte conoscenze indispensabili perché nel lungo periodo faranno sentire la loro influenza perturbando lievemente l’orbita: un leggero soffio che, per i nostri lontani discendenti, giocherà un ruolo cruciale, trasformando l’appuntamento cosmico con 1950 DA in un impatto catastrofico o in un innocuo passaggio ravvicinato.
Nello studio del comportamento futuro dell'asteroide si è tenuto conto di una miriade di fattori perturbativi, praticamente di tutto ciò che le nostre attuali conoscenze ci consentono di ipotizzare. Non tutti questi fenomeni, però, sono noti con sufficiente precisione e questo spiega come mai ci si deve accontentare di un range di valori quale quello proposto dal team di Giorgini.
La causa principale di questo margine di indeterminazione è l’attuale impossibilità di valutare il disturbo arrecato dall’effetto Yarkovsky (una sorta di effetto-razzo causato dall'emissione termica della faccia più calda dell'asteroide). La definizione accurata di questo fattore richiede non solo di conoscere dettagliatamente i parametri fisici più grossolani quali la massa, la forma e la collocazione spaziale dell’asse di rotazione, ma anche di possedere informazioni particolareggiate sulle caratteristiche ottiche e il comportamento termico dell’intera superficie. Tutte conoscenze per le quali potrebbe anche risultare indispensabile una specifica missione spaziale.
In attesa che ciò possa avvenire è indispensabile sfruttare ogni occasione per approfondire il più possibile le nostre conoscenze su 1950 DA. In tal senso un primo importante appuntamento sarà il passaggio ravvicinato del 2032, occasione che si presta molto bene ad una nuova analisi radar.
Nel frattempo è doveroso non prendere assolutamente decisioni affrettate. La Terra allo stato attuale non corre nessun pericolo e l’umanità ha davanti a sé poco meno di 860 anni per acquisire nuove conoscenze e progettare un eventuale intervento su 1950 DA. Il nostro ruolo non è comunque di assoluta indifferenza. L'asteroide deve assolutamente essere inserito nella lista dei "sorvegliati speciali" per acquisire il maggior numero possibile di informazioni sul suo conto.
Se, poi, l’eventualità dell’impatto dovesse essere spiacevolmente confermata, ci penserebbero i nipoti dei nostri pronipoti a predisporre un piano di difesa sfruttando al meglio le informazioni raccolte ed i sofisticati marchingegni della loro tecnologia.
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martedì 16 marzo 2021
lunedì 15 marzo 2021
#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi
Buongiorno, oggi è il 15 marzo.
Il 15 marzo 1990 Michail Gorbaciov viene eletto presidente dell'Unione Sovietica.
Mikhail Gorbaciov nasce il 2 marzo 1931 da una famiglia di agricoltori nel villaggio di Privolnoye - Territorio di Stavropol - nel sud della repubblica russa.
Nel 1950 si diploma ottenendo una medaglia di argento e viene ammesso all'Università Statale di Mosca dove frequenta la facoltà di legge, laureandosi nel 1955. Successivamente segue dei corsi per corrispondenza presso la Facoltà di Agraria dell'Università di Stavropol e nel 1967 aggiunge alla sua laurea in Legge una laurea in Economia agraria.
Da studente universitario Mikhail Gorbaciov si iscrive al Partito Comunista dell'Unione Sovietica. Negli stessi anni incontra Raissa Titarenko, che sposerà poco dopo in una semplice cerimonia. Da quel momento Raissa sarà la persona più cara e vicina a Mikhail Gorbaciov, rimanendogli a fianco nel corso di tutta la sua carriera politica fino alla sua morte, avvenuta il 20 settembre 1999 che ha commosso tutto il mondo.
Poco dopo il suo ritorno a Stavropol gli viene offerto un incarico nella locale associazione giovanile Komsomol che segna l'avvio della sua carriera politica. Nel 1970 viene eletto Primo Segretario del Comitato del Partito nel Territorio di Stavropol, l'incarico di massima responsabilità della zona.
Nello stesso anno diviene membro del Comitato Centrale del PCUS (Partito Comunista dell'Unione Sovietica). Nel 1978 diventa uno dei Segretari e si trasferisce a Mosca. Due anni più tardi entra a far parte del Politburo del Comitato Centrale del PCUS, la massima autorità del partito e della nazione.
Nel marzo del 1985 viene eletto Segretario Generale del Comitato Centrale del Partito, l'incarico più alto nella gerarchia di partito e nel paese.
È Gorbaciov ad avviare il processo di cambiamento dell'Unione Sovietica che più avanti sarà definito "Perestroika", una radicale trasformazione della società e del paese, che genera un sostanziale mutamento nello scenario internazionale: il nuovo sistema di pensiero che viene associato al nome di Mikhail Gorbaciov gioca un ruolo fondamentale nel porre fine alla Guerra Fredda, arrestando la corsa agli armamenti ed eliminando il rischio di un conflitto nucleare.
L'11 ottobre 1986, infatti, Gorbaciov ed il presidente statunitense Ronald Reagan si incontrano a Reykjavík per discutere la riduzione degli arsenali nucleari installati in Europa. Tutto ciò condurrà, nel 1987 alla firma del Trattato INF sulla eliminazione delle armi nucleari a raggio intermedio in Europa. L'anno successivo, Gorbaciov annuncia la fine della dottrina Brežnev, che permette alle nazioni del Blocco orientale di tornare alla democrazia. La fine del sistema degli stati satelliti avrebbe anche liberato l'URSS di una parte dei costi di mantenimento di strutture militari ormai non più sostenibili. Scherzosamente, denominerà questa sua nuova dottrina la dottrina Sinatra, riferendosi alla famosa canzone My Way.
Gorbaciov, insieme al suo ministro degli esteri Eduard Shevardnatze, conseguì anche il ritiro delle truppe sovietiche dall'Afghanistan.
Il 15 marzo 1990 il Congresso dei rappresentanti del popolo dell'URSS - il primo parlamento costituito sulla base di libere, e contestate, elezioni nella storia dell'Unione Sovietica - elegge Gorbaciov Presidente dell'Unione Sovietica.
Il 15 ottobre dello stesso anno gli viene assegnato il Premio Nobel per la Pace, a riconoscimento del suo fondamentale ruolo di riformatore e leader politico mondiale, e del fatto di avere contribuito a cambiare in meglio la natura stessa del processo mondiale di sviluppo.
In politica interna si giova di una dialettica tra conservatori (guidati da Ligacev ed Aliev) e riformatori (rappresentati da Yeltsin e Shevardnatze), da lui abilmente guidata per mantenersi in equilibrio tra i due schieramenti interni al PCUS e portare così il Paese ad un moderato progresso democratico. Ma nel 1988-89 l'equilibrio del divide et impera vacilla paurosamente: i primi moti nazionalisti nel Caucaso e nei Paesi baltici sfociano in disordini e crimini (ad esempio l'eccidio degli armeni nella capitale azera Baku, gli assassinii di persone russe in Kazachistan ed altro). Di fronte a questi fatti che minavano l'integrità territoriale e politica del Paese Gorbacev si comporta in un modo difficilmente spiegabile. Prima non reagisce affatto, mentre i disordini assumono vaste dimensioni. Poi ordina di usare la forza militare, il che provoca ulteriori vittime ed accresce i sentimenti indipendentisti.
Esattamente questo è il caso della Lituania dove, dopo aver a lungo tollerato, se non addirittura sostenuto, un'intensa attività di movimenti indipendentisti, nel gennaio 1989 Gorbaciov ordina improvvisamente all'esercito di occupare la sede del parlamento e della TV a Vilnius. Le reazioni militari violente non producono nulla, oltre ai morti e l'odio verso il potere centrale moscovita (è allora che vengono all'uopo costituiti i famigerati OMON, le truppe del Ministero dell'interno incaricate della repressione, che fa diverse decine di morti imputate direttamente al Cremlino).
Boris Yeltsin, poi, prima viene eletto Presidente della Repubblica russa e poi abbandona il PCUS, inneggiando alla necessità di abolire la disposizione costituzionale sul ruolo guida del Partito Comunista. Mentre l'economia, tra tentativi di liberalizzazione e resistenze collettivistiche, perdeva colpi, nell'agosto 1991 i comunisti conservatori tentarono un colpo di Stato: nonostante il fatto che Gorbaciov ne fosse stato la prima vittima, essendo rimasto recluso per tre giorni nella villa presidenziale in Crimea, gli fu contestato da Yeltsin - dopo che questi piegò la resistenza dei golpisti coll'alleanza dei presidenti delle repubbliche federate non russe - di aver con le sue tattiche favorito il radicamento al potere non di interlocutori responsabili della perestroika, ma di pericolosi avventuristi.
Nonostante il suo dissenso dalla deriva liberista propugnata da Yeltsin, il partito Comunista venne messo al bando e i suoi beni confiscati. Il 25 dicembre 1991 Gorbaciov rassegnò le sue dimissioni da Capo dello Stato: poche settimane prima, l'8 dicembre 1991 i capi dei tre stati Russia con Boris Yeltsin e Gennadiy Burbulis, Ucraina con Leonid Kravchuk e Vitold Fokin e Bielorussia con Stanislav Shushkevich e Viacheslav Kebich avevano firmato a Viskulia - Belavezha il trattato che sanciva la dissoluzione dello Stato sovietico. Tale dissoluzione venne ufficialmente confermata il 26 dicembre dello stesso anno, dal Soviet Supremo.
Dal gennaio del 1992 è Presidente della Fondazione Internazionale Non-Governativa per gli Studi Socio-Economici e Politici (la Fondazione Gorbaciov).
Dal marzo 1993 è Presidente della "Green Cross International", organizzazione ambientalista internazionale indipendente, presente in più di 20 paesi. Ricopre anche l'incarico di Presidente del Partito Social Democratico Unito della Russia, fondato nel marzo del 2000.
Mikhail Gorbaciov ha ottenuto l'Ordine della Bandiera Rossa del Lavoro, tre Ordini di Lenin insieme a molte altre onorificenze e riconoscimenti sovietici e internazionali, e a numerose lauree honoris causa da università di tutto il mondo.
È autore di numerosi scritti pubblicati in raccolte di articoli e riviste e di vari saggi, tra i quali citiamo i seguenti:
- A Time for Peace ("Tempo di pace", 1985)
- The Coming Century of Peace ("Si avvicina un secolo di pace", 1986)
- Peace Has no Alternative ("La pace non ha alternative", 1986)
- Moratorium ("Moratoria", 1986)
- Selected Speeches and Writings ("Scritti e discorsi scelti", in sette volumi, 1986-1990)
- Perestroika: New Thinking for Our Country and the World (1987, Perestrojka, Mondadori, 1988)
- The August Coup: Its Cause and Results ("Il colpo di stato di agosto", 1991)
- December 91. My Stand ("Dicembre 1991. La mia posizione", 1992)
- The Years of Hard Decisions ("Gli anni delle decisioni difficili", 1993)
- Life and Reforms ("Vita e riforme", in due volumi, 1995)
- Moral Lessons of the XX Century (dialogo con Daisaku Ikeda, pubblicato nel 1996 in tedesco, francese e italiano - Le nostre vie si incontrano all'orizzonte, Sperling&Kupfer - nel 2000 in russo)
- On My Country and the World ("Sul mio paese e il mondo", 1998)
Il 15 marzo 1990 Michail Gorbaciov viene eletto presidente dell'Unione Sovietica.
Mikhail Gorbaciov nasce il 2 marzo 1931 da una famiglia di agricoltori nel villaggio di Privolnoye - Territorio di Stavropol - nel sud della repubblica russa.
Nel 1950 si diploma ottenendo una medaglia di argento e viene ammesso all'Università Statale di Mosca dove frequenta la facoltà di legge, laureandosi nel 1955. Successivamente segue dei corsi per corrispondenza presso la Facoltà di Agraria dell'Università di Stavropol e nel 1967 aggiunge alla sua laurea in Legge una laurea in Economia agraria.
Da studente universitario Mikhail Gorbaciov si iscrive al Partito Comunista dell'Unione Sovietica. Negli stessi anni incontra Raissa Titarenko, che sposerà poco dopo in una semplice cerimonia. Da quel momento Raissa sarà la persona più cara e vicina a Mikhail Gorbaciov, rimanendogli a fianco nel corso di tutta la sua carriera politica fino alla sua morte, avvenuta il 20 settembre 1999 che ha commosso tutto il mondo.
Poco dopo il suo ritorno a Stavropol gli viene offerto un incarico nella locale associazione giovanile Komsomol che segna l'avvio della sua carriera politica. Nel 1970 viene eletto Primo Segretario del Comitato del Partito nel Territorio di Stavropol, l'incarico di massima responsabilità della zona.
Nello stesso anno diviene membro del Comitato Centrale del PCUS (Partito Comunista dell'Unione Sovietica). Nel 1978 diventa uno dei Segretari e si trasferisce a Mosca. Due anni più tardi entra a far parte del Politburo del Comitato Centrale del PCUS, la massima autorità del partito e della nazione.
Nel marzo del 1985 viene eletto Segretario Generale del Comitato Centrale del Partito, l'incarico più alto nella gerarchia di partito e nel paese.
È Gorbaciov ad avviare il processo di cambiamento dell'Unione Sovietica che più avanti sarà definito "Perestroika", una radicale trasformazione della società e del paese, che genera un sostanziale mutamento nello scenario internazionale: il nuovo sistema di pensiero che viene associato al nome di Mikhail Gorbaciov gioca un ruolo fondamentale nel porre fine alla Guerra Fredda, arrestando la corsa agli armamenti ed eliminando il rischio di un conflitto nucleare.
L'11 ottobre 1986, infatti, Gorbaciov ed il presidente statunitense Ronald Reagan si incontrano a Reykjavík per discutere la riduzione degli arsenali nucleari installati in Europa. Tutto ciò condurrà, nel 1987 alla firma del Trattato INF sulla eliminazione delle armi nucleari a raggio intermedio in Europa. L'anno successivo, Gorbaciov annuncia la fine della dottrina Brežnev, che permette alle nazioni del Blocco orientale di tornare alla democrazia. La fine del sistema degli stati satelliti avrebbe anche liberato l'URSS di una parte dei costi di mantenimento di strutture militari ormai non più sostenibili. Scherzosamente, denominerà questa sua nuova dottrina la dottrina Sinatra, riferendosi alla famosa canzone My Way.
Gorbaciov, insieme al suo ministro degli esteri Eduard Shevardnatze, conseguì anche il ritiro delle truppe sovietiche dall'Afghanistan.
Il 15 marzo 1990 il Congresso dei rappresentanti del popolo dell'URSS - il primo parlamento costituito sulla base di libere, e contestate, elezioni nella storia dell'Unione Sovietica - elegge Gorbaciov Presidente dell'Unione Sovietica.
Il 15 ottobre dello stesso anno gli viene assegnato il Premio Nobel per la Pace, a riconoscimento del suo fondamentale ruolo di riformatore e leader politico mondiale, e del fatto di avere contribuito a cambiare in meglio la natura stessa del processo mondiale di sviluppo.
In politica interna si giova di una dialettica tra conservatori (guidati da Ligacev ed Aliev) e riformatori (rappresentati da Yeltsin e Shevardnatze), da lui abilmente guidata per mantenersi in equilibrio tra i due schieramenti interni al PCUS e portare così il Paese ad un moderato progresso democratico. Ma nel 1988-89 l'equilibrio del divide et impera vacilla paurosamente: i primi moti nazionalisti nel Caucaso e nei Paesi baltici sfociano in disordini e crimini (ad esempio l'eccidio degli armeni nella capitale azera Baku, gli assassinii di persone russe in Kazachistan ed altro). Di fronte a questi fatti che minavano l'integrità territoriale e politica del Paese Gorbacev si comporta in un modo difficilmente spiegabile. Prima non reagisce affatto, mentre i disordini assumono vaste dimensioni. Poi ordina di usare la forza militare, il che provoca ulteriori vittime ed accresce i sentimenti indipendentisti.
Esattamente questo è il caso della Lituania dove, dopo aver a lungo tollerato, se non addirittura sostenuto, un'intensa attività di movimenti indipendentisti, nel gennaio 1989 Gorbaciov ordina improvvisamente all'esercito di occupare la sede del parlamento e della TV a Vilnius. Le reazioni militari violente non producono nulla, oltre ai morti e l'odio verso il potere centrale moscovita (è allora che vengono all'uopo costituiti i famigerati OMON, le truppe del Ministero dell'interno incaricate della repressione, che fa diverse decine di morti imputate direttamente al Cremlino).
Boris Yeltsin, poi, prima viene eletto Presidente della Repubblica russa e poi abbandona il PCUS, inneggiando alla necessità di abolire la disposizione costituzionale sul ruolo guida del Partito Comunista. Mentre l'economia, tra tentativi di liberalizzazione e resistenze collettivistiche, perdeva colpi, nell'agosto 1991 i comunisti conservatori tentarono un colpo di Stato: nonostante il fatto che Gorbaciov ne fosse stato la prima vittima, essendo rimasto recluso per tre giorni nella villa presidenziale in Crimea, gli fu contestato da Yeltsin - dopo che questi piegò la resistenza dei golpisti coll'alleanza dei presidenti delle repubbliche federate non russe - di aver con le sue tattiche favorito il radicamento al potere non di interlocutori responsabili della perestroika, ma di pericolosi avventuristi.
Nonostante il suo dissenso dalla deriva liberista propugnata da Yeltsin, il partito Comunista venne messo al bando e i suoi beni confiscati. Il 25 dicembre 1991 Gorbaciov rassegnò le sue dimissioni da Capo dello Stato: poche settimane prima, l'8 dicembre 1991 i capi dei tre stati Russia con Boris Yeltsin e Gennadiy Burbulis, Ucraina con Leonid Kravchuk e Vitold Fokin e Bielorussia con Stanislav Shushkevich e Viacheslav Kebich avevano firmato a Viskulia - Belavezha il trattato che sanciva la dissoluzione dello Stato sovietico. Tale dissoluzione venne ufficialmente confermata il 26 dicembre dello stesso anno, dal Soviet Supremo.
Dal gennaio del 1992 è Presidente della Fondazione Internazionale Non-Governativa per gli Studi Socio-Economici e Politici (la Fondazione Gorbaciov).
Dal marzo 1993 è Presidente della "Green Cross International", organizzazione ambientalista internazionale indipendente, presente in più di 20 paesi. Ricopre anche l'incarico di Presidente del Partito Social Democratico Unito della Russia, fondato nel marzo del 2000.
Mikhail Gorbaciov ha ottenuto l'Ordine della Bandiera Rossa del Lavoro, tre Ordini di Lenin insieme a molte altre onorificenze e riconoscimenti sovietici e internazionali, e a numerose lauree honoris causa da università di tutto il mondo.
È autore di numerosi scritti pubblicati in raccolte di articoli e riviste e di vari saggi, tra i quali citiamo i seguenti:
- A Time for Peace ("Tempo di pace", 1985)
- The Coming Century of Peace ("Si avvicina un secolo di pace", 1986)
- Peace Has no Alternative ("La pace non ha alternative", 1986)
- Moratorium ("Moratoria", 1986)
- Selected Speeches and Writings ("Scritti e discorsi scelti", in sette volumi, 1986-1990)
- Perestroika: New Thinking for Our Country and the World (1987, Perestrojka, Mondadori, 1988)
- The August Coup: Its Cause and Results ("Il colpo di stato di agosto", 1991)
- December 91. My Stand ("Dicembre 1991. La mia posizione", 1992)
- The Years of Hard Decisions ("Gli anni delle decisioni difficili", 1993)
- Life and Reforms ("Vita e riforme", in due volumi, 1995)
- Moral Lessons of the XX Century (dialogo con Daisaku Ikeda, pubblicato nel 1996 in tedesco, francese e italiano - Le nostre vie si incontrano all'orizzonte, Sperling&Kupfer - nel 2000 in russo)
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domenica 14 marzo 2021
#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi
Buongiorno, oggi è il 14 marzo.
Il 14 marzo 1991 vengono scarcerati, dopo 16 anni di prigione, i cosiddetti "sei di Birmingham", totalmente prosciolti dall'accusa di aver piazzato una bomba in due pub nel 1974 causando 21 morti e 182 feriti. Fu dimostrato che la polizia aveva fabbricato le prove per incastrarli.
L’attentato fu compiuto dall’IRA il 21 novembre del 1974 e i Sei di Birmingham (i sei erano cattolici nati in Irlanda, ma vivevano da tempo a Birmingham) furono subito arrestati, incolpati e quindi condannati all’ergastolo.
Solo 16 anni più tardi furono liberati dopo che fu dimostrato che essi non avevano avuto nulla a che fare con l’attentato e che le prove erano state costruite artificiosamente dalla polizia e le loro confessioni estorte sotto tortura.
I veri autori dell’attentato non sono mai stati scoperti.
L’attentato ai pub di Birmingham fu compiuto dalla Provisional IRA il 21 novembre del 1974.
Alle 20:14 un uomo irlandese telefonò al quotidiano Birmingham Post affermando che c’era una bomba nell’edificio a 17 piani Rotunda, che ospitava il Mulberry Bush Pub. La polizia giunse rapidamente nella zona per cercare di evacuare il pub, che era molto affollato. Solo 11 minuti più tardi, alle 20:25, la bomba esplose, devastando l’affollato bar.
La notizia aveva appena raggiunto l’altrettanto affollato Tavern in the Town Pub nelle vicinanze, quando alle 20:27 una seconda bomba esplose. Un terzo ordigno, posizionato all’esterno di una banca in Hagley Road, non detonò.
Nel complesso, quelli del 1974 ai pub di Birmingham furono i più letali attacchi terroristici in Inghilterra sino a quelli del luglio 2005 a Londra; 21 persone furono uccise (dieci al Mulberry Bush e undici al Tavern In the Town) e 182 persone rimasero ferite.
I Sei di Birmingham – Hugh Callaghan, Patrick Hill, Gerard Hunter, Richard McIlkenny, William Power e John Walker – vennero condannati all’ergastolo nel 1975 per l’attentato. La condanna divenne un imbarazzante caso di ingiustizia, perché alcune prove furono ignorate e soprattutto perché vennero tenuti in carcere nonostante non avessero nulla a che fare con l’IRA.
Il gruppo folk punk irlandese The Pogues compose una canzone a loro dedicata, nell’album “If I Should Fall From Grace With God“. Nella prima parte molto lirica “Streets of Sorrow” la canzone descrive il dolore e la tristezza per le strade dell’Irlanda del Nord, al culmine del conflitto nordirlandese. La canzone è raccontata dal punto di vista di qualcuno che sta lasciando il paese a causa della crescente violenza e che giura di non ritornarvi più “per non vedere più dolore e non vedere gli uomini più giovani uccisi“. La seconda parte della canzone “Birmingham Six“, molto più rabbiosa, è una dimostrazione di sostegno ai sei arrestati e ad altri 4 per l’attentato di Guilford, ingiustamente condannati dopo aver loro estorto sotto tortura false confessioni.
Il gruppo eseguì la canzone per la prima volta il 15 aprile 1988 (tre anni prima della loro scarcerazione) in una trasmissione televisiva, ma l’esecuzione del brano venne bruscamente interrotta da una inserzione pubblicitaria; successivamente la canzone venne interdetta da tutte le trasmissioni radiofoniche e televisive inglesi.
Il 14 marzo 1991 vengono scarcerati, dopo 16 anni di prigione, i cosiddetti "sei di Birmingham", totalmente prosciolti dall'accusa di aver piazzato una bomba in due pub nel 1974 causando 21 morti e 182 feriti. Fu dimostrato che la polizia aveva fabbricato le prove per incastrarli.
L’attentato fu compiuto dall’IRA il 21 novembre del 1974 e i Sei di Birmingham (i sei erano cattolici nati in Irlanda, ma vivevano da tempo a Birmingham) furono subito arrestati, incolpati e quindi condannati all’ergastolo.
Solo 16 anni più tardi furono liberati dopo che fu dimostrato che essi non avevano avuto nulla a che fare con l’attentato e che le prove erano state costruite artificiosamente dalla polizia e le loro confessioni estorte sotto tortura.
I veri autori dell’attentato non sono mai stati scoperti.
L’attentato ai pub di Birmingham fu compiuto dalla Provisional IRA il 21 novembre del 1974.
Alle 20:14 un uomo irlandese telefonò al quotidiano Birmingham Post affermando che c’era una bomba nell’edificio a 17 piani Rotunda, che ospitava il Mulberry Bush Pub. La polizia giunse rapidamente nella zona per cercare di evacuare il pub, che era molto affollato. Solo 11 minuti più tardi, alle 20:25, la bomba esplose, devastando l’affollato bar.
La notizia aveva appena raggiunto l’altrettanto affollato Tavern in the Town Pub nelle vicinanze, quando alle 20:27 una seconda bomba esplose. Un terzo ordigno, posizionato all’esterno di una banca in Hagley Road, non detonò.
Nel complesso, quelli del 1974 ai pub di Birmingham furono i più letali attacchi terroristici in Inghilterra sino a quelli del luglio 2005 a Londra; 21 persone furono uccise (dieci al Mulberry Bush e undici al Tavern In the Town) e 182 persone rimasero ferite.
I Sei di Birmingham – Hugh Callaghan, Patrick Hill, Gerard Hunter, Richard McIlkenny, William Power e John Walker – vennero condannati all’ergastolo nel 1975 per l’attentato. La condanna divenne un imbarazzante caso di ingiustizia, perché alcune prove furono ignorate e soprattutto perché vennero tenuti in carcere nonostante non avessero nulla a che fare con l’IRA.
Il gruppo folk punk irlandese The Pogues compose una canzone a loro dedicata, nell’album “If I Should Fall From Grace With God“. Nella prima parte molto lirica “Streets of Sorrow” la canzone descrive il dolore e la tristezza per le strade dell’Irlanda del Nord, al culmine del conflitto nordirlandese. La canzone è raccontata dal punto di vista di qualcuno che sta lasciando il paese a causa della crescente violenza e che giura di non ritornarvi più “per non vedere più dolore e non vedere gli uomini più giovani uccisi“. La seconda parte della canzone “Birmingham Six“, molto più rabbiosa, è una dimostrazione di sostegno ai sei arrestati e ad altri 4 per l’attentato di Guilford, ingiustamente condannati dopo aver loro estorto sotto tortura false confessioni.
Il gruppo eseguì la canzone per la prima volta il 15 aprile 1988 (tre anni prima della loro scarcerazione) in una trasmissione televisiva, ma l’esecuzione del brano venne bruscamente interrotta da una inserzione pubblicitaria; successivamente la canzone venne interdetta da tutte le trasmissioni radiofoniche e televisive inglesi.
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