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mercoledì 22 aprile 2026

#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 22 aprile.
Il 22 aprile 1899 a Pietroburgo nasce Vladimir Nabokov.
In effetti per il calendario vigente in Russia all'epoca, egli sarebbe nato il 10 aprile, in quanto la Russia adottò il calendario gregoriano solo nel 1918. Tuttavia nel resto del mondo il giorno in cui nacque è il 22 aprile, sebbene alcuni paesi lo considerano il 23 (dipende dal fuso orario del paese stesso).
Il celebre scrittore di "Lolita" nacque da una famiglia di vecchia nobiltà russa che, dopo la rivoluzione del 1917, emigrò in Occidente. La su formazione, dunque, è fortemente ascrivibile alla sensibilità europea, di cui ha saputo svolgere momenti e dilemmi senza abbandonare però quel senso del dramma tipico della cultura russa. Laureatosi a Cambridge, fece dell'Europa la sua casa, vivendo prima in Francia e poi in Germania, anche se i primi scritti attribuiti all'artista sono ancora in russo (motivo per cui si diffusero per lo più fra gli immigrati del suo paese).
Appassionato di farfalle, Vladimir Nabokov coltivò per gli insetti una passione che divenne una vera e propria professione. Nel 1940, quando si trasferì negli Stati Uniti (nel '45 prese la cittadinanza americana), lo fece per diventare ricercatore entomologo. Da allora scrisse in inglese. Naturalmente, il geniale scrittore non abbandonò mai la letteratura, tanto che in seguito, per ben undici anni insegnò letteratura russa alla Cornell University di Ithaca. Alternando per l'appunto l'attività di entomologo a quella letteraria (indimenticabile rimane una sua foto che lo ritrae in una boscaglia a con la retina in mano intento a cacciar farfalle).
Nel 1926 uscì il suo primo romanzo, "Masenka", a cui seguirono un paio di anni dopo "Re donna fante" e poi via via "La difesa di Luzin" (una storia basata su un'altra sua grande passione, gli scacchi), "L'occhio", "Camera oscura", "Gloria" e il racconto kafkiano "Invito a una decapitazione". Sono tutte opere che in gran parte si possono tutte definire capolavori, mirabili sintesi fra temi tipicamente russi, come quello dello sdoppiamento, e crisi del romanzo tipicamente europeo.
Ma uno scrittore come Nabokov non poteva rimanere neanche indifferente ad una realtà come quella americana, con i suoi drammi, le sue miserie e le sue contraddizioni. La solitudine tipica di una società così fortemente individualistica, il tema del soggetto sospinto da numerose forze di tipo seduttivo e commerciale non potevano essere ignorate dal grande spirito dell'artista russo.
Sull'onda emotiva di questa analisi introspettiva scrive "La vita vera di Sebastian Knight" e, nel 1955 pubblica il libro che gli darà fama imperitura, lo scandaloso e sublime "Lolita". Invero, con l'uscita di questo romanzo la notorietà di Nabokov schizza alle stelle in un batter d'occhio, subito il tema (quello della relazione morbosa fra un maturo professore e un'imberbe ragazzina), e lo stile del romanzo lo mettono al centro dell'attenzione critica internazionale, influenzando poi in seguito una schiera smisurata di autori.
Dal suo romanzo Stanley Kubrick realizzò il celebre film omonimo nel 62.
Passato il momento caldo di "Lolita", Nabokov diede alle stampe altri libri di grande spessore, come ad esempio "Pnin ironica esplorazione del mondo dei college statunitensi, e "Fuoco pallido" anch'esso ambientato nel mondo dei college. La capacità dello scrittore, anche in questo caso, di svelare ciò che si cela dietro le apparenze dell'uomo medio occidentale e nevrotizzato non hanno eguali. Alcuni romanzi ancora usciranno dalla penna di Nabokov, non tutti valutati come avrebbero meritato ed oggetto di tardive riscoperte.
Non bisogna poi dimenticare che Nabokov è stato anche un eccellente critico letterario. I suoi studi si sono concentrati soprattutto sugli autori della madre patria e fra i quali è doveroso citare almeno il fondamentale saggio "Nikolaj Gogol'"(1944). Importante, inoltre, la traduzione in inglese, con tanto di commento personale, dell' "Evgenij Onegin" di Puskin. Altri saggi su scrittori europei dell'Ottocento e del Novecento sono stati raccolti nelle postume "Lezioni di letteratura" (1980). Una raccolta di interviste e articoli, anche di argomento entomologico, è in "Opinioni forti" pubblicato in italiano anche con il titolo "Intransigenze".
Nabokov si è spento a Montreaux il 2 luglio 1977.

venerdì 29 gennaio 2021

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 29 gennaio.
Il 29 gennaio 1860 nasce Anton Cechov.
Cechov vide i natali a Taganrog sul mar d'Azov nel 1860 da una famiglia di umili origini. Il padre Pavel Egorovic, descritto come un tiranno, manda avanti una piccola drogheria, ed è figlio di un servo della gleba riscattatosi grazie ad una somma di denaro. La madre, Evgenija Jakovlevna Morozova, proviene da una famiglia di commercianti. Dopo il fallimento della drogheria del padre, Anton fu costretto a guadagnare da vivere per sé e per la numerosa famiglia che comprendeva altri cinque fratelli. Dopo aver concluso il liceo, raggiunse nel 1879 i genitori, che tre anni prima si erano trasferiti a Mosca.
A diciannove anni, grazie ai suoi primi lavori letterari e giornalistici pubblicati con vari pseudonimi su riviste umoristiche, che gli assicurarono un piccolo guadagno, iniziò gli studi di medicina. L'arte narrativa di Cechov venne riconosciuta e lodata per primo dallo scrittore Dmitrij Vasil'jevic Grigorovic. Strinse un legame di amicizia con Alexis Souvorine, direttore del giornale conservatore di Pietroburgo Novoe Vremja (Tempo Nuovo), che diventò anche il suo editore. Nel 1884, anno in cui conseguì la laurea e iniziò ad esercitare la professione di medico, riuscì a pubblicare, con lo pseudonimo di Antosha Cekhonte, la sua prima raccolta di novelle, Le fiabe di Melpomene, a cui seguì (con lo stesso pseudonimo) una raccolta di "Racconti variopinti" (1886), brevi racconti umoristici sulle vicende di impiegati statali e piccoli borghesi.
Iniziò così per Anton Cechov l'attività di scrittore a tempo pieno. Collaborò con molte altre importanti riviste letterarie russe come "Pensiero russo", "Il Messaggero del Nord", "Elenchi russi". Presto raggiunse una grande fama, tanto da divenire uno dei più letti scrittori russi e da rivaleggiare con Lev Nicolajevic Tolstoj nel campo della popolarità in Russia.
Dal 1887 cominciò la stesura dei suoi più celebri racconti, presentati finalmente con il suo nome reale. Abbandonato lo stile umoristico, la caratteristica dominante della sua scrittura diviene il pessimismo del triste scorrere della vita, interrotto talvolta da spiragli di speranza e fede nel futuro. Alcuni dei più noti sono: Miseria (1887), Kastanka (1887), Nel crepuscolo (1887), Discorsi innocenti (1887), La steppa (1888), La voglia di dormire (1888) (per il quale riceve il Premio Puškin, dall'Accademia delle Scienze), Una storia noiosa (1889), Ladri (1890), La camera n. 6 (1892), Il duello (1891), La corsia (1892), Mia moglie (1892), Il racconto di uno sconosciuto (1893), Il monaco nero (1894), La mia vita (1896), I contadini (1897), Un caso della pratica (1897), L'uomo nell'astuccio (1897), La signora col cagnolino (1898), Nel burrone (1900).
Nel 1890 Cechov si recò, attraversando la Siberia, nell'isola di Sachalin, dove era situata una grande colonia penale, scrivendo un resoconto molto documentato, di taglio sociologico e psicologico, sulle condizioni di vita dei reclusi («tutto ciò che c'è di terribile nella vita si deposita in qualche modo nelle carceri»). La pubblicazione de L'isola di Sakalin, nel 1893, avrà una grande risonanza, portando alla abolizione delle punizioni corporali, oggetto del libro-denuncia.
Nel 1891 Cechov si reca in Francia e in Italia, tornando però presto in patria. Affetto da tubercolosi, spese la maggior parte degli anni seguenti nella sua casa, all'interno della tenuta di Melichovo vicino a Mosca, acquistata nel 1892, riunendo tutta la famiglia e dove si dedicò a curare il suo giardino. In questo periodo scrisse, oltre a numerose opere, il suo più celebre dramma, Il gabbiano. Nel 1895 conobbe Lev Tolstoj, con cui strinse un'amicizia durevole. Non riprese più la professione medica se non in caso di gravi emergenze, come l'epidemia di colera del 1892–1893 durante la quale si adoperò per lo più gratuitamente. Nel frattempo scrisse il terribile racconto intitolato Mugichi (1897).
Nel 1897, al peggiorare della tubercolosi, dovette ammettere la gravità della sua malattia: venduta la tenuta di Melikhovo, soggiornò per diverso tempo in case di cura in varie località europee, a Biarritz, Nizza, fino a stabilirsi nel 1899 a Yalta , nel clima secco della Crimea. Qui riprese la sua passione per la natura, curando un nuovo giardino. Nonostante il malore, il suo impegno sociale continua nella costruzione di tre scuole. Nel 1899, promuove una raccolta di fondi a favore delle popolazioni della regione del Volga, colpite dalla carestia.
Nel 1900 venne eletto membro onorario dell'Accademia russa delle scienze, carica da cui diede le dimissioni due anni dopo, contestando l'espulsione di Maksim Gor'kij. Nel 1901, già minato dalla malattia, sposò la celebre attrice del Teatro d'arte di K. Stanislavskij, Olga Knipper, che è stata una delle migliori interpreti delle sue opere teatrali.
Dopo il grande successo della sua ultima commedia, Il giardino dei ciliegi, nella speranza di una guarigione, si recò in Germania, a Badenweiler, località della Foresta Nera. Si spense qui il 2 luglio 1904, assistito dalla moglie. Aveva 44 anni, ed era all'apice della sua fama di scrittore e di drammaturgo.
Le commedie di Cechov rappresentano una pietra miliare della drammaturgia di tutti i tempi.
All’inizio del XX secolo, sui suoi testi teatrali il regista Kostantin Stanislavskij elaborò una nuova metodologia della recitazione, per adeguare l'arte drammatica alla espressione di stati d'animo complessi, delle sfumature emozionali di personaggi apparentemente quotidiani ma portatori di istanze attribuibili ad ogni essere umano.
Anatolio Lunaciarskij, nella commemorazione cecoviana in occasione del venticinquesimo anniversario dalla morte dello scrittore, disse che ben pochi tra gli scrittori del passato hanno saputo essere così chiaroveggenti e così infallibili nel guidare gli uomini attraverso il labirinto della vita di ieri. Lo stesso Cechov sembra rispondere con le parole di Olga ne "Le tre sorelle": (come se chiedesse, perché mai, oggi come ieri, quel tempo sia ancora lontano).
Nessuno tra gli scrittori della vecchia Russia, ormai scomparsa perfino nelle sue più vaghe ombre sotto il martellare continuo degli eventi che distruggono implacabilmente il passato, ha saputo ritrarre nella sua produzione artistica tutta la confusione spirituale della vita russa, la tragedia sconfinata della grigia mediocrità, l'esistenza scialba e gretta senza ideali e senza mète o al contrario con troppi ideali e troppe mète, la vita sciupata di uomini corrosi dalla consapevolezza dell'inutilità della loro vegetazione improduttiva, schiavi dell'abitudine di vivere. Carlo Grabher (traduttore delle opere di Cechov) afferma: I veri eroi cecoviani soffrono di non sapere e la loro volontà, sebbene si spezzi dinanzi all'azione e si ripieghi vinta, non rinuncia, almeno, a un'aspirazione iniziale; essi vorrebbero sapere, vorrebbero agire, vivere, e questo slancio impotente, costituisce il vero principio dinamico del loro dramma. L'anima dei veri eroi cecoviani, si trova in una situazione spirituale di una ambiguità delicatissima: essi non amano la loro vita, perché non sanno viverla.

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