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sabato 30 marzo 2024

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 30 marzo.
Il 30 marzo 1844 nasce il poeta Paul Verlaine.
Paul Marie Verlaine nasce a Metz nella regione della Lorena francese, il giorno 30 marzo 1844, in una famiglia appartenente al ceto piccolo borghese, in cui il capofamiglia, il padre, è capitano dell'esercito francese. La madre aveva avuto precedenti aborti e conserva a lungo, sopra il camino di casa, i vasi con i feti.
All'età di sei anni, il piccolo Paul Verlaine si trasferisce con la famiglia a Parigi dove inizia a frequentare il collegio Institution Landry; i voti a scuola non appaiono eccellenti ma già in questi anni comincia ad appassionarsi alla letteratura. Dopo aver conseguito il baccalaureato in lettere, nel 1862 si iscrive alla facoltà di giurisprudenza; presto tuttavia abbandona l'ambiente accademico, per cercare un impiego, che trova presso il comune.
Intanto frequenta i caffè e i salotti letterari di Parigi; nel 1866 collabora al primo "Parnasse contemporain" e pubblica i "Poèmes saturniens", opera in cui è possibile apprezzare l'influenza di Charles Baudelaire. Nel 1870 si unisce in matrimonio con Mathilde Mauté, per la quale pubblica "La Bonne Chanson". Nel 1871, anno in cui nasce il figlio Georges Verlaine, Paul partecipa alla breve esperienza insurrezionale della Comune di Parigi, perdendo di conseguenza il suo impiego pubblico.
In questi anni è legato al gruppo che si è costituito attorno al giovane poeta Louis-Xavier de Ricard, incontrato nel 1863, e che allora animava la "Revue du Progrès moral, littéraire, scientifique et artistique", rivista letteraria, filosofica e politica in cui Verlaine pubblica la sua prima poesia proprio nel mese di agosto del 1863.
Tra le sue frequentazioni culturali ci sono Edmond Lepelletier, José-Maria de Heredia, Catulle Mendès, Villiers de l'Isle-Adam, François Coppée e Anatole France.
Il violinista e poeta dilettante Ernest Boutier, mette in contatto Verlaine con Alphonse Lemerre, piccolo libraio specializzato nelle opere religiose, il quale accetta di pubblicare - a spese degli autori - le opere del gruppo dei giovani poeti: questa collezione esce nel 1865 firmata da Louis-Xavier de Ricard e porta il titolo di "Ciel, Rue et Foyer".
Il gruppo lancia lo stesso anno una nuova rivista di taglio letterario dal titolo "L'Art". Sulle pagine di questa pubblicazione settimanale vengono difese le teorie artistiche diametralmente opposte a quelle promosse dalla "Revue de Progrès". Paul Verlaine in questa rivista pubblica due poesie, ma soprattutto un importante studio su Charles Baudelaire.
Dopo la scomparsa de "L'Art", Catulle Mendès spinge per lanciare - è il mese di marzo del 1866 - una nouvelle revue: "Le Parnasse contemporain". I poeti che scrivono per questa rivista condividono lo stesso rifiuto per la poesia sentimentale del periodo romantico.
Nella vita di Verlaine compare il diciassettenne Arthur Rimbaud, da lui chiamato dopo che il giovane ragazzo gli aveva inviato qualche lirica. Rimbaud e Verlaine iniziano una relazione molto intima che li porta a vagabondare. Verlaine decide così di lasciare la moglie e il figlio Georges, per seguire Rimbaud in Inghilterra e in Belgio. Durante questi viaggi Verlaine scrive "Romances sans paroles".
La tumultuosa relazione termina dolorosamente nel 1873, quando i due si trovano a Londra. Verlaine all'improvviso abbandona Rimbaud perché vuole tornare dalla moglie: Verlaine qualora lei non lo riaccettasse in casa, è deciso a spararsi. Trasloca dapprima in un albergo a Bruxelles, dove Rimbaud lo raggiunge. Nel momento in cui Rimbaud lo vuole lasciare, Verlaine, in quel momento ubriaco, esplode due colpi di pistola ferendolo ad una mano solo leggermente. Per quest'azione Verlaine viene rinchiuso in carcere a Mons. Rimbaud raggiunge invece la fattoria di famiglia a Roche, nelle Ardenne, luogo in cui scrive "Una stagione all'inferno".
Verlaine sconta due anni di prigione tra Mons e Bruxelles. E' ancora in galera quando lo raggiunge la notizia che la moglie ha chiesto e ottenuto la separazione. Verlaine trova conforto convertendosi al cattolicesimo: questo momento della sua vita trova realizzazione nella raccolta di poesia "Sagesse" (Saggezza).
Torna successivamente in Inghilterra per ricominciare una nuova vita; si trasferisce infine a Rethel, nelle Ardenne francesi, dove lavora come professore.
Intanto si lega sentimentalmente a Lucien Létinois, un giovane contadino con cui inizia un'altra relazione, tanto appassionata che decide di adottarlo come figlio. Durante il servizio militare, nel 1883, Lucien muore e il poeta si trova ad affrontare un nuovo grande momento di sconforto: piange la sue morte nella raccolta di poesia "Amour" (pubblicata nel 1888).
Nel 1884 pubblica un saggio su tre "poeti maledetti": Stéphane Mallarmé, Tristan Corbière, Arthur Rimbaud.
Nel 1885 divorzia dalla moglie: sempre di più schiavo dell'alcol tenta di strangolare la madre. Viene arrestato e condotto nuovamente in carcere. Mentre la fama comincia a crescere, nel 1887 cade in miseria. Le produzioni letterarie dei suoi ultimi anni hanno il solo scopo di procurargli lo stretto necessario per sopravvivere. In questo contesto nascono le sue poesie fortemente erotiche di "Hombres" (a tematiche omosessuali) e "Femmes" (a tematiche eterosessuali).
Nel 1894 viene incoronato "principe dei poeti" e gli viene elargita una pensione. Paul Verlaine muore a Parigi il giorno 8 gennaio 1896, a soli 52 anni, consumato dall'alcol e dal dolore.
All'indomani del suo funerale diversi quotidiani riportano un fatto curioso: la notte seguente delle esequie, la statua della Poesia, in cima all'Opéra, perde un braccio che, con la lira che sosteneva, va a schiantarsi nel luogo dove il carro funebre di Verlaine era da poco passato.
Riposa nel Cimitero dei Batignolles, a Parigi.

venerdì 10 novembre 2023

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 10 novembre.
Il 10 novembre 1891 muore a soli 37 anni Arthur Rimbaud.
Rimbaud, considerato l'incarnazione del poeta maledetto, nacque a Charleville-Mézières (Francia), il 20 ottobre 1854 in una tipica famiglia borghese (dove non ebbe né l'affetto del padre, che assai presto lasciò la famiglia, né quello della madre, inflessibile puritana imbevuta di religiosità). L'abbandono della famiglia da parte del padre, quando il piccolo Arthur aveva solo sei anni, segnò certamente tutta la sua vita, anche se in maniera più sottile di quanto si possa immaginare. La scelta del padre condannò infatti non solo la sua famiglia alla povertà, ma lasciò la responsabilità dell'educazione dei figli solo alla madre, che non era certo un esempio di liberalità.
Educato dunque in famiglia ed a scuola secondo gli schemi più tradizionali, si segnalò per la straordinaria precocità intellettuale componendo versi sin dall'età di dieci anni, incoraggiato da un maestro locale nei suoi tentativi di scrittura.
A sedici anni, seguendo la sua inclinazione visionaria e selvaggia, buttò all'aria con decisione la tranquilla vita che gli era stata preparata, fuggendo dapprima ripetutamente di casa poi intraprendendo un vagabondaggio solitario che lo portò lontanissimo dal suo ambiente familiare. Una delle prime fughe verso Parigi coincide con la stesura del suo primo poema (la data è quella del 1860). Arrestato però per non aver con sé il biglietto del treno, fu costretto a fare ritorno a casa
Il questo lungo peregrinare visse tra esperienze di ogni genere, senza escludere alcol, droga e carcere. Scappato infatti ancora una volta a Parigi, in quei giorni convulsi si entusiasmò per la comune di Parigi, viaggiò a piedi, senza soldi, attraverso la Francia in guerra, e fece vita da strada. Fu allora che cominciò a leggere ed a conoscere poeti considerati "immorali", come Baudelaire e Verlaine. Con quest'ultimo ebbe poi una lunga, appassionata storia d'amore, talmente difficoltosa e lacerante che, nell'estate del 1873, durante un soggiorno in Belgio, Verlaine, in uno stato di ubriaca frenesia, ferì l' amico ad un polso e venne incarcerato. Ma l'influenza più duratura su di lui fu indubitabilmente quella di Baudelaire.
Influenzato inoltre da libri di alchimia ed occultismo che andava leggendo, incominciò a concepire se stesso come un profeta, un santo della poesia e, in due lettere, conosciute come "Lettere del veggente", elaborò la concezione secondo cui l' artista deve conseguire la " confusione dei sensi".
Rimbaud fece ritorno alla propria casa, dove scrisse uno dei suoi capolavori, "Una stagione all' inferno". Nel 1875, all' età di ventuno anni, Arthur smise di scrivere, ma, sempre viaggiatore ed amante delle lingue, partì verso est, navigando sino a Giava, trovò lavoro come capo miniera a Cipro, stabilendosi infine, nell'Africa dell'est, dove trascorse i suoi ultimi anni come commerciante e contrabbandiere di armi. Nel 1891 un tumore alla gamba lo costrinse a fare ritorno in Francia per ricevere adeguate cure mediche. Fu proprio lì che, in un ospedale marsigliese, morì il 10 novembre dello stesso anno. La sorella, che stette con lui sino alla fine, dichiarò che, in punto di morte, egli aveva riabbracciato la stessa fede cattolica che aveva caratterizzato la sua infanzia. Il 14 novembre la bara con il corpo di Rimbaud giunse a Charleville e il poeta, accompagnato soltanto dalla madre e dalla sorella Isabelle, fu sepolto nella tomba di famiglia accanto al nonno materno e a Vitalie Rimbaud.
Rimbaud  percorse come una meteora tutto il cammino che portava da Baudelaire al simbolismo, colto nella sua fase decadente e moribonda, e ai presentimenti del surrealismo. Teorizzò, con coscienza più lucida di ogni altro decadente, la tesi del "poeta veggente", capace di pervenire, per mezzo di uno "sregolamento" di tutti i sensi, a una visione dell'ignoto che è nel contempo visione dell'assoluto. Dove l'arte di Rimbaud coincide con la sua vita è nel "rifiuto dell'Europa", nel "disgusto dell'Europa": il rifiuto includeva anche se stesso, la propria formazione ed estrazione, anzi da lì partiva. Coerentemente, la vita di Rimbaud fu una frenetica ricerca del proprio annullamento, perseguito con tutti i mezzi, compresa la non pubblicazione delle proprie opere (lasciate in giro manoscritte e poi raccolte da Verlaine), e forse la soppressione, subito dopo la tiratura, dell'unica opera da lui stampata, "Una stagione all'inferno".
Infine, si può dire che " Rimbaud è il più grande e integrale interprete poetico della crisi nichilistica; e, come molti autori dei tempi di crisi, è caratterizzato da una potente ambiguità, che permetterà infatti interpretazioni divergenti della sua poesia: basti pensare che Paul Claudel poté leggere nella "Stagione all'inferno" una sorta di inconscio itinerario verso un dio sconosciuto ma necessario, mentre tanti altri vi hanno scorto il supremo momento negativo di tutta una cultura, culminante nella consapevolezza dell'inutilità della tradizione e nel suo radicale ripudio. Fra le più rilevanti e più fertili prove dell'ambiguità della poesia di Rimbaud (e, al limite, di ogni poesia), sta appunto il fatto che quest'opera di distruzione si sia tradotta in una stupenda opera creativa; che la sua istanza di libertà "contro" ogni istituzione (compresa la letteratura) si sia verificata in un grandiosa proposta di liberazione attraverso la letteratura".

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