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sabato 20 giugno 2026

#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 20 giugno.
Il 20 giugno 1837 la Regina Vittoria sale al trono d'Inghilterra, sul quale siederà fino alla morte. Il suo è stato il più lungo regno della storia Britannica fino al 2015 quando la regina Elisabetta II ha eguagliato, e superato, il suo primato.
Agli inizi dell'800 In Inghilterra regna re Giorgio IV, attorno al quale si innesta una spirale di trame per la successione, in quanto Giorgio IV non ha eredi. Alla sua morte sale al trono il fratello Guglielmo IV. Il problema si ripresenta perché nemmeno Guglielmo IV ha figli e la sua morte potrebbe segnare la fine dalla dinastia dei Windsor sul trono d'Inghilterra. La partita per la successione si riduce agli altri figli di Giorgio III: una è femmina ed è tagliata fuori dal gioco; questa va in sposa al principe Leopoldo, destinato più tardi a diventare il re del Belgio. Un altro figlio è il duca di Clarence che non ha alcuna intenzione di unirsi in matrimonio; l'ultimo erede è Edoardo, il quale ha cinquanta anni e vive da più di venti con una donna di basso rango. Quest'ultimo viene interpellato e, seppure con riluttanza, si fa convincere: gli viene scelta in moglie una sorella vedova di Leopoldo, Vittoria Maria Luisa.
Quest'ultima annuncia di aspettare un figlio e tutti attendono il futuro re d'Inghilterra: il giorno 24 maggio 1819 avviene la tanto attesa nascita, tuttavia l'erede è una bambina. Il presunto padre non riesce nemmeno a scegliere un nome, perché muore quando la piccola ha solo otto mesi. La bambina viene così chiamata dalla madre con il suo stesso nome, Alexandrina Vittoria. La piccola Vittoria nasce con una malattia genetica: è portatrice sana dell'emofilia.
La bimba cresce tra l'affetto della madre, dello zio Leopoldo e dei due figli di lui, i cugini Alberto ed Ernesto. Guglielmo IV muore nel 1837 quando Vittoria ha 18 anni: la giovane mostra da subito di avere un carattere determinato; prende da subito in mano le redini della situazione dando disposizioni sul funerale dello zio, predisponendo la composizione del corteo.
Un anno dopo viene ufficialmente incoronata Regina d'Inghilterra: Vittoria dimostra di conoscere a fondo la situazione del suo paese, e da subito riforma la scuola; impone nuove leggi che riducono l'orario di lavoro delle donne e dei bambini, e diventa in poco tempo molto popolare. Decide di sposare il cugino Alberto, che si dimostrerà di grande aiuto: il loro sarà inoltre un vero matrimonio d'amore.
In meno di undici anni Vittoria mette al mondo nove figli. Alice è la figlia prediletta della regina, ma anche lei, come le altre figlie, porta con sé il gene dell'emofilia e anche due figli maschi vengono colpiti. La regina viene colpita così dal dolore della perdita di alcuni dei suoi figli. Nel 1861 anche il marito muore a causa della febbre tifoidea.
Dopo due anni di lutto e di dolore, instaura una profonda amicizia con John Brown, il suo stalliere, che diventa suo uomo di fiducia e suo consigliere fino alla morte di lui, che avviene nel 1883, per i postumi di una aggressione (subita da invidiosi che vedevano di cattivo occhio la situazione dello stalliere che diventava fiduciario della regina).
All'età di 64 anni Vittoria è sola con un figlio, Edoardo, l'erede al trono, grasso e abulico, incapace di aiutarla nella conduzione del regno. Alice, la figlia prediletta, muore giovane; gli altri figli sono sistemati in matrimoni di interesse per l'Europa e assenti dalla vita politica internazionale; nessuno dei figli è all'altezza del ruolo della madre. Gli affetti della regina sembrano vivere una situazione disastrosa, tuttavia la caparbia regina Vittoria viaggia e lavora sodo per fare dell'Inghilterra una potenza internazionale.
Arriva anche in Italia dove acquista numerose opere d'arte che si trovano tuttora esposte alla National Gallery di Londra. Diventa così la regina dell'impero più potente della terra: vanta possedimenti in India, Oceania, Africa e tutto il mondo guarda all'impero economico del Regno Unito come ad una guida assoluta, grazie alla lungimiranza e alle straordinarie capacità di statista della regina Vittoria.
Muore a 82 anni il giorno 22 gennaio 1901: stanca e malata chiede di fare una gita in carrozza nei boschi di Osborne; qui chiude gli occhi dolcemente, e la sua dama di compagnia ordina al cocchiere di rientrare in silenzio, credendo che la regina stia dormendo; Vittoria non si sarebbe più svegliata.
Il suo lunghissimo regno viene oggi anche chiamato come "epoca vittoriana".
Il regno della regina Vittoria ha permesso al regno britannico di essere la nazione più potente del mondo. Potenza e ricchezza dovute soprattutto al fatto di aver saputo precedere ogni altro paese europeo sulla via del progresso industriale. La maggior parte delle invenzioni che favorirono lo sviluppo del XIX secolo e che portarono ad una vera rivoluzione nel campo economico e sociale, infatti, sono state compiute in territorio anglosassone. La più importante di esse, l’invenzione della macchina a vapore, cominciò ad essere sfruttata su scala economica ed industriale alla fine del XVIII secolo per opera di un ingegnere scozzese, James Watt, e da allora l’Inghilterra si pose a guida del mondo europeo sulla via delle applicazioni della potenza-vapore prima nelle fabbriche e poi nelle ferrovie. Sicché quando nel 1837 la diciottenne Vittoria salì al trono il paese aveva un numero di fabbriche azionate dall’energia del vapore e un numero di ferrovie superiore a quello di tutto il resto del mondo. Tale supremazia fu mantenuta fino agli ultimi anni della regina, da ciò si deduce che il suo regno ha costituito, almeno per i primi due terzi, la grand’età della superiorità politica e industriale inglese. Ma anche in Inghilterra e nelle isole britanniche nel 1837 la maggior parte delle fabbriche era ben lontana dallo sfruttare l’energia del vapore e le prime ferrovie erano state costruite da non più di dieci anni. In quel primo terzo di secolo l’Inghilterra non era stata governata da re di gran polso: Giorgio III (1760-1820) aveva manifestato fin dal 1810 segni di pazzia; il figlio Giorgio IV era stato più amante dei piaceri che della vita politica e l’immediato predecessore di Vittoria, lo zio Guglielmo IV non aveva dimostrato di aver molto buon senso. Questo però non mancò nè a Vittoria nè al giovane principe Alberto di Sassonia-Coburgo-Gotha il quale sposato nel 1840 seppe esercitare una così vasta influenza sul governo e sulla politica inglese per tutto il tempo in cui visse (morì a 42 anni nel 1861) da meritarsi davvero il titolo di re, pur non avendo altro riconoscimento ufficiale che quello di principe consorte. Prima del matrimonio Vittoria aveva subito l’influsso del primo ministro Lord Melbourne ed egli, benché fosse più uomo di mondo che statista, aveva saputo assumere con tanta serietà il compito di educare politicamente la giovane regina che quando uscì di scena nel 1841, la regina poteva dire di conoscere il suo mestiere non meno del marito. In effetti, i due per i venti anni successivi seppero esercitare un ruolo assai importante nella vita del paese e diedero alla nazione quella caratteristica impronta per metà d’origine tedesca e per metà evangelica che era loro propria e che contraddistinse gli aspetti migliori del cosiddetto periodo vittoriano. Non ugual fortuna ebbe Vittoria col successore di Melbourne, Robert Peel che era un uomo timido e riservato. La Regina era incline a ritenerlo “sciocco” a confronto del beneamato Melbourne, ma non ci fu tuttavia alcun grave disaccordo tra i due. Anzi il ministro Peel (1841-1846) si rese benemerito di riforme assai importanti nel mondo del lavoro e del commercio. Il rapido sviluppo del sistema industriale in Inghilterra provocava già gravi abusi: gli operai erano sovraccarichi di lavoro, sfruttati, e cosa ancor più grave era diffuso l’utilizzo di manodopera infantile. Nei casi peggiori erano costretti a lavorare bambini di cinque e sei anni e anche meno per più di 18 ore al giorno e li si puniva con severità se commettevano qualche mancanza. Si doveva correre al riparo e due leggi del Parlamento, durante il governo Peel, cercarono di rispondere al bisogno: con la prima fu proibito di far lavorare donne e fanciulli sottoterra nelle miniere di carbone e con la seconda si limitò in molte industrie la giornata lavorativa dei bambini a sei ore e mezza e a dodici quella delle donne (diminuita a dieci tre anni dopo). Un altro importante passo avanti, compiutosi sotto il ministro Peel, concerne la così detta legge del “libero commercio” con la quale si abolì ogni dazio sulle merci importate. Il precoce sviluppo industriale inglese aveva permesso alla nazione di produrre manufatti a prezzo assai inferiore a quello degli altri paesi europei e di trovare ampi sbocchi commerciali sui mercati stranieri. Ma nessuno stato estero poteva pagare le merci inglesi senza esportare le proprie in Inghilterra e questo era impedito dagli alti diritti doganali che la stessa Inghilterra, non diversamente dal resto del continente, manteneva su tutte le merci d’importazione, La follia di un simile sistema era stata proclamata fin dal 1776 da un professore scozzese Adam Smith. Nel suo “Wealth of nations” (ricerca sulla natura e cause della ricchezza delle nazioni) egli sosteneva che tutti i paesi avrebbero tratti grandi benefici se si fosse permesso al commercio di trovare libero sfogo grazie all’abolizione di tutti i diritti e dazi doganali che ostacolavano le importazioni. Ma pochi paesi potevano permettersi una cosa simile. Anzi la sola Inghilterra era in grado di mettere in pratica le idee di Smith dato il grande incremento industriale che le era proprio e qui, infatti, fin dal 1820 erano pressoché aboliti tutti i dazi d’importazione per ogni genere di merci, salvo per il grano. Al riguardo sarebbe stato pericoloso per un'isola come quella britannica mettersi in condizione di dipendere quasi esclusivamente dall’estero per i propri approvvigionamenti alimentari col rischio di morire di fame in caso di guerra. Ciò nonostante gli industriali inglesi spinti dal desiderio di ottenere sempre più vasti profitti insistevano, governo dopo governo, perché si corresse questo rischio e nel 1846 ottennero il loro scopo. Peel cedette e da allora si può affermare che tutte le merci straniere abbiano potuto essere liberamente importate in Inghilterra senza l’oppressione d’imposte doganali. Si era giunti al sistema del “libero commercio” ed esso durò ininterrottamente per un centinaio d’anni fino a che le guerre del XX secolo non ne incrinarono le basi e non ne resero impossibile la continuazione.


sabato 9 maggio 2026

#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 9 maggio.
Il 9 maggio 1946 Re Vittorio Emanuele III abdica a favore del figlio Umberto II, che diviene così l'ultimo re d'Italia.
Non c'è dubbio che il fato fu molto avverso a Umberto; il suo regno durò un mese, dal 9 maggio al 18 giugno del 46, nonostante avesse dato prova di di essere un re efficiente e di buon cuore.
Il suo regno fu così corto che venne scherzosamente ribattezzato "il re di maggio".
Umberto salì al trono poco prima che il 2 giugno gli italiani decidessero di diventare una repubblica, nel referendum popolare. Fu dunque costretto ad abdicare e a lasciare l'Italia per l'esilio, che trovò in Portogallo a Cascais. La nuova Costituzione della Repubblica Italiana non solo esiliò il re per sempre, ma vietò in perpetuo a qualsiasi discendente maschile della casa dei Savoia di mettere piede in Italia. Questo divieto venne eliminato solo nel 2002.
Umberto II nacque il 15 settembre 1904 come Principe di Piemonte a Racconigi, vicino Torino, secondo figlio di Vittorio Emanuele III.
Umberto sposò Marie Jose, la più giovane figlia di Alberto I del Belgio l'8 gennaio 1930. Ebbero quattro figli. Il principe fu addestrato all'arte militare e ben presto divenne comandante delle Armate del Nord e del Sud, un incarico soprattutto di rappresentanza, giacchè era in effetti il Primo Ministro Mussolini ad avere l'ultima parola sulle questioni militari. Voci di corridoio sostenevano che Mussolini avesse un corposo dossier su Umberto, e che questo gli consentisse di trattarlo come una marionetta. Umberto non poteva nemmeno avere voce in capitolo nella politica del paese, giacchè un codice non scritto stabiliva che "regna un solo Savoia alla volta". Questa regola fu disattesa una sola volta, allorchè Umberto tentò di incontrare Hitler durante un matrimonio reale in Germania. Sebbene molti sostenessero che questo incontro fu più casuale che pianificato, dopo questo fatto i controlli sui movimenti del principe divennero ancora più marcati.
Quando il regime di Mussolini fu rovesciato nel 43, Umberto II fu nominato Luogotenente Generale del Regno dal padre Re Vittorio Emanuele III, e mandato in Egitto. In quei tre anni Umberto si distinse come un buon leader e mostrò di avere eccellenti doti per agire come Re. Alcuni sostengono che se il padre lo avesse incoronato Re nel 43 dopo la fine di Mussolini, invece che Luogotenente Generale, forse la monarchia sarebbe sopravvissuta al referendum e oggi l'Italia sarebbe ancora un regno. Ma purtroppo il vecchio Re volle tenere per sè la corona e la Storia ebbe un esito diverso.
Molti membri della casa reale ebbero da ridire sulla trasparenza durante le operazioni di voto nel referendum consultivo. Secondo loro l'elettorato non fu correttamente registrato, poichè a molti abitanti delle campagne non fu dato abbastanza tempo per giungere in città a farlo. Ciò, secondo loro, portò ad avere liste elettorali imcomplete e in molti casi errate. Un'altra accusa al comitato elettorale riguardava gli italiani che vivevano in regioni di confine in cui i territori non erano ancora stati ben definiti, e che sempre secondo loro erano stati esclusi dalle liste e a cui fu negato il voto. Infine altre accuse riguardavano il conteggio dei voti. Nonostante ciò la maggioranza del paese era per la Repubblica, e le voci della minoranza favorevole alla Monarchia rimasero inascoltate.
Il Re lasciò l'Italia il 12 giugno del 46, per non mettervi mai più piede. Il primo ministro Alcide De Gasperi assunse ad interim la carica di Capo di Stato.
Umberto non dovette affrontare solo i problemi del suo esilio. Subito dopo l'abdicazione e la fuga dall'Italia, dovette separarsi dalla moglie Marie Jose. Da parecchio tempo girava la voce che il re detronizzato fosse un playboy ed avesse gusti bisessuali. Molti pensano che questa fosse la ragione per cui il Vaticano non si schierò dalla parte della monarchia durante il referendum.
Umberto trascorse buona parte del suo esilio tra il Portogallo e la Svizzera. Marie Jose e le sue figlie, durante la vita del Re, non misero mai piede in Italia, nonostante ciò non fosse vietato per i membri femminili della Casa Reale. Vollero così mostrare la propria solidarietà al re e a suo figlio. La ex regina visitò il paese solo dopo la morte del marito, nel 1983.
Quando il re esiliato era sul letto di morte, il Presidente Sandro Pertini si prodigò perchè venisse tolto il divieto e fosse consentito a Umberto di tornare e morire nel suo paese, ma egli morì prima che potessero essere approntate le modifiche costituzionali, e i funerali si svolsero in Savoia. Nessun membro del Governo Italiano si presentò ai funerali; successivamente il primo ministro Giulio Andreotti si dispiacque di ciò ammettendo che fu un errore, una mancanza nei confronti di un uomo buono che avrebbe potuto essere un ottimo re per l'Italia, se le circostanze non lo avessero impedito. In fondo Umberto pagò le colpe dei suoi predecessori.
Le spoglie dell'ultimo sovrano d'Italia riposano, per suo espresso volere, nell'Abbazia di Altacomba a fianco di quelle del re Carlo Felice, nel dipartimento francese della Savoia dalla quale Casa Savoia ha tratto le sue origini storiche.
Marie Jose morì in Svizzera nel 2001 a 94 anni e per suo volere fu sepolta a fianco del marito.


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