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venerdì 7 gennaio 2022

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

 Buongiorno, oggi è il 7 gennaio.
Il 7 gennaio 1927 gli Harlem Globetrotters giocano la loro prima partita.
Gli Harlem sono una parte importante della storia del basket mondiale, una squadra che ha contribuito a cambiare usi e costumi di una società; quando essere neri, o semplicemente diversi, era considerata una terribile “colpa” e non una ricchezza. Gli Harlem Globetrotters hanno novant'anni, e sono “nati” come intrattenimento nelle importanti sale da ballo americane. Le big bands con oltre trenta musicisti erano molto costose e gli show promoters cercavano un intrattenimento per l'intervallo degli spettacoli, a questo obbligati anche dai sindacati dei musicisti. Alcuni organizzarono combattimenti di boxe, ma al Savoy Hall di Chicago, un ebreo di nome Abe Saperstein, ebbe l'originale idea di montare due canestri da basket e organizzare un incontro sfida tra i suoi Five Savoy, giganti di colore, e cinque spettatori del pubblico, per una scommessa di cento dollari. Cominciarono allora le fortune di questo gruppo che presero ben presto il nome di Harlem, il nome del quartiere nero di New York, per enfatizzare la loro origine di afro-americani anche in segno di protesta visto che, in quegli anni, ai neri è di fatto ostacolata la partecipazione ai campionati nordamericani di basket e baseball, i due più importanti sport nazionali. I Globe sono la squadra di pallacanestro più famosa del mondo, una vera ed autentica leggenda, conosciuti da tutti gli appassionati del parquet, e non solo, per i loro numeri eccezionali: schiacciate spettacolari, palleggi fantastici, azioni di gioco al limite dell'incredibile e varie acrobazie. Vinsero nel 1930 il Campionato Mondiale professionistico organizzato dal Chicago Tribune, precursore dell'attuale NBA, contro i “Lakers”, che al tempo giocavano a Minneapolis, prima di trasferirsi a Los Angeles. Ma nonostante l'alto tasso tecnico, Abe Saperstein si rese presto conto che al pubblico piaceva soprattutto la parte “illusionistica” dello spettacolo, con i tanti risvolti comici. Per questo si decise a organizzare il grande spettacolo pirotecnico che ha poi fatto storia.
Nel tempo, hanno vestito la maglia del team grandi campioni, come il mitico Wilt Chamberlain, stella dell'NBA tra gli anni '60 e '70, e Earvin “Magic” Johnson. Lo show degli Harlem Globetrotters, però, non si limita alla sola pallacanestro ed alla partita giocata contro la squadra avversaria. I giocatori, vestiti con la classica divisa a stelle strisce, coinvolgono sempre gli spettatori, specialmente i bambini, in scherzi e giochi spassosi. Lo spettacolo è arricchito dalla presenza della simpatica mascotte Globie, una vera e propria attrazione nell'attrazione. In questo spirito lo sport si fonde con il gioco dando vita ad una autentica festa in cui il pubblico si sente parte attiva dello show. Stare con gli Harlem significa fare sempre qualcosa di speciale. Nel 2007 a Torino i giocatori hanno visitato i bambini della Fondazione Ospedale Infantile Regina Margherita, prima di giocare nell’incantevole PalaIsozaki, un palasport olimpico da 13.000 posti. Fa parte del loro DNA stare con i più deboli, aiutare chi soffre, anche con ingenti donazioni benefiche, e non per niente sono stati nominati dall’UNESCO: Ambasciatori della fratellanza tra i popoli e uomini di buona volontà per la pace nel mondo. Nel 2006 a Napoli hanno tagliato una torta messa a disposizione da un pasticciere campano per gli Ottant’anni dalla nascita. Una torta in piazza, in mezzo a tifosi, appassionati, famiglie, semplici passanti, avventori di bar che, incuriositi, si affacciavano per vedere cosa stava succedendo in strada intorno a questi altissimi uomini neri, vestiti di mille e sgargianti colori. Gli Harlem amano stare con la gente, non hanno guardie del corpo. A Napoli i vigili urbani hanno bloccato e deviato il traffico, tanta era la folla, ma i “ragazzi” stanno con la gente e si fanno fotografare firmando autografi. Spesso improvvisano il “magic circle”. E’ sufficiente la loro inconfondibile palla a spicchi bianca, rossa e blu. Come quando sono stati al leggendario “campetto” di Parco Sempione a Milano, quello in cui negli anni 70 incontravi i giocatori dell’Olimpia, il playground storico dei milanesi. Oppure quando hanno improvvisato a Bologna, nei Giardini Margherita.


giovedì 25 novembre 2021

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 25 novembre.
Il 25 novembre 1984  viene registrata a Londra la canzone "Do they know it's Christmas" da parte dei neoriuniti "Band Aid".
Dopo anni di dichiarato disinteresse politico e sociale nella canzone anglosassone, arriva il 1984, l’anno della folgorazione per Bob Geldof, leader del complesso inglese The Boomtown Rats; assiste a un documentario televisivo della BBC sulla fame in Etiopia. Le immagini sono scioccanti. La reazione immediata. Il primo pensiero del cantante è mettere insieme un cast di stelle del pop e del rock britannico per un singolo di beneficenza. Il 25 novembre il cast di cantanti, battezzati “Band Aid”, è riunito in uno studio londinese per interpretare “Do They Know It’s Christmas?”, canzone scritta da Geldof con Midge Ure degli Ultravox e destinata ad entrare nella storia come uno dei singoli più venduti d’ogni tempo, nonché come l’iniziativa umanitaria più chiacchierata del secolo. Assieme grandi pop star del periodo, Bono degli U2, Phil Collins alla batteria, i Duran Duran e gli Spandau Ballet, George Michael, Paul Young, Sting, Boy George. Il progetto di Geldof non si ferma al singolo dei Band Aid. Per raccogliere ancora più fondi, il cantante irlandese si butta nell’organizzazione di un doppio concerto di beneficenza, uno a Londra e uno a Philadelphia. Mettere insieme il cast e organizzare l’evento è durissimo, un autentico incubo organizzativo, ma alla fine il risultato è stupefacente: i due concerti di Live Aid, questo il nome dell’iniziativa, mettono insieme un cast fantastico, che conta anche le reunion di Who e Led Zeppelin. È il 13 luglio, una giornata storica.
Nel novembre 2004 venne pubblicata una nuova versione del brano, stavolta eseguito da un gruppo denominato Band Aid 20, ed ancora una volta il disco balzò ai primi posti delle classifiche di tutta Europa. Stavolta l'idea fu promossa dal cantante dei Coldplay Chris Martin, che coinvolse nuovamente Geldof e Ure. Midge Ure assistette il produttore Nigel Godrich e diresse il documentario sull'evento. Nella nuova versione del brano figurò un segmento inedito, un rap di Dizzee Rascal a metà della sezione "here's to you". Bono invece ricantò esattamente gli stessi versi che aveva eseguito nella prima versione.
Benché la versione del 1989 e quella del 2004 di Do They Know It's Christmas abbiano avuto un notevole successo commerciale, la popolarità del brano del 1984 è rimasta intatta, continuando a vendere diverse copie nel corso degli anni.

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