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giovedì 28 settembre 2023

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 28 settembre.
Il 28 settembre 1924 nasce Marcello Mastroianni.
Il celebre attore (il cui nome completo era Marcello Vincenzo Domenico Mastroianni), nato a Fontana Liri (Frosinone), nel 1924, ebbe la fortuna di respirare aria di cinema fin dalla più tenera età. Ancora bambino, infatti, ebbe la possibilità di fare comparsate addirittura in alcuni film del grande De Sica (che negli anni trenta era un maestro riconosciuto).
In seguito, conseguita la maturità liceale, si iscrive alla facoltà di Economia e Commercio, senza però mai interrompere il rapporto con lo spettacolo e in particolare con il teatro. Inseritosi nei gruppi del Centro Universitario Teatrale, fu notato nientemeno che da Luchino Visconti, il quale lo chiamò con sé per interpretare importanti ruoli in lavori teatrali di recente concezione come, ad esempio, "Un tram chiamato desiderio" e "Morte di un commesso viaggiatore", oppure più classici come "La locandiera" e "Le tre sorelle".
Parallelamente, ha modo di lavorare ancora nel cinema, dove viene sempre chiamato per effettuare alcune comparsate che, con il tempo, cominciano a diventare cospicue. Il film che lo rivela è "Le ragazze di Piazza di Spagna", dove interpreta la parte del giovanotto simpatico ed estroverso, girato da Luciano Emmer nel '52, regista che aveva già diretto Mastroianni due anni prima in "Domenica d'agosto". Già in quelle prime prove, Mastroianni si rivelò particolarmente adatto alla delicata introspezione di un cinema che stava a metà strada tra il neorealismo e la commedia all'italiana.
Questa sua predisposizione venne confermata in "Giorni d'amore" di De Santis, dove l'attore poté rivivere le sue origini ciociare in una chiave di lieve comicità. Si andava delineando al caratteristiche principale dell'attore Mastroianni, quella cioè di incarnare la figura di un uomo buono e sottilmente malizioso, scapestrato ma con giudizio, dolce e lievemente melanconico. In seguito, la sua cifra stilistica si improntò quasi sempre a questo aureo modello, anche quando, come nei film di Blasetti o Lizzani, gli venivano proposte parti drammatiche. Quelle caratteristiche vennero poi abbinate in alcuni film, a 'mo' di contrasto, alla malizia femminile della giovane Sophia Loren, da cui scaturirono nella metà degli anni cinquanta film come "Peccato che sia una canaglia", e "La fortuna di essere donna".
Ma la svolta della sua carriera arriva con "La dolce vita" (1960), epocale pellicola di costume in cui Mastroianni è un moderno antieroe e che segna pure l'inizio d'un lungo e fortunato sodalizio artistico con Federico Fellini. Con Fellini fornì i memorabili esiti anche in "Otto e mezzo" (1963), vestendo i panni di una sorta di alter ego del regista riminese. In seguito, nei primi anni sessanta, ottenne un personale trionfo in "Divorzio all'italiana" e "I compagni". Fece coppia con Sofia Loren in vari film di De Sica e apparve in diversi film di Ferreri tra i quali "La grande abbuffata", "Ciao maschio" e "Storia di Piera". Ha lavorato con Petri da "L'assassino", con Scola da "Dramma della gelosia" a "Splendor" e "Che ora è?", attraverso "Una giornata particolare" che fu una delle sue prove migliori. Il prosieguo della sua carriera è stato un susseguirsi di successi a fianco dei più grandi registi. Negli ultimi anni, si ricorda la sua interpretazione ad un film di impegno civile come "Sostiene Pereira" e il montaggio dei suoi ricordi personali, apparsi postumi, nel film-documento "Ricordo, sì io mi ricordo".
Protagonista di grande versatilità e di indiscussa bravura (si è detto che in certi film sembrava essere in grado di poter lavorare soltanto con l'espressione dello sguardo), ha trasmesso l'immagine di un uomo colto e sensibile, alieno da pose divistiche, che guardava con fastidio alla pubblicizzazione della sua vita privata da parte della stampa scandalistica. Ha rappresentato con grande generosità la cinematografia italiana a livello internazionale, ma non ha mai vinto purtroppo un pur meritatissimo Oscar. Mastroianni si è spento il 19 dicembre 1996 nella sua casa di Parigi. Le sue spoglie riposano nel cimitero del Verano, a Roma. Di lui il regista Dino Risi, che lo conosceva bene anche per averlo diretto, ha detto: "Era l'anima più bella del nostro cinema, l'italiano medio e pulito. Mastroianni era forse quello con cui era più piacevole lavorare: e questo per una ragione semplicissima, non rompeva mai le scatole. Non gli ho mai sentito dire "Questa battuta così non va". Aveva una grande duttilità e disponibilità. Non parlava: semplicemente, faceva l'attore, vestendo i panni del personaggio con una capacità straordinaria. Mastroianni aveva il pregio di farsi piacere anche i film che non gli piacevano".

lunedì 6 giugno 2022

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 6 giugno.
Il 6 giugno 1908 nasce a Roma Paolo Stoppa.
Dopo aver frequentato la scuola di recitazione dell'Accademia di Santa Cecilia, la carriera di Paolo Stoppa prende il via nel 1927, quando entra come attore comprimario nella compagnia Capodaglio-Racca-Olivieri. Le sue doti interpretative si notano da subito e gli valgono una veloce scalata dal ruolo di generico a quello di attore brillante, con il quale recita accanto a Dina Galli, Renzo Ricci, Lamberto Picasso.
Nel 1932 debutta sul grande schermo con una piccola parte in “L’armata azzurra” di Gennaro Righelli, ma si fa notare di più in film come “Re burlone”, 1935 e “Giorni felici”, 1942. Tuttavia la sua strada maestra è ancora percorsa nel teatro. Dal 1938 al 1940 fa parte della compagnia del Teatro Eliseo di Roma, affrontando personaggi complessi del repertorio classico (“Le allegre comari di Windsor” e “La dodicesima notte” di William Shakespeare) come di quello moderno. È qui che Stoppa incontra l'attrice Rina Morelli, che diventerà la sua compagna nella vita e sulla scena. La coppia Stoppa-Morelli, della quale in certo modo quella Dario Fo-Franca Rame ha seguito le orme, resta per oltre trent’anni una delle coppie d’arte più affiatate del teatro italiano.
Altro nodo fondamentale della carriera di Stoppa è l’incontro, subito dopo la Seconda Guerra Mondiale, con il regista Luchino Visconti. È sotto la sua guida che Stoppa e Morelli danno vita a una delle più longeve e solide realtà della scena italiana del Novecento, la compagnia che porta i loro cognomi (di cui fanno parte anche Giorgio De Lullo e Marcello Mastroianni), unita dal 1945 al 1961.
Diretto da Visconti colleziona una lunga serie di successi, come “Zoo di vetro” (1946) di Tennessee Williams, “La locandiera” (1952, interpreta il marchese di Forlimpopoli) e “L'impresario delle Smirne” (1957) entrambe di Carlo Goldoni, “Uno sguardo dal ponte” (1958) di Arthur Miller, “Tre sorelle” e “Zio Vanja” di Anton Čechov ; “L'Arialda” (1960) di Tesori, ma soprattutto “Morte di un commesso viaggiatore” (1951) di Miller. Il protagonista di quest’ultima commedia, Willy Loman, diverrà uno dei cavalli di battaglia di Stoppa il quale, giunto alla completa affermazione, comincia ad essere considerato come attore estremamente versatile, capace di sostenere grandi ruoli drammatici, ma anche divertenti siparietti da varietà, conservando sempre un carattere personalissimo, segnato da un “incedere recitativo, energico e sincopato”. Da non dimenticare anche l’assiduo lavoro in radio, ancora insieme alla moglie, testimoniato da diversi divertentissimi sketch andati in onda per “Gran Varietà”.
Il sodalizio artistico con Visconti dà vita anche ad importanti ruoli cinematografici (“Rocco e i suoi fratelli” con una giovanissima Claudia Cardinale, 1960; “Viva l'Italia”, 1961; “Il Gattopardo”, 1962 e “La matriarca”, 1968).
Sempre con Rina Morelli entra anche nella compagnia del Teatro Stabile di Roma fin dalla sua fondazione nel 1965, ma importante è anche la parentesi televisiva, che deriva comunque da quella teatrale. Compare in diversi sceneggiati di successo (“I Buddenbrock”, dall’opera di Thomas Mann; “Vita col padre” dalla pièce di Lindsay e Crouse e “Questa sera parla Mark Twain”, dall’opera dello scrittore statunitense), nei quali dà vita a personaggi storici come Antonio Meucci (l’inventore del telefono cui la tv nazionale dedica una fiction) e il leggendario commissario De Vincenzi (protagonista dell’omonima serie tv poliziesca).
L’allestimento de “Il giardino dei ciliegi” di Čechov ad opera di Visconti (1965) resterà storico, perché mette in luce Stoppa come uno dei più grandi Gaev comparsi sulla scena e gli fa raggiungere l’apice della carriera. Nel 1976 muoiono, a pochi mesi di distanza l’uno dall’altra, Luchino Visconti e Rina Morelli, avvenimenti che gettano Stoppa nello sconforto. Si ricordano ancora delle interpretazioni magistrali come Papa Pio VII ne “Il marchese del Grillo” di Mario Monicelli nell’ ’81 con Alberto Sordi e Arpagone ne “L'avaro” di Molière allestito da Giuseppe Patroni Griffi.
La sua ultima interpretazione cinematografica è nel 1982, con una parte in "Amici miei atto II" di Mario Monicelli.
Protagonista anche nel mondo del doppiaggio, ha dato la voce ad attori tra i quali Richard Widmark, Fred Astaire, Kirk Douglas e Paul Muni.
Muore a Roma il primo maggio 1988.

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