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giovedì 25 giugno 2026
#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi
Il 25 giugno 1876 nelle vicinanze del fiume Little Big Horn nel Montana, ci fu una delle battaglie più famose della storia degli Stati Uniti d'America. Il 7° cavalleria comandato dal generale Custer attaccò un grande villaggio indiano composto per la maggior parte da Lakota e Cheyenne. Custer ed i suoi soldati furono stretti in una morsa e annientati. Nessun superstite che prese parte alla battaglia riuscì a raccontare quello che avvenne effettivamente. Da questo prese forma una leggenda che al giorno d'oggi coinvolge moltissimi lettori. Ad oltre un secolo di distanza gli archeologi cercano di svelare il mistero dell'ultima resistenza di Custer. Fu davvero eroica? O si tratta di un mito? Quando il 25 giugno Custer guidò i suoi uomini sul Little Big Horn e rimasero tutti uccisi il paese rimase scioccato. Il miglior reparto della cavalleria americana umiliato e sconfitto da semplici primitivi!? Custer era il generale più famoso d'America ed il suo mito commosse tutta la nazione. La stampa ne fece un martire. Ma come morirono Custer ed i suoi uomini? La leggenda della battaglia rimase un mistero finché nell'agosto 1983 un grande incendio nel Montana centrale colpisce proprio la zona dove avvenne la battaglia. Bruciano km. di prateria e di bosco, viene così alla luce il sito archeologico. Ad interessarsi è l'archeologo Richard Fox. Perlustrando la zona si trovano pallottole, cartucce, ossa... Altri archeologi si uniscono a Fox, oltre 240 ettari vengono passati con il metal detector. Vengono trovati e registrati oltre 5000 reperti tra cui un orologio da taschino svizzero, una fede nuziale d'oro, cartucce inesplose, un piede ancora nel suo stivale, un cranio colpito posteriormente da un ascia (segno evidente di un esecuzione). Ogni reperto viene trattato come una prova. La battaglia fu crudele, si capì come avvenne il combattimento. Negli anni successivi gli archeologi tentano di ricostruire passo per passo la dinamica della battaglia. I teschi e le ossa ritrovate forniscono importanti indicazioni e con la medicina legale l'antropologo Willey che lavora per la polizia eseguendo autopsie sugli omicidi riesce a stabilire che: l'altezza media di un soldato era di circa un m.e 50, il peso non superiore ai 70kg (questo per ridurre lo sforzo dei cavalli), che avevano la spina dorsale deteriorata a causa delle lunghe ore trascorse in sella, ed inoltre i denti in un cattivo stato per la scarsa igiene e la cattiva alimentazione. Vi erano anche soldati minorenni e malnutriti. L’età minima per arruolarsi era di 21 anni, Willey analizzando gli scheletri rileva che alcuni di loro erano molto più giovani. Ora con l'aiuto della scienza da parte di archeologi ed antropologi cerchiamo di fare un analisi di quelle vicende e di come si svolse la battaglia. Il 25 giugno 1876 Custer va verso il Little Big Horn a capo di 31 ufficiali, 566 soldati e 35 guide indiane, tra cui Mitch Bouyer, il sanguemisto interprete e capo degli scout, uno dei più esperti cercatori di piste del West. Custer forza i suoi uomini al limite e il suo comportamento innervosisce tutti, rifiutando mitragliatrici e truppe di rinforzo. La vittoria deve andare esclusivamente al suo settimo cavalleria. All'alba del 25 giugno raggiungono un'alta collina sul fiume. A malapena visibile le guide avvistano un grandissimo campo indiano e qui M. Bouyer insieme agli altri esploratori dice al generale che i nemici sono troppo numerosi, sono come i fili dell'erba... e che in caso di battaglia non sarebbero vissuti a lungo. Custer con il suo cannocchiale dato che la visibilità era peggiorata non riesce a scorgere né il fumo del campo indiano né la grandissima mandria di cavalli. Nota una grande nuvola di polvere e crede che gli indiani stiano smontando il campo. In realtà la polvere è dovuta al gran numero di cavalli, circa 10-15 mila. Custer incurante dei consigli decide di attaccare. Divide il suo 7° in tre gruppi. Il maggiore Reno con 11 ufficiali, 129 soldati e 33 esploratori si dirige a sud del campo nemico, Custer con 13 ufficiali 200 soldati e 9 civili a nord, infine il capitano Benteen con 115 soldati deve bloccare una possibile via di fuga. Custer dall'alto della collina si accorge che il nemico lo sovrasta numericamente, ma arrendersi non è nella sua natura. Manda un messaggio a Benteen (diventato poi famoso) e gli dice di rientrare con i suoi uomini. Custer non aspetta i rinforzi, si dirige verso il fiume ed il campo indiano. A questo punto qual è il fuoco nemico che Custer si trova di fronte e che armi avevano i suoi uomini? Gli archeologi cercano indizi e trovano migliaia di cartucce. Gli uomini di Custer avevano carabine Springfield 1873 molto precise e a lunga gittata e colt 45 a 6 cartucce (ottima per i combattimenti ravvicinati). Poi la sorpresa, si scoprono pallottole e cartucce non governative, le munizioni indiane. Gli scienziati iniziano così a studiare, pulendo le cartucce da un secolo di sporco e le spediscono al laboratorio di polizia di stato del Nebraska. Si trovano pallottole di carabine Spencer, Sharp, Henry Rifle, per un totale di circa 47 tipi di armi differenti. Nessuno avrebbe immaginato che gli indiani erano così bene armati. Almeno 200 guerrieri possedevano fucili a ripetizione. La carabina H. Rifle dotata di 16 colpi sparava molto velocemente, a differenza dei fucili del 7°, quest'arma in un combattimento ravvicinato riusciva a sparare tutti e 16 i colpi prima che un soldato riuscisse a ricaricare il suo fucile. I bossoli rivelano la portata della battaglia: anche sulle rive del fiume si trovano tracce di combattimento, poche pallottole e bossoli, e questo smentisce l'eroica leggenda che il reggimento fosse stato accerchiato in questo guado e trascinato dalle orde di indiani verso il campo di battaglia. Tutto falso, dicono gli archeologi. Fox fa di più, confronta i suoi ritrovamenti con le testimonianze indiane dell'epoca. Non si combatté in riva al fiume. Cosa è successo davvero? Secondo Fox, Custer raggiunge il fiume con metà dei suoi uomini ma trova il villaggio deserto, i guerrieri si sono diretti verso il M.Reno. Custer sceglie allora di catturare le donne e i bambini che sono fuggiti dalla parte opposta, poiché il suo obiettivo è di portare gli indiani nelle riserve; catturare donne e bambini significa rendere impotenti i guerrieri e occuparsi di loro più tardi. Tornando al fiume spera di catturare gli ostaggi, ma quando si accorge che sono troppo numerosi per essere trasportati decide di rinunciare. La battaglia ha inizio con Custer diretto verso il fiume, l'attacco è furioso, gli indiani lo respingono verso la collina. Combattono fino allo stremo, sono in netta minoranza numerica. Per capire l'ultima resistenza gli archeologi esaminano passo dopo passo la riva del fiume. Si trovano centinaia di reperti, fibbie, speroni, ferri di cavallo, bossoli. In base a questi ritrovamenti si stabilisce che i 220 uomini coprono una superficie di 2 kmq nei luoghi oggi chiamati Calhoun Hill, Custer Hill, Keogh. Per gli archeologi è una formazione d'attacco. Perché Custer si sente sicuro di sé? E' convinto che il M.Reno abbia avuto la meglio, Custer ha inviato Benteen per ricevere rinforzi, ma quello che non sa è che i guerrieri hanno respinto Reno. Benteen accorre in aiuto di Reno e lascia Custer da solo. I guerrieri concentrano la loro attenzione su Calhoun Hill , qui ha inizio il primo e più sanguinoso combattimento. Su questa collina i soldati si schierano a 4m. di distanza l'uno dall'altro, è il tipico schieramento della cavalleria. Ma sotto c'è un'altra postazione di indiani nel luogo una volta chiamato Greasy Grass Ridge. Qui vengono ritrovate cartucce calibro 44 e 50. Sono le cartucce degli indiani, la collina ne è completamente ricoperta. Gli indiani si avvicinano sempre di più sul crinale. Il panico e la paura si diffondono tra i soldati che iniziano a disperdersi, la difesa crolla e i guerrieri conquistano Calhoun Hill. Crolla la prima roccaforte di Custer. Anche qui vengono ritrovate ossa, un proiettile in un anca dx, e un cranio. I guerrieri fecero in modo che non vi fossero sopravvissuti. Si ricostruiscono i movimenti dei soldati seguendo i bossoli sparati dallo stesso percussore. Ogni fucile ha una sua impronta digitale. Pochi fortunati si salvano e si dirigono verso Keogh. I guerrieri da Greasy Grass si spostano verso Keogh. Qui è un punto esposto e la battaglia è disastrosa. In meno di 30 minuti cadono due posizioni. Rimane solo Custer Hill. Ora gli scienziati si domandano: fu una eroica resistenza quella degli uomini di Custer? O si tratta di una leggenda senza fondamento? Gli ultimi soldati sono bloccati sul crinale, gli indiani li circondano dal basso. Man mano che il numero dei soldati diminuisce i guerrieri si avvicinano sempre di più. Anche su Custer Hill si analizzano i bossoli, ne vengono rinvenuti pochi e non si riesce a tracciare nessuna mappa. Non viene adottata nessuna strategia. La battaglia è stata breve, nessuna strenua resistenza. Gli archeologi commentano: si trattava sì di soldati valorosi, ma la componente psicologica prevalse sul resto, si trovarono in una situazione di caos, panico, paura, disperazione... I soldati vivono attimi di terrore, i guerrieri si preparano per l'ultimo attacco. è la fine. Come confermano i racconti dei testimoni indiani la battaglia fu di breve durata. Oggi le lapidi segnano il campo di battaglia del L.B.Horn, furono sistemate dove vennero ritrovati i corpi dei soldati, ed offrono un'ultima chiave di lettura su ciò che successe. Tracciano una linea immaginaria che da Custer Hill scende fino ad un burrone profondo. Gli archeologi stabiliscono che la battaglia finale non si tenne su Custer Hill. Nella gola dove si svolgono gli ultimi atti della battaglia vengono trovate alcune cartucce sparate da un soldato e prove evidenti che almeno 6 guerrieri che lo circondano fanno fuoco su di lui. Il fatto che in 6 avessero il tempo di sparare ad un solo soldato suggerisce che egli fu uno degli ultimi a morire. Oltre alle cartucce si fa una scoperta interessante: un bottone di perla probabilmente indossato da una delle guide e un frammento di cranio con le ossa della mascella molto ampia. Si tratta di un uomo di razza mista. L'unico che corrisponde alla descrizione è Mitch Bouyer. Gli scienziati sovrappongono il frammento di cranio con l'unica foto dello scout, ed essa corrisponde esattamente. La supposta profezia di Bouyer che lui e Custer non sarebbero sopravvissuti a lungo si avverò. Tra la lunga fila di lapidi dei soldati la scienza ha dato sepoltura ai resti di Bouyer. La fine di Custer con i suoi uomini fu più terribile di quanto noi potessimo immaginare. Le analisi di Willey parlano di orrende e ampie mutilazioni. Un amara conclusione sulla fine della battaglia... Lo spettacolo che si trova di fronte il tenente James Bradley la mattina del 27 giugno è raccapricciante. Decine e decine di corpi distesi al sole, alcuni già gonfi e neri, altri senza braccia e/o testa. Era usanza degli indiani delle pianure mutilare i cadaveri. In un punto della valle alla base della collina più alta Bradley trova il corpo di G.A.Custer. Era appoggiato di schiena su altri due soldati morti,con una gamba ripiegata sotto il corpo. Era spogliato completamente, non era stato scalpato ed aveva 2 fori di proiettili, uno all'altezza del cuore un altro alla tempia sinistra e non presentava alcuna mutilazione. Sicuramente non era stato riconosciuto da nessun guerriero visto che pochi giorni prima della battaglia si era tagliato i capelli. Questa fu la fine di Custer con il suo 7° cavalleria... Gli archeologi da veri detective sono riusciti a smontare uno dei più grandi miti del West americano, con il loro lavoro (circa 20 anni) e le loro scoperte sono riusciti a modificare l'immagine del reggimento di Custer, gran parte di loro erano degli inesperti soldati e la battaglia non fu una strenua resistenza, ma una breve e devastante sconfitta. I reperti hanno permesso di conoscere bene a fondo anche i guerrieri, ben lontani da essere avversari primitivi e privi di qualsiasi tattica militare. Erano bene armati e profondi conoscitori del terreno di guerra. Inoltre quel giorno, sebbene fossero presenti molti capi valorosi e famosi, le due figure principali furono Toro Seduto, guida spirituale (il quale non prese parte alla battaglia per via delle ferite riportate nella danza del sole svoltasi poco prima della battaglia), e Cavallo Pazzo. Quest’ultimo aveva già galvanizzato i guerrieri con la battaglia del Rosebud il 17 giugno, sconfiggendo il generale Crook (fu militarmente merito suo). Quel 25 giugno Cavallo Pazzo con la sua grande ascendenza sui guerrieri cambiò il loro modo di combattere, spingendoli a non cercare il corpo a corpo, a contare i colpi o catturare armi e cavalli del nemico. Sul Little Big Horn gli indiani combatterono per uccidere chi stava minacciando la loro esistenza, le loro famiglie, le loro donne e i loro bambini.
venerdì 23 maggio 2025
#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi
Buongiorno, oggi è il 23 maggio.
Il 23 maggio 1873 il parlamento canadese istituisce il corpo della Polizia a cavallo del Nord Ovest, oggi più conosciuto come il corpo delle "Giubbe Rosse".
Sono poche le figure che simboleggiano un paese in modo tanto efficace, quanto la fa un Mountie in divisa e cappello a tesa larga e rigida.
Le “ Red Coatse” (Giubbe Rosse), furono costituite Ufficialmente nel 1873 come corpo militare a cavallo . Nacquero dalla fusione della Nord West Muonted Police (NWMP) con la Polizia Dominion, l’intento era quello di portare ordine e legalità negli sconfinati territori del Nord Ovest (più o meno gli attuali Saskatchewan – Alberta-Manitoba) , sui quali la sovranità dello stato era solo formale, ma anche e soprattutto, per contrastare i tentativi espansionistici da parte degli USA.
Vi erano infatti in quest’area, continui sconfinamenti da parte di cacciatori, mercanti e avventurieri di ogni genere provenienti dagli US, che avevano addirittura cominciato a porvi degli insediamenti permanenti, come centri fortificati e piccoli villaggi, dove non era infrequente vedere sventolare la bandiera a stelle e strisce. Uno di questi insediamenti fu Fort Whoop-up, dove si concentrò un folto gruppo di avventurieri statunitensi (soprattutto trafficanti di alcool e cacciatori di lupi e bisonti); nel giro di poco tempo resero aspro e difficile il rapporto con le locali tribù indiane attuando un vero e proprio stillicidio a danno di quest’ultimi e divenendo in breve una vera e propria spina nel fianco nel giovane Governo Canadese.
Fu proprio a seguito di una ennesima scorreria, conclusasi con un massacro di alcuni indiani della tribù degli Assiniboine nel 1873, in una località denominata Cypress Hill, (tra l'Alberta e l’attuale Sasktchewan), da parte di una banda di cacciatori provenienti appunto da Fort Whoop-up, che il primo ministro Canadese, Joh A. Macdonald, decise di far propria la proposta del colonnello Robertson-Ross e di istituire un corpo di polizia a cavallo che operasse in questi territori, e scongiurasse soprattutto una guerra indiana provocata dalle continue scorrerie degli avventurieri “yankees”.
Nacque cosi il mito delle GIUBBE ROSSE.
Storia e leggenda si intrecciano in una unica inestricabile matassa, certo è che i Mountie si guadagnarono sul campo la reputazione di impavidi e imparziali amministratori della giustizia.
Un capo Blackfoot ebbe a dire “…. la polizia ci ha protetto come le piume di un uccello ne proteggono il corpo dal gelo e dall’inverno” .
La storia o la leggenda narra di un rapporto con gli Indiani (o aborigeni locali come oggi sono definiti) basato su un reciproco rispetto e fiducia. La leggenda narra di un incontro “epico” tra Toro seduto e un impavido Maggiore (Walsh) che con solo sei militari si presentò al cospetto del grande capo, informandolo della costituzione del nuovo corpo di polizia e degli scopi da esso perseguiti, e di come da questo incontro nacque la reciproca stima tra due mondi cosi lontani tra di loro.
Il biografo Grant MacEwan racconta di questo avvenimento sottolineando come Toro Seduto alla spiegazione dell’impavido Maggiore Walsh, che chiarisce al grande Capo il ruolo delle neonate Giubbe Rosse e come queste applicheranno la legge, punendo coloro i quali la dovessero infrangere “…… siano essi bianchi neri o marroni…. “ abbia sorriso ma poi, apprezzando la lealtà degli intenti, organizzato un incontro con il Consiglio dei Sioux , per una spiegazione completa delle leggi Canadesi.
Grazie ai personaggi come il Maggiore Walsh la colonizzazione delle terre occidentali poté procedere in modo pacifico e incruento.
La leggenda delle Giubbe Rosse, accompagna la storia del Canada sino ai nostri giorni.
La RCMP oggi è la forza di polizia, unica nel suo genere al mondo, ad avere competenze federali, provinciali e comunali. Fornisce servizio federale di polizia a tutti i Territori del Canada e se si escludono le province del Quebec e dell’Ontario, che mantengono le loro forze provinciali, le altre province contano per la maggior parte sull’attività delle Giubbe Rosse.
E' un corpo di polizia modernamente organizzato la cui competenza include il controllo della criminalità organizzata, il terrorismo, la droga, i reati economici e i pericoli che minacciano l’integrità dei confini nazionali del Canada.
Difficile vedere oggi un Mountie in Giubba Rossa, ma se si è d’estate a Regina (attuale Capitale del Saskatchewan) nei giorni della settimana alle ore 12,45, ha luogo la cerimonia del sergente Maggiore Drill; inoltre ogni martedì sera nei mesi di luglio e agosto, si svolge lo spettacolo della Sunset Retreat quando la bandiera viene abbassata.
Nonostante questa leggendaria storia, la RMCP è stata più volte al centro di critiche nazionali e internazionali, qualcuna piuttosto recente che è costata le dimissioni del commissario Nazionale che (curiosità) era di origini italiana.
mercoledì 15 dicembre 2021
#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi
Il 15 dicembre 1890 muore Toro Seduto.
Toro Seduto nacque nei pressi del Grand River (Sud Dakota), nel 1831 (circa), e morì nei medesimi luoghi nel 1890.
E’ universalmente considerato il più celebre capo indiano, perché durante la sua vita seppe incarnare le virtù degli indiani delle pianure, che, unite ad una grande forza e ad un immenso coraggio, lo resero un condottiero amato dai suoi amici e temuto dai suoi avversari.
Toro seduto guidò l'alleanza di tutte le tribù Sioux nella resistenza indiana contro l’invasione dei bianchi nelle Grandi Pianure. Non si fidò mai degli “americani” e non firmò mai con loro alcun trattato. Sotto la sua bandiera si raccolse la più grande coalizione di pellerossa di ogni tempo, che riuscì a sconfiggere l’esercito guidato dal Generale Custer.
Toro Seduto era figlio di Quattro Cavalli, un capo minore della tribù Hunkpapa. Da giovanissimo veniva chiamato Hakada o Jumping Badger (Tasso che salta), ma a dieci anni, dopo aver abbattuto un giovane bisonte con una freccia, gli fu dato il nome “Buffalo Bull Sitting Down”.
Non divenne famoso per il suo coraggio o per i suoi atti eroici, ma per le sue capacità tattiche e organizzative nell'insurrezione contro gli americani, di cui sarebbe diventato il nemico più accanito e pericoloso.
Era un uomo forte, un po' tarchiato, con un viso intenso ricoperto da cicatrici, pelle piuttosto chiara e capelli castani che portava legati in due grandi trecce. Era un “politico” di razza; aveva il dono di affascinare chi gli stava vicino e di sapersi contornare di uomini capaci, valorosi e fedeli. Come oratore, grazie alle sue argomentazioni chiare e convincenti, possedeva una grande forza di persuasione. Veniva interpellato in molte occasioni, anche politiche, tanto che era diventato il punto di riferimento principale per risolvere le controversie tra Sioux.
La vita di Toro Seduto è conosciuta perché la illustrò personalmente attraverso la scrittura pittorica. E dai disegni si evince che fino al 1870 aveva preso parte a sessantatré battaglie (la prima a 14 anni), sia contro la tribù dei Corvi (i nemici storici), che contro gli invasori bianchi. Più tardi era diventato un allevatore di cavalli e poi nominato stregone degli Hunkpapa.
Nel 1863 fece visita alla tribù dei Santee nella riserva destinata loro dai bianchi; vedendo come erano miseramente trattati, in lui aumentò la rabbia e il rancore per i coloni americani. Da quel momento combattè con ogni mezzo i soldati che, infischiandosene delle promesse e dei trattati, continuavano a invadere e occupare i territori dei Sioux. Ancor giovane, Toro Seduto divenne il leader della Società dei Guerrieri Coraggiosi e, più tardi, membro autorevole dei Silent Eaters - Mangiatori Silenziosi - un gruppo responsabile del benessere tribale.
Nel giugno del 1863 avvenne il suo primo scontro con i soldati americani.
Nel 1865 guidò l'assedio a Fort Rice, da poco insediato nei territori dell'odierno Nord Dakota.
Rispettato ormai da tutti per la intelligenza e la sua audacia, nel 1868 divenne capo della Nazione Lakota.
Nel 1872, durante una battaglia contro i soldati, nei pressi della ferrovia dello Yellowstone River, Toro Seduto (con altri quattro guerrieri) si sedette con tranquillità tra le due linee che combattevano, fumò la pipa mentre le pallottole fischiavano sopra la sua testa, la arrotolò quando finì e, con estrema noncuranza andò via camminando. Dopo quel gesto il coraggio di Toro Seduto divenne leggendario.
Nel 1874, una spedizione di coloni scoprì ingenti quantità d’oro nelle Black Hills (Colline Nere), situate nel territorio Dakota, su un'area sacra a molte tribù e preclusa agli insediamenti colonici dal Trattato di Fort Laramie (stipulato tra i bianchi e alcune tribù pellerossa nel 1868). In barba a quel divieto i cercatori d'oro invasero le Colline Nere provocando la reazione dei Lakota. Quando il successivo tentativo del Governo degli Stati Uniti di acquistare le Black Hills fallì, il trattato di Fort Laramie fu messo da parte e il commissario americano per gli affari indiani decretò che tutti i Lakota al di fuori delle riserve dopo il 31 gennaio 1876 sarebbero stati considerati ostili.
Non volendo cedere alle prepotenze dei bianchi, Toro Seduto riunì le tribù Lakota, Cheyenne e Arapaho e le guidò nella Danza del Sole, offrendo preghiere a Wakan Tanka, il Grande Spirito, e tagliando le sue braccia cento volte in segno di sacrificio. Durante la cerimonia ebbe la visione di soldati che cadevano nel campo dei Lakota, come cavallette dal cielo.
Ispirato dalla visione, il capo guerriero degli Oglala Lakota, il celeberrimo Cavallo Pazzo, condusse in battaglia 500 guerrieri, e il 17 giugno 1876 colse di sorpresa le truppe di Crook, costringendole alla ritirata. Per celebrare la vittoria, i Lakota si diressero nella valle del fiume Little Big Horn, dove furono raggiunti da altri 3000 indiani che avevano lasciato le riserve per unirsi a Toro Seduto.
In quel luogo, il 25 giugno, furono attaccati dal Settimo Cavalleggeri comandato dal Generale Custer, che però venne interamente annientato (come aveva predetto Toro Seduto nella sua visione).
La sete di vendetta portò gli americani a concentrare in quell’area migliaia di soldati, e i rapporti di forza si ribaltarono al punto che la maggioranza dei capi Lakota, che nel frattempo s'erano di nuovo divisi, nel giro di un anno dovettero arrendersi.
Toro Seduto non fu tra questi, e nel maggio 1877 riparò con la sua gente in Canada. Poco dopo il Generale Terry gli offrì, in cambio del perdono, di farlo stabilire in una riserva, ma il grande Capo indiano non prese neanche in considerazione l’ipotesi.
Quattro anni più tardi, tuttavia, il 19 luglio 1881, viste le enormi difficoltà nello sfamare la sua tribù (il Bisonte in quelle zone era ormai quasi estinto), Toro Seduto si arrese. Consegnò il fucile al comandante di Fort Buford in Montana e chiese di attraversare il confine canadese e di risiedere in una riserva sul Little Missouri River, presso le Colline Nere. In un primo tempo fu inviato alla Riserva di Standing Rock e, successivamente, temendo nuove rivolte, a Fort Randall, dove trascorse due anni come prigioniero di guerra.
Infine, il 10 maggio 1883, Toro Seduto potè ricongiungersi alla sua gente a Standing Rock.
Nel 1885 lasciò la riserva (su permesso degli americani) per lavorare nel Buffalo Bill's Wild West (lo spettacolo del leggendario Buffalo Bill), dove veniva pagato 50 dollari la settimana per un giro a cavallo dell'arena (guadagnando anche con gli autografi e le fotografie). Quattro mesi dopo però abbandonò il Circo e fece ritorno tra la sua gente, incapace com’era di integrarsi nella società dell'uomo bianco.
Tornato a Standing Rock si stabilì sul Grande Fiume, dove era nato, rifiutando di rinunziare alle sue tradizioni, come imponevano i regolamenti della riserva. Continuò a vivere con due mogli e a rifiutare la cristianità, ma non mancò di mandare i suoi figli a una vicina scuola cristiana, convinto com’era dell’importanza dell’istruzione per le future generazioni Lakota.
Nell'autunno del 1890, un Lakota Miniconjou di nome Orso Scalciante gli recò notizia della preparazione di una Danza degli Spiriti, che avrebbe scacciato i bianchi dalle loro terre e ristabilito il modo di vivere degli indiani. Le autorità bianche di Standing Rock, temendo che Toro Seduto potesse partecipare al rito, inviarono 43 poliziotti Lakota a prelevarlo. Il 15 dicembre 1890, prima dell'alba, i poliziotti irruppero nella cabina di Toro Seduto e lo trascinarono all'esterno, dove i suoi seguaci stavano accorrendo per proteggerlo. Nel conflitto a fuoco che seguì un poliziotto Lakota lo colpì al capo ferendolo a morte, e giustiziando a sangue freddo anche suo figlio diciassettenne, che aveva implorato di essere risparmiato.
Toro Seduto probabilmente non venne ucciso incidentalmente, dato che i bianchi, visto il suo carisma, lo percepivano come un pericolo costante per la loro sicurezza.
Come successe ad altri capi indiani, anche Toro Seduto cadde per mano di un appartenente al suo stesso popolo. Fu sepolto a Fort Yates, in Nord Dakota, e nel 1953 i suoi resti furono trasferiti a Mobridge, nel Sud Dakota, dove riposano sotto un cippo di granito che segna la sua tomba.
domenica 9 maggio 2021
#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi
Il 9 maggio 1887 debutta a Londra il Buffalo Bill Wild West Show.
William Frederick Cody nasce a Le Claire, nello stato dell'Iowa il giorno 26 febbraio 1846.
A soli quindici anni legge un annuncio che oggi appare bizzarro e che recita grossomodo: "Occorrono ragazzi sotto i diciotto anni, svelti, esperti cavalieri consapevoli di rischiare la morte ogni giorno: si preferiscono gli orfani". Cody ne viene attratto e diventa così un corriere Pony Express.
Dopo la morte della madre si arruola nel 1863 nel VII Cavalleggeri dello stato del Kansas, prendendo parte alla guerra di secessione americana. Presso il campo militare di St. Louis, dove stava sostando, il futuro Buffalo Bill conosce Louisa Frederici, la donna che poco tempo dopo, nel 1866, diventerà sua moglie e dalla quale avrà quattro figli.
Terminata la guerra William Cody lavora per l'esercito e per la compagnia "Pacific Railway" come guida civile, fino al 1872. Nello stesso periodo il Congresso gli assegna la più alta onorificenza militare degli Stati Uniti, la "Medaglia d'Onore", per aver dimostrato "coraggio in azione". La stessa medaglia sarebbe stata revocata a meno di un mese dalla morte (avvenuta nel 1917), in quanto Cody era un civile al momento della meritevole azione; la medaglia gli sarebbe stata poi riassegnata definitivamente nel 1989.
Il soprannome "Buffalo Bill" gli viene appioppato rubandolo a un tale William Comstock, a cui apparteneva in precedenza, superandolo in una gara di caccia al bisonte. La leggenda narra che Cody, negli anni tra il 1868 ed il 1872, per sostenere gli operai addetti alla costruzione della ferrovia, li abbia riforniti di carne di bisonte uccidendo l'impressionante numero di 4.000 esemplari. I bisonti erano oggetto di caccia nella zona proprio perché il loro sterminio avrebbe velocizzato le attività di sgombero e di costruzione della ferrovia.
Se il mito di Buffalo Bill si è alimentato grazie al protagonista stesso, la diffusione si deve a Ned Buntline, popolare scrittore che in diversi racconti narra le gesta di Buffalo Bill; Buntline arriva a chiedere a Cody di interpretare la trasposizione teatrale delle sue novelle: Buffalo Bill accetta di diventare attore, e interpreterà se stesso per undici stagioni consecutive.
Lanciato nel mondo dello spettacolo e dell'intrattenimento, nel 1883 crea il "Buffalo Bill Wild West Show", spettacolo circense in cui vengono ricreate e rappresentati in tipico stile western momenti come la battaglia di Little Bighorn. Allo spettacolo partecipano veri cowboy e pellerossa dell'epoca, come Toro Seduto (il leggendario capo Sioux), Calamity Jane e Wild Bill Hickock.
In oltre vent'anni di attività il "Buffalo Bill Wild West Show" diverrà un successo negli Stati Uniti e anche in Europa. Nel vecchio continente, a Londra nel 1889, sarà una delle attrazioni principali durante il Giubileo d'Oro della Regina Vittoria.
Lo spettacolo arriva anche in Italia nel 1890; convertitosi da poco tempo al cattolicesimo esprime e realizza il desiderio di incontrare papa Leone XIII. Nello stesso anno, sebbene sia un affermato showman di fama internazionale, Cody partecipa con il grado di colonnello alle operazioni militari contro i Sioux, tribù che aveva già combattuto nel 1876.
William Cody muore all'età di 71 anni, il 10 gennaio 1917 a Denver; dietro sua richiesta viene sepolto sulla Lookout Mountain, in Colorado, ad est di Denver.
Sono molte le pellicole che si ispireranno alla vita e alle gesta di Buffalo Bill; tra queste ricordiamo "The Plainsman" di Cecil B. De Mille (1936, con Gary Cooper), "Buffalo Bill" di William A. Wellman (1944), "Buffalo Bill e gli indiani" di Robert Altman (1976, con Paul Newman).
In Italia il regista Giuseppe Accatino realizza nel 1949 "Buffalo Bill a Roma", dedicato alla reale sfida che aveva visto Cody e il suo circo soccombere contro la rappresentanza di butteri laziali dell'Agro Pontino guidati dal circense Augusto Imperiali.
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