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lunedì 13 marzo 2023

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 13 marzo.
Il 13 marzo 1992 Boris Elstin ordina la chiusura definitiva del giornale "Pravda".
Dal 1912 ha rappresentato per milioni di comunisti il «verbo» di Mosca.
La «Pravda» ossia «Verità» a onor del vero, fu fondata nel 1905 dalla Spilka, l'Unione socialdemocratica ucraina, ma dopo alcune uscite fu ceduta a Trockij che dal 3 ottobre 1908 la fece stampare a Vienna per evitare la censura zarista. Inizialmente Trockij lo concepì come giornale di impostazione socialdemocratica poi nel 1910, fallito il tentativo di ricomporre la scissione del Partito Operaio Socialdemocratico Russo, divenne l'organo della corrente Bolscevica.
Le mutate condizioni politiche interne, consentirono l'inizio delle pubblicazioni a San Pietroburgo e il 22 aprile 1912 per la prima volta la «Pravda» comparve nelle edicole russe. Nei due anni che seguirono il quotidiano fu però costretto a cambiare per ben 8 volte nome a causa della repressione poliziesca. Nei mesi seguenti divenne «Rabochaya Pravda» (Verità degli operai), «Severnaya Pravda» (Verità del nord), «Pravda Truda» (Verità del lavoro), «Za Pravdu» (Per la verità), «Proletarskaya Pravda» (Verità Proletaria), «Put' Pravdy» (Strada della verità), «Rabochy» (Operai) e ancora «Trudovaya Pravda», altro modo per dire «Verità del lavoro» per poi tornare definitivamente «Pravda». Ma solo per pochi mesi, perché nel luglio del 1914, scoppiata la Prima guerra mondiale, il governo zarista impose la chiusura della testata.
Dopo quasi tre anni di silenzio, il giornale riprese le pubblicazioni nel febbraio del 1917 quando la «Rivoluzione di febbraio» aveva spodestato lo zar Nicola II e creato un governo di salvezza pubblica. Vladimir Lenin poté così rientrare dal suo esilio in Svizzera e pubblicare sul numero del 3 aprile le famose «Tesi di Aprile» in cui tracciava le linee guida dell'azione politica dei Bolscevichi per sfruttare la situazione rivoluzionaria nel Paese, prendere il potere e instaurare lo stato socialista.
Appena un mese dopo l'arrivo in edicola, il 13 marzo del 1917 la «Pravda» venne affiancato da «Izvestia», su iniziativa della componente menscevica e socialrivoluzionaria del partito. Nell'agosto assunse la sottotestata di «Giornale del comitato centrale dei soviet dei lavoratori e dei soldati di San Pietroburgo» per poi diventare «Organo del Comitato esecutivo centrale del soviet supremo», vale a dire del Governo. «Izvestia» in russo sta per «Notizie» per cui abbinandolo al nome dell'altra testata, venne fuori un gioco di parole molto popolare in epoca sovietica: «Nella Verità non ci sono Notizie e nelle Notizie non c'è Verità».
Nel 1918 la redazione della «Pravda» venne trasferita da San Pietroburgo a Mosca e ben presto affiancata da altre pubblicazioni come «Komsomolskaya Pravda» e «Pionerskaya Pravda» rispettivamente organi della Gioventù comunista e dei Giovani Pionieri. Senza contare le «edizioni locali» come «Kazakhstanskaya Pravda» in Kazakhstan, «Polyarnaya Pravda» nell'oblasta di Murmansk, «Pravda Severa» in quello di Arcangelo, «Moskovskaya Pravda» nella capitale.
Tra le varie testate però negli anni successivi sarà sempre alla «Pravda» organo del Pcus che si rivolgeranno gli osservatori politici. Soprattutto negli anni della guerra fredda, i cremlinologi dovevano leggere con attenzione ogni singola riga nel tentativo di intuire i movimenti all'interno del Pcus e prevedere i cambi al vertice del potere. Almeno fino al rapido evolversi della situazione nell'intero mondo comunista dalla caduta del muro di Berlino nel novembre del 1989 fino al tentativo di colpo di stato della componente conservatrice del Pcus contro Michail Gorbacëv nell'agosto del 1991. Sciolta l'Unione sovietica, dissolto il Pcus  Boris Eltsin decretò la fine delle pubblicazioni del glorioso quotidiano. Diversi giornalisti fondarono allora un quotidiano dallo stesso titolo, oggi testata d'informazione formato tabloid, mentre qualche anno dopo apparve in internet una sito online con il nome «Pravda». Ma nessuno è in grado di reclamare l'eredità storica e culturale del giornale.

martedì 3 maggio 2022

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 3 maggio.
Il 3 maggio 1939 Vjaceslav Molotov viene nominato da Stalin ministro degli esteri.
Vjaceslav Michajlovic Molotov nasce a Kubarka il 9 marzo 1890. La sua carriera politica inizia prestissimo quando è poco più di un adolescente. Si unisce, infatti, al Partito Operaio Socialdemocratico nel 1906 e adotta il significativo pseudonimo di Molotov che in russo significa "martello". Durante la sua attività politica subisce ben tre arresti con relative deportazioni: il primo nel 1909 a seguito del quale finisce in Siberia, il secondo nel 1915 e il terzo nel 1916.
Dopo il primo periodo di esilio diventa un collaboratore del giornale clandestino dei bolscevichi, la Pravda. E' anche tra gli attivisti che pianificano la rivoluzione d'ottobre del 1918, e, proprio in questa fase, diventa uno stretto alleato e collaboratore di Stalin.
Allo scoppio, però, della rivoluzione viene inviato in Ucraina per due anni, e qui svolge il ruolo di segretario del comitato centrale del partito bolscevico ucraino. Nel 1921, Lenin lo vuole nuovamente a Mosca prima come membro del comitato centrale e addetto alla segreteria del partito, e poi, nel 1922, come vice segretario.
Dopo la morte di Lenin, Molotov continua a sostenere strenuamente Stalin che, al momento opportuno, lo premia facendolo entrare al Politburo. Per undici anni, dal 1930 al 1941, ricopre il ruolo di Presidente del Consiglio dei Commissari del Popolo. Grazie a questo incarico, prende importanti decisioni governative riguardo il piano di collettivizzazione forzata dell'agricoltura, di industrializzazione e, soprattutto, di riarmo. Quest'ultima iniziativa in particolare si rivelerà importantissima per la Russia durante la seconda guerra mondiale.
Nel periodo compreso tra il 1934 e il 1938, partecipa alle famose purghe staliniane contro alcuni dirigenti bolscevichi considerati traditori e dei semplici cittadini accusati di essere ostili al regime. Molotov viene coinvolto a pieno titolo nella repressione e appoggia Stalin al punto da essere indicato come suo possibile successore. Spaventato, però, dalle ripercussioni che potrebbe provocare questa voce, tenta di metterla a tacere.
Allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, il 3 maggio del 1939, viene messo a capo del Ministero degli Affari Esteri al posto di Litvinov, esautorato sia per le sue origini ebraiche che per una non accorta politica di alleanze con Gran Bretagna e Francia. Molotov cerca di negoziare su più fronti, mantenendo sempre un atteggiamento di riguardo nella gestione dei rapporti con la Germania.
Dopo il fallimento dei negoziati russo-franco-britannici, tratta direttamente con la controparte tedesca rappresentata da Joachim Von Ribbentrop con il quale sigla l'omonimo patto Molotov-Ribbentrop.
Stalin, dubbioso sulle reali intenzioni delle altre nazioni europee, preferisce accordarsi direttamente con Hitler affinché venga contenuto il suo espansionismo verso est. Il patto, infatti, si configura come una forma di non belligeranza tra i due stati.
Durante i negoziati, Molotov diventa famoso per la sua intransigenza e per la tenacia con cui, nonostante le blande promesse tedesche, tenta di proteggere gli interessi del proprio popolo. Allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, il 22 giugno del 1941, ricopre il ruolo di vice primo ministro e continua a occuparsi degli affari esteri. Sarà lui ad accompagnare Stalin in diversi incontri internazionali, come quelli di Londra (1941) Washington (1942) Yalta(1945) e Potsdam (1945) durante i quali si discutono i termini dell'alleanza tra Gran Bretagna, Stati Uniti e Russia.
Svolge la sua funzione di commissario degli esteri fino al 1949 e poi di nuovo dal 1953 al 1956. La sua posizione subisce fasi alterne negli ultimi anni del regime di Stalin, e a un certo punto si indebolisce talmente che non riesce a evitare neppure l'incarcerazione della seconda moglie Polina di origini ebraiche.
Prima di morire, Stalin individua proprio in Molotov uno dei dirigenti della vecchia guardia che desidera eliminare per fare posto alle nuove leve del partito. Eppure proprio dopo la morte del dittatore, Molotov recupera la sua posizione politica e riacquista l'incarico al Ministero degli Esteri. Le sue idee politiche sono, però, opposte a quelle del nuovo reggente Chruscev che lo accusa delle terribili purghe degli anni trenta. Viene così rimosso dal suo incarico, ma non si arrende e, nel 1957, tenta con altri uomini politici un colpo di stato per estromettere Chruscev. L'insuccesso del tentativo gli provoca la rimozione dal suo incarico e la definitiva espulsione dal partito nel 1962.
Nonostante la disgrazia politica che lo vessa negli ultimi anni, non rinnega il suo passato e neanche la sua fedeltà a Stalin. Ottiene una riabilitazione solo molti anni dopo, e nel 1984 gli viene anche simbolicamente concesso di ritornare tra le fila del partito. Vjaceslav Michajlovic Molotov muore a 96 anni il giorno 8 novembre del 1986.
Contrariamente a quanto si crede, l'ideatore delle bombe Molotov non fu lui stesso , ma i militari nazionalisti di Francisco Franco, che, durante la Guerra civile spagnola, il 28 ottobre 1936 le utilizzarono per contrastare dei carri armati sovietici T-26 (il nome Molotov veniva usato per indicare il bersaglio delle bombe incendiarie).

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