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giovedì 28 agosto 2025

#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 28 agosto.

Il 28 agosto 489 Teodorico sconfigge Odoacre nella battaglia dell'Isonzo e invade l'Italia.

Teodorico succedette al trono degli Ostrogoti dopo la morte del padre (474) e proseguì la politica di alleanza con il vicino Impero Bizantino, dal quale otteneva compensi per i servigi di protezione dei confini. L'imperatore bizantino, alleandosi con Teodorico, sperava che questi riuscisse a porre sotto il controllo ostrogoto le nuove popolazioni barbariche che si stavano spingendo ai confini dell'Impero, assicurando così a Bisanzio una zona di influenza che fungesse da cuscinetto tra l'Impero e le popolazioni barbariche.

I successi di Teodorico portarono l'imperatore Zenone a riconoscere al re ostrogoto lo stato di federato romano e a eleggerlo console nell'anno 484, ufficializzando in questo modo il predominio ostrogoto sull'area balcanica.

La presenza di Teodorico stava diventando però sempre più ingombrante per Zenone e nel contempo Odoacre in Italia stava allargando la sua zona di influenza minacciando gli interessi di Bisanzio. Zenone pensò di risolvere i suoi problemi mettendo l'uno contro l'altro i due re barbari, per cui nel 488 Teodorico preparò la spedizione verso l'Italia, intrapresa nell'autunno dello stesso anno.

Circa un secolo prima gli Ostrogoti furono separati dai loro connazionali Visigoti e assoggettati agli Unni. Da quel momento avevano fatto parte del grande impero di Attila. Alla morte del grande condottiero riuscirono a liberarsi dall’influenza degli Unni e si stanziarono in Pannonia e fecero un patto con l’imperatore bizantino Marciano. Teodorico, in giovane età, ebbe l’occasione di passare alcuni anni alla corte imperiale bizantina imparando ad unire il sangue barbaro e l’educazione civile.

A causa della morte di suo zio re, Teodorico fece ritorno nella propria terra ove regnava suo padre. A diciotto anni, all’insaputa del padre, radunò un esercito e conquistò la città di Singidono ma, invece di unirla al regno paterno, se la tenne per se. Da questo momento iniziò a scorrazzare e a trattare con l’Imperatore bizantino.

Nel 474 Teodorico succede al trono degli Ostrogoti dopo la morte del padre.

Quando cadde l’Impero d’Occidente, aiutò Zenone a riconquistare l’Impero d’Oriente. Questo aiuto fece crescere l’importanza di Teodorico presso la corte di Zenone.

L’imperatore Zenone, per dimostrare la sua gratitudine, invitò a corte Teodorico che fu ricevuto con grandi onori. L'imperatore gli diede uno stipendio, lo elesse maestro dei militi e gli innalzò una statua equestre. Nel 484 lo elesse console. Successivamente ricevette il titolo di patrizio e la possibilità di conquistare l’Italia.

Teoderico, uscito da Costantinopoli tornò dal suo esercito, raccolse quasi tutti i Goti e si mise in marcia verso l’Italia.

Teodorico prese la strada alla volta del Friuli con i Goti guerrieri, vecchi, fanciulli, donne, armamenti, carri e masserizie. Strada facendo fece guerra con diverse popolazioni e ulteriori guerrieri si unirono all’esercito.

A febbraio Teodorico giunse sul fiume Vuka (Croazia). Il varco era difeso dai Gepidi che erano sotto Odoacre. Combatterono in mezzo al fiume. Teodorico vinse ed uccise il re dei Gepidi.

Quando Odoacre seppe dell’esercito che stava per raggiungere i suoi confini, riunì il suo esercito e gli andò incontro. Si fermò sulle rive del fiume Isonzo e attese.

Teodorico attraversò le Alpi Giulie e nella primavera del 489 raggiunse l’Isonzo accampandosi nel sito detto al Ponte (così chiamato perché un tempo c’era un ponte di pietre costruito dagli antichi romani) ma anche chiamato Pons Santii (in località Mainizza). Dall’altra parte del fiume vedeva l’accampamento dell’esercito di Odoacre.

Teodorico non permise alcun scontro, doveva aspettare che il suo esercito si riposasse per qualche giorno. Teodorico schierò il suo esercito e ci fu una battaglia sanguinosa ove la peggio toccò a Odoacre. Quando Odoacre vide le prime schiere cadere per mano dei Goti, decise di fuggire con il resto dell’esercito. Inizialmente chiese rifugio presso i vicini castelli ma poi si ritirò fino a Verona.

Negli anni successivi la forza di Teodorico andava via via aumentando mentre Odorico era rifugiato a Verona. Iniziò anche un lungo assedio della città che durò tre anni.

Nel frattempo i vescovi fortificarono i castelli in modo tale che diventassero anche luogo di ricovero dei fedeli.

Nel 490 Teodorico fece costruire la Rocca di Monfalcone a testimonianza della sua vittoria su Odoacre sull’Isonzo e per difendere l’Italia da incursioni nemiche: Teodorico si era reso conto che il Friuli era la porta d’Italia.

Dopo molte battaglie, Odoacre si ritrovò asserragliato a Ravenna. Teodorico fece bloccare il porto con una grande flotta che aveva il compito di impedire l'arrivo dei rifornimenti via mare ma anche di sorvegliare Odoacre ed impedirne una fuga improbabile ma non impossibile. Odoacre, rinchiuso all'interno della città, si trovò di colpo senza cibo. Molti morivano per fame, e i soldati si aggredivano tra di loro per pochi grammi di cibo.

Qualunque fosse il patto con Teodorico, Odoacre decise di accettarlo e insieme al figlio Tela furono dichiarati Cesari del re d'Italia Teodorico. Ma quest'ultimo non era incline ad accettare di governare con Odoacre, e il 15 marzo 493 lo invitò al suo palazzo per pranzare. Odoacre venne con una guardia del corpo composta da bucellari (ossia soldati barbarici.). Ma Teodorico fece scattare la trappola. Un centinaio di guerrieri circondarono la guardia di Odoacre, ma nessuno osava colpirlo. Allora Teodorico, che intendeva dimostrare di essere superiore ai suoi soldati, afferrò una spada e lo trafisse allo stomaco, infierendo poi sul corpo.


 

lunedì 4 settembre 2023

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi


Buongiorno, oggi è il 4 settembre.
Il 4 settembre 476 d.C. Odoacre depone l'ultimo imperatore romano, Romolo Augusto, sancendo la fine dell'impero romano d'occidente.
Nell’anno 400 Roma era ancora la più grande metropoli del mondo mediterraneo (Costantinopoli le toglierà il primato soltanto dopo il 450) con almeno 500-700 mila abitanti.  I suoi monumenti e i suoi edifici erano intatti e, accanto ai templi vetusti (e chiusi per legge), erano sorte numerose chiese e basiliche cristiane.
Apparentemente nulla faceva presagire che in capo a pochi decenni tutto il mondo che faceva capo alla metropoli sarebbe scomparso.   Ma, dietro l’apparente stabilità, la situazione generale dell’impero era molto difficile.   L’Oriente aveva subìto una tremenda disfatta militare ad Adrianopoli nel 378.   Lo stesso imperatore Valente era caduto in battaglia contro i Goti e i corpi di élite dell’esercito annientati.   E’ vero che Roma contava ancora su centinaia di migliaia di soldati, ma spesso non si trattava di truppe scelte e comunque queste forze erano disperse dal Marocco alla Scozia e dalla foce del Reno alla Mesopotamia.
Il secolo ebbe inizio con una grande crisi.  Nella notte di capodanno del 407 il Reno ghiacciò e orde di barbari affamati (Vandali, Alani, Svevi e altri) varcarono il fiume per disperdersi in bande nella Gallia saccheggiando fattorie, villaggi e città e arrivando perfino nella indifesa Spagna.  Il generalissimo Stilicone, “magister utriusque militiae”, per far fronte all’invasione fu costretto a richiamare l’armata della Britannia abbandonando i cittadini dell’isola al loro destino.   Ma l’armata britannica acclamò un usurpatore (Costantino III) e la Gallia divenne dunque teatro di un triplice conflitto: tra barbari ed esercito lealista, tra barbari e armata dell’usurpatore e tra le due armate romane. 
Stilicone, nel frattempo, era entrato in conflitto con gli ambienti più conservatori di Roma e di Costantinopoli che vedevano con crescenti sospetto e timore la progressiva immissione di barbari nell’impero e la germanizzazione delle sue forze armate.   La reazione dell’elemento romano ebbe come vittima proprio Stilicone, che pure era stato il reggente del giovanissimo augusto Onorio e che aveva grandi meriti nella difesa delle frontiere.  Il comandante supremo fu trucidato mentre centinaia di suoi soldati barbari venivano massacrati tra Pavia e Ravenna.   Ciò accadeva nel 408.
La conseguenza diretta della scomparsa del più grande condottiero di Roma (seppure di sangue germanico) fu l’invasione dei Goti di Alarico e il sacco di Roma (410), un evento inimmaginabile che segnò un trauma in tutte le province dell’impero in quanto l’inviolabilità dell’Urbe durava esattamente da otto secoli.
L’impero d’Occidente comunque si riprese grazie all’azione dell’energico generale Costanzo e, in seguito, grazie ai continui rastrellamenti effettuati in Gallia dal nuovo comandante supremo, Flavio Ezio.   Ma anche Ezio non poté nulla quando i Vandali e gli Alani che si erano stanziati nell’odierna Andalusia a partire dal 407 (e non ne erano stati mai sloggiati), decisero di passare in Nord Africa.   Tra il 429 e il 439 tutte le province più ricche e produttive di quel paese (allora molto più fertile del Nord Africa odierno) furono perdute.   Roma fu privata di rifornimenti alimentari e di un enorme introito fiscale e i traffici commerciali furono gravemente minacciati dai pirati vandalici in tutto il Mediterraneo occidentale.
Anche i successi militari di Ezio in Gallia avevano il loro risvolto negativo.  Il nuovo generalissimo non disponeva più di forze “romane” e dunque doveva ricorrere a intere tribù barbariche.   Il suo gioco – usare alcuni barbari contro altri e viceversa – non riuscì più quando gli Unni, che fino ad allora fornivano cavalleria mercenaria all’impero, crearono un vasto stato di nomadi lungo tutte le frontiere orientali, assoggettando la maggior parte delle popolazioni germaniche.
Fu quella l’epoca di Attila (tra il 440 e il 450).  Il terribile capo mongolo batté a più riprese le armate dell’impero d’Oriente e costrinse il governo di Costantinopoli a versargli onerosi tributi in oro.   Poi, quando un nuovo augusto orientale (Marciano) si rifiutò di pagare, Attila si rivolse contro Roma.
L’impero d’Occidente si trovò stretto in una morsa.   Da un lato i Vandali che occupavano il Nord Africa e bloccavano i traffici marittimi.  Dall’altra gli Unni che invasero la Gallia dove già i Visigoti si erano ritagliati un loro regno confederato a Roma (nell’area compresa tra Tolosa e Bordeaux).
Il genio militare e l’abilità diplomatica di Ezio, comunque, riuscirono ancora una volta a salvare l’impero (vittoria contro Attila nella Champagne, 451), ma l’anno successivo, quando gli Unni invasero l’Italia, il governo imperiale non aveva più fondi per assoldare un’altra armata mercenaria da dare a Ezio.   Roma fu salvata dal soccorso dell’esercito orientale e dalla missione diplomatica del Senato guidata da papa Leone Magno.  Ma due anni più tardi Ezio cadde vittima di un complotto il cui esecutore materiale sembra sia stato lo stesso imperatore Valentiniano III.
La vendetta dei veterani di Ezio non si fece attendere.  Pochi mesi più tardi (nel 455) anche Valentiniano III veniva ucciso.   Ma questo evento fornì al re dei Vandali, Genserico, il pretesto per invadere l’Italia al fine di “vendicare l’imperatore legittimo”.   L’obiettivo della spedizione barbarica fu la stessa Roma che venne saccheggiata per due settimane e completamente spogliata dei suoi tesori.
Dopo la scomparsa di Ezio, ultimo difensore dell’impero, e l’estinzione della dinastia teodosiana, l’Occidente visse un ventennio di caos.   Due augusti (Maggioriano e Antemio) tentarono invano di restaurare lo stato, ma ambedue furono battuti dai Vandali mentre tentavano di sbarcare in Africa. 
Nel 470 l’impero d’Occidente aveva ormai perduto le province più ricche.   La Gallia era contesa tra Visigoti, Burgundi e Franchi.   La Spagna tra Visigoti e Svevi.  L’Africa del Nord era dominata dai Vandali.   Le province balcaniche erano in preda al caos.   Fu un ventennio di agonia.   Quando, nel 476, l’ultimo imperatore venne deposto da Odoacre, nuovo comandante dell’armata d’Italia, nessuno si rese conto che un’epoca era tramontata.   Ma in realtà l’impero di Roma aveva incominciato a morire almeno un secolo prima.
Sopravvisse invece l’impero d’Oriente che rimase romano e latino – almeno nei vertici dello Stato, nella burocrazia e nell’esercito – fino al 600 circa.   Poi anche la Roma d’Oriente entrò in una spirale di rapida decadenza dalla quale uscì soltanto all’inizio del X secolo.  Ma ormai l’impero era romano soltanto di nome.   Era un regno medioevale abitato da popoli di lingua greca, strenuo difensore del cristianesimo ortodosso.

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