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giovedì 14 aprile 2022

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 14 aprile.
Il 14 aprile 1561 si ebbe il cosiddetto "fenomeno celeste di Norimberga".
Il fenomeno celeste di Norimberga è un evento accaduto a Norimberga il 14 aprile 1561, quando, secondo le cronache del tempo, la popolazione vide comparire in cielo numerosi oggetti volanti, di varie forme, che ingaggiarono fra di loro una sorta di combattimento.
Qualcosa di analogo si verificò, cinque anni più tardi, anche a Basilea.
Le cronache del tempo riportarono l'accaduto con dovizia di particolari, affinché della vicenda ne rimanesse chiara memoria. Inoltre, furono eseguite diverse incisioni su legno e stampe su carta. L'avvenimento durò circa un'ora e terminò quando diversi oggetti precipitarono al suolo, alla periferia della città, causando un incendio.
Secondo l'incisore Hans Glaser, che, insieme a «numerosissime persone, uomini e donne», assistette al combattimento, la mattina del 14 aprile apparvero vicini al Sole «due oggetti a forma di falce, simili alla Luna calante, di colore rosso. Questi oggetti si spostavano dal centro ai lati del Sole, e poi sopra e sotto». Glaser aggiunge che «C'erano anche delle sfere di colore rosso, blu e nero, e dei dischi tondeggianti. Volavano a file di tre, o a quattro formando dei quadrati, e alcuni dischi volavano da soli. Mescolate a questi oggetti sono state viste anche molte croci di colore rosso, e fra di esse c'erano oggetti di forma allungata con la parte posteriore più spessa e la parte anteriore più snella. In mezzo a tutto questo c'erano due grandi oggetti cilindrici, uno sulla destra ed uno sulla sinistra, e dentro ognuno di essi c'erano numerose sfere, e tutti iniziarono a combattere fra di loro».
Sempre secondo il racconto di Glaser, «la battaglia nei cieli durò circa un'ora e fu vista da numerosissime persone, sia nella città che nelle campagne circostanti, poi alcuni oggetti caddero in fiamme sulla terra, alla periferia della città, provocando un vasto incendio ed una grande nube di fumo. I presenti videro anche, vicino alle sfere volanti, una specie di grande lancia nera». Il testo di Glaser, attualmente conservato presso la Wickiana della Biblioteca Centrale di Zurigo, venne pubblicato insieme ad un breve commento di stampo religioso sul Giudizio Universale e sul peccato nella gazzetta della città di Norimberga, corredato da una stampa a colori.
E' possibile che la narrazione sia una sorta di metafora?
Probabilmente no: nella seconda metà del 1500 l’Europa risolse positivamente il periodo di crisi generale che l’aveva colpita e diede inizio ad una profonda trasformazione culturale e politica, che sfociò nella formazione degli Stati nazionali e delle Signorie in Italia. Nel 1400 scomparve definitivamente la civiltà medioevale e si affermò una nuova visione del mondo. Le varie corti ospitarono uomini di cultura appartenenti a tutti i settori: artistico, scientifico, musicale, filosofico, letterario, politico. In Italia i Signori che diedero impulso alla nuova cultura, indicata per il Quattrocento con il nome di Umanesimo e per i primi decenni del Cinquecento con il nome di Rinascimento, furono gli Aragonesi a Napoli, i Montefeltro ad Urbino, gli Este a Ferrara, i Gonzaga a Mantova, i papi a Roma, gli Sforza a Milano. Lorenzo dei Medici, Signore di Firenze, riunì attorno a sé filosofi come Marsilio Ficino e Pico della Mirandola; letterati come Angelo Poliziano e Luigi Pulci; artisti come Sandro Botticelli, Leonardo da Vinci e Michelangelo Buonarroti.
Si riscoprirono gli autori classici latini e greci (le Humanae litterae), da cui derivò il nome di Umanesimo, allo scopo di rintracciare modelli da additare ai contemporanei e si esaltarono le qualità dell’uomo, come la dignità, la libertà e la creatività del pensiero;
si diffuse un’immensa fiducia nell’intelligenza umana, nella capacità di penetrare nei segreti della natura con gli strumenti scientifici e di allargare i confini del mondo conosciuto. Non a caso il 1492, anno della scoperta dell’America, segnò il passaggio dall’età medioevale a quella moderna;
gli autori dei vari settori artistici cercarono di realizzare gli ideali di bellezza e di armonia;
si estese sempre più l’uso della lingua volgare, affinché gli scritti fossero accessibili ad un vasto pubblico.
Nel Cinquecento nacque la “questione della lingua”, per cui si ricercò una lingua letteraria nobile, distinta da quella comune e si assunsero come modelli Petrarca per la poesia e Boccaccio per la prosa; in pratica si propose la tradizione del “fiorentino illustre”. Allo scopo di difendere il patrimonio linguistico nazionale, nel 1583 venne fondata l’Accademia della Crusca, tuttora esistente.
Molti furono gli autori importanti del Quattrocento e del Cinquecento e tra i tanti vanno ricordati Poliziano, Lorenzo il Magnifico, Ariosto, Tasso.
Era l'epoca del protestantesimo con Martin Lutero che diffondeva il suo paradigma (agevolato dalla chiesa cattolica in pieno decadimento). Inoltre le prime proto-narrazioni di una fantascienza embrionale sono del 1608.
Ma allora cosa è successo nei cieli di Norimberga?
È impossibile stabilire con certezza cosa accadde quel giorno nei cieli di Norimberga. Alcuni ufologi ipotizzano che si sia trattato di un avvistamento UFO, interpretando le cronache del tempo come la descrizione di un combattimento nei cieli con grandi "navette-madri" dalle quali partivano moduli di dimensioni minori.
Altri, invece, attribuiscono l'evento a fenomeni solari di tipo naturale come pareli (Il parelio, comunemente noto anche come "cani solari",  è un fenomeno ottico atmosferico dovuto alla rifrazione della luce solare da parte dei piccoli cristalli di ghiaccio sospesi nell'atmosfera e che solitamente costituiscono i cirri), comuni nell'Europa del nord, e raggi crepuscolari. Anche questa ipotesi, tuttavia, risulta contestata.
Carl Gustav Jung manifestò il suo interesse per l'avvenimento, così come per il fenomeno celeste di Basilea del 1566, nel saggio Ein moderner Mythus: Von Dingen, die am Himmel gesehen werden ("Un mito moderno. Le cose che si vedono nel cielo") del 1958, soffermandosi sull'interpretazione che i presenti diedero all'avvenimento.


mercoledì 26 maggio 2021

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 26 maggio.
Il 26 maggio 1828 Kaspar Hauser viene scoperto vagare per le vie di Norimberga.
Il 26 maggio 1828 era il lunedì successivo alla Pentecoste.
Tra le quattro e le cinque del pomeriggio, a Norimberga, un ragazzo di circa sedici/diciassette anni dall'aspetto trasandato, che indossava abiti da contadino, camminava con un'andatura goffa per le vie della cittadina, guardandosi attorno con la bocca aperta, come se tutto ciò che lo circondava gli fosse alieno. Un calzolaio, impegnato nel suo lavoro, notò il ragazzo che aveva tutta l'aria di non reggersi più in piedi, e lo accolse nella sua casa. Il ragazzo non rispose alle domande del calzolaio, limitandosi a consegnargli una lettera indirizzata al Capitano dei Cavalleggeri di Norimberga.
Il soldato viene mandato a chiamare, e in sua presenza viene aperta la lettera. Il ragazzo disse al Capitano: “Voglio essere un soldato come lo era mio padre”, ma non sapeva null'altro, nemmeno l'identità del padre. Portato alla sede della polizia, il ragazzo sapeva scrivere solamente il suo nome, Kaspar Hauser. A tutte le altre domande rispondeva semplicemente “non so”, e sapeva dire poco altro. Il suo vocabolario contava poco più di cinquanta parole.
Kaspar non sapeva nulla sulle sue origini, l'unica cosa che aveva con se era una lettera, indirizzata al Capitano dei Cavalleggeri, in cui era scritto: “Egregio Capitano, vi mando un ragazzo che è ansioso di servire il suo Re nell'esercito. Fu lasciato in casa mia il 7 ottobre 1812, ma io non sono che un povero lavorante a giornata, ho già dieci figli e abbastanza da fare per crescerli. Non l'ho lasciato uscire di casa fin dal 1812... Se non lo volete tenere, potete ucciderlo o impiccarlo nella cappa del camino.” Oltre a questo, vi era un biglietto su cui era scritto che Kaspar era nato il 30 aprile del 1812.
Mentre la lettera veniva esaminata dalla polizia, Kaspar fu incarcerato in un centro di detenzione per vagabondi. Il carceriere esaminò attentamente il ragazzo, vedendo che era ben fatto, ma che aveva i piedi soffici come quelli di un bambino, e che stentava a camminare, come un bambino che muove i primi passi.
Il ragazzo fu anche visitato da un medico, che stabilì che non era ritardato, ma che gli era stato impedito (con l'isolamento) di svilupparsi mentalmente e socialmente. Inoltre diagnosticò una malformazione alle ginocchia, che gli impediva di allungare le gambe quando era seduto su una superficie piana, probabilmente dovuta al fatto che il ragazzo era stato tenuto imprigionato in spazi ristretti.
Kaspar, nel periodo in cui fu incarcerato, imparò a parlare con frasi brevi.
Il ragazzo si nutriva esclusivamente di pane ed acqua, qualsiasi altro alimento gli era indigesto.
Inoltre non si rendeva conto della differenza tra uomini e donne, e non era imbarazzato quando la moglie del carceriere lo lavava.
La storia del giovane Kaspar divenne di pubblico dominio, e il ragazzo venne affidato ad un giovane studioso, professor Georg Friedrich Daumer, che si occupò della sua educazione.
In sei settimane Kaspar Hauser imparò a parlare, leggere e scrivere come qualsiasi ragazzo della sua età. Inoltre, il 7 luglio del 1828 scrisse una relazione in cui raccontava il suo passato, relazione da cui non si discostò per tutta la sua breve vita.
Kaspar, prima del suo arrivo a Norimberga, aveva passato tutta la sua vita rinchiuso in una cella buia lunga due metri, larga un metro e mezzo e alta meno di due metri, sempre seduto o coricato su un materasso di paglia che costituiva l'unico arredo della cella. Al suo risveglio al mattino trovava accanto a se un pezzo di pane e una brocca d'acqua, il suo cibo quotidiano. A volte l'acqua aveva un sapore amaro e lo faceva dormire (sonnifero): quando si svegliava indossava abiti puliti e aveva le unghie tagliate. In tutta la sua vita non aveva mai incontrato nessuno, la sua unica compagnia erano due cavallini di legno.
Un giorno un uomo entrò nella cella, il primo uomo che Kaspar avesse mai visto, e gli insegnò a scrivere il suo nome e a dire “voglio essere un soldato come lo era mio padre.” Una volta che il ragazzo apprese queste due nozioni, l'uomo se lo caricò a spalla e lo portò all'aperto.
Il ragazzo svenne, forse a causa dell'aria fresca e della luce, e non ricordava null'altro, fino al momento in cui si riprese a Norimberga, dove vagava in cerca del Capitano dei Cavalleggeri.
L'interesse per Kaspar si diffuse in tutta l'Europa.
Molte persone importanti visitarono il ragazzo, convinti che non fosse stato imprigionato per odio ma per qualche motivo preciso. Inoltre il ragazzo presentava una certa somiglianza con la famiglia ducale dei Baden, che nel 1813 aveva subito la perdita di due principini.
Il 7 ottobre del 1829 Kaspar Hauser subì (forse) un primo attentato alla sua vita. Il ragazzo fu ritrovato svenuto nella cantina della sua abitazione, con una ferita sanguinante in testa. Secondo la versione di Kaspar, qualcuno lo aveva spinto giù dalla scala.
Quando, nel marzo del 1830, morì il Granduca, Kaspar fu affidato al Conte Stanhope, amico del successore del defunto. Questi dichiarò pubblicamente che Kaspar Hauser era di origini ungheresi, e che non aveva niente a che fare con la Casata dei Baden, cercando inoltre di convincere altre persone a cambiare la loro versione della storia.
Anselm Ritter Von Feuerbach, un giureconsulto tedesco, dichiarò che “il delitto compiuto contro la libertà di Kaspar non poteva essere stato motivato da odio o vendetta, ma solamente da interessi egoistici. Kaspar Hauser è il figlio legittimo di principeschi genitori e fu relegato in disparte per aprire la via della successione ad altri eredi.” Von Feuerbach morì il 27 maggio del 1833, verso le cinque del pomeriggio, a causa di un malore improvviso. La presenza di sintomi di avvelenamento da arsenico fecero supporre che Von Feuerbach fu avvelenato perchè aveva scoperto la verità su Kaspar Hauser.
Come tutto il resto della sua vita, anche la morte di Kaspar Hauser fu misteriosa.
Il 14 dicembre del 1833 Kaspar fu attirato nel parco di Ansbach, con la promessa che avrebbe ricevuto importanti rivelazioni sulla sua storia. Ma ad attenderlo non c'erano risposte, bensì un assassino che lo pugnalò al petto. Kaspar riuscì a ritornare a casa, dove morì tre giorni dopo.
Le sue ultime parole furono: “il mostro è divenuto troppo grande per me.”
Sul luogo della sua aggressione, fu trovata una borsa contenente un messaggio misterioso, che poteva essere letto solamente allo specchio. Il messaggio diceva: “Hauser potrà dirvi qual è il mio aspetto, da dove vengo e chi sono. Per risparmiargli il compito ve lo dirò io stesso. Io sono di ... sulla frontiera bavarese ... sul fiume ... il mio nome è MLO”
Kaspar Hauser fu sepolto nel cimitero della cittadina bavarese, sulla sua lapide è inciso “HIC JACET CASPARUS HAUSER, AENIGMA SUI TEMPORIS. IGNOTA NATIVITAS, OCCULTA MORS. MDCCCXXXIII” (qui riposa Kaspar Hauser, enigma del suo tempo. Ignota la (sua) origine, misteriosa la (sua) morte. 1833).
Nel luogo del suo assassinio è stato eretto un monumento con una lapide. Sulla lapide fu inciso. “HIC OCCULTUS OCCULTO OCCISUS EST” (qui un tipo misterioso fu ucciso in modo misterioso).
Secondo alcune dicerie dell'epoca, quando la Granduchessa Stefania di Baden, da molti ritenuta la madre di Kaspar, seppe della morte del ragazzo, pianse amaramente. Il marito della Granduchessa, Karl di Baden, era l'ultimo discendente diretto del ducato. Alla sua morte, il ducato fu ereditato dai figli della contessa di Hochberg. Sempre secondo tali dicerie, quando la Granduchessa Stefania partorì Kaspar, la Contessa fece portare via il bambino, sostituito dal figlio nato morto di una contadina. In seguito la Contessa affidò il bambino al Maggiore Hennenhofer, che a sua volta lo affidò ad un soldato. Si dice che il Maggiore Hennenhofer confessò la parte che aveva avuto nel complotto, ma alla sua morte tutti i suoi documenti vennero distrutti.
Chi era davvero Kaspar Hauser?
Era un impostore oppure era il legittimo erede del casato dei Baden?
Ai posteri l'ardua sentenza...

venerdì 20 novembre 2020

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 20 novembre.
Il 20 novembre 1945 ebbe inizio il Processo di Norimberga, in cui vennero processati 24 grandi accusati nazisti da parte di giudici rappresentanti le 3 nazioni vittoriose (Unione Sovietica, Stati Uniti e Regno Unito), a cui si aggiunse la Francia. Gli alleati manifestarono l'intenzione di punire i crimini nazisti sin dal gennaio 1941; nell'ottobre 1942, con la partecipazione congiunta di Gran Bretagna, Stati Uniti e Unione Sovietica fu creata a Londra la Commissione interalleata per i crimini di guerra, cui fece seguito l'atto di Mosca del 30 ottobre 1943 con il quale si ponevano concretamente le basi del Tribunale Internazionale di Norimberga.
La serie di procedimenti istruiti e condotti nella città tedesca tra il 1945 e il 1946 costituisce in effetti un importante precedente per diversi ordini di motivi:
- intanto presupponeva la messa a punto di regole per la conduzione di un giudizio del tutto straordinario: il problema fu oggetto di una specifica conferenza di esperti tenuta a Londra nell'estate del 1945 e conclusasi con un accordo (8 agosto);
- quindi esigeva la determinazione dei capi di accusa sulla scorta di elementi di diritto di non scontata fondazione giuridica [dibattuti appunto a Londra e fissati in una Carta, internazionalmente riconosciuta, sottoscritta dalle grandi potenze il 6 ottobre 1945 a Berlino].
Infine doveva necessariamente assumere il difficile compito di districare i livelli di responsabilità degli imputati all'interno dell'impianto apparentemente monolitico della dittatura [in tal senso non si procedette a un esame globale, ma vennero distinti procedimenti contro grandi criminali di guerra e procedimenti contro altri protagonisti di secondo piano].
Per quanto riguarda il primo e il secondo punto, la Carta [Charter of the International Military Tribunal] aveva di fatto avallato l'iniziativa giudiziaria dei vincitori individuando tre tipi di reato perseguibili dal Tribunale Militare Internazionale: crimini contro la pace, crimini di guerra, crimini contro l'umanità.
Bisogna tuttavia osservare che nella istruzione dei processi il crimine di riferimento - per ragioni molto complesse, ma essenzialmente legate a esigenze di politica interna americana - era rappresentato dalla cospirazione alla condotta di una guerra aggressiva, mentre gli altri due apparivano accessori, in sé orrendi e giuridicamente rilevanti ma da collegare al primo, in quanto commessi nel perseguimento dell'aggressione su scala globale. In questo senso è molto chiara la prospettiva comunicata dal procuratore capo americano Jackson in una lettera al presidente Truman:
«Il nostro procedimento contro i maggiori accusati è interessato al disegno guida nazista, non agli atti individuali di barbarie o alle atrocità occorse indipendentemente da ogni piano centrale».
Sebbene il reato che l'opinione pubblica immediatamente collega al processo di Norimberga sia forse quello di crimini contro l'umanità o, come più adeguatamente si espresse il procuratore francese de Menthon, crimini contro la condizione umana, di fatto la crudeltà e ferocia dei misfatti nazisti - anche di quelli più impressionanti, documentati nel corso del procedimento, perpetrati sul corpo del popolo ebraico - nell'architettura della sentenza si iscrivevano all'interno della cornice di fondo dell'accusa: la persecuzione e lo sterminio erano stati strumenti per imporre il controllo totalitario sulla Germania prima e procedere quindi al massacro europeo. Nel dispositivo del giudizio finale si fa infatti esplicito riferimento alla connessione tra anti-Semitic policy e plans for aggressive war, così come si collegano le attività criminali delle Einsatzgruppen a quelle della Wehrmacht.
Furono portati alla sbarra, all'infuori di Hitler e degli altri responsabili nazisti che si erano sottratti al verdetto dei vincitori con il suicidio (Goebbels, Himmler, Ley) i più alti responsabili della direzione politica ed economica del Terzo Reich e i più alti quadri militari. Tra i più stretti collaboratori di Hitler uno solo, Martin Bormann, uno dei grandi assenti del processo, era stato intimo collaboratore di Hitler nel suo quartier generale durante la seconda guerra mondiale e poi era sparito nel nulla. Il tribunale ritenne che si doveva procedere contro di lui in contumacia.

I capi d'imputazione erano quattro:

(1) Cospirazione, e vale a dire la preparazione di un piano comune per l'esecuzione degli altri tre crimini successivi;
(2) Crimini contro la pace, per aver diretto guerre d'aggressione contro altri Stati, scatenando il secondo conflitto mondiale e commettendo la violazione di ben trentaquattro trattati internazionali;
(3) Crimini di guerra, per aver compiuto una serie di violazioni del diritto internazionale bellico contenuto nella Convenzione dell'Aja, per esempio attraverso i trattamenti disumani nei confronti di popolazioni civili e prigionieri di guerra (torture, schiavitù, saccheggi ecc);
(4) Crimini contro l'umanità, per aver commesso atti d'estrema atrocità nei confronti di avversari politici, minoranze razziali e di interi gruppi etnici (il genocidio degli Ebrei).

Il 10 ottobre 1946 fu emessa la sentenza della Corte internazionale che pronunciò le seguenti condanne:
- A morte: Göring Hermann, il "numero due" della Germania, il personaggio più importante del nazismo al processo. Goring, come ministro dell'interno della Prussia, istituì il Geheimes Staatspolizeiamt che successivamente divenne la Gestapo, potente polizia segreta del regime; dopo il successo nelle elezioni del 30 fu nominato Presidente del Reichstag, quindi Feldmaresciallo, comandante della Luftwaffe. Fu uno dei principali artefici della potenza militare tedesca, facendo mobilitare tutte le forze economiche dello Stato per il riarmo. Partecipò nella pianificazione delle guerre d'aggressione in violazione del Trattato di Versailles e degli altri accordi e trattati internazionali. Imputato dei capi d'accusa 1, 2, 3 e 4;
Ribbentrop von Joachim, dal 1938 al 1945 ministro degli esteri del Reich, fu protagonista del Patto nazi-sovietico del 1939 (conosciuto pure come Molotov-Ribbentrop), i cui protocolli segreti fissavano la spartizione dell'Europa centro-orientale tra Germania ed Unione Sovietica. Imputato dei capi d'accusa 1, 2, 3 e 4;
Rosenberg Alfred, ministro del Reich per le zone d'occupazione nell'Europa orientale, autore del saggio "Il mito del 20° secolo, di stampo razzista. Imputato dei capi d'accusa 1, 2, 3 e 4;
Streicher Julius, insegnante elementare, fu il violento propagandista della persecuzione degli Ebrei. Fondò nel 1923 il settimanale "Der Stürmer" del quale restò proprietario e direttore fino al 1945. Imputato dei capi d'accusa 1 e 4;
Kaltenbrunner Ernst, capo dei servizi di sicurezza del Reich. Imputato dei capi d'accusa 1, 3 e 4;
Frick Wilhelm, ex ministro degli Interni del Reich, che in questa qualità aveva introdotto una legge sulla sterilizzazione chirurgica dei malati. Imputato per i capi d'accusa 1, 2, 3 e 4;
Sauckel Fritz, procuratore generale di Hitler come responsabile per i lavori forzati di manodopera straniera. Imputato dei capi d'accusa 1, 2, 3 e 4;
Seyss-Inquart Arthur, avvocato, governatore del Reich per i territori occupati nei Paesi Bassi. Imputato dei capi d'accusa 1, 2, 3 e 4;
Frank Hans, avvocato, dal 1939 fu governatore della Polonia controllata dai nazisti e ministro della Giustizia del Reich. Soprannominato il "boia della Polonia", fu imputato dei capi d'accusa 1, 3 e 4;
Keitel Wilhelm, capo di Stato maggiore dell'OKW. Imputato dei capi d'accusa 1, 2, 3 e 4;
Jodl Alfred, generale di corpo d'armata. Capo delle operazioni militari dell'OKW (Oberkommando der Wehrmacht, che riuniva le tre Forze Armate) e consulente di Hitler. Preparò, in pratica, tutti i piani di guerra della Germania. Imputato dei capi d'accusa 1, 2, 3 e 4.
- All'ergastolo: Raeder Erich, ex comandante supremo della Marina militare, nel 1940 preparò l'attacco alla Norvegia. Fu sostituito nel 1943 dal grande ammiraglio Dönitz. Imputato dei capi d'accusa 1, 2 e 3;
Funk Walter, ministro dell'economia del Reich e dal 1939 presidente della Deutsche Reichsbank (banca centrale del Reich). Imputato dei capi d'accusa 1, 2, 3 e 4;
Hess Rudolf, il delfino di Hitler, ad Auschwitz sperimentò lo sterminio di massa nelle Camere a gas con lo Zyklon B (Pietruzze imbevute di Acido Cianidrico) fu imputato dei capi d'accusa 1, 2, 3 e 4;
- A 20 anni di reclusione: Speer Albert, architetto, ministro del Reich per l'armamento e le munizioni. Imputato dei capi d'accusa 1, 2, 3 e 4 ;
Schacht Horace Greely Hjalmar, banchiere, presidente della Reichsbank e ministro dell'economia, poi sostituito da Funk. Dal 1944 nel Campo di concentramento di Flossenbürg. Imputato dei capi d'accusa 1 e 2.
- A 15 anni di reclusione: Neurath von Konstantin, primo ministro degli esteri di Hitler e poi protettore del Reich per la Boemia e la Moravia. Imputato dei capi d'accusa 1, 2, 3 e 4.
- A 10 anni di reclusione: Dönitz Karl, grande ammiraglio, comandante della Kriegsmarine (la flotta da guerra), fu il successore di Hitler; alla sua morte costituì un governo che ebbe come compito principale quello di firmare la resa (il 7 maggio 1945). Imputato dei capi d'accusa 1, 2 e 3.
- Assolti : Schacht Horace Greely Hjalmar, banchiere, presidente della Reichsbank e ministro dell'economia, poi sostituito da Funk. Dal 1944 nel campo di concentramento di Flossenbürg. Imputato dei capi d'accusa 1 e 2;
Papen von Franz, vicecancelliere nel primo gabinetto Hitler del 1933, successivamente ambasciatore a Vienna ed Ankara. Imputato dei capi d'accusa 1 e 2;
Fritzsche Hans, giornalista; dal maggio del 1933 direttore delle informazioni presso il servizio stampa del ministero della propaganda, fu soprattutto accusato come "fantasma" del suo superiore, Goebbels, il ministro della propaganda del Reich. Imputato dei capi d'accusa 1, 3 e 4.
II 15 ottobre 1946 nella prigione di Norimberga furono eseguite le condanne a morte; Goring si suicidò, dopo la condanna. Numerose altre condanne furono emesse da tribunali militari delle singole potenze d'occupazione della Germania, soprattutto da corti americane, ma all'inizio degli anni cinquanta le circostanze della guerra fredda arrestarono l'opera dei tribunali alleati e introdussero larghe amnistie per le condanne già emesse. Soltanto alla fine del 1958 la giustizia tedesca cominciò a lavorare in modo coordinato sui grandi crimini nazisti.


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