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domenica 26 settembre 2021

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 26 settembre.
Il 26 settembre 1960 si svolge il primo dibattito televisivo tra due candidati alla presidenza degli Stati Uniti, Richard Nixon e John Kennedy, da quel momento la televisione diventerà lo strumento principale delle campagne elettorali moderne.
John Fitzgerald Kennedy (1917-1963) e Richard Milhous Nixon (1913-1994), negli studi della CBS di Chicago, partecipano al primo dibattito televisivo della storia tra due candidati alla Casa Bianca. Un evento fondamentale della storia politica americana e della storia della comunicazione politica in generale, al quale assistono settanta milioni di spettatori. Il Great Debate segna l’ingresso della televisione nelle elezioni presidenziali e rappresenta la prima  opportunità per gli elettori di vedere i loro candidati confrontarsi in diretta.
Alle elezioni del 1960 i repubblicani sono favoriti dopo i due incarichi presidenziali di Dwight D. Eisenhower. Il loro candidato, nel segno della continuità, è il vicepresidente Richard Nixon. I democratici scelgono il giovane senatore cattolico del Massachusetts John Kennedy, di 43 anni. Nel discorso di accettazione della candidatura, Kennedy enuncia la dottrina della "Nuova Frontiera": come in passato la "frontiera" aveva permesso ai pionieri di estendere verso Ovest i confini degli Stati Uniti, così Kennedy si propone di conquistare nuovi traguardi per la democrazia americana, una nuova frontiera di progresso economico, culturale e civile che possa rilanciare all'interno del Paese il sogno americano e, all'estero, il ruolo guida degli USA.
Nixon appare dunque in vantaggio, ma quando viene proposta una sfida televisiva che potrebbe danneggiarlo, non sembra trovare motivi plausibili per opporre un rifiuto: il fatto sorprende lo stesso staff di Kennedy, come confiderà in seguito Pierre Salinger, capo del suo ufficio stampa.
I commentatori concordano nel considerare il ciclo di quattro incontri decisivo per la vittoria finale del senatore Kennedy, e soprattutto questo primo confronto del 26 settembre 1960, grazie al grande impatto che la sua immagine accomodante ha avuto sul pubblico televisivo: Kennedy riesce a trasmettere sicurezza, maturità, e mettendo in difficoltà l'avversario conquista un vantaggio che riesce poi a mantenere nei tre appuntamenti successivi.
Nixon assume invece un atteggiamento difensivo, insiste sul fatto che entrambi i candidati avrebbero gli stessi obiettivi (da realizzare però con mezzi differenti), e lascia di fatto l'iniziativa al proprio rivale.
Il vicepresidente, in agosto, si era ferito seriamente al ginocchio ed aveva passato due settimane in ospedale. Al momento del primo dibattito si presenta pallido, dimagrito di quasi dieci chili e rifiuta il trucco previsto per gli ospiti. L'aneddotica di quel giorno racconta che Nixon sarebbe arrivato nello studio televisivo in anticipo e, a causa dell’attesa sotto il calore delle lampade, avrebbe finito col presentarsi sudato e nervoso davanti alle telecamere.
Kennedy viene invece da un'intensa attività elettorale, è abbronzato, sicuro di sé e ben riposato. "Non lo avevo mai visto così bene" scriverà Nixon più tardi. In effetti, quel giorno Kennedy risulta il vincitore anche per una serie di dettagli ai quali allora non si dà ancora la necessaria importanza. Ad esempio, il colore scuro della giacca di Kennedy risulta contrastare meglio con lo sfondo dello studio, dando più evidenza al personaggio; del resto, Kennedy si era incontrato il giorno precedente l’apparizione con la produzione del programma proprio al fine di studiare tutti i dettagli. Nixon, al contrario, non coglie le specificità del mezzo televisivo. Kennedy parla guardando dritto nella telecamera, e dunque negli occhi del telespettatore, mentre Nixon, seguendo la prassi dei dibattiti tradizionali, si rivolge al suo interlocutore in studio.
Il dibattito televisivo risulta di un'importanza tale da ribaltare le previsioni dei sondaggi: fino a quel momento, Nixon era considerato il favorito grazie anche agli esiti dei dibattiti radiofonici, in cui la voce profonda di Nixon risultava più adatta al mezzo. Prima del dibattito un sondaggio condotto dalla storica agenzia di ricerca Gallup dava i due sfidanti alla pari con il 47% e una quota del 6% di indecisi.
Sono gli stessi candidati a concordare le modalità del confronto televisivo, suddiviso in quattro diversi appuntamenti. Le trasmissioni avvengono in diretta, senza pubblico in studio né interruzioni pubblicitarie, nonostante il grande valore "commerciale" dell'evento.
Ufficialmente non è stato designato un titolo per il ciclo di emissioni, ma la NBC sceglie autonomamente un cartello con la scritta "The Great Debate" che entrerà nell'uso comune a indicare i quattro dibattiti tra Nixon e Kennedy del 1960. Ai candidati non è consentita la consultazione di appunti, ma l’accordo è controverso: Nixon protesta quando vede dei fogli in mano all'avversario, nel terzo incontro. I giornalisti incaricati di porre le domande sono scelti tra quelli televisivi (con una decisione che suscita numerose polemiche da parte dei colleghi della carta stampata), e sono inquadrati di spalle come a rappresentare la prima fila del pubblico a casa.
Il primo "Great Debate" riguarda le questioni di politica interna. Ad ogni candidato sono concessi otto minuti per fare un discorso di apertura, a cui seguono una serie di domande dei giornalisti, dopodiché nella parte finale vengono concessi tre minuti e venti secondi per l'appello conclusivo. Il dibattito viene presieduto da Howard Smith della CBS News.
Dopo il primo incontro di Chicago, altri network mettono a disposizione i propri spazi quando il Congresso rimuove l’obbligo di dedicare eguali quantità di tempo anche ai candidati minori. Così, la NBC ospita a Washington il secondo incontro del 7 ottobre, mentre la ABC sperimenta nel terzo appuntamento del 13 ottobre, il più seguito da pubblico (share del 61%) il primo dibattito elettronico della storia: i due si sfidano in teleconferenza dalle due coste opposte; Kennedy parla da uno studio televisivo di New York mentre Nixon si trova a Los Angeles. Ancora la ABC accoglie gli sfidanti negli studi di New York per il quarto e ultimo incontro centrato sulla politica estera il 21 ottobre del 1960.
La campagna elettorale del 1960 è dominata dalle crescenti tensioni tra Stati Uniti e Unione Sovietica nel quadro della guerra fredda. Nel 1957 i sovietici hanno lanciato lo Sputnik, il primo satellite in orbita intorno alla Terra: la supremazia nello spazio non è che uno dei terreni di scontro con Mosca. Poco lontano dalle coste statunitensi il regime di Castro, a Cuba, è diventato economicamente e militarmente dipendente dall’Unione Sovietica ed è diffusa nell’opinione pubblica americana la convinzione che una guerra tra le due superpotenze sia inevitabile.
Nel duello di settembre, Kennedy parla del suo desiderio di vedere l’America realizzare il proprio potenziale economico e soddisfare i bisogni delle persone attraverso un programma di welfare. Nel suo discorso di apertura anche Nixon afferma la necessità dello sviluppo e difende i risultati dei repubblicani sostenendo che essi avevano costruito più scuole, ospedali e strade della precedente amministrazione democratica.
Le questioni poste ai due candidati sono ampie e spaziano dalla loro esperienza politica per affrontare l’incarico presidenziale, alla politica agricola, fino alla minaccia del comunismo all’interno degli Stati Uniti.
I due si trovano in disaccordo sui sussidi agli agricoltori, sulle modalità di trovare i fondi per le spese sull’educazione e il welfare. Kennedy afferma che una crescita economica sostenuta avrebbe portato un extra gettito fiscale capace di sostenere il costo delle politiche sociali, mentre Nixon afferma la necessità di aumentare le tasse per conseguire tali politiche.
Il successivo confronto televisivo si svolgerà solo nel 1976, quando il candidato democratico Jimmy Carter sfida il presidente Gerald Ford.
I "Great Debates" sono stati paragonati ai famosi dibattiti del 1858 tra Abramo Lincoln e Stephen Douglas, che ebbero luogo durante le elezioni per il Senato, in aperta campagna davanti a migliaia di persone.
Nelle elezioni generali dell'8 novembre 1960, Kennedy batte Nixon: all'età di 43 anni è il primo presidente cattolico ed il più giovane presidente eletto (Theodore Roosevelt era più giovane, ma divenne presidente subentrando a William McKinley quando questi fu assassinato). Kennedy vince con il più basso margine di voti della storia delle elezioni americane: 49,7% contro il 49,5 di Nixon.
John F. Kennedy presta giuramento come 35° presidente degli Stati Uniti il 20 gennaio 1961. Nel suo discorso inaugurale pronuncia la sua frase più famosa: "Non chiedete cosa può fare il vostro paese per voi, chiedete cosa potete fare voi per il vostro paese". Chiede alle nazioni del mondo di unirsi nella lotta contro: "i comuni nemici dell'umanità... la tirannia, la povertà, le malattie e la guerra".
Sarà presidente fino al 22 novembre 1963, giorno del suo assassinio a Dallas.

venerdì 30 ottobre 2020

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 30 ottobre.
La sera del 30 Ottobre del 1938, la sera prima di Halloween (e la data di sicuro non è casuale), la stazione radiofonica statunitense della CBS decide di mandare in onda uno show speciale per celebrare tale festività. Come di consuetudine, è previsto un radiodramma, affidato quell’anno al miglior attore emergente di cui la radio disponeva: Orson Welles.
Il programma prevede la trasposizione radiofonica di un romanzo di fantascienza di H.G. Wells (è curiosa in questo caso l’assonanza del cognome con quello di Welles), dal titolo La Guerra dei Mondi. Il romanzo descrive l’invasione della Terra da parte di extraterrestri provenienti da Marte sul finire del diciannovesimo secolo.
La storia viene riadattata ai tempi radiofonici principalmente da Howard Koch e alcuni suoi collaboratori della CBS. Il riadattamento tuttavia non piaceva del tutto a Welles, perplesso soprattutto dal ritmo del testo che ne era uscito. Con una geniale intuizione, lo stesso Welles decide, per ‘dare sapore’ a quel piatto sciapo, di impostare la trasmissione come se si trattasse di un normale programma musicale interrotto ad un certo momento da un falso notiziario radio che annunciava l’invasione degli alieni e i suoi drammatici sviluppi.
Nessuno degli addetti al radiodramma, compreso lo stesso Orson Welles, si sarebbe mai immaginato che quello che ai loro occhi appariva semplicemente come un normale lavoro di routine, si sarebbe trasformato in un evento i cui effetti furono tali da modificare in maniera incontrovertibile non solo il destino artistico del giovane attore, ma anche il destino degli studi sociologici circa gli effetti dei contenuti massmediatici.
La trasmissione comincia con lo speaker che presenta, “in diretta dalla Meridian Room dell’Hotel Park Plaza di New York”, l’inizio della programma musicale di Ramon Raquello e della sua orchestra. Si può facilmente interpretare lo sgomento del pubblico radiofonico quando, dopo pochi minuti dall’inizio della trasmissione, questa viene bruscamente interrotta con un comunicato dai toni altamente drammatici: “Signore e signori, vogliate scusare per l’interruzione del nostro programma di musica da ballo, ma ci è appena pervenuto uno speciale bollettino della Intercontinental Radio News. Alle otto meno venti, ora centrale, il professor Farrell dell’Osservatorio di Mount Jennings, Chicago, Illinois, ha rilevato diverse esplosioni di gas incandescente che si sono succedute a intervalli regolari sul pianeta Marte. Lo spettroscopio indica che si tratta di idrogeno e che si sta avvicinando verso la terra a enorme velocità. Il professor Pierson dell’Osservatorio di Princeton conferma questa osservazione dicendo che il fenomeno è simile alla fiammata blu dei jet sparata da un’arma”.
Ha inizio la beffa mediatica del secolo, il falso che ha messo in luce il rapporto fin troppo fideistico e acritico che il pubblico aveva instaurato con i mezzi di comunicazione di massa. Gli oltre sei milioni di ascoltatori non erano preparati né a sospettare del falso, né tantomeno a sospettare dell’enorme potenzialità di quello che dalla maggioranza di loro veniva ancora considerato semplicemente come un ‘mezzo di svago’. Probabilmente Welles era al corrente di queste potenzialità e dell’abbaglio al quale erano sottoposti i fruitori dei mezzi di comunicazione di massa.
E’ per questo che aveva deciso di inserire il suo falso nel bel mezzo di un programma d’intrattenimento, come a voler render più netto lo stacco tra uno stato d’animo disteso, qual è appunto quello derivante dall’ascolto di un programma musicale, e uno stato di panico crescente dovuto all’annuncio dell’avvenuta invasione aliena.
Dopo il primo avvertimento circa le fiammate provenienti da Marte, la programmazione musicale prosegue con un brano estremamente simbolico dal punto di vista linguistico: Star Dust (polvere di stelle).
Gli ascoltatori tornano così a rilassarsi con una delle canzoni di maggior successo dell’epoca, ignari del susseguirsi di eventi che di lì a poco li avrebbe destati dalle loro poltrone e scaraventati nelle strade in cerca di salvezza. Infatti, passano pochi minuti ed ecco una nuova interruzione: “Signore e signori, vorrei leggervi un telegramma indirizzato al professor Pierson dal dottor Gray, del Museo di Storia Naturale di New York. Il testo dice: Ore 21:15, ora standard delle regioni orientali. I sismografi hanno registrato una scossa di forte intensità verificatesi in un raggio di 20 miglia da Princeton. Per favore investigate. Firmato Loyd Gray, capo della Divisione Astronomica”. Vediamo in questo caso come la citazione di fonti apparentemente autorevoli, come il ‘Museo di Storia Naturale’ o il ‘Professor Gray, capo della Divisione Astronomica’, sia un espediente imprescindibile per chi vuole mettere a segno una beffa mediatica e intende donare ad essa ulteriore credibilità.
Gli eventi che seguono il secondo annuncio diventano sempre più drammatici e la costante alternanza di questi allarmi con la normale programmazione musicale non fa altro che creare ulteriore confusione nell’ormai già allarmato pubblico.
Man mano che passa il tempo, si diffondono, tramite le voci di abilissimi attori, notizie che riferiscono dell’avvenuto atterraggio extraterrestre, delle orribili fattezze degli alieni, delle loro sofisticatissime armi e dei gas tossici. L’escalation porta addirittura a descrivere ‘in diretta’ la morte di un cronista che stava riferendo dell’avvenuta distruzione della città di New York. E quest’ultima è la scintilla che scatena l’esplosione di panico tra la gente.
Migliaia di persone in preda al panico si riversano nelle strade e si lasciano andare a comportamenti di grave irrazionalità.
Si segnalano numerosi ingorghi nelle arterie principali di molte città degli Stati Uniti, mentre le linee di comunicazione si sovraccaricano fino al collasso. Alcuni si abbandonano a episodi di violenza, altri pregano di non essere coinvolti nell’attacco. A San Francisco, una donna si presenta alla polizia con i vestiti lacerati sostenendo di essere stata aggredita dagli alieni, mentre a New York ci vollero settimane per convincere alcuni di quelli che erano scappati a far ritorno nelle proprie abitazioni.
Ai giorni nostri, una simile reazione ci apparirebbe del tutto esagerata. A questo proposito, tuttavia, va ricordato che la radio fonda parte del suo fascino sulla disponibilità e la fantasia dell’ascoltatore che, soprattutto allora, non ne fruiva con la passiva attenzione che noi oggi dedichiamo al video.
La grande abilità di Orson Welles nel riprodurre in maniera impeccabile lo stile cronistico ha contribuito poi sopra ogni cosa a rendere credibile la messinscena. Emerge così l’importanza, quando si parla di falsi voluti e di beffe mediatiche, dell’utilizzo delle stesse modalità espressive del soggetto che si vuole imitare, in questo caso il giornalismo radiofonico.
Inoltre, come in ogni beffa che si rispetti, anche in questa erano presenti tracce della sua falsità. A parte gli elementi fantastici e surreali descritti, che con poca razionalità potevano essere riconosciuti come tali, viene infatti ripetuto per ben quattro volte durante la trasmissione che ciò che si stava ascoltando altro non era che un radiodramma, e che gli eventi descritti erano il frutto della fantasia dell’autore del libro, H.G Wells.
Entra qui in gioco un fattore di estrema importanza quando si parla di mass media, ovvero il grado di attenzione che il pubblico riserva ai mezzi di comunicazione di massa, la scarsa criticità nei confronti dei contenuti veicolati da essi. Si spiega la logica secondo la quale un messaggio mediatico viene interiorizzato secondo quelle che sono le predisposizioni del pubblico a ricevere tale messaggio.
Ciò vuol dire che se il pubblico americano ha preso per vero un episodio così impossibile ed ha in qualche modo involontariamente omesso gli indizi, anche espliciti, che ne svelavano l’assurdità, ciò è perché in qualche modo era ‘preparato’ ad affrontare una situazione del genere. Una situazione che preesisteva già da tempo nel loro immaginario collettivo, il frutto del periodo storico in cui è maturata.
Si era infatti già vissuta la Prima Guerra Mondiale e il clima politico internazionale era surriscaldato dall’imminenza di un altro conflitto, mentre le scoperte scientifiche sempre più avanzate facevano intravedere futuri scenari di conquista spaziale, dai quali la narrativa e il cinema attingevano in maniera sempre più frequente.
La gente era da una parte spaventata, dall’altra preparata a vivere un evento del genere. Poco importa poi se gli extraterrestri avevano i tentacoli e improbabili fattezze o che utilizzassero poteri straordinari; per gli americani quel giorno la realtà rappresentava l’invasione dei marziani, gli abitanti del ‘Pianeta Rosso’.
Ciò che ha reso di portata storica questo avvenimento è il fatto che è riuscito ad evidenziare, chiaramente e per la prima volta, l’enorme potere dei mezzi di comunicazione di massa; un potere in grado di canalizzare e manipolare l’opinione pubblica secondo i desideri di coloro che controllano e posseggono tali mezzi.
La Guerra dei Mondi nella sua versione radiofonica ha aperto una nuova pagina negli studi di sociologi, psicologi di massa ed esperti di comunicazione, tutti accomunati in quel giorno dalla sorpresa di assistere agli effetti che un falso poteva provocare alla grande massa dei fruitori mediali.

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