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sabato 29 novembre 2025

#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 29 novembre.

Il 29 novembre 1899 viene fondato il FC Barcelona.

Il Fútbol Club Barcelona, noto internazionalmente anche come Barça o in Italia come Barcellona, è una società polisportiva spagnola fondata a Barcellona nel 1899.

Il 29 novembre 1899, Joan Gamper fondò il Football Club Barcelona ( Barça). Gamper scelse il famoso blu e il chiaretto come colori della squadra perché sono i colori del cantone svizzero da cui proviene. Il mito è nato: Kubala, Suárez, Cruyff, Maradona, Ronaldo e Ronaldinho, tra molti altri, hanno giocato per questo club. Nel corso del XX secolo, il "Barça" è diventato un simbolo di Barcellona, un simbolo che rappresenta l'identità catalana come nazione. Ecco perché si dice che il "Barça" sia più di un Club.

Nell'ufficio di Solé Gym, il 29 novembre 1899, Gamper incontrò Gualteri Wild, Lluís d'Ossó, Bartomeu Terrados, Otto Kunzle, Otto Maier, Enric Ducal, Pere Cabot, Carles Pujol, Josep Llobet, John Parsons e William Parsons. Undici sportivi si sono riuniti per fondare una squadra di calcio. Gualteri Wild è stato nominato presidente. Il primo incontro disputato fu alla pista ciclabile di Bonanova e fu giocato contro un gruppo di espatriati inglesi che vivevano a Barcellona. Gli inglesi vinsero 1-0. Il 14 marzo 1909, il Club inaugurò il suo 1° terreno di proprietà a c/Indústria, con una capacità di 6.000 persone. In quel momento il Barcellona FC ottenne le prime vittorie: Il Campionato Catalano: 1909-10, 1910-11, 1912-13, 1915-16, 1918-19 1919-20, 1920-21, 1921-22 e i Campionati di Spagna: 1909-10, 1911-12, 1912-13, 1919-20 e 1921-22.

Il terreno di Les Corts (noto anche come "La Cattedrale del Calcio") fu inaugurato il 20 maggio 1922. Quello stadio aveva una capacità iniziale di 30.000 spettatori, ma in seguito raddoppiata a 60.000. Nel 1924 il Club contava già 12.207 soci e un gran numero di tifosi pose le basi dell'attuale massa sociale. Durante la stagione 1928-1929, il Barça vinse brillantemente la prima edizione del titolo della Lega Nazionale spagnola e completò, quindi, un periodo pieno di titoli.

Joan Gamper morì il 30 luglio 1930. Il decennio che stava per iniziare ebbe un inizio fatale e il Club entrò in un periodo di declino: crisi istituzionale, molti soci abbandonarono il Club, cattivi risultati sportivi e la pressione politica dei sostenitori di Franco. La guerra civile del 1936 ebbe conseguenze disastrose per il Barcellona. Josep Suñol, Presidente del Club, fu assassinato dai soldati di Franco vicino a Guadalajara. Tuttavia, il Barça si mantenne in vita e nel 1936 decise di andare in tournée in Messico e negli Stati Uniti, fatto che avrebbe aiutato il Club a risolvere i problemi finanziari. Nel marzo 1938 i fascisti fecero esplodere una bomba sul Club Sociale del Barcellona e causarono gravi danni. Nel 1939 le truppe di Franco crearono molti problemi al Club perché era già diventato un simbolo per il popolo catalano. Anche il numero dei soci scese, arrivando a 3.486.

Durante gli anni '40, il Barça si è gradualmente ripreso nonostante le difficoltà interne. Nel giugno 1943, la scandalosa partita contro il Madrid nel campo di Chamartín vide i giocatori del Barça minacciati dall'arbitro e dalla polizia e Piñeyro, fascista convinto, ma onestamente disgustato dal trattamento che la sua squadra aveva ricevuto, si dimise dalla presidenza del Club (che aveva tenuto dal 1940). I tempi migliori sarebbero venuti in seguito. Il Barça vinse i titoli di Lega Nazionale 1944-45, 1947-48 e 1948-49 e la Coppa Latina 1949, competizione che precedette il titolo di Campione d'Europa, il primo successo internazionale del Barcellona. Era il tempo di César, Basora, Velasco, Curta, i fratelli Gonzalvo, Seguer, Biosca o Ramallets. Il Barça ha festeggiato il suo 50° anniversario raggiungendo il numero di membri di 24.893.

Ladislao Kubala arrivò a Barcellona nel giugno 1950 e fece diventare il FC Barcelona una squadra imbattibile grazie alla sua magica linea di attaccanti: Basora, César, Kubala, Moreno e Manchón. Tra il 1951 e il 1953, il Barça vinse tutte le competizioni in programma (Campionati di Spagna 1951-52 e 1952-53 e Coppe di Spagna 1950-51, 1951-52 e 1952-53). Da quel periodo d'oro, è importante sottolineare la stagione 1951-52, in cui hanno ottenuto le Cinque Coppe: Campionato di Spagna, Coppa di Spagna, Coppa Latina Eva Duarte e trofei Martini Rossi.

Kubala era una figura troppo grande per Les Corts e ben presto Francesc Miró-Sans promosse la costruzione dello stadio Camp Nou, che venne inaugurato il 24 settembre 1957. Il nuovo stadio aveva una capacità di 90.000 posti.

Il Barça vinse i Campionati di Spagna 1958-59 e 1959-60, e le Coppe delle Fiere 1957-1958 e 1959-60, allenate da Helenio Herrera con giocatori eccellenti come Kocsis, Czibor, Evaristo, Kubala, Eulogio Martínez, Suárez, Villaverde, Olivella, Gensana, Segarra, Gràcia, Vergés e Tejada. Gli anni '60 sono stati un periodo di crisi (hanno vinto le Coppe di Spagna 1963 e 1968 e solo la Coppa delle Fiere 1966). Ma è allora che nasce la frase "più di un club". Il Barça era oltre il livello sportivo: il Club e i suoi colori divennero un modo per difendere l'identità nazionale catalana.

Nel 1973, la firma dell'olandese Johan Cruyff ha dato il tocco finale a una linea d'oro in avanti di Rexach, Asensi, Cruyff, Sotil e Marcial, che ha guidato la squadra vincente del campionato 1973-74. In concomitanza con il 75° anniversario del Club, i soci erano ormai 69.566, il che lo rese il club sportivo più potente del mondo. Joan Miró fece un poster commemorativo di quell'evento.

Nel 1978, Josep Lluís Núñez divenne Presidente del FC Barcelona. Il club iniziò allora un notevole periodo di espansione sociale e finanziaria. Il numero di soci raggiunse i 100.000 e furono fondati molti club di tifosi. Il FC Barcelona stava diventando l'entità sportiva più importante del mondo. Il Barça fu anche dotato di strutture sportive emblematiche: l'espansione del Camp Nou (con una capacità di oltre 100.000 spettatori), la costruzione del Miniestadi, il Palau Blaugrana, e così via.

L'epoca di Núñez costituisce senza dubbio il momento sportivo più brillante della storia del Barça: La Coppa delle Coppe di Basilea, la Lega spagnola 1984-85, con Terry Venables, il Dream Team (1990-1994) con Johan Cruyff (quattro campionati spagnoli consecutivi, la Coppa delle Coppe; la SuperCoppa, la Coppa di Spagna e la Supercoppa spagnola, e la Coppa dei Campioni europei allo stadio di Wembley). Poi sono arrivati Bobby Robson, che ha vinto la Coppa delle Coppe, la Coppa di Spagna e la Supercoppa di Spagna nella stagione 1996-97 e i titoli consecutivi di Louis van Gaal nel 1997-98 e nel 1998-99, quando la squadra ha vinto il doble per la prima volta in 39 anni.

Il Barcellona è attualmente un'entità sportiva che comprende le sezioni di basket, pallamano, hockey, atletismo, hockey su ghiaccio, pattinaggio artistico, calcio indoor, rugby, baseball, pallavolo e calcio femminile. La squadra di calcio è l'unica ad essersi qualificata per le competizioni europee ogni anno dalla sua inaugurazione nel 1955. Oggi ci sono 105.706 membri e 1.508 club di tifosi.

 

mercoledì 7 giugno 2023

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 7 giugno.
Il 7 giugno 1926 Antoni Gaudì viene investito da un tram, il primo a circolare a Barcellona. Morì 3 giorni dopo.
Uno degli architetti più originali e innovatori del Novecento, "il primo fra i geni" secondo Joan Mirò. A più di 170 anni dalla sua nascita, mentre Barcellona ha provveduto a celebrare l'anno gaudiano (organizzando decine di esposizioni e iniziative culturali), è cominciato anche il processo di beatificazione di Gaudí. E non si tratta, per una volta, della solita, scontata e alquanto laica "beatificazione" in senso culturale, ma proprio nel senso strettamente religioso del termine. Uomo profondamente devoto, Antoni Gaudì venne soprannominato già dai contemporanei "l'architetto di Dio" e la sua opera, secondo l'arcivescovo di Barcellona cardinale Ricard María Carles, è comparabile al "Cantar espiritual" di san Giovanni della Croce.
D'altronde i poveri della capitale catalana non hanno certo aspettato il processo ecclesiastico per capire chi fosse davvero Gaudì sul piano umano: per loro era già un santo, e il miracolo più grande, anche se incompiuto, è stato proprio quel Tempio Espiatorio della Sagrada Familia per cui è diventato famoso in tutto il mondo (e che rappresenta il fulcro catalizzatore del turismo barcellonese). Straordinaria e stravagante opera edificata grazie alle elemosine raccolte per decenni, la Sagrada Familia è un'opera in cui si avverte profondamente il distaccarsi dell'artista dalla tradizione storica, in favore di una invenzione formale estremamente libera e fantastica.
Questo visionario architetto era uomo dal temperamento appassionato e dotato di una intelligenza fuori dal comune. Nato il 25 giugno 1852 a Reus, Antoni Gaudì Cornet, oggi considerato uno dei più grandi architetti degli ultimi due secoli, discendeva da una famiglia di modeste origini sociali. Il padre, il nonno e il bisnonno furono calderai (artigiani che costruivano caldaie e manufatti in rame o lamiera), ma lui, portato per gli studi e la riflessione, frequentò prima la scuola degli Scolapi di Reus e poi, nel 1870, la Scuola di Architettura di Barcellona.
Fra il 1876 e il 1878 Gaudì, ancora studente, realizza lavori con gli architetti Villar, Sala e Martorell, così come con il capomastro Fontserè. Il 4 gennaio 1878 finisce finalmente gli studi di architettura e il 15 marzo ottiene il titolo di architetto, che gli consente di aprire un ufficio nella barcellonese Via Call. Questo è l'anno in cui invia a Parigi, dove si inaugura l'Esposizione Internazionale, il progetto della "Cooperativa Mataronense".
Nel 1883 realizza un viaggio a Banyuls, Elne e Carcassone ed assume l'incarico della realizzazione del progetto del già citato tempio della Sagrada Familia. Fra il 1890 e il 1894 si trasferisce in Andalusia, a Leon e Astorga, città queste in cui lascerà una profonda impronta architettonica. Il 3 settembre 1901 ottiene il Premio dal Municipio di Barcellona per la realizzazione della Casa Calvet.
Nel 1904 visita Palma di Maiorca, nella quale tornerà nel 1914. Nel 1910 ottiene un enorme successo nell'Esposizione del "Societè Generale des Beaux Arts" di Parigi. L'anno dopo, purtroppo, nel visitare Malta si ammala gravemente contraendo una rara specie di febbre.
Il 7 giugno 1926 Gaudì viene tragicamente investito da un tram. Il suo miserevole aspetto ingannò i soccorritori che pensarono si trattasse di un povero vagabondo. Lo trasportarono all'ospedale della Santa Croce, un ospizio che la ricca borghesia catalana aveva costruito per i mendicanti. Venne identificato, ma il 10 giugno spirò: venne seppellito a Barcellona, proprio nel cuore della Sagrada Familia.
Considerato l'architetto emblematico del modernismo novecentesco, Gaudì fu anche rappresentante di una corrente culturale e spirituale che opponeva all'anarchismo e ai fervori socialisti dei primi del '900, valori profondamente cristiani, quasi mistici. E mistico era lui stesso, come dimostra bene una vita di povertà e solitudine spesa a servizio della sua professione, ma con un fine più alto: costruire la città di Dio nella città degli uomini.
Per quarantadue anni, dal 1884 fino al giorno dell'improvvisa morte, Gaudì lavorò instancabilmente alla "cattedrale dei poveri". Negli ultimi tempi non si allontanava più dal gigantesco cantiere neppure per dormire. Nonostante avesse una piccola casetta nel centro storico di Barcellona, si era ricavato un angolino nella Sagrada Familia, dove studiava e lavorava, giorno e notte. Non si sposò mai e non ebbe figli.
Tra le altre sue meravigliose opere ricordiamo la Casa Vicens, il sobrio Collegio delle Teresiane, le audaci e geniali Casa Milà (la Pedrera) e la Casa Batlló, nonché il meraviglioso Parco Güell.

lunedì 31 dicembre 2012

Microviaggio #Barcellona: il #MACBA - Museo di Arte Contemporanea

Questo museo sorge al confine con una zona che prima era definita poco raccomandabile ma francamente mi ha dato la sensazione di essere poco diversa da molti quartieri fiorentini come San Frediano. Adesso, leggendo le guide, pare che la situazione sia migliorata anche qui, ma ammetto che personaggi "particolari" se ne vendevano girare diversi.
Ma veniamo al nostro Museo che apriva alle ore 10.00.

Davanti, come si vede, una discesa senza scalini che richiamava tantissimi ragazzini con gli skateboard e nell'attesa dell'apertura del museo ci siamo dilettati con le loro acrobazie.
Entrando ti danno un adesivo da porre sulla giacca e poi inizia il tour da un grande atrio molto luminoso e spaziosissimo.


  

Sulla destra la scala che porta ai tre piani superiori e sulla sinistra le ampie sale dedicate.
Al piano terreno una serie di raccolte la sala era feticismo e.... non mi ricordo cosa.
Mi ha colpita questa bacheca con tante scatoline di fiammiferi aperte ed incollate le une vicino alle altre.


Poi una serie di diagrammi, figure, manuali tipo di istruzioni..... e non si capiva niente.
Qui volevano rappresentare come il rifiuto della cultura precedente ha fatto in modo che si deprogrammasse tutto quello che era stato appreso per imparare nuove forme di sapere e di apprendimento. Sinceramente non era chiaro.







Salendo al piano superiore una cosa molto diveertente è stata la grande sala dedicata all'esperimento di Ibiza del 1980 dove portarono tantissimi gonfiabili ricreando una città dove tutti potevano dimorare e che cambiava forma in base all'unirsi dei diversi gruppi che via via si formavano. In pratica questi igloo gonfiabili potevano essere uniti da tubi che ne permettevano la comunicazione. 
Deve essere stato un esperimento molto divertente e vedere le foto di quei ragazzi di 30 o 40 anni nel 1980 mi ha in un certo modo fatto pensare che la fortuna di quell'isola negli anni successivi sia da attribuire proprio a questo evento decisamente nuovo per l'epoca.







 Salendo ancora si trovano altre stanze e una serie di richiami al fatto che l'arte non debba avere contenuti almeno secondo alcune teorie americane che qui non vi riporto. La prima sala presenta un'intera parete dedicata ai ritratti






E subito davanti una grande vasca con acqua gorgogliante nella quale sono poste delle strutture in plexiglas  raffiguranti cose conosciute tra marchi, bambole, richiami di vario tipo, come potete vedere dalle foto qui sotto.





  





 


  


Una stanza molto interessante è quella che ho chiamato la SANTERIA!
Qui espressa l'integrazione delle vecchie religioni e il cristianesimo. Era molto interessante vedere come sia il cibo, gli oggetti, le tradizioni vengono modificate mantenendo un sottofondo antico.

 

 Opposta alla SANTERIA, in una teca che riflette le luci delle corone un oggetto curioso che poteva sfuggire all'attenzione tre bottiglie di cocoacola molto particolari. Come sapete le bottiglie vengono riciclate e c'era una persona che scriveva su queste bottiglie alcuni messaggi incidendole sul vetro. La sua scritta si poteva vedere solo se la bottiglia era piena. Se ne accorsero solo dopo che molte di queste bottiglie erano nuovamente in circolazione.




E poi le cose che non mi dicono molto come un grande letto con cuscini e reti appeso alla parte del terzo piano.





Tante opere scomposte in sezioni o sospese a mezz'aria.





Grandi quadri, intere pareti di specchi, una coperta buttata là.












 Tra le ultime sale una dove ci sono tanti banchi in fila e su quei banchi delle lettere rosse. Qui si spiega della necessità di dare luoghi di aggregazione dove le masse siano più facilmente controllabili.


 





E poi questa scritta che mi ha colpita: Falsa Libertà da Francoforte!




Tornati al piano terreno ci siamo soffermati davanti ad una grande lavagna scritta a gessetti.










domenica 30 dicembre 2012

Microviaggio a #Barcellona: Font màgica de #Montjuïc

 Metti una sera, percorrendo tutta la Gran Via De Les Corts Catalanes verso sud-ovest: non potrai non notare di arrivare in Plaça d'Espanya e, girando nella piazza, imboccando l'Avinguda de la Reina Maria Cristina tra le torri veneziane, scorgere sotto il Museu Nacional d'Art de Catalunya le quattro colonne in stile ionico sotto la cui base, nella Plaça Carles Buigas, sta la Font màgica de Montjuïc...

sabato 29 dicembre 2012

Microviaggio a #Barcellona: #Ramblas in una vera metropoli

 La prima sensazione è stata quella di un'immensa città, la stessa sensazione che avevo provato quando arrivai a Buenos Aires. Grandissima, viali interminabili, giardini di cui non vedi la fine e tante tante persone ovunque. Quando entri in una città come questa capisci il significato di provinciale ovvero vivi in un buco di 500.000 abitanti e pensi di vivere nell'ombelico del mondo.
 Le Ramblas, di cui avevo sempre sentito parlare sono una sorta di "corso" quello che in molte nostre città è "lo struscio" luogo dove si rimorchia meglio e anche luogo di grandi firme, un luogo dove puoi comprare di tutto o semplicemente rifarti gli occhi ammirando le vetrine e i palazzi.
 Bene, se nelle nostre città c'è UN CORSO, UNO STRUSCIO, a Barcellona ci sono decine di viali lunghi km dove si svolgono queste attività sia di giorno che di notte.


 La città è scintillante piena di luci di colori e di vetrine e non si vede un cartello di vendesi, affitasi o liquidazione totale. Se qui c'è la crisi noi siamo messi sicuramente peggio.

 L'altra sensazione che ho avuto da Barcellona è di una città che ama giocare e divertirsi senza prendersi troppo sul serio. E' come se si viaggiasse in un paese reale ai confini della fantasia.
Si trovano infatti Fondazioni che presentano di queste cose sul tetto

 

o la più famosa e visitatissima Casa Battlò che è aperta dalle 9.00 alle 21.00 orario continuato365 giorni l'anno. Il biglietto ha un costo di 20 euro circa.

Gaudì è un altro dei grandi del suo tempo, un uomo che a giudicare dalla mole del lavoro non conosceva riposo. Quando costruira il Park Guell di cui parleremo in seguito si costruì un'abitazione lì e quando si dedicò alla Sagrada Familia se ne costrì un altro all'interno per seguire i lavori. Fu proprio dopo i 70 anni che morì investito dal primo tram di barcellona. Venne portato in un ospedaletto dei poveri disgraziati e solo dopo il cappellano della Basilica lo riconobbe ma era oramai troppo tardi. 
Viene spontaneo chiedersi se, avendolo riconosciuto prima avrebbe avuto maggiori possibilità di sopravvivere e questo ci fa apprezzare di più le strutture sanitarie che abbiamo in Italia e la loro evoluzione nel tempo.
Ma tornando a Gaudì quello che diceva era che un'opera d'arte deve essere seducente e le sue in effetti lo sono. Lo sono per asimmetria, per rotondità, per armonia e scelta di materiali, piacciono, incuriosiscono e divertono.

Anche dopo Gaudì la città non ha perso la voglia di divertirsi come lo dimostrano certe cose come i chioccioloni di pasta, i tetti del mercato colorati o l'aragostona sul ponte del porto.





Poi ci sono segni d'arte graffiati anche sui vetri come questo particolare ritratto che si trova nella via che dal MACBA porta alla Rambla. Tanti piccoli graffi a ricreare il gioco di ombre che dà vita ad un volto.


E ancora murale che si vedono da uno dei camminamenti del Park Guell

Purtroppo anche qui come a Firenze hanno la cattiva abitudine di scarabocchiare tutte le serrande dei negozi della periferia. Almeno facessero disegni belli dico io, invece no, solo firme e segni ameni.

La notte del 24 dicembre le ramblas erano gremite tanto che mi sono chiesta cosa sia questo luogo in estate, nel dubbio, ecco alcune delle immagini che mi hanno colpita maggiormente.







E poi qualche oggetto curioso, come la maschera per fumare, ovvero la maschera a gas, e il kit delle "erbe" varie.


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