Buongiorno, oggi è il 13 dicembre.
Il 13 dicembre 1982, alle 20:45, una grande frana profonda, ricordata come "frana Barducci", si mise in movimento immediatamente a nord del porto di Ancona.
La frana coinvolse diversi quartieri della città: Posatora, Borghetto e parzialmente Torrette, quartieri periferici situati proprio sul pendio interessato dallo smottamento. L'esteso movimento franoso danneggiò due ospedali e la Facoltà di Medicina dell'Università di Ancona, danneggiò e distrusse completamente 280 edifici, per un totale di 865 abitazioni, divelse la ferrovia e danneggiò la strada costiera su di un fronte di circa 2,5 chilometri.
Il disastro obbligò le autorità ad evacuare 3.661 persone (1.071 famiglie) dall'area colpita dal dissesto.
Dal 1982 ad oggi questa frana però non si è mai fermata: il terreno smottato ha continuato a produrre piccoli e impercettibili movimenti, fino ad un recente periodo di sostanziale "calma piatta".
Ma dopo le abbondanti precipitazioni nevose di qualche anno fa e dopo 30 anni di monitoraggio quotidiano del suolo crollato, gli studiosi hanno rilevato un movimento che ha aumentato la loro attenzione: il terreno nel 2012 si è mosso di altri 4mm.
Data la presenza al di sotto della frana di una falda acquifera si era supposto che la nevicata di quell'anno avesse aumentato il volume dell'acqua causando uno scivolamento del suolo.
Ma i geologi, che studiano 24 ore su 24 per 365 giorni all'anno il movimento della frana, hanno scongiurato questa ipotesi: "Abbiamo monitorato costantemente la situazione: la falda è nella stessa identica situazione di sempre [...]Siamo dotati di un sistema sensoriale - viene precisato dagli stessi - che ci permette di vedere se lo scioglimento delle nevi aumenta oppure no la falda acquifera".
Le cause dello spostamento di quei 4 mm dunque sono ancora da individuare e da ricercare attraverso lo studio e il monitoraggio del suolo e degli eventi che avvengono intorno ad esso, ed è per questo motivo che gli studiosi riferiscono appunto di aver aumentato la vigilanza.
Cerca nel web
Visualizzazione post con etichetta Ancona. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Ancona. Mostra tutti i post
lunedì 13 dicembre 2021
lunedì 7 giugno 2021
#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi
Buongiorno, oggi è il 7 giugno.
Il 7 giugno 1914 i primi moti ad Ancona inaugurano quella che fu chiamata "la settimana rossa", che in breve investì tutto il paese.
La miccia fu innescata dai disordini tra lavoratori anconetani (principalmente portuari e ferrovieri appartenenti a sindacati di indirizzo socialista ed anarchico) e forze dell'ordine, schierate per difendere la parata militare celebrativa dello Statuto Albertino.
Ancona è all'epoca una città che ha già avuto numerose esperienze di rivolte e sollevamenti popolari: dai moti del pane del 1898 agli scioperi del 1913. In quel periodo inoltre si assisteva alla creazione di un fronte comune di diversi movimenti e sindacati, uniti dall'antimilitarismo. L'opposizione alle politiche di guerra non era una lotta puramente ideologica. La missione in Libia impegnava moltissimi lavoratori, che venivano chiamati alle armi e, dopo aver abbandonato tutto, subivano una formazione militare che significava semplicemente disciplinamento e repressione, in un momento in cui una profonda crisi economica attraversa il paese, costringendo la popolazione ad emigrare. Emblematiche sono le vicende di Augusto Masetti, che spara al proprio tenente al momento di partire per la Libia, e Antonio Moroni, militante socialista inviato in una compagnia di disciplina a causa della sua attività politica.
Il 7 giugno 1914 si celebra con una parata per le vie del centro l'anniversario dello Statuto Albertino; come in tutte le città d'Italia, è prevista una manifestazione contraria ai festeggiamenti, alla corona e all'esercito, per richiedere l'abolizione delle compagnie di disciplina, la liberazione di Masetti e Moroni. Lo scopo è quello di impedire la sfilata militare. Visto il divieto di manifestare, l'appuntamento per l'azione è fissato a Villa Rossa (sede del partito Repubblicano, di indirizzo mazziniano). Dopo un comizio che infiamma il pubblico, i manifestanti escono da Villa Rossa e subito incontrano lo spiegamento delle forze dell'ordine, che impedivano l'ingresso alle vie del centro. Al tentativo di forzare il blocco, i carabinieri rispondono aprendo il fuoco e uccidendo Nello Budini di 24 anni, Attilio Giambrignani di 22 e Antonio Casaccia di 17.
Inizia quindi uno sciopero selvaggio ad oltranza, continuano gli scontri con le forze dell'ordine. Vengono assaltate le armerie, i lavoratori portuali e ferroviari bloccano porto e stazione, rallentando l'arrivo di ulteriori militari chiamati come rinforzo, i palazzi pubblici vengono presi dai manifestanti: gli scontri si trasformano in battaglia.
Ha inizio quella che passerà alla storia come la settimana rossa di Ancona.
Nei giorni successivi lo sciopero si espande a macchia d'olio in tutta Italia, si hanno violentissimi scontri nella Romagna, a Milano, Torino, Bologna, Firenze, Napoli, Palermo e Roma.
Intere zone della penisola sfuggono al controllo dello stato, i comitati rivoluzionari cercano di riorganizzare la vita nelle città in loro possesso. L'impronta fortemente antimonarchica e antimilitarista delle rivolte sembrano mettere il paese sull'orlo della guerra civile. L'intervento dell'esercito arriva, però, con una forza dirompente: il 10 i militari riescono a sbarcare ad Ancona. Importante ricordare anche il ruolo che ebbe CGdL (Confederazione Generale del Lavoro) che, dopo aver inizialmente appoggiato lo sciopero, lo revocò e invitò i lavoratori a riportare l'ordine.
Il 14 giugno, dopo ben 16 morti tra i rivoltosi, la situazione torna definitivamente sotto il controllo dell'esercito. La settimana rossa resterà però un'esperienza rivoluzionaria importante, che fungerà da base per il biennio rosso e storicamente utile per avere uno spaccato di una Italia infuocata dal conflitto sociale, prossima alla prima Guerra Mondiale.
Il 7 giugno 1914 i primi moti ad Ancona inaugurano quella che fu chiamata "la settimana rossa", che in breve investì tutto il paese.
La miccia fu innescata dai disordini tra lavoratori anconetani (principalmente portuari e ferrovieri appartenenti a sindacati di indirizzo socialista ed anarchico) e forze dell'ordine, schierate per difendere la parata militare celebrativa dello Statuto Albertino.
Ancona è all'epoca una città che ha già avuto numerose esperienze di rivolte e sollevamenti popolari: dai moti del pane del 1898 agli scioperi del 1913. In quel periodo inoltre si assisteva alla creazione di un fronte comune di diversi movimenti e sindacati, uniti dall'antimilitarismo. L'opposizione alle politiche di guerra non era una lotta puramente ideologica. La missione in Libia impegnava moltissimi lavoratori, che venivano chiamati alle armi e, dopo aver abbandonato tutto, subivano una formazione militare che significava semplicemente disciplinamento e repressione, in un momento in cui una profonda crisi economica attraversa il paese, costringendo la popolazione ad emigrare. Emblematiche sono le vicende di Augusto Masetti, che spara al proprio tenente al momento di partire per la Libia, e Antonio Moroni, militante socialista inviato in una compagnia di disciplina a causa della sua attività politica.
Il 7 giugno 1914 si celebra con una parata per le vie del centro l'anniversario dello Statuto Albertino; come in tutte le città d'Italia, è prevista una manifestazione contraria ai festeggiamenti, alla corona e all'esercito, per richiedere l'abolizione delle compagnie di disciplina, la liberazione di Masetti e Moroni. Lo scopo è quello di impedire la sfilata militare. Visto il divieto di manifestare, l'appuntamento per l'azione è fissato a Villa Rossa (sede del partito Repubblicano, di indirizzo mazziniano). Dopo un comizio che infiamma il pubblico, i manifestanti escono da Villa Rossa e subito incontrano lo spiegamento delle forze dell'ordine, che impedivano l'ingresso alle vie del centro. Al tentativo di forzare il blocco, i carabinieri rispondono aprendo il fuoco e uccidendo Nello Budini di 24 anni, Attilio Giambrignani di 22 e Antonio Casaccia di 17.
Inizia quindi uno sciopero selvaggio ad oltranza, continuano gli scontri con le forze dell'ordine. Vengono assaltate le armerie, i lavoratori portuali e ferroviari bloccano porto e stazione, rallentando l'arrivo di ulteriori militari chiamati come rinforzo, i palazzi pubblici vengono presi dai manifestanti: gli scontri si trasformano in battaglia.
Ha inizio quella che passerà alla storia come la settimana rossa di Ancona.
Nei giorni successivi lo sciopero si espande a macchia d'olio in tutta Italia, si hanno violentissimi scontri nella Romagna, a Milano, Torino, Bologna, Firenze, Napoli, Palermo e Roma.
Intere zone della penisola sfuggono al controllo dello stato, i comitati rivoluzionari cercano di riorganizzare la vita nelle città in loro possesso. L'impronta fortemente antimonarchica e antimilitarista delle rivolte sembrano mettere il paese sull'orlo della guerra civile. L'intervento dell'esercito arriva, però, con una forza dirompente: il 10 i militari riescono a sbarcare ad Ancona. Importante ricordare anche il ruolo che ebbe CGdL (Confederazione Generale del Lavoro) che, dopo aver inizialmente appoggiato lo sciopero, lo revocò e invitò i lavoratori a riportare l'ordine.
Il 14 giugno, dopo ben 16 morti tra i rivoltosi, la situazione torna definitivamente sotto il controllo dell'esercito. La settimana rossa resterà però un'esperienza rivoluzionaria importante, che fungerà da base per il biennio rosso e storicamente utile per avere uno spaccato di una Italia infuocata dal conflitto sociale, prossima alla prima Guerra Mondiale.
Iscriviti a:
Post (Atom)
Cerca nel blog
Archivio blog
-
▼
2026
(255)
-
▼
settembre
(11)
- 33 anni di Amico Rom
- #AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi
- #AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi
- #AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi
- #AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi
- #AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi
- #AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi
- #AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi
- #AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi
- #AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi
- #Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi
-
▼
settembre
(11)

