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giovedì 27 luglio 2023

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 27 luglio.
Il 27 luglio 1929 esce in tipografia "Gli indifferenti", di Alberto Moravia.
Il romanzo fornisce uno spaccato di vita di una famiglia borghese negli anni di pieno sviluppo del fascismo italiano e si configura come una denuncia della perdita di valori dell’Italia di quegli anni. La storia è quasi priva di trama: i personaggi si muovono come manichini, spinti nelle loro azioni dalla noia e dall’insofferenza, senza provare vere pulsioni emotive e attratti solo dai falsi valori del benessere e del piacere fisico. Dietro la maschera di ricchezza dei personaggi si nasconde una miseria sia economica che morale.
Carla, ventiquattrenne figlia di Mariagrazia, viene sedotta da Leo Merumeci, amante della madre interessato a frequentare villa Ardengo anche per diventarne possessore. La famiglia infatti si trova in condizioni di forte precarietà economica e dovrebbe vendere la casa, ma Mariagrazia rifiuta sempre le proposte di vendita di Leo, perché interessata a mantenere l’apparenza di ricchezza agli occhi degli altri. Merumeci approfitta del desiderio di Carla di uscire da quella vita monotona e priva di stimoli, provando a sedurla già in apertura del romanzo, nel salotto di casa. I due sono sempre interrotti dall’arrivo della madre, da Michele o da Lisa, ex amante di Leo che viene spesso in visita all’amica Mariagrazia. Lisa, oggetto delle gelosie di Mariagrazia, è in realtà innamorata di Michele, che però inizialmente la respinge. È proprio lei a scoprire la relazione tra Leo e Carla e ad informare Michele. Il giovane tenta di uscire dal suo stato di indifferenza e reagire, prendendo una pistola e recandosi a casa di Leo, dove trova la sorella. Il tentativo fallisce poiché il colpo va a vuoto. Il romanzo si conclude con una festa in maschera, dove nulla è cambiato e dove i personaggi continuano nella loro finzione. Si intuisce forse un futuro matrimonio tra Carla e Leo e quindi il pieno successo di Merumeci.
Moravia scrive Gli indifferenti a soli 18 anni e il giornalista del Corriere della Sera Pietro Pancrazi ne scrive una recensione dal titolo Il realismo di Moravia, che contribuisce al successo dell’opera. È il romanzo che segna, all’interno del grande sperimentalismo della letteratura del Novecento, l’inizio della corrente neo-realista italiana, che si carica dei drammi sociali di un Paese tormentato. È una letteratura triste e drammatica, priva di ideali, definita da Benedetto Croce come “letteratura del vuoto”, in cui i personaggi vivono “come se” e non in forma diretta.
La dimensione del romanzo è di tipo teatrale. L’azione si svolge infatti nell’arco di soli due giorni e con pochi personaggi. Lo spazio è sempre l’interno di un’abitazione: villa Ardengo prima e la casa di Leo dopo. Gli unici spazi esterni sono caratterizzati da oscurità e pioggia. Moravia pone l’attenzione sulle luci artificiali, che contribuiscono a dare il senso di claustrofobia e angoscia dei personaggi. Carla passa dall’interno della villa a un’altra casa, quella di Leo.
Non è un romanzo di formazione: tutto ruota attorno al benessere e alla sessualità, che è l’elemento dominante, in una compravendita di corpi, ma non di affetti. Forte è l’insistenza sulla fisicità dei personaggi, già all’inizio del romanzo, dove l’incontro tra Michele e Leo avviene con un commento sull’abbigliamento, all’insegna della fatuità.
Pervasivo negli Indifferenti è anche il tema dello specchio, che si ritrova in ogni stanza e dove già all’inizio i personaggi si riflettono attraversando il corridoio. Esemplare è la svestizione di Carla nella sua camera e il suo confronto con lo specchio. Si tratta di una pagina di grande audacia per l’epoca, tanto che il governo fascista condanna la ristampa dell’opera. Qui Moravia introduce un espediente che utilizzerà anche in altri romanzi (es. la descrizione della bottega di Cesira ne La ciociara), dove gli oggetti sono utilizzati per ricostruire la psicologia di un personaggio: le bambole e il saluto agli oggetti prima di lasciare l’abitazione. È una camera che presenta elementi ambigui, bambineschi e più femminili. L’arredamento di fanciulla non è stato sostituito perché la madre ha sempre sperato in un imminente matrimonio della figlia. Si tratta di una tipica pagina novecentesca in cui parlano le cose. L’unico parametro di Carla è la bellezza.
I personaggi sono creature vuote, che agiscono come manichini, con pesantezza di gesti molto calcolati. Pancrazi afferma che il testo gli suggerisce qualcosa di espressionistico.
Carla, Leo e gli altri protagonisti dialogano senza un unico fulcro, ognuno tentando di imporre il proprio pensiero e la propria visione del mondo, senza uscire dai propri stereotipi. Nessuno di loro sa creare qualcosa di diverso dalla mera ripetizione di gesti: la stessa Carla è una Mariagrazia in piccolo, con gli stessi limiti e le stesse debolezze.
Venendo al fulcro degli Indifferenti, Moravia non descrive l’atto sessuale in sé, ma il momento appena precedente, delineando in modo molto preciso le perplessità di Carla, che si raggomitola nelle coperte e non vuole vedere il suo amante. La ragazza vuole osare, ma ha paura. Per esprimere questo salto alla maturità l’autore si rifà ad un illustre modello: l’addio ai monti manzoniano, dove però la svolta di Lucia è di tutt’altro tipo e più innocente. Lo spazio del letto si configura come una sorta di nuova prigione per Carla, che sente indifferenza per Leo e nostalgia della madre.
In Leo non c’è romanticismo, è un personaggio grossolano ed arrogante che alla fine ha la meglio. È l’unico personaggio “vincente” del romanzo.
La rappresentazione di Michele è condotta sottolineando l’assenza in lui di ogni qualità. È un antieroe, un inetto che ricorda i personaggi di Svevo, ma che probabilmente Moravia ricava dalle letture giovanili di Dostoevskij e dai testi teatrali di Pirandello. Michele è privo di pulsioni, gelido e agisce per noia. L’acquisto della pistola è dettato da un dovere di ribellione più che da una reale indignazione e dallo sdegno per la morale offesa. La scena dello sparo che va a vuoto è tragicomica e si allontana completamente dalla scena madre romantica in cui la giustizia si fa strada e i colpevoli vengono puniti.
Il romanzo termina con una festa in maschera, che conclude l’andamento circolare dell’opera, dove niente si è evoluto. Moravia vuole denunciare l’ipocrisia di questo mondo borghese, in cui i personaggi continuano a comportarsi senza alcuna ideologia positiva e in cui manca completamente anche l’orizzonte religioso.

domenica 28 novembre 2021

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 28 novembre.
Il 28 novembre 1907 nasce a Roma Alberto Moravia.
Alberto Pincherle nasce a Roma il 28 novembre 1907, in Via Sgambati, nei pressi di via Pinciana. Il cognome Moravia con il quale sarà conosciuto è il cognome della nonna paterna. Il padre, Carlo Pincherle Moravia, architetto e pittore, era nato a Venezia da una famiglia d'origine ebraica di Conegliano Veneto. La madre, Teresa Iginia De Marsanich, detta Gina, era nata ad Ancona da una famiglia anticamente immigrata dalla Dalmazia.
Nel 1916 si ammala di una tubercolosi ossea che lo costringerà, con un alternarsi di miglioramenti e ricadute, a frequentare in modo irregolare la scuola. Dal 1921 al 1923 Moravia è costretto dalla malattia a trascorrere la degenza a casa, a Roma. Compone dei versi in francese e in italiano. Dal 1924 al 1925 è ricoverato al sanatorio Codivilla di Cortina d'Ampezzo. Si trasferisce poi per la convalescenza a Bressanone. Inizia la stesura de "Gli indifferenti", romanzo sul quale lavorerà per tre anni.
Nel 1927 pubblica il suo primo racconto "Lassitude de courtisane" in una traduzione francese sulla rivista bilingue "900" di Bontempelli, poi ritradotta in italiano col titolo "Cortigiana stanca".
Due anni più tardi esce presso la casa editrice Alpes di Milano, e a sue spese, "Gli indifferenti".
Seguono poi "Inverno di malato" (1930) su "Pegaso", rivista diretta da Ugo Ojetti. Collabora a "Interplanetario" di Libero De Libero; vi pubblica alcuni racconti, tra cui "Villa Mercedes" e "Cinque sogni". Nel 1933 collabora alla rivista "Oggi", fondata da Mario Pannunzio e, poi, alla "Gazzetta del Popolo". Pubblica una raccolta di racconti già editi su riviste dal titolo "La bella vita", presso Carabba, e "Le ambizioni sbagliate" presso Mondadori. Anche a causa dell'ostracismo da parte del Ministero della Cultura Popolare fascista, le opere non riscuotono il successo della critica. Intanto Moravia inizia una collaborazione con il mensile "Caratteri", fondato da Pannunzio e Delfini.
Dopo un soggiorno di due anni a Londra, un viaggio negli Stati Uniti e uno in Messico, Alberto Moravia torna in Italia e scrive i racconti de "L'imbroglio", prima rifiutato da Mondadori, poi pubblicato da Bompiani (1937), che resterà il suo editore per gli anni a venire. Nel 1937 viaggia in Cina in qualità di inviato; scrive numerosi articoli per la "Gazzetta del Popolo". Di ritorno a Roma inizia a lavorare a delle sceneggiature cinematografiche; collabora a "Omnibus" diretto da Leo Longanesi. Nel giugno 1937 vengono assassinati in Francia Nello e Carlo Rosselli, suoi cugini da parte di padre.
Nei primi anni '40 di ritorno da un viaggio in Grecia si trasferisce ad Anacapri e vive con Elsa Morante (conosciuta nel 1936 a Roma). "L'imbroglio" e "Le ambizioni sbagliate" vengono inclusi nella lista dei libri di autori ebrei dalla "Commissione per la bonifica libraria" del Ministero della Cultura Popolare. Collabora a "Prospettive" diretta da Curzio Malaparte. Nel 1940 pubblica "I sogni del pigro", nel 1941 "La mascherata", che viene sequestrato. Gli viene impedito di scrivere sui giornali col suo nome; pubblica allora diversi articoli utilizzando vari pseudonimi: Pseudo, Tobia Merlo, Lorenzo Diodati e Giovanni Trasone. Nell'aprile del 1941 sposa in chiesa Elsa Morante.
Autore non gradito dal regime fascista, Moravia è costretto a lavorare, per il proprio sostentamento, a numerose sceneggiature cinematografiche, senza poterle firmare a causa delle leggi razziali.
Negli anni della guerra escono le raccolte di racconti "L'amante infelice" (1943), bloccato dalle autorità, e "L'epidemia" (1944), per Bompiani, e il breve romanzo "Agostino" (1944), per le edizioni Documento in una tiratura limitata ed illustrata da due disegni di Guttuso. Nel periodo seguente la caduta del regime fascista, collabora brevemente al "Popolo di Roma" di Corrado Alvaro. Dopo l'8 settembre 1943, quando viene a sapere che il suo nome è sulla lista stilata dai nazisti delle persone da arrestare, Alberto Moravia fugge da Roma con Elsa Morante. La coppia trova rifugio a Sant'Agata di Fondi (Vallecorsa) sulle montagne, nascosti nel casolare di Davide Marrocco. L'avanzata dell'esercito alleato li libera; si recano quindi a Napoli per poi tornare a Roma. Nel 1944 esce a Roma per le edizioni Documento "La Speranza, ovvero Cristianesimo e Comunismo".
Tra il 1945 e il 1951, per guadagnarsi da vivere, Moravia scrive articoli, collabora a riviste e programmi radiofonici e continua a lavorare per il cinema come sceneggiatore. Escono: "Due cortigiane" (1945), con illustrazioni di Maccari, "La romana" (1947), "La disubbidienza" (1948), "L'amore coniugale e altri racconti" (1949), "Il conformista" (1951). Realizza e dirige il brevissimo film (6 minuti) "Colpa del sole". Collabora a giornali e riviste (tra cui "Il Mondo", "Il Corriere della Sera", "L'Europeo"). Viene tradotto in numerose lingue. Le sue opere letterarie sono adattate per il cinema da numerosi registi.
Nel 1953 fonda a Roma con Carocci la rivista "Nuovi Argomenti", sulla quale pubblica l'anno seguente il saggio "L'uomo come fine" (scritto nel 1946). Nel 1954 escono "Racconti romani" (Premio Marzotto) e "Il disprezzo". Nel 1955 pubblica su "Botteghe Oscure" la tragedia Beatrice Cenci. Nello stesso anno conosce Pier Paolo Pasolini e inizia a collaborare come critico cinematografico a "L'Espresso".
Pubblica "La ciociara" (1957), "Un mese in URSS" (1958), "Nuovi racconti romani" (1959), "La noia" (1960, Premio Viareggio). Alberto Moravia intraprende numerosi viaggi tra cui Egitto, Giappone, Stati Uniti, Iran e Brasile. Nel 1961 viaggia in India insieme a Pier Paolo Pasolini ed Elsa Morante: dall'esperienza nascerà "Un'idea dell'India" (1962).
Nel 1962 Moravia si separa definitivamente da Elsa Morante e va a vivere con Dacia Maraini, conosciuta nel 1959. Insieme, e insieme all'amico Pasolini, viaggiano in Africa (Ghana, Togo, Nigeria, Sudan).
Pubblica poi la raccolta di racconti "L'automa" (1962), la raccolta di saggi "L'uomo come fine" (1963) e "L'attenzione" (1965). Con Enzo Siciliano e Dacia Maraini dà vita alla Compagnia del Porcospino nel teatro di via Belsiana a Roma (1966-68). Per il teatro scrive "Il mondo è quello che è" (1966), "Il dio Kurt" (1968), "La vita è gioco" (1969).
Viaggia in Messico, Giappone, Corea e Cina. Nel 1967 è presidente della XXVIII Mostra del Cinema di Venezia. Nel 1968 Moravia viene pubblicamente contestato dagli studenti, con i quali accetta di dialogare. Pubblica "Una cosa è una cosa" (1967), "La rivoluzione culturale in Cina" (1967), "Il paradiso" (1970), "Io e lui" (1971), "A quale tribù appartieni?" (1972), "Un'altra vita" (1973).
Nel 1975 muore assassinato Pier Paolo Pasolini. Nel periodo che segue subisce minacce da parte di estremisti di destra; per alcuni mesi viene protetto da una scorta (1978).
Escono "Boh" (1976), "La vita interiore" (1978), che gli varrà un'accusa di oscenità nel 1979, "Impegno controvoglia" (1980, raccolta di saggi scritti tra il 1943 e il 1978 a cura di R. Paris), "Lettere dal Sahara" (1981), "1934" (1982, Premio Mondello 1983), "Storie della Preistoria" (1982), "La cosa e altri racconti" (1983), dedicato a Carmen Llera, che Moravia sposerà nel gennaio 1986.
È membro della Commissione di selezione alla Mostra del Cinema di Venezia (1979-1983) e inviato speciale del "Corriere della Sera" (1975-1981). Per "L'Espresso" cura un'inchiesta sulla bomba atomica (Giappone, Germania, URSS).
Nel 1984 Alberto Moravia si presenta per le elezioni europee come indipendente nelle liste del Pci, e diventa deputato al Parlamento Europeo (1984-1989). Nel 1985 vince il premio Personalità Europea.
In questo periodo escono "L'uomo che guarda" (1985), "L'angelo dell'informazione e altri scritti teatrali" (1986), "L'inverno nucleare" (1986, a cura di R. Paris), "Passeggiate africane" (1987), "Il viaggio a Roma" (1988), "La villa del venerdì" (1990). Escono nel frattempo il primo volume antologico "Opere 1927-1947" (1986), a cura di G. Pampaloni, ed il secondo "Opere 1948-1968" (1989) a cura di E. Siciliano.
Il 26 settembre 1990 Alberto Moravia muore nella sua casa di Roma.
Escono postumi: "Vita di Moravia" (1990) scritto a quattro mani con Alain Elkann, "La donna leopardo" (1991), "Diario Europeo" (1993), "Romildo ovvero racconti inediti o perduti" (1993), le raccolte "Viaggi - Articoli 1930-1990" (1994), "Racconti dispersi 1928-1951" (2000).
A dieci anni dalla scomparsa viene pubblicato per i Classici Bompiani il primo volume della nuova edizione delle Opere complete diretta da Siciliano "Opere/1". "Romanzi e racconti 1927-1940" (2000), a cura di Francesca Serra e Simone Casini a cui seguirà "Opere/2". "Romanzi e racconti 1941-1949" (2002), a cura di Simone Casini.

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