Buongiorno, oggi è il 16 agosto.
Il 16 agosto 1819 a Manchester ebbe luogo il cosiddetto Massacro di Peterloo.
Il 16 agosto 1819, nella nuova città industriale, Manchester, a Saint Peter’s Fields, ci fu una grande manifestazione per le riforme e per la democrazia. La più grande manifestazione mai vista nella storia fino a quel momento. Una folla di 60-80mila persone – la metà della popolazione della città di allora – si riunì armata di bandiere e striscioni. Le donne erano vestite di bianco a dimostrazione della purezza della loro causa e avanzavano nell’avanguardia accompagnate dai loro bambini proprio per mostrare il loro intento pacifico. L’assemblea era legittima e gli organizzatori – incluso il famoso oratore Henry «Orator» Hunt – erano andati dai magistrati il giorno prima per farsi arrestare se questi ultimi avessero ritenuto che non ci fosse una giusta causa.
Quel lunedì mattina era, stranamente per Manchester, soleggiato. Famiglie intere arrivarono con i cestini con il pranzo ma senza alcolici. C’era anche un giornalista del Times, un avvenimento per Manchester, una città cresciuta all’improvviso grazie alla rivoluzione industriale. Gli operai volevano fare bella figura. Come scrisse il radicale Samuel Bamford, la folla voleva presentarsi «pulita, sobria, in buon ordine, pacifica». In contrasto, le milizie – i proprietari delle fabbriche e dei negozi – trascorsero la mattinata a bere birra e quando arrivò l’ordine di arrestare Hunt e gli altri radicali ebbero non poche difficoltà a montare a cavallo. Infatti, i primi feriti furono una madre e il suo bambino travolti sulla strada prima che la cavalleria arrivasse sul campo. Il bambino morì subito. Provare a passare in mezzo alla folla a cavallo si rivelò un’impresa e i miliziani iniziarono a colpire le persone, in particolare prendendo di mira le donne che avevano osato venire e partecipare alla manifestazione. Il magistrato Mr. Hulton – che guardava da una casa vicina – mandò in aiuto la cavalleria che caricò la folla. Alcuni soldati professionisti provarono a trattenere la milizia, gridando «vergogna! La gente non ha via di uscita», ma con pochi risultati.
Dieci minuti più tardi il campo era deserto. I morti erano più di una decina e i feriti centinaia; alcuni medici prestarono soccorso ma solo se i feriti giuravano di non partecipare più a nessuna manifestazione. Uno dei feriti era John Lees. Quattro anni prima, Lees aveva combattuto nell’esercito britannico durante la famosa vittoria a Waterloo; morì qualche giorno dopo aver partecipato da semplice cittadino ad un massacro inglese, ora ribattezzato ironicamente Peterloo da James Wroe nel Manchester Observer. Il principe reggente e il primo ministro Lord Liverpool mandarono le loro congratulazioni ai magistrati e alla milizia. Il governo annunciò un giro di vite: nuove leggi, il divieto di ogni forma di protesta, la prigione per i giornalisti che pubblicavano opinioni sovversive e per i capi del movimento. Il movimento per la democrazia – perfino nella forma molto modesta proposta dai radicali dell’epoca – sembrava distrutto.
In Italia, nel frattempo, Shelley scrive un capolavoro, La maschera dell’anarchia, un «torrente della mia indignazione». Il poema è un incubo, un grido di dolore, una denuncia di un sistema anarchico e privo di senso e, in più, un manifesto per la resistenza passiva. Nel 1819 l’editore di Shelley, Leigh Hunt, temendo censura o peggio, non pubblicò la poesia. Gandhi la lesse molti anni più tardi e ne fu ispirato. E infatti Peterloo diventò un momento chiave nella creazione della classe operaia inglese. Invece di scomparire, la leggenda di Peterloo ispirò prima i Cartisti poi il partito laburista spingendo il sistema verso la democrazia di cui godiamo oggi. Non fu casuale nemmeno il fatto che le suffragette più famose, le sorelle Pankhurst, venissero da Manchester. Il nonno di Emmeline Pankhurst era presente a Peterloo e fu fonte di grande ispirazione radicale per la sua famiglia.
Peterloo non fu una vittoria. Fu una battaglia persa. Gli anni successivi furono molto difficili ma il suffragio universale fu finalmente ottenuto. Le battaglie adesso sono diverse ma una lotta importante è quella contro la perdita della memoria, del ricordo delle vittime, la cancellazione della lotta stessa.
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venerdì 16 agosto 2024
giovedì 15 agosto 2024
#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi
Buongiorno, oggi è il 15 agosto.
Il 15 agosto 423 Flavio Onorio, primo imperatore d'Occidente, muore senza lasciare eredi.
Flavio Onorio (Costantinopoli, 9 settembre 384 - Ravenna, 15 agosto 423 ) è stato il primo imperatore dell'impero romano d'Occidente, dalla morte del padre Teodosio I (395) alla propria. Già nel 393 ricevette il titolo di augusto. Durante il suo regno, il fratello maggiore, Arcadio, resse l'Impero d'Oriente.
Definito "l'imperatore indifferente" da Edward Gibbon, dimostrò tutta la sua inettitudine nell'amministrare l'impero, indifferente dinanzi a invasioni, rivolte e perdite di alcune province. Fece uccidere l'unico difensore dell'impero, Stilicone. E' noto soprattutto per il fallimento della trattativa con il generale Alarico, che tenne in assedio Roma, il quale si era offerto di diventare generale dell'Impero Romano d'Occidente. Vistosi negato l'incarico, Alarico saccheggiò Roma dal 24 agosto al 27 agosto 410.
Onorio era il figlio dell'imperatore Teodosio I e di Elia Flaccilla; aveva un fratello maggiore, Arcadio, e una sorella morta in giovane età, Pulcheria Teodosia. Il padre lo onorò del titolo di nobilissimus puer e gli conferì il consolato per l'anno 386, quando Onorio aveva due anni. Raggiunse il padre a Roma (389), poi tornò a Costantinopoli (391).
Nel 392 morì l'augusto d'Occidente, Valentiniano II, e poco dopo il generale di origine barbara Arbogaste elevò al trono Eugenio; Teodosio fece inizialmente intendere di accettare il nuovo collega, ma poi, il 23 gennaio 393, proclamò Onorio, all'età di dieci anni, augusto d'Occidente, associandolo al trono come aveva fatto dieci anni prima con Arcadio e mettendolo in diretta opposizione a Eugenio. Il 6 settembre 394, Eugenio fu sconfitto nella battaglia del Frigido; in quello stesso anno, Teodosio convocò Onorio alla corte di Milano.
Prima della morte di Teodosio (17 gennaio 395), quest'ultimo divise l'Impero tra i due figli: ad Arcadio andò la parte orientale, a Onorio la parte occidentale. Questa divisione fu, dal punto di vista formale, solo amministrativa, essendo l'Impero ancora uno, ma fu anche un importante evento della storia romana, in quanto mai più un imperatore regnò sull'Occidente e sull'Oriente uniti.
Essendo Onorio ancora minore, la reggenza effettiva fu affidata a Stilicone, un generale di origine vandala; per rafforzare il proprio legame con l'imperatore, Stilicone diede in sposa a Onorio la propria figlia Maria (398 circa) e, dopo la morte di questa, l'altra figlia Termanzia (408).
L'impero d'Occidente fu sottoposto, durante il regno di Onorio, a una serie di spinte disgregatrici sia esterne che interne, con invasioni di popoli barbari e diverse ribellioni di usurpatori (le fonti ne ricordano nove).
Nel 397 il comes Africae Gildone si ribellò nell'Africa settentrionale, ma la sua rivolta fu soffocata un anno dopo (31 luglio 398).
Nel 402 e 403, Stilicone respinse le incursioni dei visigoti di Alarico. Proprio a causa dell'invasione dei visigoti, nel 402 Onorio spostò la capitale da Mediolanum, più esposta, a Ravenna, considerata meglio difendibile in quanto circondata da paludi. La necessità di difendere l'Italia costrinse Stilicone a sguarnire la Gallia. Nel 405, un esercito barbaro, al comando di Radagaiso, invase l'Italia, portando la devastazione nel cuore dell'Impero, finchè Stilicone non lo sconfisse nel 406.
Nel frattempo i romani esercitavano un controllo sempre più debole sulla Britannia romana; rimaste isolate, le guarnigioni romane di quella provincia sostennero diversi usurpatori, tra cui Marco (406 - 407), Graziano (407), e Costantino "III": questi invase la Gallia nel 407, occupando Arelate.
Il 31 dicembre 406 un grosso esercito di alani, suebi e vandali sfondò la frontiera e invase la Gallia; questi popoli si mossero in Hispania nel 409. L'influenza politica di Stilicone cresceva a ogni vittoria militare conseguita, ma allo stesso tempo cresceva l'opposizione che il generale riscuoteva a corte, in particolare dal partito contrario alla negoziazione con i popoli barbari, guidato da Olimpio. Dopo la morte di Maria, Stilicone convinse Onorio a sposarne la sorella Termanzia (408), ma quello stesso anno Onorio sposò la causa degli oppositori del comandante, entrando così nella sfera d'influenza del cortigiano che lo convinse a liberarsi di quello condannandolo a morte, facendone uccidere anche il figlio.
L'eliminazione del più valido generale dell'Impero romano d'Occidente permise ad Alarico I e ai suoi visigoti la ripresa dell'offensiva militare. Durante lo stesso 408, Alarico chiese a Onorio il permesso di portare il proprio esercito dal Norico alla Pannonia, oltre a modesti versamenti, ma Onorio, consigliato dal proprio magister officiorum Olimpio, si rifiutò di contrattare. I visigoti, allora, raggiunsero Roma ed estorsero ai notabili cittadini 5.000 libbre d'oro, 30.000 libbre d'argento, 4.000 tuniche di seta, 3.000 panni porpora e 3.000 libbre di pepe, mentre Onorio rimaneva inerte a Ravenna.
Nel 409 Alarico tornò a Roma dove, col sostegno del Senato romano, mise sul trono un uomo a lui più congeniale, Prisco Attalo. L'anno successivo, dopo aver ricevuto sei legioni dall'Impero romano d'Oriente, Onorio negoziò con Alarico, ottenendo che questi deponesse Attalo; i negoziati, tuttavia, a causa del tradimento dell'imperatore che tentò di tendere un'imboscata al generale barbaro, si interruppero e si giunse al sacco di Roma (410), durante il quale Alarico prese in ostaggio Galla Placidia, sorella di Onorio.
Intanto la rivolta dell'usurpatore Costantino "III" in Gallia era ancora in atto. In aiuto di Onorio venne la rivolta, nel 409, di Geronzio, generale di Costantino, che proclamò un proprio imperatore, Massimo, in Hispania, e assediò Costantino ad Arelate; qui i due ribelli furono raggiunti dal generale romano Flavio Costanzo (Costanzo III), il quale sconfisse in successione Geronzio e Massimo e poi Costantino (411).
La situazione in Gallia non era però ancora stabilizzata, e da lì giunse un altro pericolo per il potere di Onorio: subito dopo che le truppe di Costanzo erano tornate in Italia, Giovino si ribellò nella Gallia settentrionale, col sostegno di alani, burgundi e della nobiltà gallo-romana. Giovino cercò l'alleanza con i goti di Ataulfo (412) ma si inimicò il re barbaro proclamando augusto il proprio fratello Sebastiano: Ataulfo cercò di accordarsi con Onorio, il quale lasciò che il sovrano goto risolvesse il problema dell'usurpatore, sconfitto e ucciso nel 413. In quello stesso anno Costanzo sedò un'altra rivolta, quella di Eracliano in Africa.
Nel 414 Costanzo attaccò Ataulfo, che rimise sul trono nuovamente Prisco Attalo, e sposò Galla Placidia. Costanzo forzò Ataulfo a ripiegare in Hispania e Attalo, avendo perso il sostegno dei visigoti fu catturato e deposto. La tattica di Costanzo di impedire ai Visigoti di ricevere i rifornimenti ebbe i suoi frutti: i goti soffrirono la fame e il nuovo re Vallia (415-418) accettò di firmare un trattato di pace con i romani: Galla Placidia sarebbe stata restituita a Roma, e i visigoti, in cambio di 600.000 misure di grano e del territorio dell'Aquitania, si impegnavano a combattere in nome dei Romani i vandali, gli alani e i suebi in Hispania. I goti, condotti da Wallia, annientarono i vandali silingi nella Betica e gli alani in Lusitania e Cartaginense, riconsegnando le province conquistate all'Impero; in cambio, Costanzo premiò Wallia e i visigoti permettendo loro di stanziarsi in qualità di foederati (alleati dell'Impero) nella Valle della Garonna, in Aquitania, dove ottennero terre da coltivare (418).
L'Aquitania sembra sia stata scelta come terra dove far insediare i visigoti per la sua posizione strategica: infatti era vicina sia alla Spagna, dove rimanevano da annientare i vandali ssdingi e gli svevi, sia al Nord della Gallia, dove forse Costanzo intendeva impiegare i visigoti per combattere i ribelli separatisti bagaudi nell'Armorica.
Per riallacciare i rapporti con i grandi proprietari terrieri gallici, alcuni dei quali, lasciati in balia dei barbari, avevano preferito trasferire la loro alleanza dall'Impero ai barbari per scongiurare una possibile confisca dei loro terreni da parte dei nuovi padroni, Costanzo spinse Onorio a istituire un concilio delle sette province (della Gallia a sud della Loira), che si riuniva ogni anno ad Arelate.
La prima seduta si tenne nel 418 ed èpossibile che abbia riguardato il problema delle terre da assegnare ai visigoti. Nel frattempo, nel 417 Costanzo inviò Exuperanzio in Armorica, per sedare la rivolta dei bagaudi e restituire la Gallia nord-occidentale all'Impero, mentre Castino fu inviato contro i franchi, ed èplausibile che Costanzo abbia cercato di intervenire persino in Britannia.
In Ispania tuttavia la situazione si deteriorò di nuovo: nel 419 Gunderico, re dei vandali, rinforzato dagli alani superstiti che si erano uniti a lui, mosse guerra agli svevi: i romani, nel 420, reagirono, spingendo i vandali a trasferirsi in Betica. Infine, nel 420-422 un certo Massimo, forse da identificarsi con il candidato di Geronzio, sorse e tramontò in Hispania. Probabilmente l'attacco dei romani ai vandali del 420 era volto a deporre Massimo, probabilmente innalzato al trono o dai vandali o dagli svevi; Astirio fu ricompensato per la cattura dell'usurpatore con il patriziato, mentre l'usurpatore fu condotto in catene di fronte a Onorio durante le celebrazioni per il 30 anno di regno di Onorio (422). Nel 422-423 fu allestita una spedizione per annientare i vandali in Betica: ma la discordia tra i generali Castino e Bonifacio spinse il secondo ad abbandonare la spedizione ritornando in Africa con le sue truppe, e le truppe del solo Castino non furono sufficienti a sconfiggere il nemico: sconfitto in battaglia, forse a causa di un presunto tradimento dei visigoti, Castino fu costretto al ritiro a Tarragona.
Onorio, spesso in contrasto con il fratello imperatore d'Oriente, cercò l'alleanza con la Chiesa cattolica eliminando le ultime vestigia del paganesimo come, ad esempio, i giochi gladiatorii. Per rinforzarsi politicamente, Onorio si avvicinò a Costanzo, il quale prima sposò Galla Placidia (417), sorella dell'imperatore, poi fu associato al trono nel 421. Nonostante un relativo indebolimento dell'Impero, la situazione stava migliorando decisivamente sotto la ferma guida di Costanzo e non è implausibile che se Costanzo fosse vissuto più a lungo, l'Impero si sarebbe ripreso completamente. Tuttavia tale stratagemma fu reso vano dal decesso di Flavio Costanzo avvenuto durante il medesimo anno, così che l'imperatore, sentendosi fondamentalmente inadeguato nell'affrontare la profonda e irreversibile crisi contingente, ritenne opportuno ritirarsi a Ravenna. Nel 422-423, litigò con Galla Placidia, sua sorella, e la costrinse all'esilio:
"L'affetto di Onorio per la sorella fu tanto che, deceduto Costanzo, ... usava baciarla frequentemente sulla bocca, facendo nascere in molti il sospetto di una turpe intrinsichezza. Ma tanto amore si convertì poi in odio, ad istigazione specialmente di Spadusa e di Elpidia, nutrice di Placidia, persona a cui essa dava assai confidenza; e v'aggiungeva l'opera sua Leonteo, gran maestro della casa di lei. E le cose giunsero al segno che frequenti sedizioni scoppiarono a Ravenna, e tumulti, e risse con spargimento di sangue; poiché a Placidia era ancora affezionata la turba dè Barbari [visigoti] a riflesso dei matrimonj di lei con Ataulfo e con Costanzo. Di modo che infine, prevalendo il fratello, per codeste inimicizie, e per l'odio succeduto al primo amore, Placidia cò suoi figliuoli venne confinata a Costantinopoli. ".
(Olimpiodoro, Storie, frammenti e riassunto di Fozio.)
Onorio morì nell'anno 423, di edema. Aveva trentotto anni e regnava da ventotto; non avendo lasciato eredi, il suo trono fu prima usurpato dall'alto funzionario Giovanni Primicerio, poi recuperato da Valentiniano III, figlio di Galla Placidia.
Il 15 agosto 423 Flavio Onorio, primo imperatore d'Occidente, muore senza lasciare eredi.
Flavio Onorio (Costantinopoli, 9 settembre 384 - Ravenna, 15 agosto 423 ) è stato il primo imperatore dell'impero romano d'Occidente, dalla morte del padre Teodosio I (395) alla propria. Già nel 393 ricevette il titolo di augusto. Durante il suo regno, il fratello maggiore, Arcadio, resse l'Impero d'Oriente.
Definito "l'imperatore indifferente" da Edward Gibbon, dimostrò tutta la sua inettitudine nell'amministrare l'impero, indifferente dinanzi a invasioni, rivolte e perdite di alcune province. Fece uccidere l'unico difensore dell'impero, Stilicone. E' noto soprattutto per il fallimento della trattativa con il generale Alarico, che tenne in assedio Roma, il quale si era offerto di diventare generale dell'Impero Romano d'Occidente. Vistosi negato l'incarico, Alarico saccheggiò Roma dal 24 agosto al 27 agosto 410.
Onorio era il figlio dell'imperatore Teodosio I e di Elia Flaccilla; aveva un fratello maggiore, Arcadio, e una sorella morta in giovane età, Pulcheria Teodosia. Il padre lo onorò del titolo di nobilissimus puer e gli conferì il consolato per l'anno 386, quando Onorio aveva due anni. Raggiunse il padre a Roma (389), poi tornò a Costantinopoli (391).
Nel 392 morì l'augusto d'Occidente, Valentiniano II, e poco dopo il generale di origine barbara Arbogaste elevò al trono Eugenio; Teodosio fece inizialmente intendere di accettare il nuovo collega, ma poi, il 23 gennaio 393, proclamò Onorio, all'età di dieci anni, augusto d'Occidente, associandolo al trono come aveva fatto dieci anni prima con Arcadio e mettendolo in diretta opposizione a Eugenio. Il 6 settembre 394, Eugenio fu sconfitto nella battaglia del Frigido; in quello stesso anno, Teodosio convocò Onorio alla corte di Milano.
Prima della morte di Teodosio (17 gennaio 395), quest'ultimo divise l'Impero tra i due figli: ad Arcadio andò la parte orientale, a Onorio la parte occidentale. Questa divisione fu, dal punto di vista formale, solo amministrativa, essendo l'Impero ancora uno, ma fu anche un importante evento della storia romana, in quanto mai più un imperatore regnò sull'Occidente e sull'Oriente uniti.
Essendo Onorio ancora minore, la reggenza effettiva fu affidata a Stilicone, un generale di origine vandala; per rafforzare il proprio legame con l'imperatore, Stilicone diede in sposa a Onorio la propria figlia Maria (398 circa) e, dopo la morte di questa, l'altra figlia Termanzia (408).
L'impero d'Occidente fu sottoposto, durante il regno di Onorio, a una serie di spinte disgregatrici sia esterne che interne, con invasioni di popoli barbari e diverse ribellioni di usurpatori (le fonti ne ricordano nove).
Nel 397 il comes Africae Gildone si ribellò nell'Africa settentrionale, ma la sua rivolta fu soffocata un anno dopo (31 luglio 398).
Nel 402 e 403, Stilicone respinse le incursioni dei visigoti di Alarico. Proprio a causa dell'invasione dei visigoti, nel 402 Onorio spostò la capitale da Mediolanum, più esposta, a Ravenna, considerata meglio difendibile in quanto circondata da paludi. La necessità di difendere l'Italia costrinse Stilicone a sguarnire la Gallia. Nel 405, un esercito barbaro, al comando di Radagaiso, invase l'Italia, portando la devastazione nel cuore dell'Impero, finchè Stilicone non lo sconfisse nel 406.
Nel frattempo i romani esercitavano un controllo sempre più debole sulla Britannia romana; rimaste isolate, le guarnigioni romane di quella provincia sostennero diversi usurpatori, tra cui Marco (406 - 407), Graziano (407), e Costantino "III": questi invase la Gallia nel 407, occupando Arelate.
Il 31 dicembre 406 un grosso esercito di alani, suebi e vandali sfondò la frontiera e invase la Gallia; questi popoli si mossero in Hispania nel 409. L'influenza politica di Stilicone cresceva a ogni vittoria militare conseguita, ma allo stesso tempo cresceva l'opposizione che il generale riscuoteva a corte, in particolare dal partito contrario alla negoziazione con i popoli barbari, guidato da Olimpio. Dopo la morte di Maria, Stilicone convinse Onorio a sposarne la sorella Termanzia (408), ma quello stesso anno Onorio sposò la causa degli oppositori del comandante, entrando così nella sfera d'influenza del cortigiano che lo convinse a liberarsi di quello condannandolo a morte, facendone uccidere anche il figlio.
L'eliminazione del più valido generale dell'Impero romano d'Occidente permise ad Alarico I e ai suoi visigoti la ripresa dell'offensiva militare. Durante lo stesso 408, Alarico chiese a Onorio il permesso di portare il proprio esercito dal Norico alla Pannonia, oltre a modesti versamenti, ma Onorio, consigliato dal proprio magister officiorum Olimpio, si rifiutò di contrattare. I visigoti, allora, raggiunsero Roma ed estorsero ai notabili cittadini 5.000 libbre d'oro, 30.000 libbre d'argento, 4.000 tuniche di seta, 3.000 panni porpora e 3.000 libbre di pepe, mentre Onorio rimaneva inerte a Ravenna.
Nel 409 Alarico tornò a Roma dove, col sostegno del Senato romano, mise sul trono un uomo a lui più congeniale, Prisco Attalo. L'anno successivo, dopo aver ricevuto sei legioni dall'Impero romano d'Oriente, Onorio negoziò con Alarico, ottenendo che questi deponesse Attalo; i negoziati, tuttavia, a causa del tradimento dell'imperatore che tentò di tendere un'imboscata al generale barbaro, si interruppero e si giunse al sacco di Roma (410), durante il quale Alarico prese in ostaggio Galla Placidia, sorella di Onorio.
Intanto la rivolta dell'usurpatore Costantino "III" in Gallia era ancora in atto. In aiuto di Onorio venne la rivolta, nel 409, di Geronzio, generale di Costantino, che proclamò un proprio imperatore, Massimo, in Hispania, e assediò Costantino ad Arelate; qui i due ribelli furono raggiunti dal generale romano Flavio Costanzo (Costanzo III), il quale sconfisse in successione Geronzio e Massimo e poi Costantino (411).
La situazione in Gallia non era però ancora stabilizzata, e da lì giunse un altro pericolo per il potere di Onorio: subito dopo che le truppe di Costanzo erano tornate in Italia, Giovino si ribellò nella Gallia settentrionale, col sostegno di alani, burgundi e della nobiltà gallo-romana. Giovino cercò l'alleanza con i goti di Ataulfo (412) ma si inimicò il re barbaro proclamando augusto il proprio fratello Sebastiano: Ataulfo cercò di accordarsi con Onorio, il quale lasciò che il sovrano goto risolvesse il problema dell'usurpatore, sconfitto e ucciso nel 413. In quello stesso anno Costanzo sedò un'altra rivolta, quella di Eracliano in Africa.
Nel 414 Costanzo attaccò Ataulfo, che rimise sul trono nuovamente Prisco Attalo, e sposò Galla Placidia. Costanzo forzò Ataulfo a ripiegare in Hispania e Attalo, avendo perso il sostegno dei visigoti fu catturato e deposto. La tattica di Costanzo di impedire ai Visigoti di ricevere i rifornimenti ebbe i suoi frutti: i goti soffrirono la fame e il nuovo re Vallia (415-418) accettò di firmare un trattato di pace con i romani: Galla Placidia sarebbe stata restituita a Roma, e i visigoti, in cambio di 600.000 misure di grano e del territorio dell'Aquitania, si impegnavano a combattere in nome dei Romani i vandali, gli alani e i suebi in Hispania. I goti, condotti da Wallia, annientarono i vandali silingi nella Betica e gli alani in Lusitania e Cartaginense, riconsegnando le province conquistate all'Impero; in cambio, Costanzo premiò Wallia e i visigoti permettendo loro di stanziarsi in qualità di foederati (alleati dell'Impero) nella Valle della Garonna, in Aquitania, dove ottennero terre da coltivare (418).
L'Aquitania sembra sia stata scelta come terra dove far insediare i visigoti per la sua posizione strategica: infatti era vicina sia alla Spagna, dove rimanevano da annientare i vandali ssdingi e gli svevi, sia al Nord della Gallia, dove forse Costanzo intendeva impiegare i visigoti per combattere i ribelli separatisti bagaudi nell'Armorica.
Per riallacciare i rapporti con i grandi proprietari terrieri gallici, alcuni dei quali, lasciati in balia dei barbari, avevano preferito trasferire la loro alleanza dall'Impero ai barbari per scongiurare una possibile confisca dei loro terreni da parte dei nuovi padroni, Costanzo spinse Onorio a istituire un concilio delle sette province (della Gallia a sud della Loira), che si riuniva ogni anno ad Arelate.
La prima seduta si tenne nel 418 ed èpossibile che abbia riguardato il problema delle terre da assegnare ai visigoti. Nel frattempo, nel 417 Costanzo inviò Exuperanzio in Armorica, per sedare la rivolta dei bagaudi e restituire la Gallia nord-occidentale all'Impero, mentre Castino fu inviato contro i franchi, ed èplausibile che Costanzo abbia cercato di intervenire persino in Britannia.
In Ispania tuttavia la situazione si deteriorò di nuovo: nel 419 Gunderico, re dei vandali, rinforzato dagli alani superstiti che si erano uniti a lui, mosse guerra agli svevi: i romani, nel 420, reagirono, spingendo i vandali a trasferirsi in Betica. Infine, nel 420-422 un certo Massimo, forse da identificarsi con il candidato di Geronzio, sorse e tramontò in Hispania. Probabilmente l'attacco dei romani ai vandali del 420 era volto a deporre Massimo, probabilmente innalzato al trono o dai vandali o dagli svevi; Astirio fu ricompensato per la cattura dell'usurpatore con il patriziato, mentre l'usurpatore fu condotto in catene di fronte a Onorio durante le celebrazioni per il 30 anno di regno di Onorio (422). Nel 422-423 fu allestita una spedizione per annientare i vandali in Betica: ma la discordia tra i generali Castino e Bonifacio spinse il secondo ad abbandonare la spedizione ritornando in Africa con le sue truppe, e le truppe del solo Castino non furono sufficienti a sconfiggere il nemico: sconfitto in battaglia, forse a causa di un presunto tradimento dei visigoti, Castino fu costretto al ritiro a Tarragona.
Onorio, spesso in contrasto con il fratello imperatore d'Oriente, cercò l'alleanza con la Chiesa cattolica eliminando le ultime vestigia del paganesimo come, ad esempio, i giochi gladiatorii. Per rinforzarsi politicamente, Onorio si avvicinò a Costanzo, il quale prima sposò Galla Placidia (417), sorella dell'imperatore, poi fu associato al trono nel 421. Nonostante un relativo indebolimento dell'Impero, la situazione stava migliorando decisivamente sotto la ferma guida di Costanzo e non è implausibile che se Costanzo fosse vissuto più a lungo, l'Impero si sarebbe ripreso completamente. Tuttavia tale stratagemma fu reso vano dal decesso di Flavio Costanzo avvenuto durante il medesimo anno, così che l'imperatore, sentendosi fondamentalmente inadeguato nell'affrontare la profonda e irreversibile crisi contingente, ritenne opportuno ritirarsi a Ravenna. Nel 422-423, litigò con Galla Placidia, sua sorella, e la costrinse all'esilio:
"L'affetto di Onorio per la sorella fu tanto che, deceduto Costanzo, ... usava baciarla frequentemente sulla bocca, facendo nascere in molti il sospetto di una turpe intrinsichezza. Ma tanto amore si convertì poi in odio, ad istigazione specialmente di Spadusa e di Elpidia, nutrice di Placidia, persona a cui essa dava assai confidenza; e v'aggiungeva l'opera sua Leonteo, gran maestro della casa di lei. E le cose giunsero al segno che frequenti sedizioni scoppiarono a Ravenna, e tumulti, e risse con spargimento di sangue; poiché a Placidia era ancora affezionata la turba dè Barbari [visigoti] a riflesso dei matrimonj di lei con Ataulfo e con Costanzo. Di modo che infine, prevalendo il fratello, per codeste inimicizie, e per l'odio succeduto al primo amore, Placidia cò suoi figliuoli venne confinata a Costantinopoli. ".
(Olimpiodoro, Storie, frammenti e riassunto di Fozio.)
Onorio morì nell'anno 423, di edema. Aveva trentotto anni e regnava da ventotto; non avendo lasciato eredi, il suo trono fu prima usurpato dall'alto funzionario Giovanni Primicerio, poi recuperato da Valentiniano III, figlio di Galla Placidia.
mercoledì 14 agosto 2024
#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi
Buongiorno, oggi è il 14 agosto.
Alle 11.36 del 14 agosto 2018 sotto una pioggia incessante, un boato assordante ha squarciato la città di Genova cancellando per sempre dalle cartine autostradali un tratto importantissimo della viabilità della città ligure e un pezzo della storia dell’ingegneria italiana: un tratto del viadotto sul Polcevera, un tratto del famosissimo Ponte Morandi, crollava portando con sé 43 vittime.
Lungo 1.182 metri il ponte Morandi presentava un’altezza al piano stradale di 45 metri e attraversava il torrente Polcevera tra i quartieri di Sampierdarena e Cornigliano, passando anche sopra la rete ferroviaria. Il viadotto, progettato da Riccardo Morandi, aveva lo scopo di connettere la nuova A10 con la A7, scavalcando un vasto parco ferroviario, case e industrie.
Facendo parte del tracciato dell'autostrada A10 costituiva un'infrastruttura strategica per il collegamento viabilistico fra il nord Italia e il sud della Francia oltre a essere il principale asse stradale fra il centro-levante di Genova, il porto container di Voltri-Pra', l'aeroporto Cristoforo Colombo e le aree industriali della zona genovese.
Inaugurato nel settembre 1967, dopo 4 anni di lavori, il viadotto Polcevera rappresentava una pietra miliare nella storia delle autostrade italiane, sia per la complessità della soluzione tecnica, sia per l'elevato risultato estetico.
Si trattava di un compito arduo, data la quasi totale occupazione del suolo sotto il viadotto: esso venne brillantemente risolto con una raffinata struttura a due campate principali (lato est), sorrette da tre alti piloni e tiranti in calcestruzzo armato, cui seguivano verso ovest ulteriori campate minori tradizionali.
Due le particolarità strutturali di questo ponte: gli stralli, che a differenza di quanto avviene per i ponti in acciaio non formano un ventaglio o un’arpa, sono solo una coppia per lato e sono realizzati in calcestruzzo armato precompresso; le modalità di realizzazione dell’impalcato (la parte che sostiene direttamente il piano viabile) in calcestruzzo armato precompresso, secondo un brevetto ideato dallo stesso Morandi.
Riccardo Morandi (Roma, 1º settembre 1902 – Roma, 25 dicembre 1989) è stato un ingegnere italiano. Ha iniziato la sua attività in Calabria, sullo scorcio degli anni venti, con la progettazione di strutture in cemento armato per il recupero di edifici di pregio (principalmente chiese) che riportavano ancora i danni del terremoto del 1908. Tornò poi a Roma continuando lo studio o la soluzione dei problemi tecnici connessi a questo tipo di struttura (allora nuova per l'Italia), ricca di promesse e di avvenire. Insegnò Tecnologia dei materiali e Tecnica delle costruzioni presso l'Università degli studi di Roma. Ricevette la laurea honoris causa dalla Facoltà di Ingegneria dell'Università di Monaco di Baviera e dalla Facoltà di Architettura dell'Università di Reggio Calabria. Morì il 25 dicembre 1989.
Egli rappresenta l'uomo che con maggior coraggio ha cercato di superare i limiti del materiale e delle forme strutturali. La leggerezza delle sue strutture e le loro stesse forme e proporzioni, testimoniano una continua ricerca di una intelligente utilizzazione del materiale fino ai limiti consentiti dalla sua natura. Dopo il 1951 egli realizzò tutta una serie di ponti ad arco e a travatura: il ponte delia Vella, presso Sulmona di 22 metri e con cavalletti obliqui; il viadotto della Fiumarella (Catanzaro), lungo 467 m; il ponte di Maracaibo in Venezuela lungo otto chilometri e settecento metri; il viadotto sul Polcevera a Genova (quello crollato). Fra le molte opere egli realizza anche un hangar a Firenze, che ricopre un'area di 3.500 M2 senza sostegni intermedi; il padiglione sotterraneo dell'automobile a Torino, superficie senza appoggi di 160 m per 70 m e le aviorimesse Alitalia a Fiumicino (1960-1962)
Il 14 agosto 2018 la sezione del ponte che sovrasta la zona fluviale e industriale di Sampierdarena, lunga circa 250 metri, è crollata insieme al pilone occidentale di sostegno (pila 9) provocando 43 vittime fra gli automobilisti che transitavano e tra gli operai presenti nella sottostante area.
Alle 11.36 del 14 agosto 2018 sotto una pioggia incessante, un boato assordante ha squarciato la città di Genova cancellando per sempre dalle cartine autostradali un tratto importantissimo della viabilità della città ligure e un pezzo della storia dell’ingegneria italiana: un tratto del viadotto sul Polcevera, un tratto del famosissimo Ponte Morandi, crollava portando con sé 43 vittime.
Lungo 1.182 metri il ponte Morandi presentava un’altezza al piano stradale di 45 metri e attraversava il torrente Polcevera tra i quartieri di Sampierdarena e Cornigliano, passando anche sopra la rete ferroviaria. Il viadotto, progettato da Riccardo Morandi, aveva lo scopo di connettere la nuova A10 con la A7, scavalcando un vasto parco ferroviario, case e industrie.
Facendo parte del tracciato dell'autostrada A10 costituiva un'infrastruttura strategica per il collegamento viabilistico fra il nord Italia e il sud della Francia oltre a essere il principale asse stradale fra il centro-levante di Genova, il porto container di Voltri-Pra', l'aeroporto Cristoforo Colombo e le aree industriali della zona genovese.
Inaugurato nel settembre 1967, dopo 4 anni di lavori, il viadotto Polcevera rappresentava una pietra miliare nella storia delle autostrade italiane, sia per la complessità della soluzione tecnica, sia per l'elevato risultato estetico.
Si trattava di un compito arduo, data la quasi totale occupazione del suolo sotto il viadotto: esso venne brillantemente risolto con una raffinata struttura a due campate principali (lato est), sorrette da tre alti piloni e tiranti in calcestruzzo armato, cui seguivano verso ovest ulteriori campate minori tradizionali.
Due le particolarità strutturali di questo ponte: gli stralli, che a differenza di quanto avviene per i ponti in acciaio non formano un ventaglio o un’arpa, sono solo una coppia per lato e sono realizzati in calcestruzzo armato precompresso; le modalità di realizzazione dell’impalcato (la parte che sostiene direttamente il piano viabile) in calcestruzzo armato precompresso, secondo un brevetto ideato dallo stesso Morandi.
Riccardo Morandi (Roma, 1º settembre 1902 – Roma, 25 dicembre 1989) è stato un ingegnere italiano. Ha iniziato la sua attività in Calabria, sullo scorcio degli anni venti, con la progettazione di strutture in cemento armato per il recupero di edifici di pregio (principalmente chiese) che riportavano ancora i danni del terremoto del 1908. Tornò poi a Roma continuando lo studio o la soluzione dei problemi tecnici connessi a questo tipo di struttura (allora nuova per l'Italia), ricca di promesse e di avvenire. Insegnò Tecnologia dei materiali e Tecnica delle costruzioni presso l'Università degli studi di Roma. Ricevette la laurea honoris causa dalla Facoltà di Ingegneria dell'Università di Monaco di Baviera e dalla Facoltà di Architettura dell'Università di Reggio Calabria. Morì il 25 dicembre 1989.
Egli rappresenta l'uomo che con maggior coraggio ha cercato di superare i limiti del materiale e delle forme strutturali. La leggerezza delle sue strutture e le loro stesse forme e proporzioni, testimoniano una continua ricerca di una intelligente utilizzazione del materiale fino ai limiti consentiti dalla sua natura. Dopo il 1951 egli realizzò tutta una serie di ponti ad arco e a travatura: il ponte delia Vella, presso Sulmona di 22 metri e con cavalletti obliqui; il viadotto della Fiumarella (Catanzaro), lungo 467 m; il ponte di Maracaibo in Venezuela lungo otto chilometri e settecento metri; il viadotto sul Polcevera a Genova (quello crollato). Fra le molte opere egli realizza anche un hangar a Firenze, che ricopre un'area di 3.500 M2 senza sostegni intermedi; il padiglione sotterraneo dell'automobile a Torino, superficie senza appoggi di 160 m per 70 m e le aviorimesse Alitalia a Fiumicino (1960-1962)
Il 14 agosto 2018 la sezione del ponte che sovrasta la zona fluviale e industriale di Sampierdarena, lunga circa 250 metri, è crollata insieme al pilone occidentale di sostegno (pila 9) provocando 43 vittime fra gli automobilisti che transitavano e tra gli operai presenti nella sottostante area.
Il 3 agosto 2020 è stato inaugurato, in sua sostituzione, il nuovo viadotto Genova San Giorgio, costruito su disegno dell'architetto Renzo Piano e aperto al traffico il giorno dopo verso le 22 circa.
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