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lunedì 19 dicembre 2022

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 19 dicembre.
Il 19 dicembre 1843 Charles Dickens pubblica "A Christmas carol".
Quando aveva cinque anni, Charles Dickens fu mandato a lavorare in una fabbrica di lucido da scarpe per pagare i debiti del padre: per sei mesi fu sfruttato e maltrattato dal padrone. Quest'esperienza traumatica lo portò a sviluppare una particolare sensibilità nei confronti dei più deboli e in particolare dei bambini, che furono sempre al centro della sua vita come scrittore e come uomo: ebbe infatti ben dieci figli, che certo furono i primi a godere della magia dei suoi libri. Un canto di Natale contrappone la celebrazione della solidarietà cristiana, personificata nello spirito del Natale, alle ingiustizie subite nella società da quelli che Cristo chiamava "i miei fratelli più piccoli".
Protagonista del racconto è Scrooge, personaggio dal nome parlante, che in inglese significa "Tirchio". Nomen est omen, il nome è già tutto un programma: si tratta di un vecchio arricchito burbero, antipatico e cattivo che neanche il giorno di Natale trova dentro di sé lo spazio per un po'di calore o per un sorriso. Il Natale è una perdita di tempo, lo costringe a concedere un giorno di ferie pagate al bistrattato contabile Bob Cratchitt e gli fa perdere una bella quantità di denaro. Scrooge non ha famiglia: gli rimane solo un nipote, Fred, un ragazzo buono e generoso che egli fa di tutto per allontanare. Si rifiuta di trascorrere il Natale con lui e con la sua giovane moglie: ormai, ha sposato la propria solitudine e si difende con le unghie e con i denti da qualunque possibile intrusione nella sua vita. Il cuore del vecchio è sprangato, ben protetto da una cortina di filo spinato. Solo, odioso e prigioniero della sua stessa avidità, il protagonista proprio non capisce perché il suo impiegato, che deve provvedere con un misero stipendio a una numerosa famiglia ed ha anche un bimbo storpio, abbia sul viso un'espressione gioiosa, nonostante tutto. Scrooge pensa che un bambino malato non sia che una scocciatura: tanto vale che i meno adatti muoiano e facciano spazio a chi può essere utile alla società! Non sa che a illuminare lo sguardo di Bob, come anche quello di Fred, è proprio lo Spirito del Natale, che egli rinnega, ma che ben presto avrà modo di conoscere molto da vicino.
Dickens fonde la tradizione del romanzo gotico con il genere fiabesco, congegnando un intreccio che sa incantare grandi e piccini: una storia allegorica e didattica che non cade mai nel moralismo ma si fa strada dentro l'anima del lettore e gli propone di avere fiducia: il giorno di Natale porta un seme di felicità a chi è povero ma ha un animo puro! Chi vive nell'aridità e nella cupidigia invece ha la possibilità di liberarsi delle catene che tengono il suo cuore inchiodato a sciocche differenze sociali, allontanandolo dagli altri. Cambiare è possibile per tutti, anche per un vecchio bisbetico che ha ricevuto poco amore e non è stato in grado di custodire nemmeno quel poco che gli è stato dato: si è consolato coi soldi, che non possono però sfamare la sete profonda di tenerezza che è in tutti, anche in lui.
Una volta che si sono aperti gli occhi, si può cambiare, si può rimediare a qualsiasi errore passato. Si può diventare un raggio di sole per gli altri! Basta poco per ritrovarsi tutti uniti e per riaccendere un fuoco che andava spegnandosi: una sorriso, un augurio sincero, un bel tacchino grasso mandato in dono...
Nel corso del '900, il Canto di Natale ispirerà alcuni simboli tradizionalmente legati al mondo del capitalismo anglosassone, come Zio Paperone (da Walt Disney chiamato Uncle Scrooge) e l'avaro Mr. Potter nel capolavoro cinematografico La vita è meravigliosa, oltre ad altri film natalizi dove il "cattivo" di turno viene miracolato e guidato sulla via dell'amore.

domenica 18 dicembre 2022

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 18 dicembre.
Il 18 Dicembre del 1922 inizia quella che viene ricordata come "La strage di Torino": nelle giornate tra il 18 ed il 20, le squadre fasciste aggrediscono diversi militanti delle organizzazioni popolari, uccidendo 11 antifascisti e causando decine di feriti.
 A partire dalla marcia su Roma di un paio di mesi prima, a Torino la violenza squadrista si era già manifestata più volte con particolare ferocia.
Ad essere colpiti nelle tre giornate di Dicembre sono operai, sindacalisti, militanti comunisti.
 Tutto ha inizio la sera del 17, quando l'operaio e militante comunista Francesco Prato subisce un agguato da parte di un gruppo di tre fascisti che gli sparano ad una gamba; Prato si difende prontamente e uccide due degli squadristi, mentre il terzo riesce a mettersi in fuga.
 La rappresaglia fascista non tarda a farsi sentire: la mattina del 18 Dicembre una cinquantina di camicie nere, capitanate dal federale Pietro Brandimarte, fa irruzione all'interno della Camera di Lavoro di Torino, dove il deputato socialista Vincenzo Pagella, il ferroviere Arturo Cozza e il segretario della Federazione dei metalmeccanici, Pietro Ferrero, vengono picchiati dagli squadristi e poi lasciati andare.
 Di qui ha inizio una serie di incursioni (sia nelle strade che nelle abitazioni) a danno di diversi personaggi "scomodi". Ora i fascisti attaccano con il chiaro intento di uccidere, forti della garanzia di non intervento che le autorità cittadine hanno deciso di adottare in un vertice in Prefettura che si conclude poche ore prima dell'inizio degli eccidi.
 Il primo ad essere colpito è Carlo Berruti, segretario del Sindacato ferrovieri e consigliere comunale comunista, che viene caricato in una macchina e portato in aperta campagna, dove viene fatto incamminare lungo un sentiero per essere poi colpito alla schiena da diversi proiettili.
 Nel primo pomeriggio un gruppo di squadristi fa irruzione in un'osteria di via Nizza, perquisendo ed identificando tutti i presenti: Ernesto Ventura, trovato in possesso della tessera del partito Socialista, viene colpito con una revolverata, mentre il gestore del locale, Leone Mazzola, dopo aver tentato di opporsi all'attacco dei fascisti, viene colpito a coltellate e poi freddato da un colpo di pistola. Nel frattempo l'operaio Giovanni Massaro scappa dal locale ma viene rincorso fin dentro la sua abitazione e ucciso.
 In serata è il turno di Matteo Chiolero, fattorino e comunista, che, rientrato a casa propria dopo il lavoro, sente bussare alla porta, apre e viene freddato senza una parola da tre colpi alla testa, sotto gli occhi terrorizzati della moglie e della figlia di due anni.
 Il comunista Andrea Chiomo viene prelevato poco dopo da sette fascisti, trascinato in strada e massacrato di botte; con le ultime energie rimastegli riesce a scappare per pochi metri ma viene raggiunto da una fucilata alla schiena.
 Pietro Ferrero, già vittima della violenza fascista consumatasi durante la mattinata, aveva deciso di lasciare la città la mattina successiva, ma viene scoperto mentre passa di fronte alla Camera del Lavoro, assediata ormai da ore dalle camicie nere, che lo portano in una stanza dell'edificio adibita a prigione e lo picchiano selvaggiamente. Verso mezzanotte il corpo di Ferrero, incapace di muoversi ma ancora vivo, viene legato ad un camion e trascinato sull'asfalto per diversi metri per essere poi abbandonato in mezzo alla strada.
 Le ultime due vittime di quella giornata di terribile violenza sono Emilio Andreoni e Matteo Tarizzo.
 Il primo, operaio di 24 anni, viene prelevato dalla sua abitazione e ucciso poco fuori Torino; successivamente gli squadristi tornano a casa di Andreoni e, con la moglie e il figlio di un anno presenti, la devastano.
 Matteo Tarizzo, 34 anni, viene sorpreso nel sonno dall'irruzione dei fascisti, prelevato e ucciso a bastonate poco lontano da casa sua.
 Durante la giornata del 18 Dicembre molte altre persone vengono ferite, anche in modo grave.
 I vili attacchi squadristi proseguirono ancora per tutti e due i giorni successivi.
 Fu chiaro da subito che l'omicidio dei due fascisti ad opera di Francesco Prato era stato solo un pretesto per mettere in atto un piano preordinato che vedeva la connivenza delle autorità cittadine e delle forze dell'ordine, che durante diversi attacchi squadristi consumatisi nei tre giorni rimasero impassibili a guardare.
 L'obiettivo era quello di dare un segnale a tutta la città di Torino, che da subito si distinse per la sua forte resistenza al fascismo.
 Lo stesso Brandimarte dichiarerà due anni dopo che l'operazione era stata «ufficialmente comandata e da me organizzata [...] noi possediamo l'elenco di oltre tremila nomi sovversivi. Tra questi tremila ne abbiamo scelto 24 e i loro nomi li abbiamo affidati alle nostre migliori squadre, perché facessero giustizia».
 Alle vittime di quei tre giorni è stata intitolata la piazza XVIII Dicembre su cui si affaccia la stazione ferroviaria di Porta Susa di Torino.

sabato 17 dicembre 2022

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 17 dicembre.
Il 17 dicembre 1903 i fratelli Wright compiono il primo volo a motore della storia.
Wilbur Wright e Orville Wright, conosciuti comunemente come i fratelli Wright, si possono annoverare tra coloro che hanno dato un contributo fondamentale alla storia dell’aviazione. Entrambi ingegneri ed inventori statunitensi, uno terzo e l’altro sesto di sette fratelli, vissero a cavallo tra il XIX e il XX secolo, in un periodo in cui la passione per il volo si affermava in tutto il mondo, dando voce ad uno dei più antichi desideri radicati nell’uomo: quello di librarsi nel cielo. Furono attratti dall’aviazione già in tenera età, dopo aver ricevuto in dono dal padre un modellino di elicottero che accese la loro curiosità verso il volo.
Inizialmente lavoratori in proprio nel settore della stampa, decisero poi di cambiare attività e di aprire un negozio di vendita di biciclette a Dayton, nell’Ohio, successivamente anche progettandole e costruendole loro stessi. In quegli anni, alla fine dell’Ottocento, gli studi riguardanti le scienze aeronautiche erano in continuo aumento e l’interesse dei fratelli Wright per l’aviazione si materializzò a partire dal 1900 quando, approfondendo le loro conoscenze, cominciarono ad effettuare sperimentazioni su alianti, acquisendo sempre maggior attitudine nella loro costruzione, anche grazie all’affinarsi delle loro conoscenze teoriche.
Il laboratorio del loro negozio di biciclette divenne il luogo di assemblaggio dei loro alianti. Il primo fu fatto volare come un aquilone, trattenuto da terra, sostenuto dal vento e senza pilota. Dopo aver svolto innumerevoli esperimenti messi in atto negli anni successivi, acquisirono le tecniche per mettere in pratica i principi fondamentali dell’aerodinamica.
Divenuti membri di un’associazione di ingegneri e appassionati di volo, progettarono e realizzarono un aliante con un efficiente sistema di controllo, realizzando di fatto il primo aliante completamente controllabile da un pilota. Entrambi i fratelli provarono a pilotare con successo la loro creazione.
Il passo successivo fu quello di tentare l’installazione di un motore a scoppio sull’aliante, motore che venne progettato e costruito con successo dal loro assistente Charlie Taylor. Il problema della complessità nella costruzione delle eliche venne brillantemente superato: le disegnarono e costruirono loro stessi. Nel settembre 1903, nacque così il Wright Flyer, biplano monomotore, costruito in legno di frassino e abete rosso, mentre i tiranti dei comandi, il motore, il radiatore dell’acqua di raffreddamento e le catene da bicicletta della trasmissione erano in metallo.
Sulle colline di Kill Devil, nella Carolina del nord, la prima prova di lancio del Flyer, con Wilbur ai comandi, non ebbe successo, poiché cadde al suolo, fortunatamente senza subire gravi danni.
Ripeterono il tentativo, ma con alla guida Orville. Il Flyer si staccò da terra con successo e rimase in volo per 12 secondi, coprendo una distanza di 36 metri. Era il 17 dicembre 1903: il primo volo a motore della storia si concretizzò ad opera dei fratelli Wright.
Sperimentarono altri voli, nei quali presero entrambi a turno il comando del Flyer: ogni volo fu più lungo del precedente, l’ultimo dei quali durò 59 secondi, percorrendo una distanza di 260 metri, ma atterrò bruscamente, rompendo il supporto del timone di profondità anteriore. Negli anni successivi, gli esperimenti proseguirono incessantemente, consentendo al Flyer di divenire sempre più perfezionato, essendo in grado di sostenere voli della durata di oltre 30 minuti. I fratelli Wright, pionieri dell’aviazione, hanno tradotto in realtà l’antica aspirazione di Icaro.
Wilbur Wright disse: “Fin da quando eravamo piccoli, mio fratello Orville e io giocavamo insieme, lavoravamo insieme e, in effetti, pensavamo insieme. [...] Praticamente tutto quello che abbiamo fatto nelle nostre vite è stato il risultato delle nostre conversazioni, dei reciproci suggerimenti e delle discussioni tra di noi” .
Wilbur e Orville sono entrambi sepolti nella tomba di famiglia al cimitero di Woodland, a Dayton, in Ohio.

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