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sabato 29 dicembre 2012

Microviaggio a #Barcellona: #Ramblas in una vera metropoli

 La prima sensazione è stata quella di un'immensa città, la stessa sensazione che avevo provato quando arrivai a Buenos Aires. Grandissima, viali interminabili, giardini di cui non vedi la fine e tante tante persone ovunque. Quando entri in una città come questa capisci il significato di provinciale ovvero vivi in un buco di 500.000 abitanti e pensi di vivere nell'ombelico del mondo.
 Le Ramblas, di cui avevo sempre sentito parlare sono una sorta di "corso" quello che in molte nostre città è "lo struscio" luogo dove si rimorchia meglio e anche luogo di grandi firme, un luogo dove puoi comprare di tutto o semplicemente rifarti gli occhi ammirando le vetrine e i palazzi.
 Bene, se nelle nostre città c'è UN CORSO, UNO STRUSCIO, a Barcellona ci sono decine di viali lunghi km dove si svolgono queste attività sia di giorno che di notte.


 La città è scintillante piena di luci di colori e di vetrine e non si vede un cartello di vendesi, affitasi o liquidazione totale. Se qui c'è la crisi noi siamo messi sicuramente peggio.

 L'altra sensazione che ho avuto da Barcellona è di una città che ama giocare e divertirsi senza prendersi troppo sul serio. E' come se si viaggiasse in un paese reale ai confini della fantasia.
Si trovano infatti Fondazioni che presentano di queste cose sul tetto

 

o la più famosa e visitatissima Casa Battlò che è aperta dalle 9.00 alle 21.00 orario continuato365 giorni l'anno. Il biglietto ha un costo di 20 euro circa.

Gaudì è un altro dei grandi del suo tempo, un uomo che a giudicare dalla mole del lavoro non conosceva riposo. Quando costruira il Park Guell di cui parleremo in seguito si costruì un'abitazione lì e quando si dedicò alla Sagrada Familia se ne costrì un altro all'interno per seguire i lavori. Fu proprio dopo i 70 anni che morì investito dal primo tram di barcellona. Venne portato in un ospedaletto dei poveri disgraziati e solo dopo il cappellano della Basilica lo riconobbe ma era oramai troppo tardi. 
Viene spontaneo chiedersi se, avendolo riconosciuto prima avrebbe avuto maggiori possibilità di sopravvivere e questo ci fa apprezzare di più le strutture sanitarie che abbiamo in Italia e la loro evoluzione nel tempo.
Ma tornando a Gaudì quello che diceva era che un'opera d'arte deve essere seducente e le sue in effetti lo sono. Lo sono per asimmetria, per rotondità, per armonia e scelta di materiali, piacciono, incuriosiscono e divertono.

Anche dopo Gaudì la città non ha perso la voglia di divertirsi come lo dimostrano certe cose come i chioccioloni di pasta, i tetti del mercato colorati o l'aragostona sul ponte del porto.





Poi ci sono segni d'arte graffiati anche sui vetri come questo particolare ritratto che si trova nella via che dal MACBA porta alla Rambla. Tanti piccoli graffi a ricreare il gioco di ombre che dà vita ad un volto.


E ancora murale che si vedono da uno dei camminamenti del Park Guell

Purtroppo anche qui come a Firenze hanno la cattiva abitudine di scarabocchiare tutte le serrande dei negozi della periferia. Almeno facessero disegni belli dico io, invece no, solo firme e segni ameni.

La notte del 24 dicembre le ramblas erano gremite tanto che mi sono chiesta cosa sia questo luogo in estate, nel dubbio, ecco alcune delle immagini che mi hanno colpita maggiormente.







E poi qualche oggetto curioso, come la maschera per fumare, ovvero la maschera a gas, e il kit delle "erbe" varie.


Microviaggio #Barcellona: Museo #Dalì - #Figueres Spagna


venerdì 28 dicembre 2012

Microviaggio a #Barcellona: #Figueres e il Museo #Dalì

Confesso subito la mia ignoranza in fatto di arte, vivo in una città provinciale che da 500 anni gode di una fama che si basa proprio sui grandi capolavori artistici voluti da una  famiglia di viaggiatori e mercanti che per celebrare se stessi hanno usato il mecenatismo.
Quindi sono immersa dalla mattina alla sera nel bello classico, lineare, pulito ed essenziale. Detto questo mi sono avvicinata con grande curiosità al museo Dalì perchè molte delle sue pitture ammirate nei musei di Parigi, Berlino e Amsterdam mi sono rimaste nel cuore.



Dalì scelse questo teatro distrutto dalla guerra e da lui ricostruito per farne il suo museo. Durante tutta la visita resta la sensazione di stare in uno strano  teatro con sipari e siparietti che si aprono ovunque. 

La sala del teatro coperta da un geoide in vetro presenta un tendone rosso sotto il quale campeggia un grande affresco e

ai lati una serie di altre inserzioni tra cui una rivisitazione del particolare delle mani del Giudizio Universale e sculture e altro ancora in tutti quegli anfratti che prima permettevano i cambi di scenografia. 
(i sacchi che facevano da contrappeso alle scene)





La parte centrale a cielo aperto presenta una Cadillac con una donnona di due metri dalle forme assai rotonde al posto del piccolo simbolo utilizzato da Jaguar, Rolls Royce e altri. Alla donna sono appese due catenoni che arrivano ad una nave situata a una quindicina di metri di altezza su un piedistallo che emerge da una pila di pneumatici.


 



Al primo piano un altro ingresso inquietante una porta a forma di bocca di donna con al posto del naso un bambolotto senza testa rovesciato, al posto degli occhi una serie di parrucche che circondano una sagoma a mandorla dentro la quale si trova la testa di un bambolotto.



Nella tromba delle scale a ricordare il teatro le maschere appese lunghe figure mascherate una in fila all'altra fino a terra.

In quello che forse poteva essere il foyer un affresco dove si vedono piedi di uomo e donna e sulla parte esterna la decadenza dell'uomo ben espresso con scheletri e sostegni di vario genere posti a puntello di una virilità svanita che qui non riporto. 









Tra le stanze che suscitano curiosità quella dedicata ad uno strano divano, due quadri e una cornice fatta da materiale simil stoppa che dal basso non dice molto ma che salendo sulla scaletta e attraverso una lenta ricreano l'immagine di un volto femminile




 Sempre nella stessa stanza buia, dietro la parete sulla quale sono affissi i due quadri degli occhi e il naso, si intravedono due  piccoli opercoli di varia dimensione dai quali è possibile ammirare un gioco di specchi



Nell'accesso a quelli che dovevano essere i palchi molte opere 























Si conclude la visita con il passaggio nella sezione dei gioielli  


















In questo Museo, a celebrare nel tempo la sua fama e la sua follia è sepolto Salvador Dalì i Domenech (1904-1989).






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