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sabato 14 maggio 2022

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 14 maggio.
Il 14 maggio 1944 nasce a Modesto, in California, George Lucas.
George Walton Lucas Junior, regista, sceneggiatore, produttore, nonché imprenditore di genio, personaggio bizzarro e cervellotico, cresce in un ranch per la produzione di noci a Modesto, in California, dove il padre gestisce una cartoleria. Iscritto alla University of Southern California Film School, da studente realizza diversi cortometraggi, fra cui "Thx-1138: 4eb" (Electronic Labyrinth) con cui vince il primo premio al National Student Film Festival del 1967. Nel 1968 vince una borsa studio della Warner Bros. con la quale ha la possibilità di conoscere Francis Ford Coppola. Nel 1971, quando Coppola inizia a preparare "Il Padrino", Lucas fonda una sua compagnia di produzione, la "Lucas Film Ltd.".
Nel 1973 scrive e dirige il semi-autobiografico "American Graffiti" (1973), con il quale raggiunge un improvviso successo e una pronta ricchezza: vince un Golden Globe ed ottiene cinque nominations ai premi Oscar. Fra il 1973 ed il 1974 inizia a scrivere la sceneggiatura di "Guerre Stellari" (1977), ispirandosi a "Flash Gordon", "Il pianeta delle scimmie" e il romanzo "Dune", primo capitolo della saga capolavoro di Frank Herbert.
Di Guerre Stellari ci sono state 4 versioni complete con 4 storie diverse e 4 personaggi diversi. La prima stesura conteneva tutto quello che la sua immaginazione aveva prodotto, in tutto 500 pagine, poi ridotte con difficoltà a 120. Nel film vengono adottati 380 effetti speciali diversi; per le battaglie nello spazio è stata inventata una cinepresa su braccio basculante completamente computerizzata. Premiato con 7 Oscar: effetti speciali, direzione artistica, scenografie, costumi, sonoro, montaggio, commento musicale, più un premio speciale per le voci.
Racconta il regista: "E' un film strano, in cui ho fatto tutto quello di cui avevo voglia, popolandolo qua e là di creature che mi affascinavano". Definito allora ingiustamente "cinema per bambini", "Guerre Stellari", seguito successivamente da altri due episodi, "L'Impero colpisce ancora"(1980) e "Il ritorno dello Jedy"(1983) ha rivoluzionato il modo di fare film come niente fino ad allora, soprattutto per quanto riguarda gli effetti speciali, realizzati con tecniche di digitalizzazione e animazione grafica, che in quel periodo costituirono una vera e propria novità e cambiarono per sempre il modo di realizzare film di fantascienza e non solo. Ancora oggi riguardando i film della trilogia la percezione degli effetti risulta incredibilmente moderna.
"L'impero colpisce ancora", regia di Irvin Kershner e "Il ritorno dello Jedi", terzo episodio, regia di Richard Marquand, formalmente non sono stati diretti da Lucas; in verità però gli appartengono completamente, dal progetto iniziale alla realizzazione finale, e i registi furono scelti in virtù delle loro doti tecniche e non hanno avuto nessun peso sulla lavorazione che si deve quindi completamente a Lucas.
I guadagni sono a dir poco smisurati: 430 milioni di dollari incassati su soltanto 9 spesi, 500 milioni di dollari di copyright su libri, giocattoli, fumetti e magliette per l'intera trilogia. La Lucas Film Ltd si trasforma in Lucas Arts, che oggi possiede una "Cinecittà" vicino a San Francisco, enormi studi con annesse una cineteca e la rilevante Industrial Light & Magic, l'azienda che si occupa della ricerca degli effetti speciali attraverso il computer.
Dopo l'impresa di Guerre Stellari, George Lucas, colto da un profondo appagamento per aver cambiato faccia al modo di fare cinema, si è ritirato dalla regia per interessarsi a tempo pieno alla Industrial Light & Magic per ampliare i nuovi confini della tecnica e non solo cinematografica. Senza l'intervento tecnico della Industrial Light & Magic non sarebbe mai stato possibile girare i film del personaggio Indiana Jones, Jurassic Park e molti altri film diretti in gran parte da Steven Spielberg, uno dei registi con i quali Lucas ha collaborato di più.
Lucas ha rivoluzionato tecnicamente i cinema con il sistema sonoro THX (acronimo di Tom Hollman Experiment), per l'ottimizzazione del suono delle pellicole. Presidente della Fondazione 'George Lucas Educational Foundation', nel 1992 è stato insignito dell'Irving G. Thalberg Award per la carriera.
Lucas è tornato alla regia per realizzare una nuova trilogia di Guerre Stellari, tre prequel che costituiscono gli episodi 1, 2, e 3 della saga (gli episodi 4, 5 e 6 sono quelli della trilogia originale). Tra gli ultimi progetti con Steven Spielberg vi è poi quello del quarto film di Indiana Jones che, uscito nel 2008 ("Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo"), ha ancora come protagonista il sempreverde Harrison Ford.
Il 31 maggio 2012, Lucas ha rilasciato alla rivista Empire la seguente dichiarazione: "Mi sto allontanando dalla compagnia (la LucasFilm, ndr.). Mi sto allontanando da tutti i miei affari, sto portando a termine tutti i miei obblighi e una volta finiti mi ritirerò nel mio garage armato di sega e martello a costruire dei piccoli film. Ho sempre voluto realizzare film che avessero una natura sperimentale, piuttosto che preoccuparmi di farli vedere nei cinema.". Due giorni dopo questa dichiarazione, il 2 giugno, è stata nominata Kathleen Kennedy co-direttrice generale della Lucasfilm.
Il 30 ottobre, Lucas annuncia la vendita della sua casa di produzione alla Disney per 4,05 miliardi di dollari. La Walt Disney ha poi iniziato il progetto per i tre film finali della Saga di Guerre Stellari, più alcuni spin-off, comprese alcune serie televisive basate sul mondo inventato da Lucas.

venerdì 13 maggio 2022

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 13 maggio.
Il 13 maggio 1978 viene approvata in Italia la legge 180, detta Legge Basaglia, che sancisce la chiusura dei manicomi.
“Nei casi di cui alla presente legge e in quelli espressamente previsti da leggi dello Stato, possono essere disposti dall’autorità sanitaria accertamenti e trattamenti sanitari obbligatori nel rispetto della dignità della persona e dei diritti civili e politici garantiti dalla Costituzione, compreso per quanto possibile il diritto alla libera scelta del medico e del luogo di cura”: si apre così la legge 180, approvata il 13 maggio del 1978 e destinata non soltanto a rivoluzionare il trattamento medico-psichiatrico della malattia mentale, ma soprattutto a trasformare radicalmente l’impianto teorico della cultura psichiatrica nel nostro paese. L’incompatibilità tra cura della malattia e privazione della libertà, della dignità e dei diritti civili del malato non era in quegli anni un concetto universalmente riconosciuto e accettato. Le condizioni disumane in cui vivevano i pazienti ricoverati negli ospedali psichiatrici solo da pochi anni avevano suscitato qualche perplessità e dato origine alle prime tendenze riformatrici.
Franco Basaglia aveva 37 anni quando incontrò per la prima volta la realtà del manicomio: nel 1961, dopo aver rinunciato alla carriera universitaria intrapresa presso l’università di Padova, assunse la direzione dell’Ospedale psichiatrico di Gorizia. L’impatto fu traumatico: il giovane psichiatra osservava con sconcerto le pratiche in uso all’interno del manicomio e i trattamenti vessatori a cui i degenti erano sottoposti. Elettroshock, camicia di forza, contenzione, induzione di febbri malariche erano solo alcune delle torture non soltanto tollerate, ma addirittura prescritte dal regolamento di questi istituti. Basaglia iniziò a guardare con interesse alle correnti psichiatriche di origine fenomenologica ed esistenziale (Jaspers, Minkowski, Binswanger) e provò gradualmente a ricreare, all’interno dell’ospedale psichiatrico, il modello della “comunità terapeutica”, di origine britannica. “Un malato di mente entra nel manicomio come ‘persona’ per diventare una ‘cosa’. Il malato, prima di tutto, è una ‘persona’ e come tale deve essere considerata e curata (...) Noi siamo qui per dimenticare di essere psichiatri e per ricordare di essere persone”, ripeteva il nuovo Direttore ai medici ed agli infermieri del suo manicomio.
Iniziò così, all’interno dell’Istituto goriziano – allora abitato da circa 650 degenti – una vera e propria rivoluzione: abolite le pratiche più inumane e lesive della dignità della persona, Basaglia si impegnò a costruire un rapporto tra i pazienti e il personale medico e infermieristico. Ciò richiese naturalmente un difficile lavoro di formazione professionale e culturale, che incontrò non poche difficoltà e opposizioni. Nel 1969 Basaglia lasciò Gorizia, per assumere la direzione dell’ospedale di Colorno e, due anni dopo, del manicomio “San Giovanni” di Trieste. Anche qui lo psichiatra ripropose il modello della “comunità terapeutica” e introdusse laboratori artistici e creativi, capaci di sviluppare e valorizzare le capacità dei pazienti. Fu in quegli anni che Basaglia sentì la necessità di estendere il proprio campo di azione e di cercare di trasformare non soltanto la vita interna agli istituti, ma tutta la cultura e la politica della salute mentale in Italia. Arrivò così a proporre la chiusura dei manicomi, alla luce del fallimento di queste strutture, che di fatto avevano ottenuto l’unico risultato di allontanare il malato dalla società e condannarlo all’isolamento e all’abbandono.
Nel 1973 Basaglia fondò il movimento Psichiatria Democratica e quello stesso anno Trieste venne designata "zona pilota" per l'Italia nella ricerca dell'Oms sui servizi di salute mentale. Nel 1977 il manicomio di Trieste fu chiuso e, l’anno successivo, il Parlamento approvò la legge 180, che recepiva le richieste e le idee del nuovo movimento e sanciva la chiusura degli ospedali psichiatrici. “E’ vietato costruire nuovi ospedali psichiatrici, utilizzare quelli attualmente esistenti come divisioni specialistiche psichiatriche di ospedali generali, istituire negli ospedali generali divisioni o sezioni psichiatriche e utilizzare come tali divisioni o sezioni neurologiche e neuropsichiatriche (…). Negli attuali ospedali psichiatrici possono essere ricoverati, sempre che ne facciano richiesta, esclusivamente coloro che vi sono stati ricoverati anteriormente alla data di entrata in vigore della presente legge e che necessitano di trattamento psichiatrico in condizioni di degenza ospedaliera”. La psichiatria e, in generale, la cura della malattia mentale, dovevano dunque uscire dall’isolamento in cui fino allora erano state costrette, per essere affidate a “specifici servizi psichiatrici di diagnosi e cura (…) organicamente e funzionalmente collegati, in forma dipartimentale, con gli altri servizi e presidi psichiatria esistenti nel territorio”. Nel novembre del 1979 Basaglia si trasferì a Roma, dove assunse l'incarico di coordinatore dei servizi psichiatrici della Regione Lazio, ma appena un anno dopo morì.
A oltre 40 anni dall’entrata in vigore della legge 180, molti restano i nodi irrisolti nella cura della malattia mentale e tanti i problemi ancora aperti nella cultura psichiatrica del nostro paese.
La legge n. 180/1978 demandò l'attuazione alle Regioni, le quali legiferarono in maniera eterogenea, producendo risultati diversificati nel territorio. Nel 1978 solo nel 55% delle province italiane vi era un ospedale psichiatrico pubblico, mentre nel resto del paese ci si avvaleva di strutture private per il 18%, o delle strutture di altre province per il 27%.
Di fatto, solo dopo il 1994, con il "Progetto Obiettivo" e la razionalizzazione delle strutture di assistenza psichiatrica da attivare a livello nazionale, si completò la previsione di legge di eliminazione dei residui manicomiali.
Nonostante critiche e proposte di revisione, le norme della legge n. 180/1978 regolano tuttora l'assistenza psichiatrica in Italia.

giovedì 12 maggio 2022

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 12 maggio.
Il 12 maggio la Chiesa Cattolica celebra, tra gli altri, la Beata Imelda Lambertini, nata a Bologna nel 1320 ca.; figlia di Egano Lambertini e della sua seconda moglie Castora Galluzzi, al battesimo ebbe il nome di Maria Maddalena.
Ancora bambina era entrata nel monastero delle Domenicane di S. Maria Maddalena di Val di Pietra, dove oggi sorge il convento dei Cappuccini e le fu dato il nome di Imelda; la comunità era composta dalle Canonichesse Regolari di S. Agostino, le quali verso la fine del sec. XIII erano passate alla Regola Domenicana.
Della vita di Imelda non si sa quasi niente, tranne il famoso miracolo eucaristico che la vide protagonista; come è noto, ricevere la Comunione Eucaristica non era permesso in quei tempi prima di aver compiuto i 12 anni, ma l’educanda Imelda aveva un solo desiderio, che era quello di ricevere l’Ostia consacrata e ne faceva continua richiesta, sempre rifiutata.
La vigilia dell’Ascensione, il 12 maggio 1333, stava in Cappella partecipando con le suore e le altre educande alla celebrazione della Messa, arrivata alla Comunione Imelda inginocchiata al suo posto pregava fervidamente, desiderando nel suo intimo di ricevere Gesù, quando una particola si staccò dalla pisside tenuta in mano dal celebrante e volò verso la bambina; tutti i presenti poterono vederla, allora il sacerdote accostatosi la prese e gliela mise fra le labbra.
Subito dopo, raggiante di gioia e ancora inginocchiata, Imelda Lambertini spirò in un’estasi d’amore, a quasi 13 anni. Le sue spoglie furono racchiuse in un artistico sepolcro di marmo con un’iscrizione e si cominciò a recitare in suo onore un’antifona.
Dal 1582 le Domenicane si trasferirono all’interno delle mura di Bologna, ottenendo dalla Curia arcivescovile la traslazione delle reliquie della beata, che oggi si trovano nella chiesa di S. Sigismondo. Da quell’anno il suo nome fu inserito nel Catalogo dei Santi e Beati della Chiesa Bolognese.
Sotto il pontificato di Benedetto XIV (1740-1758), il quale la ricordò in una sua opera sulla canonizzazione dei Servi di Dio, furono avviate le pratiche di conferma del culto della beata bolognese, che però avvenne solo con papa Leone XII il 20 dicembre 1826.
La pratica di canonizzazione fu ripresa nel 1921 proseguendo fino al 1942, arenandosi poi per difficoltà di carattere storico.
Il culto per la beata Imelda Lambertini, si è diffuso di pari passo con la crescente devozione eucaristica in tutto il mondo; è la patrona venerata dei Piccoli Rosarianti e le Beniamine di Azione Cattolica e papa s. Pio X nel 1908, la indicò come protettrice dei bambini che si accostano alla Prima Comunione.
In Francia nel monastero di Prouilles sorse in suo onore una Confraternita, approvata dai Sommi Pontefici e messa sotto la guida dell’Ordine Domenicano.
Infine il Servo di Dio padre Giocondo Pio Lorgna (1870-1928) domenicano, mise sotto la sua protezione la Congregazione da lui fondata, le “Suore Domenicane della Beata Imelda”, oggi presenti in Italia, Brasile, Albania, Filippine, Camerum, Bolivia.

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