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mercoledì 8 gennaio 2020

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è l'8 gennaio.
L'8 gennaio 1992 George Bush Senior stava partecipando ad un evento di stato per 135 diplomatici presso la residenza del primo ministro Giapponese, negli ultimi giorni di un viaggio in vari paesi dell'Asia per intavolare relazioni commerciali.
In precedenza quello stesso giorno Bush aveva giocato un doppio a tennis in cui l'imperatore del Giappone Akihito e suo figlio il principe ereditario Naruhito avevano sconfitto lui e un ex ambasciatore americano in Giappone.
Durante la cena Bush si sentì male e letteralmente vomitò addosso al primo ministro giapponese, sotto gli occhi di telecamere e fotografi.
L'incidente come è ovvio fu ampiamente evidenziato dai media. Come nel caso del coniglio di Carter, la scena divenne pane ghiotto per i comici americani, tanto che fu persino ironizzata in una puntata dei Simpsons, in cui Bush dichiara con astio a Homer che "lo rovinerà come un banchetto giapponese"
A distanza di parecchi anni, Bush è ancora ricordato in Giappone per questo evento, a tal punto che l'Enciclopedia della comunicazione politica riporta che "l'incidente causò un ondata di sketch televisivi in tutto il pianeta, e in Giappone fu coniato il termine Bushu-suru che letteramente significa 'fare la cosa di Bush'"

martedì 7 gennaio 2020

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 7 gennaio.
Il 7 gennaio 1990 la Torre di Pisa fu chiusa al pubblico per poter procedere a massicci restauri onde contenere il peggiorarsi dell'inclinazione che avrebbe portato al crollo della struttura.
Il celebre campanile di Bonanno Pisano ha compiuto otto secoli di vita, essendo stato iniziato nel 1173.
Per la verità, in una iscrizione epigrafica a destra della porta d'ingresso della torre, si legge la data 1174. Ma tale data si riferisce al calendario pisano che iniziava il 25 marzo,  nel giorno dell'Annunciazione e quindi in anticipo di quasi un anno sul calendario tradizionale.
Bonanno Pisano, dunque, iniziò la costruzione della torre pendente nel 1173. Cinque o sei anni dopo l'architetto e scultore abbandonò i lavori perché nel frattempo si era verificato un primo cedimento del terreno. Questo conferma che la torre pendente non è mai stata verticale in quanto i primi tre piani costruiti da Bonanno presentavano già una certa inclinazione intorno agli anni 1179-80.
Novanta anni dopo la morte di Bonanno, un altro architetto proseguì i lavori a partire dal terzo piano; si chiamava Giovanni di Simone e cercò invano di raddrizzare la torre. Infatti, a partire dal terzo piano, l'inclinazione del monumento cambia notevolmente. Giovanni di Simone fu anche il geniale architetto del Cimitero monumentale e della Chiesa di San Francesco. Anch'egli non portò mai a termine i lavori della torre pendente perché cadde combattendo nella sfortunata battaglia della Meloria. È da questa sconfitta che, con l'inizio dell'irreversibile decadenza della città, i lavori del campanile rallentano.
Nei primi anni del secolo XIV mancava soltanto la cella campanaria. Questa fu aggiunta nel 1350 da Tommaso Pisano, terzo e ultimo architetto della torre pendente che cominciava ormai a divenire celebre. È oggi accertato scientificamente, che la Torre pende a causa del terreno cedevole. Un terreno alluvionale di formazione recente, quindi un terreno soffice, che non può sostenere grandi pesi. D'altra parte, a riprova di ciò, basta ricordare che molti altri edifici di Pisa pendono notevolmente,dando vita a una straordinaria assemblea di palazzi, chiese, campanili e semplici case, inclinati in tutte le direzioni.
Dalla sua costruzione ad oggi lo strapiombo è sostanzialmente aumentato, ma nel corso dei secoli ci sono stati anche lunghi periodi di stabilità o addirittura di riduzione della pendenza.
Nel corso dell'Ottocento il campanile fu interessato da importanti restauri, che portarono, ad esempio, all'isolamento del basamento della torre. I lavori, effettuati sotto la direzione di Alessandro Gherardesca, contribuirono a sfatare definitivamente la teoria, sostenuta da alcuni studiosi dell'epoca, secondo la quale il campanile sarebbe stato pensato pendente sin dalla sua origine. Difatti, i saggi del terreno effettuati durante i restauri portarono alla luce la presenza di una notevole quantità di acqua sotterranea che rendeva cedevole il terreno. Per far fronte a questo problema, fu aspirata acqua del sottosuolo con l'ausilio di pompe, ma ciò favorì il fenomeno della subsidenza ed il conseguente aumento della pendenza della torre.
Negli ultimi decenni del XX secolo l'inclinazione aveva subito un deciso incremento, tanto che il pericolo del crollo si era fatto concreto. Nel 1993 lo spostamento dalla sommità dell'asse alla base era stato valutato in circa 4,47 metri, ovvero 4,5 gradi.
Durante i lavori di consolidamento, iniziati nel 1990 e terminati alla fine del 2001, la pendenza del campanile è stata ridotta tramite cerchiatura di alcuni piani, applicazione temporanea di tiranti di acciaio e contrappesi di piombo (fino a 900 tonnellate) e sottoescavazione, riportandola a quella che presumibilmente doveva avere 200 anni prima. La base è stata inoltre consolidata e secondo gli esperti questo consentirà di mantenere in sicurezza la torre per almeno altri tre secoli, permettendo così l'accesso ai visitatori.
Dal marzo 2008 la torre ha raggiunto il livello definitivo di consolidamento sotto il profilo dell'inclinazione, tornato ad essere di 3,99 metri, ovvero 4°, con uno spostamento alla cima del campanile di quasi mezzo metro) e tale valore dovrebbe rimanere inalterato per almeno altri 300 anni.
La torre di Pisa è oggi nuovamente visitabile dai turisti che possono salire i suoi 293 gradini per arrivare alla cella campanaria.

lunedì 6 gennaio 2020

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi





Buongiorno, oggi è il 6 gennaio.
Il 6 Gennaio 1720 ebbe inizio una delle prime bolle speculative della storia dell'economia, quella relativa alla società inglese della "Compagnia dei mari del sud".
La compagnia fu fondata nel 1711 da Robert Harley (conte di Oxford), alla fine della guerra di secessione spagnola. A causa della guerra il debito pubblico inglese si era fatto nel corso degli anni progressivamente più ingente, fino a raggiungere cifre astronomiche. Tale compagnia nacque proprio con lo scopo di rilevare l'ingente debito pubblico in cambio di interesse e del monopolio dei commerci con le colonie spagnole nel Sud America. La compagnia assunse così su di sé gran parte del debito pubblico, lo stato pagava un interesse del 6% e concedeva il diritto di emettere azioni da collocare presso gli investitori e di avere l'esclusiva del commercio e del traffico con l'America.
In questo periodo storico, le persone avevano grandi aspettative verso le colonie, questo nuovo mondo pieno di ricchezze, una zona vergine dove arricchirsi; l'idea stimolò gli investitori che vedevano la possibilità di fare enormi profitti; così ogni emissione di azioni fu un completo successo. Le azioni vennero a costare cifre sempre maggiori senza che ci fossero profitti reali in grado da giustificare tale incremento dei prezzi. Si riponeva nella società fiducia illimitata.
Il trattato di Utrecht nel 1713, garantì alla compagnia un solo viaggio all'anno; un commercio poco redditizio per le aspettative create dagli investitori, tuttavia l'interesse per l'impresa non accennò a diminuire; nemmeno dopo il 1718 anno in cui la Spagna, che cercava di ostacolare l'Inghilterra nei sui traffici, confiscò le navi della South Sea Company. Nonostante ciò gli investitori continuarono a vedere profitti a lungo termine. Nel 1719 la compagnia propose di rilevare oltre la metà del debito pubblico inglese (pari a 30.981.712 sterline) finanziando il tutto con nuove azioni, che vennero ovviamente vendute subito.
E in effetti un aumento dei profitti di tale compagnia avvenne: le azioni passarono dalla quotazione di 128 sterline nel gennaio 1720, a 220 sterline in marzo, poi salirono a 550 in maggio, 890 in giugno fino a 1000 nel mese di luglio. L'impennata delle azioni proseguì fino a toccare la punta massima di 1050 sterline. Subito dopo avvenne il crollo: dal valore massimo le azioni precipitarono vertiginosamente del 90% in poche settimane. Gli investitori furono presi dal panico, al quale seguì la rabbia nei confronti della dirigenza, colpevoli di aver ingannato gli azionisti vendendo poco prima del crollo. In questa bolla finanziaria vi erano molti elementi aberranti; in primo luogo il massiccio indebitamento compensato da un modesto interesse, la compagnia era nata infatti con l'intento di vendere azioni al mercato più che di fare profitti. In secondo luogo il business era inesistente, anche se appariva estremamente innovativo, catturando l'immaginazione degli investitori che caddero nell'errore di valutazione, anche grazie a campagne di annunci ben orchestrate. Dopo questo crollo il paese cadde in una profonda crisi economica che interessò tutto il secolo, a tal punto che venne varata una legge, il Bubble Act, che fino al 1862 (quando verrà promulgato il Joint Stock company Act) vietò la libera costituzione di società per azioni, subordinandone la nascita all'esplicita concessione della Corona o del Parlamento inglese.

domenica 5 gennaio 2020

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi





Buongiorno, oggi è il 5 gennaio.
Il 5 gennaio 1895 l'ufficiale francese Alfred Dreyfus veniva degradato e condannato all'ergastolo per presunto spionaggio a favore della Germania.
Nel 1894 Alfred Dreyfus (Mulhouse 1859 - Parigi 1935), ufficiale di origine ebraica impiegato presso il ministero della Guerra, fu accusato di aver rivelato segreti relativi alla difesa all'addetto militare tedesco a Parigi. Arrestato in ottobre, dopo un giudizio sommario Dreyfus fu degradato e condannato alla deportazione a vita nell'isola del Diavolo (Caienna). L'opinione pubblica francese, travolta da un'ondata di antisemitismo, dimenticò il caso finché, nel 1896, il comandante G. Picquart, nuovo responsabile dell'ufficio informazioni del ministero, riaprì le indagini, persuaso della colpevolezza di un altro ufficiale francese, Esterhazy. Questi però, nonostante la debolezza delle prove a carico di Dreyfus, venne scagionato dal consiglio di guerra (1898), mentre il governo Méline subiva passivamente le laceranti polemiche che dividevano i francesi in due correnti d'opinione: i dreyfusards (intellettuali, socialisti, radicali e repubblicani antimilitaristi) e gli antidreyfusards (la destra nazionalista, antisemita e clericale). In seguito al trasferimento punitivo di Picquart in Tunisia E. Zola pubblicò sull'"Aurore" un articolo divenuto poi famoso, dal titolo J'accuse, a difesa di Dreyfus. Querelato, fu condannato a un anno di carcere e a 3000 franchi di ammenda. Poco dopo il colonnello Henry, autore di alcuni documenti falsi aggiunti al fascicolo di Dreyfus, fu scoperto e si suicidò. Giunta al governo la nuova coalizione di difesa repubblicana, presieduta dal radicalsocialista Waldeck-Rousseau, nel 1899 si tenne la revisione del processo, ma il consiglio di guerra confermò la colpevolezza di Dreyfus per l'insolita accusa di "tradimento con attenuanti", condannandolo a 10 anni di carcere. Immediatamente graziato dal presidente Loubet, l'ufficiale fu reintegrato nel suo grado solo nel 1906. L'affaire non fu un semplice caso di errore giudiziario. Esso contribuì a palesare con nettezza, nella Francia della Terza repubblica, due raggruppamenti di forze, a destra e a sinistra. Declinava così quella posizione repubblicana, centrista e laica, che aveva consolidato le istituzioni dalla fine degli anni settanta, ma che aveva dissolto nella gestione del potere e in un patriottismo dalle sfumature nazionalistiche l'iniziale spinta democratica e progressiva.

sabato 4 gennaio 2020

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 4 Gennaio
Il 4 Gennaio 1847 Samuel Colt vendeva al governo degli Stati Uniti d'America la prima fornitura di armi piccole ed efficaci a ripetizione da lui inventate e brevettate 11 anni prima, nel 1936: le rivoltelle (o revolver in inglese), che negli anni a seguire furono spesso semplicemente chiamate col suo nome, le Colt.
Già nei primi anni del 19esimo secolo in molti cercarono una maniera per aggirare l'unico vero problema delle armi da fuoco portatili, e cioè la lentezza della ricarica. Esse infatti, come i cannoni da cui concettualmente derivavano, necessitavano di un lungo tempo per inserire il proiettile dal davanti della canna, e la polvere da sparo nella camera di combustione. Un metodo utilizzato per avere a disposizione, pur con una lenta avancarica, più colpi contemporaneamente o a breve distanza uno dall'altro, fu quello di moltiplicare le canne da fuoco, e di conseguenza i proiettili da sparare. Ma questa soluzione, pesante e poco affidabile, fu quasi subito scartata. L'idea geniale di Colt fu quella di mettere insieme alcuni tentativi non riusciti per mettere a punto il suo primo revolver: invece di avere tante canne e tanti armi, Colt preparò una pistola con una sola canna, un solo armo (lo strumento che innescando la scintilla dà fuoco alla polvere da sparo), ma tante camere di scoppio ciascuna con la sua cartuccia che ruotando offrivano alla canna un nuovo proiettile da sparare, una volta esploso il colpo precedente: nasceva così la pistola a tamburo, o rivoltella. Fu una vera rivoluzione che permise in America la colonizzazione del far west e la proliferazione in massa delle armi da fuoco. Nel tempo Colt perfezionò la rivoltella eliminando il problema di usura dell'elemento rotante, che a lungo andare rischiava di non allineare più la camera di scoppio con la canna, causando una possibile esplosione dell'arma e il conseguente ferimento del tiratore; inoltre inventò un metodo che consentiva di ruotare il tamburo di uno scatto prima di ogni sparo semplicemente premendo il grilletto, senza dover necessariamente premere il grilletto di riarmo in alto prima di ogni sparo. Va segnalato che nel 1833 un sardo, Francesco Antonio Broccu, aveva inventato una pistola simile senza alcun contatto con Colt, e la aveva proposta al re dei Savoia Carlo Alberto, ricevendo da lui anche un premio di 300 franchi. Tuttavia Broccu non brevettò la sua invenzione, come del resto nessuna delle altre.
In occasione dell'impresa dei Mille, Samuel Colt inviò in dono a Giuseppe Garibaldi 100 armi da fuoco che comprendevano rivoltelle e carabine.Garibaldi, soddisfatto delle armi ricevute, acquistò 23.500 moschetti al costo di circa 160.000 dollari.Una delle rivoltelle fornite, assegnata al colonnello Giuseppe Missori, salvò la vita all'eroe dei due mondi, durante la battaglia di Milazzo.
La Colt M1911 fu la pistola d'ordinanza dell'esercito americano fino al 1985, anno in cui fu sostituita dalla italiana Beretta M9. La Beretta è oggi l'arma ufficiale degli eserciti italiano, americano, francese, sloveno e filippino, nonchè delle forze di polizia italiano e algerino.

venerdì 3 gennaio 2020

Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 3 gennaio.
Il 3 gennaio 1833 le forze militari britanniche presero possesso delle Isole Malvine, un arcipelago di alcune isole, di cui 2 maggiori, al largo della costa Argentina, dette anche Falkland.
La storia di queste isole fu da allora parecchio travagliata, con l'Argentina che ha sempre voluto appropriarsi della loro sovranità, e con il Regno Unito a negarla.
Nel 1982 lo stato sudamericano si trovava nel pieno di una devastante crisi economica e di una contestazione civile su larga scala contro la Giunta militare che governava il Paese. Il governo, guidato dal generale Leopoldo Galtieri, l'allora presidente, decise di giocare la carta del sentimento nazionalistico lanciando quella che considerava una guerra facile e veloce per reclamare le isole Malvine. La tensione col Regno Unito crebbe verso un punto di non ritorno a partire da quando, il 19 marzo, cinquanta argentini sbarcarono sulla dipendenza britannica della Georgia del Sud (una delle due isole maggiori) e piantarono la loro bandiera , un atto che viene considerato la prima azione offensiva della guerra. Il 2 aprile, Galtieri ordinò l'invasione delle Malvine.
Nonostante fosse stato colto di sorpresa dall'attacco sulle isole dell'Atlantico meridionale, il Regno Unito organizzò una task force navale per scacciare le forze argentine che avevano occupato gli arcipelaghi, e riconquistò le isole con un assalto anfibio. Dopo pesanti combattimenti, i britannici prevalsero e le isole rimasero sotto controllo del Regno Unito. A tutt'oggi l'Argentina reclama la sovranità sulle Falkland.
Le conseguenze politiche della guerra furono profonde. In Argentina crebbero dissenso e proteste contro il governo militare, avviandolo verso la caduta definitiva, mentre un'ondata di patriottismo si diffuse per il Regno Unito, ridando forza al governo del primo ministro Margaret Thatcher.
Il vittorioso conflitto diede fiato alle ambizioni britanniche di potenza post imperiale (dopo la grave delusione seguita alla decolonizzazione e alla sconfitta nel conflitto di Suez), dimostrando che il Regno Unito aveva ancora la capacità di proiettare con successo la propria potenza militare anche in una guerra ad enorme distanza dalla madrepatria.
Il 19 febbraio 2010 il presidente venezuelano Hugo Chávez ha dichiarato che il Regno Unito deve restituire le Falkland all'Argentina, aggiungendo "che l'occupazione inglese delle isole è antistorica e dovuta unicamente all'avidità degli inglesi in quanto nel sottosuolo delle Malvine si trova un ricchissimo giacimento di petrolio e gas naturale". Tale affermazione è dubbia, e sarebbe giustificata dalle recenti scoperte di importanti giacimenti petroliferi in altre zone della placca continentale americana, come in Brasile o in Venezuela. Tali scoperte non riguardano però per ora la regione delle Falkland.
Il 3 luglio dello stesso anno le autorità della Siria si dichiararono impegnate nel difendere il diritto di sovranità argentino delle Malvine. Inoltre dall'agosto 2010 il Mercosur, l'Unasur, l'Alleanza Bolivariana per le Americhe, l'OEA e il Marocco appoggiano il reclamo argentino delle isole.
Con il referendum del 10 marzo 2013 il 99.8% della popolazione locale ha votato per mantenere sull'arcipelago lo status politico di territorio britannico d'oltremare. Infatti dei 1517 votanti (il 92% degli aventi diritto), solo tre hanno risposto in modo negativo alla richiesta di conferma della situazione attuale[. Il governo argentino ha reagito al risultato disconoscendo la validità dell'esito del voto, giudicato dalla Presidente argentina Kirchner come una "parodia".
La lotta per il controllo di queste piccole isole la cui superficie totale è di poco superiore ai 12000 km quadrati (meno della regione Trentino-Alto Adige) dal clima di tipo quasi alpino, freddo, con venti violenti e frequenti, scarse precipitazioni, abitata da poco più di 3000 persone, non è ancora terminata.

giovedì 2 gennaio 2020

Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi





Buongiorno, oggi è il 2 gennaio.
Il 2 gennaio del 1995 moriva in Nigeria per una crisi cardiaca Siad Barre, il grande dittatore della Somalia.
Generale e uomo politico somalo nato nel 1919, ufficiale di carriera uscito dall'Accademia militare italiana, diventò, nel 1965, comandante col grado di generale. Di vocazione socialista, organizzò nell'ottobre 1969 un colpo di stato che lo portò al potere. Deciso a combattere il tribalismo, la corruzione e il malgoverno all'insegna del socialismo scientifico, strinse rapporti di collaborazione con l'URSS sul piano economico e militare. Fautore dell'annessione dei territori abitati da genti somale, e in particolare dell'Ogaden, dette il suo appoggio al Movimento di liberazione che, passato all'offensiva dopo la rivoluzione di Addis Abeba del 1974, riuscì a impadronirsi delle zone rivendicate, spingendosi fino alle porte di Harar. Ma l'appoggio dato da Mosca all'Etiopia portò Siad Barre a denunciare nel 1977 l'alleanza con l'URSS. Da quella data Siad Barre impresse al suo potere un carattere sempre più dispotico, ciò che determinò la nascita dei primi movimenti armati di opposizione. Nonostante i larghi aiuti economici, forniti particolarmente dall'Italia, il regime di Siad Barre si caratterizzò per la corruzione dilagante e la ferocia della repressione nei confronti dei clan considerati ostili. Ormai completamente isolato, il tiranno fu costretto alla fuga, nel gennaio 1991, dall'insurrezione della popolazione di Mogadiscio. Dopo inutili quanto sanguinosi tentativi di tornare al potere Siad Barre, che si era rifugiato nel suo territorio di origine (Ghedo), abbandonò definitivamente la Somalia e cercò scampo in Nigeria nel 1992, dove morì 3 anni dopo.
Dalla caduta di Siad Barre, in Somalia vi sono stati 13 tentativi di ristabilire un governo efficace, ma a tutt'oggi non è stato raggiunto un accordo nelle conferenze di pace e non si è affermato nessun leader nazionale capace di creare una qualsiasi forma di governo.

mercoledì 1 gennaio 2020

Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il primo gennaio.
Il primo gennaio 1980 50.000 soldati, 2.000 carri armati T-55 e 200 aerei sovietici varcarono la frontiera ed entrarono in Afghanistan. Gran parte del mondo protestò contro l'invasione, in particolare gli Stati Uniti; dopo aver annunciato un embargo, lo misero in atto tagliando tutte le forniture di grano e di tecnologie e nel 1980 boicottarono anche le XXII Olimpiadi che si tennero a Mosca.
Nonostante lo sforzo militare ingente pianificato l'Esercito Sovietico non riuscì mai ad avere il pieno controllo del Paese ed i mujaheddin riuscirono ad imporre la propria superiorità strategica soprattutto nelle aree non cittadine.
Col passaggio in U.S.A. dall'amministrazione democratica Carter, a quella repubblicana di Ronald Reagan, si alzò il livello dello scontro e i Mujaheddin vennero propagandati come «combattenti per la libertà». Tra questi vi era anche Osama bin Laden, uno dei principali organizzatori e finanziatori dei Mujaheddin (solo per quelli di origine araba, non quelli di origine afghana), anche se ad oggi il Dipartimento di Stato U.S.A. nega di aver avuto mai contatti con Bin Laden, a differenza dell'ex Ministro degli Esteri britannico Robin Cook che è invece convinto del contrario, anche se non porta nessuna prova di questo coinvolgimento. Nell'articolo, inoltre, Cook è convinto che siano i Sauditi a finanziarlo.
Il suo Maktab al-Khadamat (MAK, Ufficio d'Ordine) incanalava verso l'Afghanistan denaro, armi e combattenti musulmani da tutto il mondo, con l'assistenza e il supporto dei governi americano, pakistano e saudita. Nel 1988 bin Laden abbandonò il MAK insieme ad alcuni dei suoi membri più militanti per formare Al-Qaida, con lo scopo di espandere la lotta di resistenza anti-sovietica e trasformarla in un movimento fondamentalista islamico mondiale. Tra i comandanti della resistenza islamica si fece notare il moderato e filo-occidentale Ahmad Shah Massoud, che in seguito divenne Ministro della Difesa dello Stato Islamico Afghano (1992) creato dopo il ritiro delle truppe sovietiche e che dopo l'avvento dei Talebani combatté anche contro di loro.
Il 20 novembre 1986 viene destituito Karmal a favore di Haji Mohammed Chamkani, che resterà in carica fino al 30 settembre 1987, quando Presidente del Consiglio Rivoluzionario diventerà Mohammad Najibullah, carica che dal novembre 1987 diventerà quella di Presidente della Repubblica.
Con l'arrivo al Cremlino nel 1985 di Michail Gorbačëv si andò affermando una politica estera sovietica più distensiva, e già dall'ottobre 1986 iniziò in sordina un ritiro unilaterale delle truppe sovietiche che si concluse il 15 febbraio 1989. La guerra finì (dopo 1 milione e mezzo di afgani morti, 3 milioni di disabili e mutilati, 5 milioni di profughi e milioni di mine) con gli accordi di Ginevra del 14 aprile 1988 che avviarono il ritiro dell'Esercito Sovietico.
L'Unione Sovietica ritirò le sue truppe il 2 febbraio 1989 (anche se ne diede comunicazione ufficiale solo il successivo 15 febbraio), ma finché esistette (1991) continuò ad aiutare lo Stato afghano. Il rimpatrio perfezionato nel febbraio 1989 (in quel momento circa 30.000 mujaheddin circondavano Kabul) interessò 110.000 uomini, 500 carri armati, 4.000 veicoli blindati BMP e BTR, 2.000 pezzi d'artiglieria e 16.000 camion. Per l'Unione Sovietica, che ebbe ufficialmente 13.833 morti e 53.754 feriti, questo conflitto dall'esito infelice fu causa di malcontento fra la popolazione interna come la Guerra del Vietnam per gli Stati Uniti. Pesanti anche le perdite di materiale militare: nel decennio di conflitto andarono ufficialmente distrutti 118 aerei, 333 elicotteri, 147 carri armati, 1.314 veicoli blindati per il trasporto truppe, 433 pezzi d'artiglieria, 11.369 camion di vario tipo.

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