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venerdì 9 novembre 2018

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 9 novembre.
Il 9 novembre 1926 nasce a Madrid Luis Miguel Dominguìn.
Bello come pochi, ambizioso come nessuno. Luis Miguel Dominguin fu uno dei matadores più popolari e più amati degli anni 40 e 50. Erano i decenni epici delle corride, quando i toreri erano ammirati come esempio di coraggio e le corride non erano un fenomeno per turisti, ma un'autentica festa popolare. Erano gli anni di Manolete, per cui a Città del Messico costruirono un'apposita plaza de toros, tanto era il pubblico che voleva vederlo nell'arena, e di Luis Miguel Dominguin e Antonio Ordóñez, la cui rivalità, nonostante i legami familiari (erano cognati), appassionò artisti e intellettuali come Pablo Picasso o Ernest Hemingway. Era l'epoca della Spagna appena uscita dalla Guerra Civile, del potere di Francisco Franco, delle star di Hollywood alla scoperta del glamour europeo.
Di quegli anni Luis Miguel Dominguin fu una delle star più popolari. Un po' il coraggio della sua professione, dato che giocarsi la vita a las cinco de las tardes davanti a un toro di 500 kg è un qualcosa che affascina pubblico e media; un po' lo smisurato orgoglio della sua personalità, che lo spinse a interrompere una corrida ne Las Ventas di Madrid, uno dei templi sacri del toreo, per alzare il dito indice, a indicare che era il numero 1, e a ritardare all'infinito il consenso a un busto che Pablo Picasso voleva dedicargli per non ammettere il suo talento; un po' la sua concezione totale della corrida, per cui il 1° ottobre 1952 si chiuse nella plaza de Vista Alegre, l'altra grande plaza madrilena, per combattere da solo un toro facendo tutto lui, dal picador fino al matador; un po' il successo con le donne grazie anche al volto virile ed armonioso, uno dei più belli che si siano visti nelle corride: ha amato le donne più famose del suo tempo, da Ava Gardner ad Annabella, da Maria Félix fino a Lucia Bosè, che dopo 13 anni di matrimonio lo piantò, stufa di tanti tradimenti. "E' apparso nella mia vita come una stella folgorante. Faceva tutto bene: toreare, cacciare, essere elegante, ballare, conversare… negli anni 50 era un dio greco" ricordava l'amico Juan Antonio Vallejo-Nágera
"Luis Miguel non si è mai fatto battere da nessuno, quello che lo stimolava maggiormente era la difficoltà, l'orgoglio è stata una delle sue virtù assolutamente taurine, come la testa e il coraggio" dice Andrés Amorós, che gli ha dedicato una biografia di 500 pagine, Luis Miguel Dominguin. El numero 1, uscita in Spagna. Pur senza essere autorizzato dai tre figli del matador, il libro ha ottenuto il loro assenso: alla sua presentazione, in prima fila, c'erano Lucia jr e Paola, entrambe sempre più somiglianti a mamma Lucia, e molto orgogliose del ritratto a grandi tinte di papà, contraddizioni comprese. "Le cose che si fanno con rispetto vanno sempre bene" ha commentato Paola per entrambe.
"Sono i miei ricordi, ho avuto la fortuna di conoscere Dominguin da ragazzo perché mio padre era il suo notaio. Ho scritto le cose che ho visto" ha detto l'autore.
Così si legge dell'ambizione di Luis Miguel, ancora troppo giovane per sfidare Manolete, ma già impaziente, come un piccolo Alessandro il Grande davanti ai successi di Filippo il Macedone. "Era poco più di un adolescente e guardava già con fretta all'orologio della fama. Anche se pochi dubitano che sia l'aspirante al trono del matador cordovese, due anni dopo, nel 1946, si stanca di aspettare. E la famiglia Dominguin decide di forzare il destino. Si prepara a Madrid la corride de Beneficencia. Sarà un grande evento: l'unica che Manolete, stanco della lotta e innamorato di Lupe Sino, farà in Spagna, insieme all'allevatore Alvaro Domecq e ai toreri Gitanillo de Triana e Antonio Bienvenida. Al patriarca dei Dominguin viene un'idea geniale. Visita il presidente della Diputación, il popolarissimo marchese di Valdavia e gli offre di aggiungere il figlio al cartél. Luis Miguel torearà gratis, si pagherà le spese, tori compresi, e farà una donazione di 10mila pesetas. Come avrebbe detto don Corleone: "un'offerta impossibile da rifiutare" (…) All'arrivare alla plaza, Luis Miguel chiede all'autista di non parcheggiare vicino: o torna a hombros (massimo riconoscimento di una corrida salire dalla plaza sulle spalle degli aficionados) o rimane lì. Manolete fa uno sforzo col suo secondo toro e ottiene due orecchie. Luis Miguel ne aveva già avuta una. Nell'ultimo toro, che dedica a Franco, "Per lei, la miglior muleta di Spagna", provoca il delirio. Il pubblico vede l'intera faena in piedi. Alla fine la gente si lancia nell'arena, prende Luis Miguel sulle spalle e lo porta così, in un paio d'ore, fino a casa sua, nella calle del Principe. Più di 4 km a piedi"
Era il 19 dicembre 1946, Luis Miguel Dominguin aveva 20 anni. Avrebbe rivisto Manolete nella tragica tarde di Linares, in cui il torero andaluso perse la vita: "Quello che rimarrà più pregiudicato dal mio ritiro sarai tu. Insulteranno te quelli che insultano me, erediterai i miei nemici" gli disse Manolete nell'Hotel Cervantes, prima della corrida. Fu più o meno così. Ma anche, "da un lato l'azzardo gli dette quel primato che tanto voleva, dall'altro gli diede un'irrazionale ombra di colpevolezza che si aggiunse alla sua immagine di antipatia cercata e accettata" commenta nel libro Amorós. Se poi a questo si aggiunge l'indice alzato, a indicare "sono il numero 1" nella plaza de Las Ventas, nel 1952, un gesto che fu tutto uno scandalo, si capisce perché Dominguin fu il matador più amato e più odiato del suo tempo.
Amato dalle donne e dall'aristocrazia, prediletto da Franco che gli perdonava le libertà politiche che si prendeva, divertito dal suo humor e dalla sua sfacciataggine. Andava a caccia con il dittatore e riceveva nella bella casa che condivideva con Lucia Bosè Ernest Hemingway, Pablo Picasso e Orson Welles: "Luis Miguel non è mai stato progressista, per quanto si rigiri il personaggio. Ma era indubitabile la sua eterodossia. La sua intelligenza lo liberava dello stereotipo di franchista a cui lo vogliono ridurre" scrive nel suo libro Amorós.
Del suo successo con le donne sono rimasti leggendari due episodi. Uno riguarda la prima notte d'amore con Ava Gardner, lui si riveste per andarsene e lei che gli chiede dove va: "A raccontarlo agli amici, dove vuoi che vada?" risponde chiudendo la porta. L'altro si svolge a Parigi, dove Dominguin si è recato con l'amico Juan AntonioVallejo-Nágera: lui sta in una suite, l'amico in una stanza senza bagno e approfitta della sua per farsi la doccia; una mattina Juan Antonio entra e si trova davanti una bella ragazza ancora nel letto, lei si spaventa e chiede a Luis Miguel chi è l'intruso e lui la tranquillizza: "No, nessuno, uno che viene tutti i giorni, si fa la doccia e se ne va".
Nella seconda fase della sua vita, quando il dio greco che affascina flash e arenas lascia spazio a un signore maturo, gradevole e benestante, Luis Miguel deve fare i conti con la fama di suo figlio Miguel, che oscura la sua. Lo fa con divertita rassegnazione, anche se i rapporti tra i due non sono facilissimi: "Aver ammazzato centinaia, forse migliaia di tori per finire ricordato come il padre di Miguel Bosè!" commenta ad Amorós, dopo che un tassista lo ha individuato come padre del celebre cantante. Nel libro ci sono alcune righe dedicate al rapporto tra il grande torero e l'unico figlio maschio diventato artista: "A Miguel Bosè sono andati non solo l'arte e il portamento paterno. Anche il coraggio come ricorda Belén Ordóñez (la cugina, figlia di Antonio) con questo aneddoto: "Durante una corrida, il secondo toro mandò gambe all'aria Francisco (Rivera Ordóñez, nipote di Belén e, in secondo grado, di Miguel). Miguelito Bosè si è buttato velocemente dalla barriera ed è stato il primo ad arrivare. Mia figlia Belén ed io abbiamo avuto più paura per Miguel che per Fran. Che spavento! e che coraggio Miguel Gambelunghe, come lo chiamavamo…" Esattamente lo stesso soprannome che davano a suo padre da ragazzo.
Lo stesso cantante ha riconosciuto nel 1996 che a suo padre sarebbe piaciuto vederlo impegnato in un'altra carriera professionale e che assomigliasse più a lui che alla madre. Forse la poca attenzione prestata ai figli, nonostante li amasse profondamente, fu la causa di questo allontanamento. Luis Miguel non fu un buon marito per Lucia. Né un padre attento. Addirittura venne a sapere molto più tardi che Miguel studiava danza.
Lucia Bosè ha sempre affermato che la sua sensibilità estetica sta all'origine della carriera artistica di Miguel. E che suo padre non ha saputo comprenderlo: "Quando Picasso metteva la calzamaglia a Miguelito il torero (Bosè ha sempre chiamato così l'ex marito) gli diceva: "Pablo, mi vuoi trasformare questo ragazzo in un finocchio". A luglio 2007 il cantante raccontò che il padre volle farlo sverginare da una prostituta, a cui lui finì con l'insegnare a leggere. Però il tempo soavizzò le incomprensioni. E' sempre più facile capire quando un padre è già morto. Il cantante gli ha dedicato la canzone El hijo del Capitán Trueno, dal suo disco Sereno, la storia di un uomo di 45 anni che rispetta il cuore di un bambino che una volta ebbe 8 anni e sognava di essere oceanografo: "Il figlio del Capitán Trueno non fu mai degno del padre, venne fuori poeta…"".

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