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venerdì 17 novembre 2017

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 17 novembre.
Intorno all 17 novembre di ogni anno è possibile di notte vedere lo sciame di stelle cadenti delle Leonidi.
Le Leonidi sono chiamate così perché sembrano provenire dalla costellazione del Leone, che nell'Emisfero Settentrionale in questo periodo dell'anno sorge verso la mezzanotte ed è alto in cielo a est attorno alle 3 del mattino. Come la maggior parte degli sciami meteorici, le Leonidi si generano quando la Terra attraversa le tracce di polvere di una cometa, in questo caso la Tempel-Tuttle, che più o meno ogni 33 anni compie un'orbita completa intorno al Sole. Quando la cometa si avvicina al Sole, lo scioglimento dei ghiacci rilascia frammenti di polvere, la maggior parte dei quali non più grandi di granelli di sabbia.
Durante una pioggia di meteoriti, la Terra "è come una macchina che in autostrada sfreccia attraversando una nube di insetti: il parabrezza della vettura colpisce gli insetti lasciando striature sul vetro" spiega Ben Burress, astronomo al Chabot Space and Science Center di Oakland, in California. "Se invece si guarda fuori dal finestrino posteriore della macchina non sarà possibile vedere nessuna traccia sul vetro, perché quella è la direzione da cui la macchina proviene."
L'ultima grande tempesta di Leonidi fu quella del 2002, che ha visto una pioggia di 3.000 meteore all'ora durante il picco. Il vero capostipite di tutti gli sciami meteorici, alla base del culto delle Leonidi tra gli appassionati, rimane però quello del 1883 quando ben 100.000 stelle cadenti furono visibili in un'ora.
Ora dovremmo essere in un periodo di relativa tranquillità, secondo Burress, almeno fino a quando la cometa Tempel-Tuttle non si avvicinerà di nuovo al sole tra una ventina d'anni.
In generale, "è incredibile pensare che questi pezzi di polvere siano spesso resti di materiali provenienti dalla formazione del sistema solare, catturati dalla cometa e trasportati nella nostra regione del sistema solare" aggiunge Burress. "Si tratta spesso di frammenti vecchi 4,5 milioni di anni, e li vediamo vaporizzare in un lampo!"

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