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lunedì 13 novembre 2017

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 13 novembre.
Il 13 novembre 2002 la petroliera Prestige viene abbandonata al suo destino e sei giorni più tardi si inabissa al largo della Galizia riversando in mare circa 20000 barili di petrolio. E' il più grande disastro ambientale della Spagna.
Migliaia e migliaia di chilometri di costa e di spiagge spagnole e francesi furono devastate. Furono contaminate anche l'isola di Wight, e le isole Canarie.
La nave lanciava il triplice Mayday a 50 km da Finisterre nelle prime ore del pomeriggio del 13 novembre 2002.
Il capitano, Apostolos Magouras, di origine greca, riportò di aver avvertito un rumore molto forte a dritta: un colpo aveva aperto una falla nello scafo, facendo entrare un getto d’acqua nei due serbatoi di dritta.
In una prima versione dei fatti si identificherà la causa dell’incidente con una fuga d’acqua a causa dell'età dello scafo, ma, successivamente, dopo aver saputo che lo stesso giorno un mercantile aveva riportato la perdita di 200 tronchi (di 17 metri di lunghezza per 30 centimetri di diametro) durante il suo passaggio nel corridoio marittimo galiziano (alcuni di essi appariranno macchiati di petrolio alcuni giorni più tardi in diversi punti della Costa della Morte (Lira, Corcubión, Finisterre e Cee) l'ipotesi cambierà, concentrandosi sulla possibilità che un tronco, spinto dalle onde, possa essersi scontrato contro la parte destra della nave, aggiustata nel maggio dell’anno passato in un cantiere navale cinese nel porto di Wan Souk. Non si scartano come possibili cause scatenanti la forza delle onde del mare e una manovra sbagliata da parte dell’equipaggio.
A partire da questo momento iniziano a prodursi una serie di negoziazioni tra l’armatore, il Governo spagnolo e le imprese di salvataggio. Nonostante la situazione fosse critica e richiedesse soluzioni urgenti, i diversi enti implicati non riuscirono a mettersi d’accordo immediatamente. Il rischio era alto: le 77.000 tonnellate di petrolio hanno un valore di 60 milioni di euro.
Davanti alla possibilità che la nave affondi, si prende la decisione di allontanare la nave. Vengono inviati sulla zona alcuni rimorchiatori: il primo ad avvicinarsi è il “Ria de Vigo”, che si incontrava da quelle parti, dopo arrivano: “el Ibaizábal I”, “el Charuca Silveira” e “el Sertosa 32”.
Durante alcune ore il capitano si nega a essere rimorchiato. L’obiettivo: guadagnare tempo e soldi. Il prezzo del secondo rimorchiatore e degli altri che devono realizzare il lavoro di appoggio al primo sembra eccessivo e si rifiuta di pagare quanto chiedono (il Tribunal Marítimo Central Español stipula per questo tipo di casi una quantità che varia dal 10 al 30% del valore della nave e del suo carico)
La nave viene abbandonata il 13 novembre 2002 dall'equipaggio, ed affonda il 19 novembre spezzandosi in due tronconi.
Il rilascio del carico di petrolio della Prestige durò per mesi, riversando 500 litri al giorno senza sosta.
Il risultato fu che ci furono morie di coralli, squali, pesci e di uccelli. L'industria della pesca soffrì moltissimo e tutta l'attività fu fermata per sei mesi a causa del grave inquinamento. Il governo spagnolo fu accusato di voler minimizzare la portata dell´incidente per non creare danni di immagine.
Nonostante l'opera di pulizia, portata avanti soprattutto dai volontari della Galizia e nonostante le premure di tenere tutto a tacere, l'inquinamento persistette, anche se non in modo visibile come le macchie nere del petrolio. Dopo un anno dall'incidente infatti, ci furono studi dell'Università de La Coruna a mostrare che a causa del petrolio della Prestige, pesci, crostacei e polipi avevano alti livelli di idrocarburi aromatici policiclici (il benzene), che sono cancerogeni.
Si calcolò che la vita marina sarebbe stata impattata dagli scarichi per almeno 10 anni e che tutta la catena alimentare ne avrebbe risentito, dal plankton all'uomo. Il fermo dei sei mesi, secondo vari ricercatori non è stato sufficiente a garantire l'assoluta sicurezza dei prodotti marini, infatti per diversi anni si consigliò ancora di non mangiare pesce della Galizia.
Le investigazioni hanno dimostrato la mancanza di misure di sicurezza sulla costa atlantica. Il Governo ordinò alla petroliera di allontanarsi dalla costa, con l’intenzione che affondasse in alto mare. Il 13 novembre 2002 uno dei due serbatoi della nave esplose durante una tormenta in Galizia liberando 63.000 tonnellate di petrolio. Il capitano greco del Prestige, Apostolos Mangouras, fu arrestato e accusato di non cooperare con le squadre di soccorso durante il naufragio e di danneggiare l’ambiente, ma controbatté dicendo che l'affondamento della nave era una conseguenza delle errate decisioni delle autorità spagnole. Dal disastro, le petroliere simili alla Prestige sono state vietate sulla costa francese e spagnola. La commissaria europea dei trasporti Loyola de Palacio riuscì ad ottenere la proibizione in tutta l’Unione Europea delle petroliere monoscafo.
Alla fine dell'operazione pulizia i cittadini formarono un gruppo detto "Nunca mais" per vigilare sul loro mare e per chiedere risarcimenti. Il costo sia economico che ambientale, fu paragonabile a quello della petroliera americana che si inabisso nell'Alaska, la Exxon Valdez: entrambi gli incidenti costarono attorno ai 2 mila miliardi di euro.

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