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sabato 9 settembre 2017

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 9 settembre.
Il 9 settembre 1737 nasce a Bologna Luigi Galvani.
Compie i primi studi in lettere e filosofia, secondo la moda del tempo; poi, dopo essersi laureato presso la Scuola di Medicina dell'Università di Bologna nel 1759 (avendo seguito, tra l'altro, le lezioni di Giuseppe Monti e Jacopo Bartolomeo Beccari per storia naturale e chimica, Domenico Maria Gusmano Galeazzi per anatomia e Gaetano Tacconi per chirurgia e filosofia), entra nell'Accademia delle Scienze: dapprima come alunno, dopodiché viene nominato professore di Anatomia e Operazioni Chirurgiche. Nel giro di sette anni, si ritrova presidente dell'Accademia.
Sposatosi, nel 1764, con Lucia Maddalena Galeazzi, figlia del suo insegnante di anatomia, diverrà membro, quindici anni più tardi, del Terz'Ordine Francescano, ma la sua profonda religiosità non viene percepita come un ostacolo alla sua attività o libertà di ricerca. Ricerca che si esplica specialmente nell'ambito dell'anatomia comparata, finalizzata a specificare funzioni e struttura del corpo umano tramite lo studio degli animali. Già al 1762 risale "De ossibus. Theses physico-medico-chirurgicae", un trattato incentrato su patologie e strutture delle ossa, mentre nel 1767 viene pubblicato "De renibus atque ureteribus volatilium", dedicato agli ureteri e ai reni degli uccelli. Si segnalano, inoltre, "De volatilium aure", scritti sull'anatomia dell'apparato uditivo degli uccelli, e "Disquisitiones anatomicae circa membranam pituitariam", relative alla membrana pituitaria.
Un ingegno decisamente versatile, insomma, è quello di Galvani, che ricopre numerosi incarichi di prestigio all'università, dividendosi tra l'insegnamento, la ricerca e la professione medica: considerando l'esercizio della medicina prima di tutto una missione, non di rado rinuncia a ricevere onorari pur di dedicarsi all'assistenza ai poveri.
Oltre a tenere lezioni pubbliche in casa propria (dove ha allestito un laboratorio in cui svolge gli esperimenti e dispone di una ricca biblioteca composta da oltre quattrocento volumi) e nella Sala del Teatro Anatomico, in qualità di custode delle camere anatomiche ha anche la possibilità di tenere pubbliche lezioni a scultori, pittori e chirurghi. Letterato, oltre che scienziato, si dedica alla scrittura di diverse opere letterarie, sia in latino (secondo il classicismo caratteristico della cultura del tempo) che in italiano, tra sonetti, elogi, poemetti ed orazioni, alcuni dedicati alla moglie amata.
Diventa lettore in medicina, poi lettore di anatomia pratica e infine professore di ostetricia, prima di rifiutarsi, nel 1790, di prestare giuramento di rispetto della Costituzione Repubblicana, ritenuta in contrasto con i suoi valori religiosi: un rifiuto che lo porta all'emarginazione e all'esclusione dalle cariche pubbliche che in quel momento riveste.
Nel 1791, in ogni caso, pubblica il "De viribus electricitatis in motu musculari commentarius", l'opera in cui illustra le sue teorie relative all'elettricità animale, risultato di indagini sperimentali e studi prolungati. Galvani, infatti, nel 1790 si era accorto, dissezionando una rana, che un muscolo collegato a un nervo si contrae in conseguenza della stimolazione del nervo stesso. Come? Durante il celebre esperimento entrato nella storia, lo studioso disseca l'animale e lo colloca su di un piano al fianco di una macchina elettrica, a una certa distanza: dopo che uno dei suoi assistenti con la punta di uno scalpello tocca leggermente i nervi crurali della bestiolina, i suoi muscoli degli arti si contraggono, come in preda a convulsioni tossiche.
Un altro assistente nota che il fenomeno si verifica nel momento in cui dal conduttore della macchina viene fatta scoccare una scintilla. Galvani, quindi, ipotizza che esista una relazione tra vita ed elettricità, scegliendo di proseguire gli esperimenti sulle rane e in particolare tenendo sotto osservazione il movimento dei loro muscoli sulla base della carica elettrostatica cui vengono sottoposti: parla, dunque, di elettricità intrinseca all'animale. L'idea viene accettata da numerosi fisiologi ed osteggiata da altri: tra questi, l'allora professore di fisica Alessandro Volta, impiegato all'Università di Pavia, che ritiene che a provocare le contrazioni dei muscoli non sia l'elettricità insita nell'animale (che, secondo Galvani, viene prodotta dal cervello e trasmessa e controllata mediante i nervi), ma una semplice irritazione dei nervi stessi. In seguito, si scoprirà che entrambi hanno ragione (e gli studi del bolognese risulteranno indispensabili per l'invenzione della pila chimica).
Benché sotto il governo napoleonico venga iscritto nell'elenco dei professori emeriti, Galvani, dopo il "gran rifiuto", si trasferisce, ignaro di tale riconoscimento, nell'abitazione in cui è cresciuto da bambino: qui muore in povertà il 4 dicembre 1798. Verrà sepolto di fianco alla moglie, morta otto anni prima.
Ricordato ancora oggi come lo scopritore di applicazioni quali il galvanometro, la cella elettrochimica e la galvanizzazione, Galvani oggi è ricordato anche da un cratere lunare dal diametro di ottanta chilometri a lui dedicato.
Dal suo nome deriva il verbo galvanizzare il cui significato è quello di "stimolare mediante l'utilizzo di corrente elettrica" e che viene usato spesso in senso figurato assumendo il significato di "elettrizzare, eccitare, stimolare positivamente". Anche la lingua inglese comprende il verbo to galvanize.

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