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martedì 7 marzo 2017

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 7 marzo.
Il 7 marzo 1965, a Selma, USA, ebbe luogo il cosiddetto "bloody sunday".
Quel giorno la polizia dello Stato dell'Alabama e gli uomini dello sceriffo di Selma attaccatono 525 dimostranti che stavano prendendo parte a una marcia per i diritti divili tra Selma e Montgomery, la capitale dello Stato. La marcia era stata organizzata per promuovere la registrazione al voto dei neri e per protestare contro l'uccisione di un giovane nero, Jimmie Lee Jackson, da parte di un poliziotto avvenuta durante un'altra marcia per il voto dei neri svoltasi il 18 febbraio in una città vicina.
Gli eventi di quel giorno furono descritti dal New York Times dell'8 marzo. Quando i dimostranti attraversarono il ponto Pettus a Selma, la polizia ordinò loro di disperdersi. Essi non lo fecero e la polizia li caricò.
"I primi 10 o 20 negri furono gettati a terra, braccia e gambe rivolte al cielo, mentre borse e pacchi volarono tra lo spartitraffico erboso e il selciato delle due corsie di marcia", scrisse il Times. "Quelli ancora in piedi indietreggiarono. I militari continuarono a spingere, usando sia la forza del loro corpo che la punta dei loro manganelli".
La polizia inoltre lanciò lacrimogeni e caricò con i poliziotti a cavallo. Furono feriti più di 50 dimostranti. Il Times descrisse la situazione all'ospedale vicino alla chiesa locale: "Parecchi negri giacevano su sedie e pavimenti, la maggior parte piangendo o lamentandosi. Una ragazza in pantaloni rossi giunse urlante". Amelia Boynton giaceva semiincosciente su un tavolo. "I feriti accusavano fratture di costole, testa, braccia e gambe, nonchè tagli e abrasioni".
Quel giorno di violenza, divenuto noto come "Bloody Sunday" fu descritto sui giornali e le radio di tutto il paese, facendo infuriare molti americani. La foto della signora Moynton che giace incosciente sul ponte divenne l'emblema di quella giornata di follia.
Il reverendo Martin Luther King junior arrivò a Selma per organizzare una seconda marcia, mentre avvocati dei diritti civili chiesero un'ingiunzione federale per prevenire l'intervento della polizia. Il giorno 9 King tenne una marcia cerimoniale sul Ponte Pettus, che fu pacifica; tuttavia i segregazionisti attaccarono 3 bianchi, ministri di fede che avevano supportato la marcia di quella notte, uccidendone uno, James J. Reeb.
Un giudice della corte distrettuale ingiunse di svolgere una terza marcia il giorno 21, domenica, tra Selma e Montgomery. In 3200 marciarono quel giorno verso Montgomery, un viaggio di 54 miglia, fiancheggiati da truppe federali a loro protezione.
Il giovedì la marcia raggiunse la capitale, composta da 25000 persone. Non fu possibile per gli organizzatori presentare una petizione al Governatore George Wallace, fu consentito soltanto a King di tenere un discorso sui gradini del Campidoglio. Il Times scrisse che "la marcia è la più grande espressione nella storia del movimento per i diritti civili".
Il Bloody Sunday ebbe un considerevole effetto sul movimento dei diritti divili. Il 15 marzo, 8 giorni dopo l'episodio, il presidente Lyndon Johnson presentò un emendamento al Congresso che sarebbe diventato il Voting Rights Act del 1965. Esso abrogava qualsiasi legge discriminatoria  che impedisse ai neri di votare e candidarsi e affidava a osservatori federali il compito di controllare le operazioni di registrazione e di voto nelle aree dove il diritto di voto era in pericolo.
La strada è oggi ricordata come il Selma To Montgomery Voting Rights Trail (percorso da Selma a Montgomery per il diritto di voto) ed è un percorso storico degli Stati Uniti (National Historic Trail).


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