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giovedì 12 gennaio 2017

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 12 gennaio.
Il 12 gennaio 1985 fu uno dei giorni più freddi del gennaio di quell'anno, che fu tra i più freddi della storia metereologica italiana del ventesimo secolo.
In quei giorni si raggiunsero temperature da record assoluto, come i -23,2°C di Firenze, che resistono ancora oggi. La Pianura Padana sfiorò i -30°C a in una frazione di Molinella (San Pietro Capofiume) in provincia di Bologna, con una minima di -28,8°C il 13 gennaio 1985, complice l’effetto albedo.
Nevicò tantissimo (oltre un metro a Milano) su tutto il centro/nord e anche in molte zone del Sud, fin sulle coste.
Il 1985 iniziò all’insegna del freddo, con nevicate anche in pianura e a latitudini piuttosto basse, a causa di una serie di perturbazioni che portarono sull’Italia e, più generalmente, su tutta l’Europa occidentale, correnti molto fredde provenienti da nord-est. I danni causati dall’ondata di freddo sono stati ingenti, sia in senso economico sia per la perdita di parecchie vite umane legata, in maniera più o meno diretta, alla situazione meteorologica che si è verificata. Confrontata con analoghe situazioni di anni precedenti, di cui si hanno dati registrati relativamente a tutto il territorio nazionale, si può dire che è stata apportatrice di freddo, tanto più sentito in quanto ha colpito più le località di pianura, ove più alta è la densità di popolazione, che quelle di montagna.
La data di inizio dell’ondata di freddo è difficile da stabilire; già alla fine del mese di dicembre 1984 (il giorno 28) una perturbazione a carattere freddo ha portato la temperatura a valori inferiori a quelli medi, con minime notturne che al nord e al centro dell’Italia sono risultate quasi tutte inferiori a 0 gradi. Le correnti nella media troposfera, che negli ultimi giorni di dicembre su Gran Bretagna risultavano mediamente intorno a nord-ovest, hanno continuato ad immettere aria fredda lungo un corridoio con asse Inghilterra, Francia, Spagna, fino al 31 dicembre alimentando una circolazione depressionaria complessa con minimi su Tirreno e Mediterraneo centro-meridionale.
Si determina così una vasta depressione che abbraccia gran parte dell’Europa, con gradiente banco che va gradualmente accentuandosi. Contemporaneamente l’alta delle Azzorre si estende, con un vasto promontorio, fino al largo delle coste scozzesi, determinando una situazione di bloccaggio; ne consegue un graduale abbassamento della temperatura sull’Italia, dovuto al persistere delle correnti da nord-est sul Mare del nord. Il 4 gennaio la circolazione a 500 hPa mostra pienamente la situazione di freddo che si è formata sull’Europa occidentale e l’intenso approfondimento della depressione (minimo inferiore a 5040 metri geopotenziali); l’alta staziona sempre al largo delle coste scozzesi, determinando il perdurare delle forti correnti dai quadranti settentrionali sull’Europa occidentale; la depressione, che abbraccia ormai quasi tutta l’Europa, si presenta con gradiente molto intenso specie su Inghilterra, Francia e Italia; le varie perturbazioni ad essa collegate, apportano le prime nevicate anche in pianura e a latitudini ove questo tipo di precipitazione è piuttosto raro, determinando i primi seri disagi per la popolazione.
Nei giorni che seguono si ha una variazione dell’asse di saccatura, che determina correnti più marcatamente da nord-est sull’Inghilterra, ma la situazione si mantiene praticamente inalterata, Il primo avviso di una variazione sostanziale si ha il giorno 13 in cui si sono ben delineati un’asse di saccatura in direzione pressapoco NE-SW, un minimo notevolmente indebolito sulla Russia, un onda corta dal Mediterraneo occidentale all’Italia centro-meridionale.
In definitiva, la depressione comincia a perdere la sua individualità come centro d’azione e sull’Italia s’innesca una direttrice a componente meridionale. L’indomani l’onda si amplifica tanto da isolare una depressione allungata dal Mare del Nord all’entroterra algerino ed una depressione con le propaggini occidentali su1 Mar Nero; nello stesso tempo la direttrice sull’Italia accentua la sua componente meridionale. La configurazione che ne risulta può essere vista come mutamento definitivo rispetto alla situazione precedente.
Il giorno 1° gennaio le temperature minime sono già quasi ovunque al di sotto della media; in particolare in alcune località si sono verificate temperature minime tali che in quel periodo la probabilità di verificarsi di un valore minore o uguale è del 6%. L’invasione di aria fredda colpisce inizialmente tutte le regioni che si affacciano sul Tirreno ed il Veneto (giorno 2) per poi estendersi a quasi tutto il territorio nazionale, con effetti più vistosi sulle regioni prospicienti il basso Tirreno (giorno 3 e giorno 4). Il 5 la situazione si evolve notevolmente; al nord continua l’invasione di aria fredda tanto che su alcune aree della pianura padana e sulla riviera ligure si verificano temperature minime tali che, in base ai dati del trentennio esaminato, c’è una probabilità dell’1% ed anche meno che si verifichino valori uguali o minori; a Udine si registra la temperatura minima di -8,8 °C, che è più bassa della temperatura minima estrema per quella città, nel mese di gennaio, per tutto il periodo storico di cui si hanno dati certi, già analizzati, cioè dal 1951 al 1978. La sacca di aria fredda sul Tirreno centro meridionale scompare, mentre su Sicilia e Calabria le temperature diventano superiori alla media di quel periodo. Il giorno 6 inizia il periodo di freddo intenso; le zone più colpite sono quelle settentrionali, ove varie località presentano minime tali da superare l’estremo storico, indipendentemente dal mese; nelle regioni meridionali la zona con temperature al di sopra della media si mantiene quasi costante. Nei giorni che seguono le zone con temperature molto basse si estendono a tutto il territorio nazionale ed al sud l’area con temperature al di sopra della media si restringe per scomparire definitivamente il giorno 9. Nei giorni 10 e 11 su gran parte dell’Italia si registrano temperature minime tali che valori uguali o inferiori hanno probabilità di verificarsi dell’1% o meno; in particolare la pianura padana e la Toscana sono le zone più colpite; alcune temperature minime bastano da sole a rendere evidente la situazione;
Milano Malpensa -17,8°C
Piacenza -22,0°C
Brescia -18,1°C
Verona -18,4°C
Udine -12,8°C
Bologna -16,4°C
Firenze -23,0°C
Arezzo -20,0°C
Grosseto -13,2°C
Roma Ciampino -11,0°C
Frosinone -19,0°C
Anche le temperature massime giornaliere in questi due giorni sono particolarmente basse, e spesso al di sotto di zero gradi centigradi:
Brescia -6,0°C
Milano Linate -4,9°C
Bologna -5,8°C
Roma Ciampino -0,2°C
Il giorno 12 inizia la fase regressiva dell’ondata di freddo; le prime regioni che tendono a normalizzarsi sono quelle meridionali ad eccezione della Puglia, ove persiste aria fredda. I giorni che seguono vedono un generalizzarsi del processo di normalizzazione della temperatura, ad esclusione della riviera ligure dove si ha una brusca recrudescenza del fenomeno nei giorni 13 e 14 e un graduale attenuarsi nel giorno 15 e in quelli che seguono.
Le situazioni di freddo intenso ricorrono senza un periodo fisso; dal 1951 in poi se ne possono contare ben poche di intensità paragonabile a quella di gennaio 1985. Ne sono state scelte quattro, verificatesi negli anni 56, 63, 68, 71, che hanno interessato globalmente tutta l’Italia e che ricorrono tra i valori estremi di temperatura minima nelle pubblicazioni di carattere statistico climatologico; altre ve ne sono state, ad esempio nel 1953 e nel 1962, ma esse hanno interessato solamente qualche regione, per cui il loro interesse non riveste carattere generale.
L’ondata fredda del 56 è iniziata nei primi giorni della seconda decade di febbraio di quell’anno e si e protratta per tutto il mese, con una notevole recrudescenza in marzo dopo solo pochi giorni di attenuazione; fra quelle esaminate è quella che è durata più a lungo interessando tutto il territorio nazionale. A parte l’ultima, del 1985, è quella che detiene il maggior numero di valori estremi tra le temperature minime; ben la ricorderanno gli abitanti di Torino e di Milano ove il termometro è sceso rispettivamente a -20,8 °C  e a -15,6 °C, che sono a tutt’oggi i minimi assoluti per quelle città; anche al sud è stata particolarmente sentita, ed è l’unica che abbia fatto scendere il termometro al di sotto di zero gradi in località particolarmente miti, quali ad esempio l’isola di Pantelleria. L’invasione fredda del 1963 ha interessato il territorio italiano per tutta la seconda e terza decade di gennaio; anch’essa è stata particolarmente intensa, soprattutto sulle regioni meridionali; Venezia e Bari sono, tra le altre, le città in cui il valore estremo della temperatura minima è stato registrato in quella occasione. Nel 1968, tra la prima e la seconda decade di gennaio, si e avuta una situazione simile a quella avvenuta cinque anni prima; anche se avvertita su tutta la penisola, i minimi storici in essa raggiunti sono rimasti insuperati solo su Basilicata, Puglia e Calabria. L’ondata fredda avvenuta all’inizio del marzo 1971 è stata, fra quelle qui analizzate, la meno intensa e quella di minor durata; essa tuttavia e avvenuta in un periodo in cui la temperatura media è ben più alta che nei mesi di gennaio o febbraio, per cui i valori estremi di temperatura minima che essa ha arrecato e che in qualche località non sono stati superati nemmeno nei mesi mediamente più freddi, sono da ritenersi di grande interesse, considerando lo scarto fra essi e i valori medi delle temperature minime del mese di marzo. Nel 1985 il periodo di freddo intenso può essere considerato dal 10 al 15 gennaio, la sua durata e quindi paragonabile alle situazioni del 1963 e 1968. mentre è inferiore a quella dell’evento del 1956; i casi di temperature minime estreme registrate sono invece notevolmente superiori a tutte le altre esaminate. Alcune località meritano di essere evidenziate a parte, in quanto le temperature registrate nel gennaio 85 risultano di parecchi gradi inferiori rispetto alle estreme precedenti. Ad Udine, ad esempio, la precedente temperature minima estrema era di -9,2 °C nel marzo 1971, mentre per il mese di gennaio il minimo era di -8,4 °C, sempre nell’anno 1971; nel gennaio 1985 si sono verificati ben sette giorni con temperature minime inferiori a -8,4 °C. con una estrema di -14,6 °C. Brescia e Piacenza sono passate rispettivamente da -14,6 a -19.4 °C, e da -16 7 a -22 °C. Nelle località della Toscana si sono verificati valori di temperature minime notevolmente inferiori ai valori estremi precedenti; in particolare a Firenze si e avuto il giorno 12 un eccezionale -23.0 °C che è di oltre 10 gradi più basso dell’estremo precedentemente registrato, e che è inferiore addirittura al minimo di località di montagna vicine, quali ad esempio Monte Cimone in cui la temperatura minima nel 1985 è stata di -21,4 °C, mentre il valore estremo si e avuto nel febbraio 1956 con -21,8 °C. Il Lazio e la Campania hanno anch’esse i loro valori estremi nel 1985, con minime di -11 °C a Roma Ciampino e -4,6 °C a Napoli; anche i valori della temperatura massima giornaliera sono stati piuttosto bassi e in alcuni giorni, a Roma, sono stati inferiori allo zero. Frosinone e stata la città più colpita, avendo registrato la temperatura minima di -l9,0 °C, a conferma del fatto che le località di pianura o vallive sono state le più interessate.


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