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venerdì 8 luglio 2016

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è l'8 luglio.
L'8 luglio 1889 si disputò l'ultimo incontro di pugilato dei pesi massimi secondo le vecchie regole del "London prize ring rules", cioè a mani nudi, tra John Sullivan e John KIlrian, durato ben 75 round.
Ai tempi ancora non esisteva una federazione ufficiale che organizzasse gli incontri e assegnasse titoli così come avviene oggi. Un incontro veniva giudicato valido per l'assegnazione del titolo quando il campione sfidava un pugile che si era guadagnato il rispetto e la considerazione degli addetti ai lavori.
Tra il 1883 e il 1884 Sullivan attraversò in treno gli Stati Uniti da costa a costa combattendo in tutte le grandi città: combatté 195 incontri in 238 giorni in 136 città differenti. Sfidava qualsiasi avversario con le nuove regole del marchese del Queensbury e ad ogni vittoria incassava 250 dollari. Era possibile scommettere praticamente su tutto ciò che riguardava il match: vincitore, durata in tempo, round finale, e via dicendo.
Chi lo sfidava e riusciva a resistere più di 4 round alla violenza dei suoi colpi otteneva in premio una somma di denaro che andava da 50 a 1000 dollari. Da alcuni documenti risulta che solo uno sfidante sia riuscito nell'impresa, che la somma vinta gli abbia consentito di cambiare vita.
Fuori dal ring Sullivan non badava a spese: pare che dilapidasse una cospicua parte delle sue vincite nei locali delle città che visitava: erano diffusi molti racconti sulle sue leggendarie imprese di bevitore; egli amava inoltre concludere le sue serate accompagnandosi a delle prostitute.
Continuava a combattere esclusivamente per fini economici. Il 14 maggio 1883 incontrò un inglese, tal Charile Mitchell, a New York. L'incontro si rivelò difficile: Sullivan cadde al tappeto al primo round, e sarebbe andato incontro ad una sicura sconfitta - o peggio - se la polizia non fosse intervenuta a fermare il match.
I due decisero di sfidarsi di nuovo il 10 marzo 1888, a Chantilly in Francia. L'incontro fu fermato alla 39esima ripresa dalla polizia, poiché gli incontri di boxe in Francia erano proibiti. Sullivan venne arrestato e condotto in carcere, e solo grazie all'intervento del barone Rothschild venne liberato e poté tornare in America.
Nel frattempo la sua salute cominciò a manifestare i primi segni di cedimento a causa dell'abuso di alcolici e per i colpi incassati in 10 anni di incontri. Spesso veniva colpito da attacchi di epilessia. Riuscì comunque a rimettersi in forma per combattere di nuovo, tanto da sentirsi pronto a giocarsi il titolo di campione del mondo ottenuto nel 1882.
Contro Jem Smith, nel 1887, per la precisione il 19 dicembre, si misurò un'altro peso massimo americano, Jake Kilrain. Dopo 106 cruenti rounds, durante i quali il pugile americano aveva fatto segnare una sua certa prevalenza (tra l'altro al 17° rounds aveva mandato al tappeto il pugile inglese), il combattimento venne sospeso per oscurità e venne dato un salomonico pareggio fra i due pugili. E' dopo questo incontro che John Sullivan si autonominò campione del mondo. La cosa divenne più intrigata ancora quando l'anno seguente, proprio in riferimento a questo match, Richard K. Fox, giornalista del "The Police Gazette", "aveva assegnato una cintura a Jake Kilrain, definendolo campione del mondo".
John Sullivan, Jake Kilrain e Jem Smith, tre pugili che in qualche modo si dichiaravano o venivano proclamati campioni del mondo. Anche Smith, dato che gli inglesi continuavano a considerarlo il più forte in circolazione. La dichiarazione di Fox fece si che si arrivasse alla sfida tra Sullivan e Kilrain, dopo che in precedenza Sullivan aveva rifiutato di incontrarlo. Ma l'incontro per potersi svolgere dovette attendere parecchi mesi. "Sullivan, per mesi e mesi dopo il pareggio con Mitchell, aveva bevuto ancora più del solito. La sua pur ferrea costituzione fu spesso sul punto di crollare, sotto la sferza delle continue orge alcoliche, ed alla fine crollò. Sullivan fu confinato in un letto dall'agosto al novembre 1888, e le voci sul collasso cominciarono a circolare con sempre maggiore insistenza. (...) Quando John fu ristabilito, accettò il combattimento con Kilrain, da tempo suo sfidante, e cominciò ad allenarsi sotto la supervisione di William Muldoon. Sullivan era, praticamente, un ammalato quando Muldoon ne assunse la direzione, ma il dotato trainer, un disciplinatore di ferro, portò Sullivan alla condizione di poter combattere dopo sei mesi di strenuo lavoro".
L'incontro si disputò nei pressi di New Orleans, il 7 luglio del 1889, in uno spiazzo tra i boschi, il ring era piazzato a terra. "Benchè Sullivan fosse il campione, e venisse considerato, anche dopo la recente malattia, il miglior pugile di tutti i tempi, le scommesse erano date alla pari. Si vedeva circolare molto denaro. John Fitzpatrick, ex-sindaco di New Orleans, era l'arbitro. (...) Era mezzogiorno esatto, e il sole era splendente quando suonò il gong e i due cominciarono la lotta per il titolo di campione. Dopo un vivace inizio, Sullivan sparò un sinistro al mento, mancandolo. Kilrain parò, infatti, nettamente e colpì, poi, alle spalle Sullivan. (...) Rialzatosi da terra, Sullivan torno al suo angolo. Disse a Kilrain: "Così, tu vuoi fare la lotta? Bene, Jake, ti darò molto più di quanto ti serva". Da quel momento, Sullivan forzò il combattimento, ma dopo più di quaranta rounds la battaglia restava aperta per il grande senso agonistico di Jake. Dopo il quarantacinquesimo round, il titolo era definitivamente nelle mani di Sullivan. Solo la sua abilità di giocoliere, permetteva a Kilrain di continuare. Quando Jake fu troppo stanco per restare all'impiedi, dopo settantacinque rounds, due ore e sedici minuti dall'inizio, i suoi secondi gettarono nel ring la spugna. L'incontro Sullivan-Kilrain fu l'ultimo campionato dei massimi combattuto in ossequio al London Rule. Gli uomini della mano nuda avevano ormai fatto il loro tempo".
Quel giorno, possiamo dire, John Sullivan divenne unanimamente campione del mondo dei pesi massimi, in quanto gli stessi inglesi sembrarono, accettare, quel giorno, la sua superiorità.

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