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giovedì 10 marzo 2016

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 10 marzo.
Il 10 marzo 241 a.C. ebbe luogo la battaglia delle Egadi, che segnò la definitiva sconfitta di Cartagine nella prima guerra punica.
La battaglia delle Egadi fu vinta dalla flotta romana sotto la guida del console Gaio Lutazio Catulo. Cartagine dovette subire la perdita della maggior parte delle navi, gli storici parlano di 125 navi affondate o catturate con tutti gli equipaggi, e, ormai con le finanze esauste, non fu in grado di allestire un'altra flotta o di trovare nuovi equipaggi di mercenari e si vide costretta a chiedere la pace alla città-stato nemica, Roma.
Erano trascorsi ventiquattro anni di battaglie dai risultati alterni per le due parti in guerra e gli effetti erano divenuti insopportabili tanto per Roma quanto per Cartagine. Sia una che l’altra delle due città-stato aveva a che fare con enormi problemi finanziari ma Roma ebbe la fortuna di poter contare su una classe politica compatta contro le minacce esterne. Una sottoscrizione di cittadini, forse addirittura forzosa, finanziò una nuova flotta di duecento quinquiremi complete di equipaggio. I finanziatori non fecero della beneficenza perché furono assicurati che alla fine della guerra sarebbero stati risarciti rivalendosi sul bottino. Una storica anticipazione di quanto avviene ora quando il “Pubblico” chiede aiuto economico al “Privato”. Certo, se l'esito fosse stato negativo i patrimoni personali sarebbero stati pesantemente decurtati, ma il gioco valeva la candela.
Roma, quindi, e per la terza volta, decise di tornare sul mare e cercare di chiudere la partita. A capo della flotta fu posto Gaio Lutazio Catulo che, nell'estate del 242 a.C., prese il mare in direzione delle coste siciliane.
Catulo, tenuto conto delle mosse dell’avversario, rinforzò le truppe che procedevano all'assedio di Lilibeo e occupò tranquillamente il porto di Trapani e il territorio attorno alla città.
Cartagine, corse ai ripari e caricate le proprie navi di grano e altri aiuti inviò rinforzi e provviste alle truppe di Amilcare impegnate nella battaglia alle falde del Monte Erice.
Capo della flotta cartaginese fu Annone che condusse la flotta ad ancorarsi all'isola chiamata "Sacra", una delle Isole Egadi oggi conosciuta come Marèttimo.
La battaglia ebbe luogo il 10 marzo e la vittoria arrise a Catulo che, anticipando le mosse del nemico, lo attaccò in stato di difficoltà e ne ebbe ragione con relativa facilità.
In breve oltre cinquanta navi cartaginesi furono affondate e oltre settanta catturate con tutto l’equipaggio. La flotta cartaginese sarebbe stata annientata completamente, se per loro fortuna il vento non avesse cambiato direzione verso Occidente. Annone diede allora l’ordine di alzare le vele e il resto della flotta si diresse di nuovo a Marèttimo. Il Console Lutazio Catulo vittorioso non ritenne opportuno inseguire il nemico e ritentare la sorte che gli era già stata così favorevole, e fece rotta verso Marsala.
Catulo, rinnovò l'assedio di Lilibeo e riuscì ad espugnare la città. I Cartaginesi intanto si affidarono, nel proseguimento della Guerra, nelle mani di Amilcare che dapprima resistette, poi, tagliato fuori da ogni possibilità di rifornimento con la caduta di Lilibeo e in condizioni operative disperate, mandò ambasciatori a Catulo per trattare la cessazione delle ostilità. Il console romano, saggiamente, rendendosi conto che anche Roma era sfinita da ventiquattro anni di guerra continua, pose fine alla contesa, dopo che furono redatti i seguenti patti: "Ci sia amicizia fra Cartaginesi e Romani a queste condizioni, se anche il popolo dei Romani dà il suo consenso. I Cartaginesi si ritirino da tutta la Sicilia e non facciano la guerra a Gerone né impugnino le armi contro i Siracusani né contro gli alleati dei Siracusani. I Cartaginesi restituiscano ai Romani senza riscatto i prigionieri. I Cartaginesi versino ai Romani in vent'anni duemiladuecento talenti euboici d'argento.
Per celebrare la sua vittoria Gaio Lutazio Catulo eresse un tempio a Giuturna presso il Campo Marzio nell'area oggi nota come Largo di Torre Argentina.
Nel corso del 2011, in una ricerca coordinata dalla Soprintendenza del Mare della Regione Sicilia, due sub, Gian Michele Iaria e Stefano Ruia, hanno recuperato nei fondali delle Isole alcuni elmi di legionari romani: "Ne abbiamo visti spuntare due, poi, in un'area di soli 200 metri quadrati, a 75 metri di profondita', c'erano altri 10 elmi", spiega Ruia.
"Si capiva che erano romani per la caratteristica punta a 'pigna'. Non molto distante -aggiunge Ruia- abbiamo rinvenuto un rostro romano, probabilmente della nave su cui erano imbarcati i soldati che portavano quegli elmi".
Le ricerche subacquee sono iniziate nel 2006 con il determinante contributo della Rpm Nautical Foundation, una fondazione statunitense che ha messo a disposizione la nave Hercules, dotata delle piu' moderne strumentazioni per la ricerca subacquea.
Finora le ricerche hanno portato al ritrovamento di sei rostri di navi affondate.
Due sono cartaginesi, mentre quattro sono romani, e portano iscrizioni latine che ne certificano la qualità.
I rostri e gli oggetti recuperati sono in corso di restauro alla Soprintendenza per i Beni culturali di Trapani e la Soprintendenza del Mare mentre i reperti gia' trattati sono esposti all'ex Stabilimento Florio di Favignana, il Museo A.

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