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martedì 30 aprile 2013

#Indifferenza: Stato d'animo

Imm. pasquinoweb.files.wordpress.com/2010/07/indifferente1.jpg  
La maggior parte degli uomini di oggi non sono tanto atei o non credenti, quanto increduli. Ma colui che è incredulo non è fuori dalla sfera della religione. Lo stato d’animo di chi non appartiene più alla sfera del religioso non è l’incredulità, ma l’indifferenza, il non saper che farsene di queste domande. Ma l’indifferenza è veramente la morte dell’uomo.
Norberto Bobbio

#Cercare se stessi



 
http://garbo.ilcannocchiale.it/mediamanager/sys.user/18380/Gli%20orizzonti%20perduti%201.JPG


 Molti di noi cercano se stessi qui, alla luce. Non troverete quello che cercate.
Dovete mettervi carponi dentro, dove qualche volta c'è un buio spaventoso,
e scoprire cose meravigliose su voi stessi
.

Leo Felice Buscaglia, Vivere, amarsi , capirsi

 
L

Esergo di Manlio Lo Presti



Esergo di Manlio Lo Presti


GUARDANDO DISTRATTAMENTE FUORI (1907)

Che faremo in queste giornate di primavera, che ora
arrivano sempre più spesso? Stamani il cielo era grigio,
ma se si va ora alla finestra, si è sorpresi e s'appoggia la
guancia alla maniglia della finestra.
In basso si vede la luce del sole che già declina sul viso di
una fanciullesca ragazza, che se ne va, così, e si volta - e
insieme si vede l'ombra di un uomo, che procede più
veloce dietro a lei.
Poi, l'uomo passa e il volto della bimba è tutto splendente

F. KAFKA, Racconti, Mondadori, 1973, pag.123

http://incamminodialogando.blogspot.it/2013/03/il-dubbio-e-lombra-di-julien-green.html





lunedì 29 aprile 2013

#Ingiustizia #Dolore e Delusione

http://4.bp.blogspot.com/


Niente ferisce, avvelena, ammala, quanto la delusione.
Perché la delusione è un dolore che deriva sempre da una speranza svanita, una sconfitta che nasce sempre da una fiducia tradita cioè dal voltafaccia di qualcuno o qualcosa in cui credevamo. E a subirla ti senti ingannato, beffato, umiliato. La vittima d'una ingiustizia che non t'aspettavi, d'un fallimento che non meritavi. Ti senti anche offeso, ridicolo, sicché a volte cerchi la vendetta. Scelta che può dare un po' di sollievo, ammettiamolo, ma che di rado s'accompagna alla gioia e che spesso costa più del perdono.
 Oriana Fallaci, Un cappello pieno di ciliege
da PensieriParole <http://www.pensieriparole.it/aforismi/libri/frase-111431?f=w:4127>

Esergo di Manlio Lo Presti




Esergo di Manlio Lo Presti


Credo che non mi abbiate proposto
per questa carica perché vi racconti bugie

(Presidente Ceko VACLAV HAVEL al discorso di insediamento il 1° gennaio 1990)
in: Sallustio, Belle parole, Bompiani, 2004, pag. 380

dalla rete EUROPA Viaggiare in europa

domenica 28 aprile 2013

#Giustizia #Ingustizia #Citazione

http://www.indebitati.it/wp-content/uploads/2009/05/giudice-di-pace1.jpg
Amo la giustizia, ma trovo che esa perda il propio carattere quando viene praticata in modo rigoroso; di fronte alle debolezze umane basta essere equo.

Caterina II di Russia, lettera a Senac de Meilham, 1780 circa

tratto da  Le donne hanno detto  " Un libro di citazioni"  pag. 125 -  Laura Bolgeri - Rizzoli

sabato 27 aprile 2013

#Italy e i suoi #Borghi: Stilo - Calabria


http://www.letteratu.it/wp-content/uploads/2011/06/Stilo.jpg

Il nome

  Deriva dal greco Stylos, "colonna", in latino Stilum.
Così forse era anticamente chiamato il monte Consolino ai cui piedi si è sviluppato il borgo.

La Storia

• 389 a.C., la distruzione della città magno-greca di Kaulon (Caulonia) da parte del tiranno di Siracusa Dionisio I sembra legata alle origini di Stilo. Rinata e tornata potente grazie all'alleanza con Roma nel 270 a.C., Caulonia viene di nuovo distrutta dai cartaginesi di Annibale. Comincia il trasferimento degli abitanti verso un altro luogo più protetto, accentuato nel periodo delle invasioni longobarde. Si popola così l'area sulle pendici del monte Consolino, in posizione più facilmente difendibile.

• VII sec., con l'arrivo in massa dei Bizantini comincia la fortuna di Stilo, il suo periodo d'oro, testimoniato dalla costruzione della Cattolica. Nel X sec. Stilo è il centro bizantino più importante della Calabria meridionale. Memorabile la sua resistenza ai Normanni e la fedeltà agli Angioini, che ne fanno uno dei castelli più importanti della regione.

• 1599, il filosofo Tommaso Campanella organizza una sollevazione contro gli Spagnoli. A Stilo come in tutta la Calabria la popolazione è oppressa e vive di stenti, nel più completo abbandono politico e isolamento culturale.

• XVIII-XIX sec., la presenza del ferro e del rame favorisce lo sviluppo delle industrie siderurgiche; il vasto complesso borbonico della Ferdinandea diventa sede, agli inizi dell'800, delle Reali Ferriere.

• 1783, un rovinoso terremoto danneggia gran parte del borgo.


http://impresamia.com/extern/Immagine_30/immagini_31/STILO_ROCCA.jpg

Echi d'Oriente tra il mare Ionio e la montagna


Baluardo della Calabria bizantina, Stilo ha una storia lunga e misteriosa, iniziata al tempo delle colonie greche nell'Italia meridionale e resa ancor più affascinante dall'insediamento sul suo territorio di numerose "laure" del monachesimo orientale, la cui principale testimonianza è la Cattolica.

Si tratta di un tempietto del sec. IX che ricalca il tipo classico della chiesa bizantina su pianta quadrata e croce greca, con tre absidi rivolte a oriente e cinque cupolette.

Qui i monaci basiliani, che in Calabria avevano trovato rifugio dalle persecuzioni, perseguivano il loro ideale di povertà e distacco dal mondo. Ciò che colpisce, all'interno, è soprattutto la luce, quasi folgorante nella parte superiore e tenue nella parte bassa, così da favorire il raccoglimento.

L'ambiente, con le quattro colonne provenienti forse dalle rovine di Kaulon, emana dolcezza e serenità. Gli affreschi, scoperti dall'archeologo Paolo Orsi nel 1927, sono gli unici esempi di pittura normanna intorno al Mille in Calabria.

Confuso con le rocce e la vegetazione, il piccolo cubo della Cattolica sembra sospeso con la selvetta delle sue cupole tra cielo e terra.

Se la Cattolica di Stilo può considerarsi l'esempio perfetto di tempio bizantino in Italia, un altro ricordo lasciato dai monaci in questa Terra Santa del basilianesimo è la piccola chiesa di S. Nicola da Tolentino, in condizioni precarie, con una dolce cupola a "trullo" e la caratteristica disposizioni degli "embrici" (tegole) che la ricoprono.

Da qui lo sguardo sconfina verso gli infiniti orizzonti del mare e le colline digradanti della vallata dello Stilaro. Nella chiesa rinascimentale (1450 ca.) di S. Francesco, con facciata rifatta agli inizi del '700 e spalleggiata da una possente torre-campanile, si ammirano alcuni affreschi attribuiti al pittore stilese Francesco Cozza.

Il piccolo convento della chiesa di S. Domenico, costruita intorno al '600 dai Domenicani, ospitò il frate Tommaso Campanella nei suoi anni giovanili. Pure barocca e internamente decorata a stucchi, con una bella facciata affiancata da due campanili, è la chiesa di S. Giovanni Theresti, eretta nel 1625 e dedicata nel 1662 dai monaci basiliani al loro santo, di cui si conservano le reliquie.

http://www.segnalidivita.com/stilo/calabria/Chiesa_San_Domenico.htm
La visita alle chiese di Stilo si conclude con il Duomo, trecentesco ma variamente rimaneggiato. Fu una delle più antiche sedi vescovili della Calabria e presenta almeno tre capolavori: il maestoso portale gotico ogivale, incorniciato da tante colonnine; la scultura in pietra alla destra dello stesso portale, raffigurante due uccelli affrontati e stilizzati di fattura normanna o, secondo altri, di mano bizantina; la tela secentesca Il Paradiso del Battistello, pittore napoletano allievo di Caravaggio.








http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/0/05/Castello_Normanno_Stilo_2011_WIKI.jpg
 I resti del Castello Normanno, costruito in cima al monte Consolino da Ruggero II, sono raggiungibili a piedi attraverso un sentiero panoramico che parte dalla Cattolica. Da vedere infine le sculture arabo-moresche della Fontana dei delfini.

Il prodotto del borgo

Le saporite olive "cumbité", i profumatissimi pomodori secchi, il piccante e candido pecorino, gli insaccati di maiale ("soppressate" o "capicolli").

Il piatto del borgo

La pasta fatta in casa, filata con il "ferro" secondo l'uso antico e condita con sughi dai sapori forti, ad es. con ragù alla carne di capra o con una salsa di melanzane ripiene.

 finte web: http://www.borghitalia.it/html/borgo_it

venerdì 26 aprile 2013

#Racconto #Morale: Il Saggio

http://4.bp.blogspot.com/

Un giorno il saggio disse: «Seguirò la regola d’oro e  convertirò tutti gli uomini. Ma… da dove comincerò?

 
Il mondo è così grande. Comincerò dal paese che
conosco meglio, il mio.

Ma è così vasto il mio Paese! Comincerò dalla città più 
vicina, la mia.
Ma è così grande la mia città! Allora comincerò dalla mia
strada…

No, comincerò dal mio caseggiato, o meglio, comincerò 
dalla mia famiglia.
No, finalmente ho capito che cosa vuole la regola d’oro:


comincerò da me stesso
 
 
 
Fonte web:  http://laviadellaluce-desy.blogspot.it/2011/11/il-saggio.html
 
 
 

giovedì 25 aprile 2013

Esergo di Manlio Lo Presti


Esergo di Manlio Lo Presti

Gli animi vengono vinti, non già con armi,
bensì con l'amore e la generosità.

B. SPINOZA, Etica, Laterza, 2009, pag. 255


www.wikipedia.com

mercoledì 24 aprile 2013

Echi di Memorie - Paola Vallini - 27 aprile - Calcinaia (PISA)

"  E c h i     di    M e m o r i e "  opere   2010-  2013 
P A O L A   V A L L I N I   
sabato  27  Aprile   ore   17,30 - Torre Upezzinghi 
Corso V.Emanuele  - Calcinaia  (Pi)  

Esergo di Manlio Lo Presti





Esergo di Manlio Lo Presti

Prometeo, ai giorni nostri,
sarebbe un deputato dell'opposizione.

E. CIORAN, Sillogismi dell'amarezza, Adelphi, 1993, pag. 103
http://humour-ugb.blogspot.com


lunedì 22 aprile 2013

Esergo di Manlio Lo Presti



Esergo di Manlio Lo Presti

Più forte della mia volontà è la passione
causa di mali grandissimi per gli uomini.

EURIPIDE, Medea, 1079-1080, Rizzoli, 1997





Scene dal mito di Medea: invio dei doni a Creusa, morte di Creusa, partenza di Medea con le salme dei figli. Sarcofago greco di marmo, 150-170 d.C.

http://it.wikipedia.org/wiki/Medea_(Euripide)

sabato 20 aprile 2013

Esergo di Manlio Lo Presti




Esergo di Manlio Lo Presti

La vigilanza è la via per non morire,
la negligenza strada verso la morte.

I vigilanti non muoiono,
i negligenti sono come morti.

CANONE BUDDHISTICO - L'ORMA DELLA DISCIPLINA (DHAMMAPPADA) - III Secolo a.C., Boringhieri, 1970, pag. 19




(



venerdì 19 aprile 2013

Esergo di Manlio Lo Presti




Esergo di Manlio Lo Presti

L'italiano è mosso da un bisogno sfrenato di ingiustizia
(Ennio Flaiano)

in: BRIOSCHI, Il politico portatile, Guanda, 2012, pag. 91



Giotto, Ingiustizia (1306) - Cappella degli Scrovegni - Padova

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http://www.solofinanza.it

giovedì 18 aprile 2013

Esergo di Manlio Lo Presti




Esergo di Manlio Lo Presti

Poiché una Terza Guerra Mondiale tra blocchi contrapposti sembra impensabile, essi possono trasformare qualsiasi guerra locale in una
guerra mondiale senza alcun pericolo.

A. ASOR ROSA, Fuori dall'Occidente. Ovvero ragionamento sull'apocalisse, Einaudi, 1992, pag. 25





http://leganerd.com/2012/03/03/guerra-moderna-e-videogiochi/

mercoledì 17 aprile 2013

Esergo di Manlio Lo Presti



Esergo di Manlio Lo Presti

Essendo l'intelletto la parte migliore di noi, è certo che, se noi vogliamo davvero cercare il nostro interesse, dobbiamo sforzarci soprattutto di perfezionarlo quanto più è possibile.
Perché nella perfezione di esso deve consistere il nostro sommo bene.

B. SPINOZA, Trattato teologico politico, Einaudi, 1984, pag. 105








#Adorare la tua pelle #Poesia di Ezio Falcomer

http://digiphotostatic.libero.it/TuaFollia/med/3fc7f3d907_5750474_med.jp
  
 Adorare la tua pelle


Guadarti
di morsi di saliva di baci
straziarti per gioco
cullarti

e petali sgualcire
adorare tua pelle di scherzi
di vento e di furia

riempirti di attimo folle
stupore che grida
di oro di verdi ululati

andare a calura di spasimo
di ventre
in suo contrarsi entusiasta
e "basta"
dirci
per finta.


Tratta da : La vita picara di Ezio Falcomer

martedì 16 aprile 2013

Esergo di Manlio Lo Presti





Esergo di Manlio Lo Presti

Imparare a lavorare poco non è facile.
Necessita un lungo allenamento spesso faticoso.
(Carlo Gragnani)

in: SCRITTORI ITALIANI DI AFORISMI, Vol II, Mondadori, 1996, pag. 1417



#Desiderio #Emozione e tenerezza

http://www.alkymy.it/wp-content/uploads/2009/11/sguardi2.jpg

A lungo lei deve essere rimasta padrona del suo desiderio, ciò che per lui significava emozione, immensità della tenerezza, cupa e terribile profondità della carne.

Marguerite Duras, L'amante

tratto da.: un libro di citazioni "Le donne hanno detto" pag. 77 - Laura Bolgeri - Rizzoli

lunedì 15 aprile 2013

#Emozioni: Sentirsi vivi - da Mai troppo folle, Anton Vanligt,


http://www.unicafe.hu/images/2012-02/unicafe.hu-amikor-felismered-001.jpg

Sentirsi vivi
Non è solo fare le cose bene, essere efficiente nel lavoro, brillante nella società, elegante negli eventi.
Sentirsi vivi è rinunciare agli atteggiamenti di facciata e lasciare che chi ci ama conosca di noi la sostanza e questa non è fatta solo di sorriso incondizionato, ma anche di momenti di debolezza, malinconia, paura, riflessione. Le emozioni sono come i colori, infinite tonalità, tutte essenziali per non sentirsi incompleti.
Allora provaci. Prova a vivere davvero. Lasciati conoscere.
Non sei un computer che deve elaborare una manciata di bit per far si che l’interfaccia sia sempre comprensibile e coerente.
Sei una persona, e con tutti i limiti umani che ne derivano, comprenderai bene che la parola perfezione non può essere che pura utopia. Non mirare alla perfezione. Punta alla serenità

Anton Vanligt, Mai troppo folle

domenica 14 aprile 2013

#Antologia #Letteratura: Eva Luna - Isabel Allende

Mi chiamo Eva, che vuol dire vita, secondo un libro che mia madre consultò per scegliermi il nome. Sono nata nell'ultima stanza di una casa buia e sono cresciuta fra mobili antichi, libri in latino e mummie, ma questo non mi ha resa malinconica, perché sono venuta al mondo con un soffio di foresta nella memoria. Mio padre, un indiano dagli occhi gialli, veniva dal luogo in cui si uniscono cento fiumi, odorava di bosco e non guardava mai direttamente il cielo, perché era cresciuto sotto la cupola degli alberi e la luce gli sembrava indecorosa.
Consuelo, mia madre, aveva trascorso l'infanzia in una regione incantata, dove per secoli gli avventurieri hanno cercato la città di oro puro vista dai conquistatori spagnoli allorché si affacciarono sugli abissi della loro ambizione. Quel paesaggio aveva lasciato in lei una traccia che in qualche modo riuscì a trasmettermi.


fonte web:  http://www.culturaesvago.com/antologia-di-letteratura/

sabato 13 aprile 2013

#Racconti #Saggi: Il pescatore






http://farm1.static.flickr.com/224/516595885_c1647743ef.jpg

 Sul molo di un piccolo villaggio messicano, un turista americano si ferma e si avvicina ad una piccola imbarcazione di un pescatore del posto.
Si complimenta con il pescatore per la qualità del pesce e gli chiede quanto tempo avesse impiegato per pescarlo. Il pescatore risponde: ‘Non ho impiegato molto tempo’ e il turista: ‘Ma allora, perchè non è stato di più, per pescarne di più?’
Il messicano gli spiega che quella esigua quantità era esattamente ciò di cui aveva bisogno per soddisfare le esigenze della sua famiglia. Il turista chiese: ‘Ma come impiega il resto del suo tempo?’ E il pescatore: ‘Dormo fino a tardi, pesco un po’, gioco con i miei bimbi e faccio la siesta con mia moglie. La sera vado al villaggio, ritrovo gli amici, beviamo insieme qualcosa, suono la chitarra, canto qualche canzone, e via così, trascorro appieno la vita.’
Allorchè il turista fece: ‘La interrompo subito, sa sono laureato ad Harvard, e posso darle utili suggerimenti su come migliorare. Prima di tutto dovrebbe pescare più a lungo, ogni giorno di più. Così logicamente pescherebbe di più. Il pesce in più lo potrebbe vendere e comprarsi una barca più grossa. Barca più grossa significa più pesce, più pesce significa più soldi, più soldi più barche… Potrà permettersi un’intera flotta! Quindi invece di vendere il pesce all’uomo medio, potrà negoziare direttamente con le industrie della lavorazione del pesce, potrà a suo tempo aprirsene una sua. In seguito potrà lasciare il villaggio e trasferirsi a Mexico City o a Los Angeles o magari addirittura a New York! Da lì potrà dirigere un’enorme impresa!’
Il pescatore lo interruppe: ‘Ma per raggiungere questi obiettivi quanto tempo mi ci vorrebbe?’
E il turista: ‘20, 25 anni forse’ quindi il pescatore chiese: ‘….e dopo?’
Turista: ‘ Ah dopo, e qui viene il bello, quando il suoi affari avranno raggiunto volumi grandiosi, potrà vendere le azioni e guadagnare miliardi!’
E il pescatore:’miliardi? e poi?’
Turista: ‘Eppoi finalmente potrà ritirarsi dagli affari e andare in un piccolo villaggio vicino alla costa, dormire fino a tardi, giocare con i suoi bimbi, pescare un po’ di pesce, fare la siesta, passare le serate con gli amici bevendo qualcosa, suonando la chitarra e trascorrere appieno la vita’

fonte web:  http://nostripensieri.altervista.org/wordpress/?tag=racconti-saggi

Esergo di Manlio Lo Presti





Esergo di Manlio Lo Presti

La saggezza non è un prodotto dell'istruzione, ma del tentativo di acquisirla, che dura tutta la vita.

A. EINSTEIN, Pensieri di un uomo curioso, Mondadori, 1997, pag.164












                                                       www.corriereuniv.it

venerdì 12 aprile 2013

Esergo di Manlio Lo Presti



Esergo di Manlio Lo Presti

L'accelerazione imposta alla società dalla rivoluzione informatica e dalla
competizione del mercato ha eliminato persone dotate di fedeltà, cautele
e scrupoli, favorendo l'emergere di tipi intuitivi, cinici, opportunisti.
[...]
Ogni volta, la compressione ha trattenuto la maggioranza delle persone equilibrate e liberato un getto di psicopatici.

#Citazione #Senaca: Ulisse




http://www.circololettori.it/wp-content/uploads/2013/02/Tibaldi-Pellegrino-Storie-di-Ulisse-c.-1550-1551-affresco-Palazzo-Poggi-Bologna-Emilia-Romagna.jpg 

Devi sapere che Ulisse non affrontò tante peripezie nella navigazione perché era perseguitato da Nettuno: egli soffriva di mal di mare. Proprio come lui, dovunque dovrò andare per mare, vi giungerò dopo vent’anni. [...] Una leggera febbretta può sfuggire all’attenzione, ma, se aumenta e diventa un’autentica febbre che brucia, anche l’uomo più resistente e più avvezzo alle sofferenze è costretto a confessare l’infermità. [...] Il contrario avviene nelle infermità che colpiscono l’animo: quanto più uno sta male, tanto meno se ne accorge. Non te ne devi meravigliare, carissimo Lucilio. Infatti, chi è appena assopito, anche durante il sonno percepisce le immagini dei sogni; e talvolta, dormendo, si rende conto di dormire. Ma un sonno pesante estingue anche i sogno e sommerge l’anima in una completa incoscienza. Perché nessuno confessa i suoi vizi? Perché è ancora sotto il loro dominio. Può raccontare i propri sogni solo chi ne è guarito. Perciò, svegliamoci, per poter prendere coscienza dei nostri errori. Solo la filosofia riuscirà a destarci, e a scuoterci dal pesante sonno: consacrati tutto a lei. Tu sei degno di lei ed ella è degna di te: abbracciatevi.

Lucio Anneo Seneca

giovedì 11 aprile 2013

Esergo di Manlio Lo Presti






Esergo di Manlio Lo Presti

E' quasi impossibile non essere in potere di nessuno ...
ma chissà, qualcuno potrebbe anche farcela !!!!

E. CANETTI, La tortura delle mosche, Adelphi, 1993, pag. 87
copertina presa dalla rete 

#Italy e i suoi #Borghi: Sperlonga - Lazio

http://rete.comuni-italiani.it/foto/2009/wp-content/uploads/2009/06/242-800x533-500x333.jpg 

Il nome


Deriva dalle grotte naturali (speluncae) che si aprono sul mare, la più famosa delle quali è la spelonca di Tiberio.

 

La Storia

Età romana, Plinio ricorda il "luogo della spelonca"; "si aprono qui - aggiunge Strabone - caverne grandissime e contenenti grandi e ricche abitazioni". Le incavature naturali che avevano attratto la nobiltà romana e da queste trasformate in lussuose ville (come quella di Tiberio), saranno abbandonate verso il X sec., quando le scorrerie dei pirati costringeranno la popolazione a mettersi al riparo sullo sperone di S. Magno.

X sec. d.C., la continuità del nome è documentata in un codice in cui si parla del castrum Speloncae. Il castello era circondato da mura ed aveva, come molti luoghi costieri, una chiesetta dedicata a S. Pietro, che era pescatore. A partire dal IX sec. e per tutto il Medioevo Sperlonga è un villaggio di pescatori che vive sotto il costante terrore delle aggressioni saracene.

1135, è menzionata nel Codex Caietanus la chiesa Sanctae Mariae de Spelonche.

1379, si rifugia a Sperlonga l'antipapa Clemente VII, in fuga da Agnani dopo la disfatta delle sue milizie.

1534, il pirata saraceno Khair al-Din Barbarossa conquista e devasta il borgo.

1622, Sperlonga cade di nuovo in mano ai Turchi.

 


http://www.direttanews.it/wp-content/uploads/200905211145_Sperlonga-spiaggia1.jpg

 

Intonaci bianchi di calce per abbagliare i corsari

  Sperlonga è un borgo marinaro a metà strada tra Napoli e Roma, arroccato in cima a uno sperone roccioso, con gli intonaci bianchi di calce, con archi, scalette e viuzze che si aprono e si nascondono, s'inerpicano e ridiscendono fino a scivolare al mare.

La sua struttura urbanistica è tipicamente medievale: partendo da un primo nucleo centrale, le case si sono avvolte intorno al promontorio divenendo tutt'uno con la roccia, e abbracciate le une alle altre in funzione difensiva.

http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/6/6e/SperlongaScale.jpg/200px-SperlongaScale.jpg

 

Il borgo è sorto così, sullo sperone di S. Magno, nella più pura e spontanea architettura mediterranea, con vicoli stretti e lunghe scalinate per rendere più disagevoli le incursioni dei predoni del mare.

Nell'XI sec. Sperlonga era un castello chiuso da una cinta muraria, nella quale si aprivano due porte che oggi sono le testimonianze superstiti dell'epoca medievale: la Portella (o Porta Carrese) e Porta Marina, la principale via d'accesso al paese, entrambe con lo stemma dell'aquila della famiglia Caetani.

 

http://www.sullacrestadellonda.it/torri_costiere/images/torrecapovento.jpg 

 

Le torri di avvistamento rimaste sono tre: Torre Truglia, edificata su uno scoglio all'estrema punta del promontorio di Sperlonga nel 1532, sulle fondamenta di un'analoga costruzione romana, ricostruita nel 1611, di nuovo distrutta nel 1623 e rifiorita nel secolo successivo; Torre Capovento, contemporanea della precedente, su uno sperone del monte Bazzano; Torre del Nibbio, che era inclusa nel castello baronale e risale al 1500.

Dopo la devastazione del 1534 dovette passare quasi un secolo perché la vita tornasse a Sperlonga, che fu ricostruita nell'attuale forma a testuggine ed arricchita di chiese e palazzi signorili.

Tra le emergenze architettoniche, sono da ricordare l'antichissima chiesa di S. Maria di Spelonca, costruita nei primi anni del XII sec. con campanile e pianta latina con matronei, la chiesa di S. Rocco, edificata nel XV sec., Palazzo Sabella, il più antico e importante del borgo, temporanea residenza nel 1379 dell'antipapa Clemente VII e con facciata rifatta nel '500.


http://www.gliscritti.it/gallery3/var/resizes/album_005/villa%20di%20tiberio%20sperlonga%20monte%20d_oro%20scauri%20011.jpg?m=1302628799

 

 L'antro di Tiberio, infine, è una grotta ricavata in una villa romana che si dice appartenesse all'imperatore. La residenza si sviluppava per oltre 300 m. di lunghezza lungo la spiaggia di levante e comprendeva, in epoca augustea, un impianto termale e una piscina circolare collegata a vasche destinate all'itticoltura.

Internamente l'antro era decorato con marmi e mosaici in tessere di vetro e arredato con i gruppi marmorei ispirati alle imprese di Ulisse conservati al Museo Archeologico.

 

Il prodotto del borgo

L'orticoltura dà sedano bianco a coste, pomodoro rosso a grappolo, ciliegino e San Marzano, rucola e basilico.

 

Il piatto del borgo

La gastronomia si innesta sulla tradizione di piatti che si rifanno a una cucina povera come le zuppe: di sarde, di pesce alla sperlongana, di fagioli, marinata.

Apprezzabili anche i bambolotti con ragù di seppie e la cucina marinara in genere.

 

fonte web: http://www.borghitalia.it/html/borghi_centro_it.php

mercoledì 10 aprile 2013

Esergo di Manlio Lo Presti






Esergo di Manlio Lo Presti

L'invidioso continua a invidiare anche quando l'invidiato è morto.
Soffre per l'ammirazione, il rispetto e la venerazione che la comunità ha per lui.
E' morto ma le bocche continuano a nominare il suo nome.
Nel film Amadeus, Salieri invidia Mozart anche dopo la sua morte perché la sua musica continua a vivere e a trionfare.

F. ALBERONI, Gli invidiosi, Garzanti, 1991, pag. 42

Hieronymus Bosch - Il giardino delle delizie - 1480-1490 circa - Museo Del Prado

martedì 9 aprile 2013

Esergo di Manlio Lo Presti





Esergo di Manlio Lo Presti

Che l'uno consolidi l'altro,
che operi per il suo predecessore
con la speranza che il suo successore migliori
ciò che egli ha fatto.
Merikara (Faraone della X Dinastia, 2075 a.C.)
in: JACQ, La misteriosa sapienza dell'antico Egitto
Ancient Egyptian Horoscope

http://www.featurepics.com/online/Ancient-Egyptian-Horoscope-2234284.aspx

lunedì 8 aprile 2013

Esergo di Manlio Lo Presti





Esergo di Manlio Lo Presti

L'universalismo sogna un mondo senza confini,
ma spesso la sua fiducia nelle proprie buone ragioni lo conduce a creare nuovi confini, diversi e
più forti di quelli aboliti.

F. CASSANO, Il pensiero meridiano, Laterza, 1996, pag. 59   



domenica 7 aprile 2013

#Italy e i suoi #Borghi: Borgio Verezzi - Liguria

http://www.borghitalia.it/html/borgo_it.php?codice_borgo=132&codice=elenco&page=1

Il nome

  Borgio deriva dal latino burgus, centro abitato, mentre Verezzi si fa risalire a Veletiis, ablativo plurale di probabile origine preromana, il cui etimo si perde nella notte dei tempi. Nelle più antiche cronache il borgo è indicato come Veretium o Viretum”. 
 
 
http://www.panoramio.com/photo/20591139?tag=Borgio%20Verezzi
La Storia 

800 ca., ai monaci benedettini che s’insediano nel nuovo centro conventuale vicino a Borgio (Burgum Albingaunum) è affidata la chiesa di San Pietro; ad essi si attribuisce la straordinaria strutturazione del territorio collinare a terrazzamenti sostenuti da muri di pietre a spacco senza legante; negli stessi anni Borgio e Verezzi (Viretum) soffrono le invasioni saracene.
1385, dopo esser stati possedimenti dei Vescovi di Albenga e dei marchesi Del Carretto di Finale, i due centri sono ceduti alla Repubblica di Genova dal Papa Urbano VI. Pietra Ligure in quell’anno diventa una podesteria e Verezzi è citata come “villa” del borgo di Pietra: quella di villa è una definizione amministrativa che distingue i villaggi di carattere rurale da quelli mercantili come i “borghi”, che quasi sempre sono fortificati.
1805, durante l’occupazione napoleonica il territorio viene diviso in Dipartimenti, e Verezzi entra a far parte di quello di Montenotte con capoluogo Savona comandato dal prefetto Chabrol.
1815, la Liguria è incorporata al Piemonte nel Regno di Sardegna; fino a quasi la metà del secolo Verezzi versa in una grave situazione economica con un tenore di vita inferiore a quello di fine Settecento; la principale fonte di sostentamento è l’attività delle cave, che richiede attrezzi costruiti da scalpellini, fabbri, falegnami, seguita dal lavoro nei frantoi; molti verezzini nella seconda metà del secolo emigrano in America.
1885, Verezzi esce dall’isolamento grazie alla realizzazione della prima carrozzabile Borgio – Verezzi, che permette di raggiungere le borgate Roccaro e Piazza con i carri, e quindi, sul finire del secolo, con le prime automobili.
1933, Borgio e Verezzi sono uniti, su ordine del governo centrale, in un unico Comune con il nome di Borgio Verezzi; nel corso della seconda guerra mondiale, Verezzi viene bombardata gravemente l’11 agosto 1944.
Anni ’60, mentre Borgio e la collina vengono aggrediti dall’edilizia e dal cemento, Verezzi rimane sostanzialmente indenne; solo nel 1967, con decreto ministeriale l’intero territorio comunale di Borgio Verezzi è dichiarato “di notevole interesse pubblico” e posto sotto la tutela della Sovrintendenza ai beni culturali; nello stesso anno nasce il Festival Teatrale di Borgio Verezzi che si svolge ogni anno nei mesi di luglio e agosto, ormai annoverato tra i più importanti festival di prosa a livello nazionale.
Anni ‘70, l’abbandono delle coltivazioni di buona parte dell’area prossima a Verezzi (vite, albicocco, ulivo) porta i giovani a trasferirsi a valle e il paese a spopolarsi; negli ultimi anni c’è un’inversione di tendenza: grazie alla valorizzazione turistica del territorio e allo sviluppo delle attività commerciali, le abitazioni verezzine tornano ad essere abitate e restaurate, e sono anzi molto ambite da residenti e turisti. 
 
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 Nel borgo saraceno il più bel palcoscenico d’Italia
 
Arroccato sulla collina dell’Orera, il borgo “saraceno” si presenta come un armonioso insieme di quattro diverse borgate (Poggio, Piazza, Roccaro, Crosa), caratterizzate da costruzioni in pietra rosa incastonate in un panorama di roccia e di mare, e collegate da stretti carruggi, mulattiere e stradine - le crêuze - un tempo destinate ai muli e ai carri. Le case addossate l’una all’altra in un armonico disordine di volumi e di masse, sembrano una sola abitazione variamente articolata, che sorge dalla roccia come sua naturale prosecuzione. Questa architettura mediterranea è di chiara influenza arabo-islamica, anche se forse rimane una leggenda la fondazione di Verezzi da parte di pirati saraceni che, innamoratisi di questi luoghi, avrebbero abbandonato le loro scorrerie per ritirarsi a vivere sulla terraferma.

 
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Le quattro borgate si distinguono soprattutto per i loro tetti, a terrazza o a volta poco marcata. La struttura urbanistica è certamente medievale e nella pietra rimane ancora oggi il segno di una fatica vecchia di secoli, che si ritrova nei terrazzamenti - le “fasce” - per sfruttare la terra con colture a uliveto, a vigna e orti. Di pietra sono i muri delle case, i gradini davanti agli ingressi, i pittoreschi archi di collegamento tra abitazioni prospicienti, gli archivolti e i porticati ricavati a galleria sotto le case. Di pietra sono i pluviali dei tetti e le caratteristiche lunette che sorreggono i pergolati, di pietra sono le scale consunte da secoli di transito, di pietra, infine, la pavimentazione delle mulattiere. E’ qui – sulle crêuza de mä (sentieri di mare) cantate da Fabrizio De Andrè – che si svela l’anima più vera della Liguria sopravvissuta alle speculazioni edilizie. E’ bello oggi passeggiare tra le borgate di Verezzi percorrendo le varie crêuze di collegamento. A Roccaro c’è da vedere la cappella settecentesca della Madonna Immacolata con altare e decorazioni di tipo barocco, unico edificio verezzino ad avere la copertura in ardesia. L’abitato di Poggio si sviluppa intorno alla torre secondo due linee ortogonali fra loro, e quello di Crosa è il più antico e il più interessante: sembra scolpito direttamente nella pietra e vi troviamo un sistema di grotte scavate nella collina e già abitate nel Paleolitico, nonché gli edifici religiosi di maggior rilievo. Sopra la borgata, nei pressi del Mulino Fenicio, su di uno sperone di roccia visibile da ogni parte di Verezzi si erge la Croce dei Santi alta 3,50 metri, in pietra di Verezzi. Collocata nel 1664 da alcuni frati Cappuccini di ritorno dalla Terra Santa, è oggi meta di pellegrinaggi religiosi legati alle apparizioni mariane.

Ma è la borgata Piazza la più nota. Perché qui, in questa meravigliosa finestra sul mare che è Piazza Sant’Agostino, con la sua chiesetta del XVII secolo (restaurata dopo le ferite della guerra), è nato il Festival Teatrale di Borgio Verezzi. Ancora oggi, dal lontano 1967, nelle notti d’estate la piazzetta rappresenta lo splendido scenario naturale in cui si muovono gli attori, sotto il cielo stellato ritagliato dai tetti delle antiche costruzioni e, come quarta parete, alle spalle degli spettatori, il blu scuro del mare con le sue mille luci. 
 
 
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  Il prodotto del borgo
  Oltre al cappero, la cui coltura è in progressivo sviluppo, gli agricoltori verezzini coltivano la vite, producendo vini locali quali la Lumassina, il Nostralino Veretium e il più raro Barbarossa. Gli uliveti, anche se ridotti rispetto al passato, producono del buon olio extra-vergine.

Il piatto del borgo

Il piatto locale per eccellenza sono le lumache alla verezzina, ossia in umido, preparate con una lunga procedura che garantisce il massimo sapore. Alla lumaca è dedicata ogni anno la tradizionale sagra del 13 e 14 agosto.
  

fonte web: http://www.borghitalia.it/html/borgo_it.php?codice_borgo=132&codice=elenco&page=1

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